Cosa possiamo fare…

Allora, cosa possiamo fare??
non intendo oggi per passare la giornata, non intendo adesso per passare il tempo, non intendo
niente di concreto.

Cosa possiamo fare?? possiamo pensare.
Si, certo, potevamo farlo anche prima, ma forse non alle stesse condizioni.

Prima c’erano sì i pensieri, ma influenzati dalle scadenze, dalle cose concrete, quelle che ci piaceva fare, quelle che non ci piaceva
ma dovevamo farle, quelle che erano una nostra responsabilità e quelle che erano un dovere.
Pensavamo a quello che dovevamo fare e lo facevamo, non c’era tanto tempo per pensare ad altro.

Finivano le giornate, le settimane i mesi, eravamo stanchi e stressati perchè la frenesia a volte era da
un lato un alibi e dall’altro qualcosa che pensavamo di gestire ma che probabilmente gestiva noi.

Ora??

Ora è tutto diverso, tutta questa frenesia si è bruscamente arrestata.

Qualcuno non lo vuole accettare o finge di non volerlo fare, altri non ci riescono, altri hanno paura.

Ora siamo noi stessi come non lo siamo mai stati prima.

Ora abbiamo difronte la nostra vita, ora abbiamo difronte le nostre scelte, il nostro presente non è
obbligato (tranne in pochi casi, disperati ma santi, che magari ne avrebbero fatto anche a meno) ma
il nostro presente dipende mai come prima da quello che la nostra mente riesce a produrre, in autonomia.

Il nostro presente dipende in modo diretto da come abbiamo scelto di vivere le nostre vite o da come abbiamo
lasciato che altre persone o circostanze decidessero per noi.

Chi ha coltivato passioni, amori, curiosità e si è sempre ritagliato del tempo per mettersi alla prova, riscoprirsi
osservare il mondo che lo circonda, crescere dei figli con impegno e dedizione, costruire e inseguire sogni e progetti,
inseguire ideologie ed istinti probabilmente riuscirà a sfruttare questo tempo anche eventualmente per iniziare
a reinventarsi, ancora, un altra volta.

Altri, presumibilmente (forse con un pò di arroganza di presunzione, sono disposto ad ammetterlo)
passeranno questo tempo a cercare qualcosa di cui lamentarsi, e di cose ne troveranno in quantità industriale,
perchè quelle non mancheranno mai, non mancherà mai qualcuno a cui adossare colpe e responsabilità giuste o sbagliate
per colmare il fatto di sentirsi come rinchiusi o costretti a non poter fare qualsiasi cosa si abbia voglia di
fare. E questo diventerà un nuovo standard di vita, che forse nella forma non cambierà rispetto a prima ma nella sostanza
invece diventerà ancora più pericoloso, dannatamente più pericoloso e non soltanto per l’individuo stesso ma anche per
chi ne verrà a contatto. Un effetto collaterale del virus, putroppo molto pericoloso.

Negli ultimi anni ho letto spesso persone parlare di resilienza, persone raccontare metodi e strategie mentali
per affrontare qualsiasi situazione… forse questo è il momento di vedere i frutti di questi termini, di questo lavoro
mi auguro che tutti siano consapevoli che il primissimo confronto o a volte l’ultimo è sempre quello con noi stessi.

Si, certamente, non è facile, non è sempre possibile a volte bisogna trovare un ancora, un appiglio, un appoggio
ma qualsiasi esso sia o in qualsiasi numero questi compagni debbano essere presenti non saranno mai in grado di
prendersi la responsabilità della nostra vita al nostro posto.

amici di blog

Capita che manchi dal tuo blog e dalla vita da blogger per qualche tempo e poi capita che ad un certo punto decidi di passare a fare un saluto a tutte quelle persone che magari non conosci di persona ma con cui hai condiviso attimi tra letture e scambi di idee, opinioni, punti di vista che nonostante sia passato diverso tempo custodisci sempre con grande piacere e perchè no un pò di affetto ed emozione.

E’ strano perchè ogni giorno condividi fisicamente momenti ed attimi con tantissime persone e spesso di tutto quel tempo non ti rimane nulla, viceversa capita che con persone fisicamente sconosciute attraverso lettura e scrittura condividi pezzi d’anima, pezzi di quella che forse è la cosa più bella che abbiamo, la nostra stessa profondità privata dai contorni di una vita basata sui sensi concreti e concentrata sullo scambio di una parte di noi, del nostro io più profondo.

E quindi niente, è stato bello risentire tanti amici di blog e ripercorrere diversi ricordi e sensazioni condivise con voi…

mi colpisce sempre molto il potere di questo tipo di comunicazione

tutto qui per oggi… 🙂

 

di Pensieri statici

Ed è così che in questi giorni tra panico e fastidio sembra che il tempo stia perdendo di significato.
Mi sono sempre fatto molte domande e ho sempre cercato mille risposte alle stesse domande, risposte che potessero contrastare con la prima che davo d’impulso.
Questo giochino mi ha sempre portato ad analizzare ciò che mi succedeva attorno dal mio punto di vista in prima battuta ma immediatamente dopo da quello di tante altre persone immaginarie che pensavo potessero vederla e pensarla in modo diverso.

In questi giorni particolarmente ma negli ultimi mesi questa attitudine abitudine si è inceppata drasticamente, le domande arrivano ma manca la voglia di risposte, di cercarle di darle di pensare che siano in qualche modo interessanti e utili.

Forse complici i due anni di grandissimo impegno (che avevo ovviamente sottostimato) che la vita dedicata allo sport per i ragazzi mi ha posto davanti. Un impegno che fino ad oggi (o a qualche settimana fa a volerla raccontar bene) è stato principalmente un piacere, stancante ma una gran bella gioia.

Ora da un paio di settimane (un paio d’ore per una buona media di illuminati e standardizzati italiani) tutto si è fermato, così, senza avviso, bruscamente. Nel senso di chaos generale, nel modo che non ti permette anche volendo facili riflessioni. Difficile trarre conclusioni che possano avere un senso concreto in assenza di elementi certi e se vogliamo anche di precedenti.

Non scrivo da tempo ma non ho mai smesso di leggere, e forse, proprio ciò che leggevo mi impediva di scrivere. C’è stato un tempo in cui ciò che leggevo mi illuminava, mi apriva occhi e pensieri.. ora tra lavoro e vita generale sono un po’ nella situazione opposta. Periodi, mi dico sempre;
la vita dev’essere un po’ come il flusso delle onde, delle maree… ci sono momenti e momenti.

Quello che ci sta succedendo ora dovrebbe portarci a fermarci anche mentalmente un attimo, ad osservare, pensare e riflettere molto prima di portarci a parlare. Io sento che la mia anima ora è in silenzio.

Però tra le tante cose che ho letto ed ascoltato ora alcuni pensieri iniziano a girarmi per la testa, stanno iniziando a germogliare nuove domande che stanno a loro volta facendo sbocciare alcune nuove risposte.

Tra tutte, in ordine sparso, questi i primissimi pensieri dopo un periodo terribilmente arido.

Ci sorgerà il dubbio che probabilmente nel modello sociale ed economico che stavamo utilizzando come filo conduttore della nostra società c’è probabilmente qualcosa che non funziona più come prima??? Osserviamo quello che è successo nelle ultime settimane, senza dare la colpa a singole persone ma osservando la società in generale forse c’è qualcosa da rivedere?? Io mi sento responsabile come istruttore sportivo di diversi gruppi di bambini prima ancora del loro andamento sportivo di quello sociale.

Perché è vero che i genitori ci affidano i loro ragazzi per svariati motivi, ma lo è altrettanto che in un futuro prossimo questi ragazzi probabilmente non faranno lo sport che stanno facendo assieme a noi ad un livello tale da potersi mantenere o forse non lo faranno proprio più ma lo è altrettanto che il nostro compito in questo momento non è quello di formare degli atleti ma di formare prima di tutto dei ragazzi e delle ragazze che domani vivranno nella società che loro formeranno e i valori che noi cercheremo di trasmettere loro saranno quelli che avranno un impatto importante su questo disegno che faranno.

Lo sport per sua natura insegna la costanza, il sacrificio, la determinazione, il rispetto, la caduta, il rialzarsi, la vittoria e la sconfitta, la vita vera non è forse fatta degli stessi elementi?
Cosa centra questo con il modello economico e sociale?? Beh, tutto a mio modo di vedere, non lo determina ma potrebbe anche farlo.
Ridare peso ai valori nei percorsi educativi dei nostri ragazzi e ragazze, forse, è la cosa più concreta che noi adulti possiamo fare nei confronti non solo dei giovani ma anche in quelli dei nostri padri e nonni e della vita che stiamo vivendo.

Ci sorgerà il dubbio che ci stiamo arrabbiando troppo con tutti e troppo facilmente?? Siamo sempre pronti ad additare gli sbagli degli altri, siamo sempre in prima linea a dire a parole l’opposto di quello che sentiamo, che vediamo, che viene fatto ma quasi mai siamo disposti a seguire le nostre parole con i nostri fatti.

 

Siamo sempre pronti a non giustificare un errore di un’altra persona e anzi che cercare di rimediare dove possibile poniamo tutta l’attenzione sull’errore con il solo risultato di fossilizzare il tempo e la spazio su di esso, ma non siamo mai altrettanto pronti e decisi ad assumere la nostra responsabilità su un nostro errore. Se sbagliamo noi o non era importante oppure la colpa e la responsabilità è sempre destinata ad un’altra direzione o a fattori astrali come se sbagliare non fosse più umano.
Ci sorgerà il dubbio che ora che siamo costretti a casa, forse dovremmo essere tutti un po’ più sereni e consapevoli di quanta meraviglia abbiamo attorno che forse non è così scontata e dovuta come ormai siamo portati a pensare??? E allora ripenso a cosa si prova se si libera la mente per un attimo dai mille pensieri quando si passeggia in montagna o in riva al mare, quando si corre su un prato o quando ci si ferma a fare un selfie su uno sfondo meraviglioso di un qualsiasi paesaggio naturale o monumento artistico, cosa rende così speciali questi momenti???

Non siamo noi, è ciò che ci circonda ed è ciò che ci circonda a farci sentire migliori.
In quei momenti non pensiamo alle discariche o ai fumi delle ciminiere, non ci facciamo i selfie negli scarichi abusivi e allora perché non riusciamo a rispettarci e a dare il giusto credito al nostro prossimo??

Dobbiamo cercare di sfruttare questo momento per capire come far rivivere il sentimento, è un bene essenziale che necessita di determinate condizioni per poter esistere, queste condizioni sono frutto delle nostre scelte e non cerchiamo scuse, sono le nostre scelte a determinare il nostro presente e di conseguenza il nostro futuro.

REDDITO DI CONNESSIONE

Stavo riflettendo in generale, senza una meta nel mio pensiero e mi è venuto in mente questo concetto:

Se invece di reclamare il reddito di cittadinanza e pattuire una quota retributiva pensassimo di richiedere il reddito di connessione???

Di fatto ognuno di noi con la sua attività online produce guadagno per un sacco di società alle quali invece in qualche modo diretto o indiretto versiamo pure parte dei nostri soldi ricevuti svolgendo la nostra occupazione (almeno in teoria)

Ma la nostra navigazione viene tracciata e controllata per indirizzare su essa tutta una serie di informazioni che potenzialmente ci spingono ad investire sui nostri interessi i nostri soldi.

Ecco che a questo punto, senza fare nulla, ognuno di noi in ogni momento passato online diventa veicolo per le società pubblicitarie e di varie forme di marketing.

Questo veicolo però non viene retribuito ma di fatto genera in ogni istante una fonte di guadagno per tutte le compagnie che ne sfruttano appunto unicamente il fatto di essere connesso.

Quindi perché non decidiamo di richiedere qualcosa che ci è dovuto?? Ovvero il reddito di connessione?

Forse, il vero motivo è…

Perché ho iniziato ad allenare i bambini??

Potrei descrivere tantissimi motivi e probabilmente se dovessi riscrivere questo post lo farei ogni giorno includendo qualcosa di diverso.

Oggi, adesso, mi sento di dire che probabilmente il motivo principale è perché molto spesso non mi piaceva quello che vedevo. Alcune di queste volte mi permettevo di criticare ciò che vedevo, ciò che non mi piaceva ma ogni volta poi, dopo pochi istanti mi convincevo che ero io a sbagliare… non tanto nel concetto quanto nel applicarlo.

Criticare, trovare qualcosa che non va, ipotizzare soluzioni diverse è sempre abbastanza facile.

Esistono molti modi per fare qualsiasi cosa, spesso non esiste un metodo migliore, spesso esistono metodi che funzionano e altri che non funzionano, ma allo stesso modo molto spesso i metodi che funzionano dipendono dal modo e dal contesto in cui si applicano, lo stesso vale per quelli che non funzionano.

Quindi se è vero tutto ed il contrario di tutto, ci sarà sempre qualcosa o qualcuno da criticare e quasi mai ci sarà la controprova dell’effetto della critica. Questa situazione rende la critica potenzialmente infallibile e per proprietà trasitiva (tanto cara in un era in cui c’è sempre poco tempo per ogni cosa) anche il “criticante” inattaccabile.

A seguito di queste considerazioni mi sono detto: “se vuoi permetterti di contestare e criticare almeno prova a fare di meglio… basa le tue osservazioni sulla tua esperienza, non ti sta bene così, prova a far qualcosa per cambiare. Altrimenti stai in silenzio”  o qualcosa di simile.

Ecco quindi, dopo un paio d’anni passati ad osservare attentamente diversi contesti sportivi ed educativi senza intromettermi in alcun modo, ho iniziato ad interessarmi per considerare il punto di vista di chi si trova anche dall’altra parte, dalla parte di quelli che si prendono delle responsabilità e che hanno un idea, un progetto o che sentono di poter esser utili e fare del bene, oppure dalla parte di quelle persone che hanno una passione smisurata per uno sport o per un attività tanto da sentire il bisogno di restituire parte di quello che hanno ricevuto in dono da questa forma d’arte ed amore, sofferenza e soddisfazione, sorrisi e lacrime che gli esseri umani riescono a fornire quando inseguono assieme un obiettivo.

Ho quindi deciso di seguire tutti questi pensieri, pieno di dubbi e di paure, ma altrettanto fermamente convinto di avere qualcosa da dare, da trasmettere dalle tante cose che ho ricevuto e fermamente convinto che molte volte dove uno sguardo approssimativo vede solo nero, uno più paziente magari vede un sacco di colori mescolati e nascosti che magari hanno solamente bisogno di non esser lasciati li, rinchiusi dentro un cassetto abbandonato.

La mia esperienza è ancora giovanissima in questo senso ma ad oggi posso già affermare di aver capito che

molto spesso il fatto di non spiegare e raccontare le cose significa impedirgli di esistere;

non esistono concetti scontati esistono occhi da dare in prestito;

non si tratta di speranza da affidare al vento ma di determinazione a cui affidare il buon senso

Di robot, intelligenze artificiali e prospettici punti di vista

Sempre più spesso mi capita di ascoltare alla radio o di leggere sul web discussioni in merito alla robotica e all’intelligenza artificiale.
Due temi che mi sono molto cari dal momento che riguardano direttamente anche il mio lavoro che è tale perchè fortunatamente una passione mi ha permesso di renderla anche retribuita.

Spesso leggo di visioni nelle quali i robot e l’intelligenza artificiale sono dipinte come dei pericoli che minano l’occupazione umana.

I robot al posto dell’essere umano nelle catene di montaggio garantiscono prestazioni notevolmente superiori di conseguenza il generico operaio di linea che svolgeva un lavoro ripetitivo e considerato banale potrebbe essere sostituito da questi insieme di ferro ed elettronica creando così la disoccupazione del settore.

L’intelligenza artificiale potrebbe prendere il posto dell’essere umano come comune operatore di sportello, come di fatto sta già succedendo, dalle casse automatiche nei supermercati ai dipendenti dei caselli autostradali per fare alcuni esempi.

Lo scenario descritto è quindi reso concreto anche da esempi tangibili e reali. Non sono certo qui per smentire questo anche se questa visione mi risulta essere piuttosto parziale, perchè se è vero quanto appena descritto è anche vero che robot ed intelligenza artificiale non si sono create da sole e che per renderle concrete sono nate
società, lavori e componenti che qualcuno ha prodotto.

Ma non era questo il punto che volevo trattare nel post.

La mia esperienza lavorativa e la mia visione dell’industria moderna, delle logiche che gestiscono i flussi di lavoro e l’organizzazione generale ogni giorno che passa mi porta una visione sempre più concreta che destina robot ed intelligenza artificiale come sostituti naturali di un altro tipo di figure, ritenute probabilmente più nobili e protette
ed intoccabili, che però di fatto secondo il mio punto di vista risultano perfettamente sostituibili da questo tipo di tecnologia con vantaggi ben più notevoli in un bilancio generale. Provo a spiegarmi.

L’utilizzo di un robot al posto di un operaio di linea nasce dal fatto che il robot può lavorare continuamente con una precisione garantita nel corso del tempo senza conoscere cali salvo rotture o malfunzionamenti.
Risparmio = Stipendio di 1 o 3 dipendenti (nel caso di produzione di linea su tre turni)
Vantaggi = Efficenza e produttività
Svantaggi = Non sempre in azienda nel caso di malfunzionamenti ci sono persone in grado di risolverli, quindi tempo di risoluzione fermo.

Banalmente potrebbe essere un riassunto generale attendibile.

Domanda: C’è qualcosa che il robot non può fare rispetto a quello che faceva l’operatore di linea, che magari in queste analisi non viene considerato?
Risposta: Assolutamente si.

Per quanto i livelli prestazionali di un robot non siano paragonabili a quelli di nessun essere umano, nessun robot di linea generalmente possiede l’intuito e la reattività per gestire l’imprevisto.

Il robot è una macchina programmata e come tale esegue ciò che è stato previsto che debba eseguire. Qualsiasi deviazione può rendere inoperativo il robot al momento l’intelligenza artificiale applicabile a queste macchine non è paragonabile a tutte quelle considerazioni ed interventi che un operatore umano può fare mescolando esperienza ed intelligenza. Ma questo solitamente non viene considerato.

Quindi nelle considerazioni di bilancio questo punto generalmente è considerato trascurabile.

Proviamo ora ad utilizzare lo stesso criterio di osservazione applicandolo però alla sostituzione di un manager di medio livello.

Cosa fa un manager o un capo di medio livello?? gestisce risorse, non lavora in linea o in catena di montaggio, gestisce tempi e metodi di altri lavoratori suoi sottoposti.

Come potrebbe un robot essere utilizzato al posto di un manager ed essere vantaggioso per l’azienda??

Beh, tranne in rare eccezioni cosa fa solitamente un manager, il vostro manager o il vostro capo?
Nella mia piccola esperienza ho sempre riscontrato questo tipo di filosofia che sostiene che il manager non sia in grado di conoscere e capire i dettagli del lavoro che fa la sua squadra, che sia però in grado di supervisionare le performance
con i modi più svariati e di rispondere a qualcuno che si trova sopra di lui dei risultati ottenuti.

Cioè questa figura applica degli algoritmi matematici, esegue dei calcoli e delle statistiche e si relaziona con altre persone.
Di fatto raramente prende in carico azioni concrete o segue un attività dall’inzio alla fine, spesso direziona tencici, impiegati o commerciali posizionandosi però su un livello superiore.

Perchè i computer sono diventati parte integrante delle nostre vite? perchè elaborano e gestiscono dati ed algoritmi con una precisione ed una velocità inarrivabile per un essere umano.

Ma quindi questa abilità sembra sposarsi completamente con quelle che vengono applicate da queste figure di gestione, questi manager. E allora perchè non si pensa o non si presume che queste tecnologie non possano essere destinate a sostituire
non tanto gli operativi quanto piuttosto i gestionali???

L’utilizzo di un intelligenza artificiale al posto di un manager potrebbe essere considerata definendo gli algoritmi di gestione e valutazione delle performance delle operazioni di linea.
Risparmio = Stipendio di 1 persona che spesso equivale o supera le 3 di linea (considerando di norma 10 ore al posto delle 24 dell’esempio precedente).
Vantaggi = Assenza di empatia e incorruttibilità, probabile rispetto dei criteri di meritocrazia.
Svantaggi = Assenza di empatia, tempi di adeguamento tecnologico, definizione di criteri complicata.

Ovviamente anche l’intelligenza artificiale è programmata e come tale fallibile e non esiste nessuna garanzia rispetto a quanto descritto che è volutamente provocatorio ma che, secondo me, contiene considerazioni plausibili.

Di fatto una figura che ti assegna un lavoro, che ti chiede quanto tempo ti serve per realizzarlo, che non è in grado di valutare se quello che tu stimi
possa avere un senso o meno, che regolarmente ti chiede aggiornamenti su quella previsione incrementando la costanza di questa richiesta esponenzialmente
quanto la data della tua previsione si avvicina a quella attuale, che ripete la stessa sequenza per tutti i suoi sottoposti perchè non può essere sostituita
da una semplice routine di un banalissimo google mini home o alexa presi in offerta da unieuro??

Chissà che tutto questo lavoro sull’intelligenza artificiale non sia poi in realtà mirato a creare dei sostituti artificiali non tanto per gli operativi quanto piuttosto per tutta un altra specie di professionisti che al momento non si sentono messi in pericolo da questo tipo di tecnologia e che guardano dall’altro quelli che per anni hanno subito unicamente la loro forza politica?

Concludo sostenendo che io credo fermamente che il successo di una qualsiasi organizzazione sia fortissimamente dettato dalla somma dei valori umani che la
compongono, a scanso di ogni tipo di equivoco.

Volgarità, senso e ragione

E’ la semplicità con cui scorre volgarità che mi disturba più di ogni altra cosa.

Nell’ultimo periodo scrivo poco nel blog perchè di fatto leggo anche poco, sempre meno.
Perchè??

Perchè non riesco più a farlo.

Mi è sempre piaciuto leggere e documentarmi attraverso la lettura, mi piacciono il contraddittorio e i confronti, mi piace l’opposizione perchè molto spesso da due punti di vista distanti o addirittura opposti se ne ricava almeno un terzo.

Mi piace parlare con chi non la pensa o vede come la vedo io perchè dal suo pensiero spesso traggo spunti per condire o rivalutare il mio. Ho cercato sempre di motivare il pensiero e di cercare elementi che lo sorreggano o che lo stravolgano per riuscire a dargli un peso, una sostanza.

Spesso mi capita di leggere o ascoltare confronti tra persone e di avere poi bisogno di un pò di tempo per capire la visione di entrambi o almeno per cercare di farlo, prima di formulare poi la mia personalizzazione del pensiero altrui.

Sempre più spesso però quando leggo o assisto a questi confronti l’unica cosa che sento di potermi portare via è il mio tempo, smettendo di ascoltare o di leggere.

Il confronto di pensiero, fatto o ideologia ben presto lascia spazio a diverse esibizioni di volgarità.

Espresse in varie forme, ma che tendono sempre a spostare l’attenzione dall’oggetto del confronto.

Chi usa il sarcasmo come dato oggettivo e fa leva sulla sua presunta ironia per auto decretarsi superiore all’altra persona

Chi usa la saccenza come dato inconfutabile e fa leva sulla sua personalità dominante per auto decretarsi superiore all’altra persona

Chi usa le certificazioni come dato si suprema sovranità e fa leva sui decibel o sui follower per autodecretarsi superiore all’altra persona

Chi non ha nessun elemento se non che la volgarità espressiva e fa leva sull’insensatezza per auto decretarsi superiore all’altra persona almeno in un confronto vocale o da tastiera.

Poi c’è chi interviene in difesa o accusa di uno o dell’altro e che quindi automaticamente ne assume i gradi di appartenente o meno e che molto spesso non conosce nemmeno il contesto originale.

C’è chi prova ad inserirsi aggiungendo elementi interessanti del contesto  e viene ignorato da entrambi gli schieramenti perchè chi si estranea dalla lotta….

Moltissimi di loro nelle loro gare d’appalto si dimentica presto dell’argomento per andare a ricercare dal privato al sociale ragioni per sentirsi migliore della persona che si trovano difronte come se questa sorta di giudizio universale auto decretato potesse trasformare ogni loro pensiero in verità assoluta ed incontestabile.

Inizi con il trovare un titolo, un argomento, una questione che ti può interessare e finisci dopo pochissimo per assistere ad una sorta di videogioco virtuale in cui vince chi si insulta meglio o chi raccoglie più consensi pubblici. Figata.

La cosa più triste che questo gioco da un semi solitario diventa un gioco di società dal sicuro successo sociale praticamente immediato.

 

E allora di primo istinto rimango così:

senza nulla da dire, senza forza e voglia di scrivere

 

Perchè è vero che la vita non va presa sempre troppo sul serio, che la leggerezza è anche una qualità molto positiva, ma dovrebbe esserlo almeno altrettanto è che in certi casi non si può pensare che la leggerezza sia sempre la soluzione.

E allora non ti resta che pensare, deviare l’attenzione e aspettare che quel fuoco, quella passione quella voglia di comunicare e confrontarti con gli altri torni a farsi sentire, infondo nessuno ti obbliga a farlo, lo fai perchè ti fa piacere e perchè nel farlo ci vedi
un senso, una ragione.

Viviamo il presente per costruire in esso il nostro futuro