Ricordi di solitudine

Sono passati tanti anni ormai, ma forse complice la calma ed il silenzio di questi giorni
mi sono tornati alla mente pensieri di un tempo che fu..

quando io ero la mia vita e le mie giornate erano il mio racconto, le passeggiate in primavera sul monte in solitudine.
Quando mi sentivo solo e seduto su una roccia guardando la mia città dall’alto immaginavo le mille  vite che scorrevano la sotto, in città… coppie, giovani, anziani, bambini, insenganti, medici, operai innamorati, amanti, persone che si rodevano il fegato e odiavano, poliziotti, pompieri..
chi sarei diventato io? quale sarebbe stato il mio destino, la mia vita??

amavo la sensazione del calore del sole sulle braccia coperte da una maglietta a mezze maniche, la carezza dell’aria tiepida lontana dal cemento lavorato.. quel calore ed il passaggio dell’aria tiepida erano come un abbraccio, quell’abbraccio che avrei voluto dare, quello che avrei voluto ricevere.

Quello che mi mancava perchè ero da solo.

E con quella mancanza e quella malinconia ritornavo in città ad osservare le persone, ad immaginare come ognuna di loro potesse vivere un abbraccio. C’è un qualcosa di profondamente tenero ma altrettanto potente in un abbraccio.

L’abbraccio è il gesto probabilmente più sincero che conosco, ovviamente anche un abbraccio si può fingere, ma si vede..
si vede più di ogni altra cosa.

L’abbraccio è un gesto universale, è cedere l’affetto che le parole non riescono a descrivere, è ringraziamento, è forza, è amore, è rispetto, è disperazione, è dolore, è gioia, è vita.

Si abbracciano i corpi si accarezzano le menti.

e così con questi pensieri giravo la città osservando le sue persone, immaginando come i loro singoli volti potevano cambiare durante un abbraccio e poi giocavo ad immaginare di abbracciare le persone che tra tutte mi colpivano di più…