Cosa ricordi?

Cosa ricordi della prima volta che hai scoperto che ti stavi innamorando??

Chissà se quello che pensi di ricordare oggi è realmente vicino alle emozioni e sensazioni di quei momenti oppure se il tuo ricordo viene romanzato dalle esperienze della tua vita vissuta da quel giorno in avanti.

Ricordi che quando l’aria calda di primavera di sfiorava la pelle il tuo pensiero ti proiettava in un istante in cui le tue dita sfioravano lentamente la sua pelle lungo tutto il braccio per giungere fino alla sua mano??

Ricordi l’attimo in cui la tua mano si sovrapponeva alla sua e le dita si intrecciavano e chiudevano in un pugno che sembrava voler proteggere quella sensazione, rinchiuderla in una sorta di scrigno che solo voi potevate sentire?

Ricordi quando ancora prima di poterla sfiorare non sapevi se avresti mai potuto farlo? se la tua vicinanza poteva rappresentare un fastidio per lei oppure piacere?

Ricordi la paura?? la paura di scoprirlo?? la paura di sapere se le parole di amici o amiche erano vere o meno??

Ricordi quando capitava di incrociarla per caso, senza che lei se ne accorgesse?? ricordi come cercavi di nasconderti e renderti invisibile per poterla guardare senza essere disturbato e senza che quella paura venisse svelata o meno da una sua reazione?

Ricordi invece quando non capitava di incrociarla, ne per caso ne cercando di farlo?? Ricordi quella sensazione di bisogno di avere qualsiasi cosa di lei?? di cercarla in ogni angolo, un immagine, un suono, un odore.. qualsiasi cosa le appartenesse o qualsiasi cosa potesse ricondurti a lei, anche solo per un attimo..

Ricordi quando pensando a lei cercavi la tua parte migliore?? quando pensarla ti constringeva ad essere una persona di cui lei avrebbe potuto essere orgogliosa?

Ricordi quando ti immaginavi seduto all’ombra sotto un albero ed immaginavi lei che con jeans e maglietta bianca correva via da te, per poi girasi lentamente, con i capelli ad incorniciare il movimento ed il suo viso che rivolgendo lo sguardo verso di te ti lasciava un sorriso?

Ricordi quando la immaginavi parlare con le sue amiche, passarsi la mano tra i capelli e ridere serena?? quando la sentivi cantare o la vedevi ballare, senza pensieri come se in quel momento ci fosse solo lei al mondo?

ricordi quando in qualsiasi momento e qualsiasi cosa stavi facendo pensavi a lei? e ti chiedevi chissà cosa starà facendo? chissà come sta?

Ricordi quando speravi che quel penarello nella sua mano scrivesse il tuo nome??

Ricordi quando quella canzone parlava di lei, di voi?
Quando non potevi ascoltarla senza che le lacrime ti bagnassero le guance di nascosto da tutti?

Ricordi quando qualsiasi ragazza simile da dietro ti sembrava lei ed il cuore ti saliva in gola? quando entravi nella cabina telefonica e iniziavi a comporre il suo numero di casa e poi riattacavi prima di aver sentito la sua voce o quella dei suoi genitori??

Ricordi quando hai poi sconfitto quella paura??

Ricordi quando hai scoperto se tutto questo si poteva trasformare in un ricordo o in un rimpianto??

Cosa ricordi della prima volta che hai scoperto che ti stavi innamorando??

Qualsiasi cosa tu possa ricordare, qualsiasi cosa sia successa dopo aver sconfitto quella paura, quelle sensazioni e quelle emozioni sono una delle parti più belle della tua vita, sono essenza della vita, ricordi?

soldi reali per beni virtuali

Io ho due figli e nel mio tempo libero per scelta sono in mezzo ai ragazzi e adolescenti come chi mi segue sa, non è mistero.

Oggi leggendo un post dell’amico Wwayne mi è venuto in mente un pensiero che mi gira in mente da molto ma che non era mai divenuto così chiaro per scriverci un post, oggi si e quindi eccoci qui: 🙂

Che bambini, ragazzi e qualche adulto siano ipnotizzati da questo mondo dei videogiochi credo sia abbastanza chiaro a tutti e potenzialmente non c’è nulla di male ne nulla di nuovo se non la scala dei coinvolti in crescita esponenziale rispetto ad un tempo.

I videogiochi non sono il male, per carità, hanno diversi lati positivi da quello di attirare l’attenzione, divertire, sviluppare certi tipi di riflessi e perchè no in alcuni casi far conoscere anche un pò la storia e sviluppare la fantasia.

Il punto dove voglio arrivare in questo caso e che ho come l’impressione che siano usati anche come veicoli per esperimenti sociali per quello che sarà il futuro economico e quindi sociale della società futura.

E’ ovvio che il mio punto di vista potrebbe essere deviato dal fatto che io non nutro questa grande passione per i videogiochi e che quindi nel mio vivere la mia vita essi sono assolutamente trascurabili, non nego che per qualcuno quello che io dipingerò come un disegno oscuro del male possa essere invece un normale bisogno o piacere… non pretendo di aver ragione nel mio pensiero ma mi piace pensare di poterlo esprimere senza problemi, come del resto si dovrebbe sempre poter fare no??

Arrivo finalmente al dunque, quando ero ragazzino noi compravamo un videogioco e ci giocavamo senza che questo possa avere grosse variazioni, se ti piaceva e riuscivi a giocarci magari lo finivi altrimenti lo abbandonavi.

Da un bel pò di tempo ormai il meccanismo è leggermente cambiato… oggi il tuo videogioco evolve con te, il problema è che per farlo hai solitamente due modi:

1) giocarci tanto ed acquisire crediti giocando per poi poter “potenziare” il gioco con elementi accessori aggiuntivi

2) usare i tuoi soldi reali per acquistare questi potenziamenti virutali e quindi potenziare il tuo gioco

ora se il primo punto posso capirlo, faccio enorme difficoltà a comprendere il secondo, o per meglio dire, faccio enorme difficoltà a non vederci un esperimento sociale mirato nel secondo.

Spingere le persone (in maggior parte bambini e ragazzi) a spendere dei soldi per qualcosa di virtuale che sostanzialmente non esiste e non rimane, che non è tangibile è qualcosa che mi spaventa moltissimo, non tanto per il fine apparente ma per quello che lo stesso potrebbe determinare.

Di recente alcuni racconti di genitori nostri amici che si sono imbattuti proprio in casi in cui i loro figli (a detta dei genitori stessi a loro insaputa) siano stati in grado di spendere cifre anche importanti in questo modo apre una porta a pensieri preoccupanti.

Se bambini e ragazzi di oggi non si rendono conto del valore materiale dei soldi e delle cose materiali un domani come faranno a difendersi da quella parte di società sanguisuga che vive grazie alle loro debolezze??

sia chiaro io non penso che i miei figli siano tutelati e al sicuro in questo senso, è ovvio che il mio impegno va in quella direzione però sono consapevole che non esiste garanzia per il futuro e quindi mi chiedo cosa possiamo fare… perchè questa è una nostra responsabilità e assolutamente non lo è solo nei confronti dei nostri figli.

RIVEDENDO LE MIE CONVINZIONI

Questo post nasce da una riflessione su cui sono tornato ad imbattermi grazie ad un post di Enza Graziano nel suo blog
che potete trovare qui:

Forse stavo scappando un pò dall’argomento ora che ho ritrovato in buona parte il mio equilibrio stavo accantonando il passato come in pratica ho sempre fatto nella mia vita, probabilmente
è nata come forma di difesa quando ero ragazzo ed è diventata un abitudine consolidata ormai che il mio cervello ripete quasi senza richiedere il mio consenso.

Ci son state un paio di settimane durante questa quarantena che mi hanno costretto a rivedere alcune mie certezze su di me… ho sempre pensato di essere discretamente avanti con il mio controllo sulla mia
mente, sulle situazioni della vita, da quando sono piccolo lavoro su me stesso per cercare di prepararmi alle eventualità che la vita può metterti davanti, consapevole che non esiste una preparazione che garantisca
un risultato ma altrettanto che esiste una sorta di allenamento che si può fare che può portarti a non esserne investito, troppo sorpreso e questa sorta di allenamento mi ha dato spesso una forma di forza e sicurezza su cui mi sono poggiato varie volte.

Ma questa volta è stato diverso, apparentemente meno serio e grave di altri campi in cui mi ero “allenato” questa situazione in cui per un determinato momento non riuscivo a definire il mio posto nel mondo e mi mancavano elementi per pianificare il futuro (pur con la consapevolezza di essere pronto in ogni momento a dover rivedere tutto quanto, senza che questo comporti problematiche più grandi del necessario).

Cioè sapere di essere vivo ma sapere allo stesso tempo di non sapere nulla su quello che sarebbe stato il domani di essere però obbligato a correre dei rischi per cui qualcuno fingeva o doveva fingere di porre rimedio o di assicurarne il più possibile il contenimento deve aver sconvolto la mia mente senza che io potessi accorgermene
per tempo.

Sono iniziati così problemi del sonno, del respiro (cose mai provate prima) e il mio corpo in molti modi ha sfogato quello che la mente non vedeva o che la mia parte razionale fingeva di non voler sentire… forse ho mantenuto il controllo o la gestione della mente ma ho perso nettamente quello del corpo che è ovviamente fortissimamente comandato dalla mente stessa.

E’ stato molto faticoso per me rendermi conto di non avere il controllo della situazione o di non avere la sensazione di averlo (perchè di fatto è veramente difficile leggere se stessi fino in fondo, mentre è molto più semplice sentirsi convinti di essere in grado di farlo veramente).

Con l’allentarsi delle misure e la ripresa della vita sotto forma di quasi normalità ma sopratutto con la prospettiva di essere nuovamente in grado di pianificare il futuro il problema sta via via svanendo, senza però darmi modo di capire se ci sia un pò di merito o solo un pò di conseguenza di quel che succede.

Ad ogni modo è bello sentire che il tuo corpo non ti lancia segnali di allarme e che la tua testa si sente nuovamente
libera di vivere, progettare, fantasticare, sognare pur sempre con la consapevolezza di non aver certezze ma altrettanto
di non averne bisogno perchè consapevoli che nessuno può garantirtele, ma almeno ora, nessuno può garanirti nemmeno
la loro prospettiva fin dalla nascita.

A me non ha mai importato avere garanzie per sognare ed inseguire i miei sogni e progetti, ho sempre prensato che per quanto
difficili, improbabile e irragiungibili possano essere se ci fosse anche solo una minima possibilità di poterli raggiungere
io devo esserci, devo provarci, devo sentirmi presente per provare a coglierla….

se non arriverà?!?? beh, semplice di sogni ne ho tanti almeno per uno o un paio di loro quella possibilità arriverà, ed io sarò li…

L’inclusività del termine “Nostro”

Cercare qualcosa di cui lamentarsi è piuttosto semplice, se non lo si trova basta inventarselo. E’ ormai una disciplina che tende a poter divenire olimpica.

Tutti diciamo di avere a cuore il futuro dei nostri figli, del nostro pianeta, della nostra
società. E questo è molto bello, ci dipinge come soggetti migliori, migliori di altri, di
persone che in qualche modo lavorano ad un futuro migliore.
Quello che fino a poco fa non avevo mai notato in questo tipo di frasi è cosa potesse realmente significare quel termine nostro, nostri.
Ed ecco che, cambiando prospettiva, quel termine diventa qualcosa di diverso, forse meno nobile nel modo in cui è troppo spesso inteso anche ad insaputa da chi lo pronuncia.

I nostri figli, il nostro pianeta, la nostra società… cioè quel nostro alla fine non è un termine inclusivo.

Nostro è nostro, vostro è vostro e loro è loro.

I nostri figli sono i nostri come famiglia, mio e di mia moglie, forse per alcuni del fratello o del cugino e cognato, per i più solidali quelli degli amici più stretti.

Il nostro pianeta è la nostra terra, forse il nostro isolato, per i più dinamici i luoghi a cui sono legati, per i meno aperti probabilmente il giardino se ne hanno uno.

La nostra società, i luoghi in cui viviamo, forse il nostro comune, forse la provincia o la regione per i più commerciali le attività di cui usufruiscono per i più dispotici le loro proprietà intese in ogni forma e sostanza.

E forse le cose non cambiano non solo perchè tra le parole ed i fatti c’è dei mezzo “ed i” ma anche perchè forse quel nostro rappresenta un insieme così infinitamente piccolo a diffrenza della prima percezione che la frase porta a percepire che per cambiare veramente un inseme infinitamente grande, non è il modo più efficente.

Solitario solo agli occhi degli altri

La vita è fatta di periodi, oggi siamo diversi da quelli che eravamo ieri, domani saremo diversi da entrambi i noi stessi di oggi e di ieri… o forse no, chi lo sa…

dai, lo confesso che infondo un pò mi piace quando mi dicono che sono un associale.. è come un complimento ormai per me…

quello che mi fa sorridere di questa prospettiva che gli altri mi attribuiscono è che probabilmente non è vera…   o forse si, chi lo sa…

sicuro come la morte è che non amo i grandi gruppi, non li amo per utilizzare il mio tempo libero per loro, perchè poi lavoro in un azienda di 400 persone, sono istruttore di due attività sportive con i bambini, insomma non è che sono spesso solo…

il tempo che mi rimane se posso lo dedico a me e alla mia famiglia…

si, certo, è vero sul lavoro non amo andare in giro a chiacchierare qua e la, non mi piace “perdere tempo” perchè amo essere sempre puntuale con le cose che ho da fare e uscire in orario.

si, certo, è vero che sul lavoro rifiuto praticamente sempre tutte le richieste di condivisione del tempo fuori dall’orario lavorativo, ma ci sono altre ragioni è una scelta dettata da mie riflessioni private

però di fatto io amo le persone, amo stare assieme alla gente, ascoltare le vite degli altri, confrontarmi, documentarmi e se posso dare il mio contributo pratico o di punti di vista

però di fatto amo le persone come singoli individui, nel rapporto 1 a 1, posso essere a mio agio in inferiorità solo con gli amici più stretti o solo in alcuni angoli remoti dei miei desideri più estremi 😛

per il resto io non mi sento associale, ma amo i rapporti 1 a 1…

… e forse si o forse no a qualcuno questo non piace…

e io divento associale…

chissà, forse si o forse no…

 

I FIGLI… SONO I VOSTRI (NOSTRI)

Oggi è tempo di un piccolo sfogo, da padre, da genitore.

Uno sfogo verso alcune tipologie di genitori o forse meglio dire verso alcune abitudini sociali.

Mi riferisco alle lamentele, alle critiche, alle osservazioni pretestuose.

Non mi riferisco a quelle rivolte a me direttamente o a persone a me care o conosciute, è un discorso dai confini molto più ampi; va dai giornali, ai social, dai gruppi whatsapp ai canali telematici o di informazione in generale.

C’è questa mania diffusa di commentare ogni tipo di osservazione o proposta, in particolare se riguarda i nostri bambini, ragazzi, nipoti o cugini che siano… adulti che commentano in difesa dei diritti dei bambini, che commentano cercando di distruggere anche ciò che non ha potere, o che criticano evidenziando unicamente gli aspetti negativi di ogni cosa. E’ ormai una sorta di tendenza.

E fin qui, forse, non ci sarebbe neanche nulla di male, se non fosse che spesso in questi commenti, in queste critiche, in queste esposizioni di concetti di difesa dei diritti di fatto i nostri figli e il loro percorso di crescita passa in secondo piano in una guerra verso chi ha più a cuore il bene dei bambini dal mondo degli adulti, unicamente a parole.

 

Alcuni esempi:

Psicologo afferma: “i nostri figli diventeranno autistici digitali”  a seguito commenti di genitori che appoggiano la tesi e accusano governo, esercito, pompieri, avvocati, mondo, alieni, universo… ecc

Ora pur essendo una tesi che può avere anche diversi fondi di verità la cosa che mi spaventa di più è che in tutti quei commenti sembra che tutta questa situazione dipende in modo diretto e univoco da tutti tranne che dai genitori stessi.

Ma ci rendiamo conto che i figli sono i nostri?? Siamo noi ad avere una buona dose di potere in mano sul loro futuro?? Certamente non potremmo arrivare a determinarlo al 100% però possiamo e dobbiamo prenderci le nostre responsabilità attraverso le nostre scelte..  non è che perché uno psicologo afferma questo che io genitore sono impotente e rassegnato che il destino di mio figlio sia segnato…

È inutile lamentarsi dell’era digitale e poi lasciare i figli danti a televisori, tablet e pc o non fare mai niente di diverso assieme a loro. Siamo noi che determiniamo il loro modo di vedere le cose o che contribuiamo in modo attivo a questa visione assieme a scuola, amici, sport o altre attività. Non è qualcun altro che magari non sa nemmeno che esistiamo, non sono decisioni generali, sono spesso le nostre reazioni alle stesse ad essere il primo veicolo di istruzione dei nostri figli.

 

Altro esempio:

Gruppo scolastico: mamma si lamenta della scarsa qualità di un immagine mandata da un insegnate nell’assegnazione di un compito in didattica a distanza. “La qualità è pessima non abbiamo inchiostro nella stampante mio figlio non può fare il compito!!!”

Altra mamma commenta: anche noi abbiamo finito l’inchiostro, ho fatto copiare il testo sul quaderno, così X ha fatto il compito.

La prima si lamenta e giustifica il figlio a non fare il compito, la seconda non si lamenta fa fare al figlio il compito con i mezzi che ha e chiude la questione.

Ma soprattutto la prima non si rende conto che l’insegnamento che ha dato a suo figlio è quello di legittimarlo nella rinuncia allo svolgimento di qualcosa che gli era stato assegnato, diversamente la seconda ha trasmesso una soluzione alternativa che consenta al ragazzo non solo di svolgere il compito (insegnamento di modo diretto) ma anche di capire che può esistere una soluzione diversa da quella prevista (insegnamento di modo indiretto).

 

Cioè è mai possibile che non siamo in grado di ascoltare un punto di vista e invece di perder tempo a commentare e confrontarci con altre persone per lo più ignote non decidiamo di parlarne con i nostri figli e spiegar loro il nostro punto di vista magari ascoltando il loro…

Oppure di portarli a guardare e pensare che per ogni questione possono esistere diversi approcci positivi

Non è perché qualcuno scrive qualcosa che quel qualcosa si avvera e soprattutto abituiamo i nostri figli a pensare invece di pensare di farlo noi al posto loro, magari saranno loro ad insegnarci qualcosa e porci davanti ad altri punti di vista.

I figli sono i nostri, sono prima di tutti sotto la nostra responsabilità, ce lo vogliamo mettere in testa???

Prima di iniziare a lamentarci….  Sarebbe molto, molto bello e non solo per loro.

 

Testo Canzone: Tu che ne sai di me

Non so dirvi come mai, ma ancora una volta una canzone di Gianluca Grignani è entrata nel mio cervello e so che da li non uscirà più…

Non so ritrovare i motivi ma spesso il suo sound ed i suoi testi mi catturano una profonda parte intima e mi donano quelle emozioni che associo molto volentieri al ragazzo che ero, mi riportano a quel tempo pieno di malinconia e sento quel sapore agrodolce di chi sà che quei tempi non torneranno più…

“Vuoi provare come ci si sente
Quando ci si pente a uscirne indifferente

C’è chi riconosce le mie mani, lo so
Ma davvero non le ha viste mai, però
E poi arrivi a un punto che non torni indietro
Quasi che io fossi o custodissi il segreto
Per non aver paura anche per te”

 

Tu che ne sai di me -Gianluca Grignani-

Se per te io sono un assassino
Perché piangi per me sul cuscino
Dimmi, credi veramente ancora
Che si è innocenti oggi come allora?
Tu che ne sai di me
Cosa ne sai
(What do you know about me)
Tu ti ricordi un uomo
Che non esiste ormai per te
Io che ero lì quando eri fuori come una nuvola
A raccontarti una favola
Che nessuno a me ha raccontato mai
Così la invento, sai
Così la invento
Vuoi venire con me nel giardino
Della mia memoria iridescente
Vuoi provare come ci si sente
Quando ci si pente a uscirne indifferente
C’è chi riconosce le mie mani, lo so
Ma davvero non le ha viste mai, però
Sanno toccarti con questa musica
Nella notte scura non c’è più censura
Tu che ne sai di me
Cosa ne sai
(What do you know about me)
Dimmi dove eri il giorno
Che io quasi non ritorno
(What do you know my sweet)
Dimmi chi ti è stato vicino
Nel bagliore del mattino
E invece chi volevi, ma non c’era
Nelle ore ombrose della sera
E poi arrivi a un punto che non torni indietro
E ascolti solo me, dimmi perché
Quasi che io fossi o custodissi il segreto
Per non aver paura anche per te
Tu che ne sai di me
Cosa ne sai
(What do you know about me)
Tu ti ricordi un uomo
Che non esiste ormai per te
Tu che ne sai di me
Cosa ne sai
Dimmi dov’eri il giorno
Che io quasi non ritorno
Tu che ne sai di me
Cosa ne sai di un uomo
Tu che ne sai di me
Cosa ne sai di un uomo
La gente, la gente è sola
The people, the people is lonely
Io che ero lì quando eri fuori come una nuvola
A raccontarti una favola che nessuno
Ti ha raccontato mai

Film: Non ci resta che vincere

Film: Non ci resta che vincere (2018)

non ci resta che vincere

Si ok, volendo nella trama non c’è particolare innovazione.

La storia è una storia magari già vista e sentita sotto altre forme o anche sotto le stesse, le vicende forse non nascondono particolari colpi di scena (tranne uno secondo me veramente geniale e decisivo).

Forse ho visto questo film nel periodo giusto, come sempre le cose non accadono per caso, o forse mi avrebbe colpito allo stesso modo in ogni caso però ha qualcosa per cui credo meriti di esser visto.

E’ la storia di un uomo che ha sempre vissuto all’interno di un mondo che non è abituato a vedere oltre i suoi confini, un uomo di successo, di talento e di caparbia capacità in quello che fa.

Non un uomo senza problemi, comuni a molti, irrisolti.

Quest’uomo di colpo, a seguito di un suo errore, si trova a dover incrociare delle vite che probabilmente non pensava nemmeno esistessero oppure che fossero degne del suo interesse, che potessero dare qualcosa alla sua vita per il semplice fatto di averle incrociate.

Infondo la vita di quest’uomo potrebbe essere la vita di ognuno di noi, diversa ma uguale per i contorni ed i colori dello sfondo.

Ho pensato molte volte a come potrebbero essere tutte le vite che non vivo, ma ancora più volte a quello che non vedo, quelle che non rientrano nei confini di uno standard da società moderna.. ed ogni volta invece della paura ho sentito particolare interesse, qualche giorno fa ho commentato un post sui viaggio dicendo che il viaggio è scoperta in ogni sua forma e di conseguenza la nostra vita è un viaggio.

Quindi, dicevo, quest’uomo si trova a vivere una vita distante anni luce dalla sua e prima in modo molto goffo si rende conto che in un mondo di inadeguati l’unico ad esser tale è proprio lui stesso. Si rende conto che tutto ciò che normale diventa anormale in questa sorta di universo parallelo.

Dall’inizio sottovaluta con la normale arroganza dell’uomo di successo e approccia con superficialità al suo nuovo impiego forzato poi piano piano limando un po’ i confini del suo io scopre che in realtà tra i due mondi nelle cose che contano veramente ci sono molti più punti di contatto che di rottura.

E’ come se in un ipotetico parallelo la superficialità si sia ribaltata, è come se si rendesse conto che situazioni e contesti a cui dava importanza ieri ora diventino banali sciocchezze mente tutto ciò che sembrava stupido e senza senso di colpo raggiunga un peso ed un importanza considerevole.

Ed è in questo momento che subentra la crisi e poi la presa di una nuova identità ed è in questo momento che il film secondo me si distanzia dallo standard con alcuni spunti molto interessanti.

Ricordi di solitudine

Sono passati tanti anni ormai, ma forse complice la calma ed il silenzio di questi giorni
mi sono tornati alla mente pensieri di un tempo che fu..

quando io ero la mia vita e le mie giornate erano il mio racconto, le passeggiate in primavera sul monte in solitudine.
Quando mi sentivo solo e seduto su una roccia guardando la mia città dall’alto immaginavo le mille  vite che scorrevano la sotto, in città… coppie, giovani, anziani, bambini, insenganti, medici, operai innamorati, amanti, persone che si rodevano il fegato e odiavano, poliziotti, pompieri..
chi sarei diventato io? quale sarebbe stato il mio destino, la mia vita??

amavo la sensazione del calore del sole sulle braccia coperte da una maglietta a mezze maniche, la carezza dell’aria tiepida lontana dal cemento lavorato.. quel calore ed il passaggio dell’aria tiepida erano come un abbraccio, quell’abbraccio che avrei voluto dare, quello che avrei voluto ricevere.

Quello che mi mancava perchè ero da solo.

E con quella mancanza e quella malinconia ritornavo in città ad osservare le persone, ad immaginare come ognuna di loro potesse vivere un abbraccio. C’è un qualcosa di profondamente tenero ma altrettanto potente in un abbraccio.

L’abbraccio è il gesto probabilmente più sincero che conosco, ovviamente anche un abbraccio si può fingere, ma si vede..
si vede più di ogni altra cosa.

L’abbraccio è un gesto universale, è cedere l’affetto che le parole non riescono a descrivere, è ringraziamento, è forza, è amore, è rispetto, è disperazione, è dolore, è gioia, è vita.

Si abbracciano i corpi si accarezzano le menti.

e così con questi pensieri giravo la città osservando le sue persone, immaginando come i loro singoli volti potevano cambiare durante un abbraccio e poi giocavo ad immaginare di abbracciare le persone che tra tutte mi colpivano di più…

Cosa possiamo fare…

Allora, cosa possiamo fare??
non intendo oggi per passare la giornata, non intendo adesso per passare il tempo, non intendo
niente di concreto.

Cosa possiamo fare?? possiamo pensare.
Si, certo, potevamo farlo anche prima, ma forse non alle stesse condizioni.

Prima c’erano sì i pensieri, ma influenzati dalle scadenze, dalle cose concrete, quelle che ci piaceva fare, quelle che non ci piaceva
ma dovevamo farle, quelle che erano una nostra responsabilità e quelle che erano un dovere.
Pensavamo a quello che dovevamo fare e lo facevamo, non c’era tanto tempo per pensare ad altro.

Finivano le giornate, le settimane i mesi, eravamo stanchi e stressati perchè la frenesia a volte era da
un lato un alibi e dall’altro qualcosa che pensavamo di gestire ma che probabilmente gestiva noi.

Ora??

Ora è tutto diverso, tutta questa frenesia si è bruscamente arrestata.

Qualcuno non lo vuole accettare o finge di non volerlo fare, altri non ci riescono, altri hanno paura.

Ora siamo noi stessi come non lo siamo mai stati prima.

Ora abbiamo difronte la nostra vita, ora abbiamo difronte le nostre scelte, il nostro presente non è
obbligato (tranne in pochi casi, disperati ma santi, che magari ne avrebbero fatto anche a meno) ma
il nostro presente dipende mai come prima da quello che la nostra mente riesce a produrre, in autonomia.

Il nostro presente dipende in modo diretto da come abbiamo scelto di vivere le nostre vite o da come abbiamo
lasciato che altre persone o circostanze decidessero per noi.

Chi ha coltivato passioni, amori, curiosità e si è sempre ritagliato del tempo per mettersi alla prova, riscoprirsi
osservare il mondo che lo circonda, crescere dei figli con impegno e dedizione, costruire e inseguire sogni e progetti,
inseguire ideologie ed istinti probabilmente riuscirà a sfruttare questo tempo anche eventualmente per iniziare
a reinventarsi, ancora, un altra volta.

Altri, presumibilmente (forse con un pò di arroganza di presunzione, sono disposto ad ammetterlo)
passeranno questo tempo a cercare qualcosa di cui lamentarsi, e di cose ne troveranno in quantità industriale,
perchè quelle non mancheranno mai, non mancherà mai qualcuno a cui adossare colpe e responsabilità giuste o sbagliate
per colmare il fatto di sentirsi come rinchiusi o costretti a non poter fare qualsiasi cosa si abbia voglia di
fare. E questo diventerà un nuovo standard di vita, che forse nella forma non cambierà rispetto a prima ma nella sostanza
invece diventerà ancora più pericoloso, dannatamente più pericoloso e non soltanto per l’individuo stesso ma anche per
chi ne verrà a contatto. Un effetto collaterale del virus, putroppo molto pericoloso.

Negli ultimi anni ho letto spesso persone parlare di resilienza, persone raccontare metodi e strategie mentali
per affrontare qualsiasi situazione… forse questo è il momento di vedere i frutti di questi termini, di questo lavoro
mi auguro che tutti siano consapevoli che il primissimo confronto o a volte l’ultimo è sempre quello con noi stessi.

Si, certamente, non è facile, non è sempre possibile a volte bisogna trovare un ancora, un appiglio, un appoggio
ma qualsiasi esso sia o in qualsiasi numero questi compagni debbano essere presenti non saranno mai in grado di
prendersi la responsabilità della nostra vita al nostro posto.

Viviamo il presente per costruire in esso il nostro futuro