Di vita, varianti e pendoli

Ora io non prendo mai le letture di certi tipi di libri aspettandomi il “Dogma” di vita… di nessun tipo di libro si tratti, però ciò non mi impedisce di imbattermi nella loro lettura e di trarre spunti di riflessione o anche punti fermi della mia visione presente delle cose, perchè poi il futuro può sempre cambiare… siamo esseri dinamici non esistono punti di stabilità anche se non lo vogliamo accettare.

Quindi, anche grazie a questo post che mi ha molto stimolato mi è tornato alla mente un libro che lessi qualche anno fa, di cui vi riporto qui alcuni passi e alcune riflessioni:

L’unico pensiero che mi frullava per la testa era che non avevo nessuna necessità di allestire da solo il mio mondo, dato che tutto era già stato creato da tanto senza la mia partecipazione e per il mio stesso bene; non occorreva nemmeno lottare con il mondo per un posto al sole: è il modo meno efficace. Avevo capito che, praticamente, nessuno mi vietava di scegliere semplicemente per me stesso il tipo di mondo in cui avrei voluto vivere

questo passo l’ho trovato interessante perchè è un approccio a qui, credo, siamo tutti sottoposti… se non ci soffermiamo troppo a ragionarci su (e non lo facciamo) solitamente ognuno di noi crescendo si trova difronte a questa situazione… qualsiasi sia la tua scelta ti guardi attorno e più o meno volutamente cerchi uno specchio che ti assomigli dove pensi potresti adattarti discretamente.. lo trovi e segui il flusso che è richiesto per far si che questo adattamento da ipotetico diventi reale.

Il fatto è che così facendo non scegli il modo in cui vuoi vivere ma scegli quello su cui adattarti.. la differenza è sostanziale…  per scegliere quello in cui vuoi vivere devi guardare davanti a te un foglio bianco e metterci dentro quello che hai visto di buono dagli altri mondi e quello che di buono senti di avere dentro… così disegni il mondo in cui dovresti vivere, ma non ci vivi ancora, l’hai solo disegnato.. è un inizio ma spesso diventa anche la fine… per viverci veramente poi devi prendere in considerazione che quel mondo sarà possibile solo se lo confini in un micro organismo di cui solo tu fai parte, altrimenti devi prendere quel foglio bianco e incollarlo su un altro foglio più grande e ritenerti pronto a considerare che quel mondo sarà formato dal tuo foglio e da altri possibili fogli di altre persone che come te hanno il loro foglio… il mondo in cui vivrai sarà quello che sarà rinchiuso sul foglio più grande e l’unica cosa che potrai scegliere di fare è se/come/quanto permettere agli altri fogli di guardare il tuo e al tuo di guardare i loro… con la consapevolezza che dietro a quel grande foglio che racchiude il tuo con il tuo mondo ce ne saranno sempre molti altri, più grandi o più piccoli che potrebbero interagire (ti piaccia o no) con il tuo piccolo e con il tuo grande foglio… in ogni caso potrai sempre decidere come reagire alle intromissioni degli altri fogli e degli altri disegni…

 

Ognuno di noi, in un modo o nell’altro, “presta servizio” presso una comunità o un gruppo: la famiglia, l’associazione, la scuola, la ditta, il partito politico, lo stato e così via. Tutte queste strutture nascono e si sviluppano allorché un singolo gruppo di individui incomincia a pensare e ad agire in una stessa direzione. A questo gruppo si aggiungono poi nuove persone, la struttura cresce e si allarga, prende forza, obbliga i propri membri a osservare delle regole prestabilite e a lungo andare può finire per sottomettere larghi strati di società. [ciò che l’autore definisce “pendoli”]

Ogni pendolo è per sua natura distruttivo, giacché sottrae energia ai suoi membri e li sottomette al proprio potere. Il carattere distruttivo del pendolo si manifesta nella sua totale indifferenza al destino di ogni singolo membro. L’obiettivo del pendolo è solo uno: ricevere l’energia del membro. Quale possa essere in tutto ciò il vantaggio del singolo membro, per il pendolo non ha nessuna importanza. L’individuo che subisce l’influenza del sistema è costretto a costruire la sua vita in conformità alle leggi imposte dal sistema, diversamente rischia di finirne stritolato ed espulso.

Quindi ognuno di noi è pendolo,  agisce e subisce e ogni altro individuo fa lo stesso. Ho sempre avuto l’impressione che noi non siamo abituati ad osservare così il mondo, la società e le persone che ci circondano.

Non ho ancora ben chiaro se ci abituano fin da bambini ad osservare così il mondo o se siamo noi ad abituarci con la nostra indole, ad ogni modo a me sembra che  siamo abituati ad osservare gli altri come pendoli considerandoci però qualcosa di diverso..

osserviamo la nostra reazione nei confronti degli altri e quella degli altri nei nostri confronti però spesso non osserviamo nemmeno la reazione che gli altri subiscono dalle nostre azioni o per lo meno lo facciamo in maniera disequilibrata rispetto a quanto facciamo in causa/conseguenza in cui noi siamo l’attore protagonista e non la comparsa.

quando ne abbiamo la facoltà decidiamo di stabilire delle regole secondo quelli che sono i nostri principi e riteniamo che queste regole siano “una garanzia” positiva per noi e per quelli a cui pensiamo di poterle imporre, è un comportamento normale e comune.. però difficilmente teniamo in considerazione che l’applicazione di quelle regole che per noi, per la nostra vita, per il nostro vissuto sembrano così “corrette” potrebbero non esserlo altrettanto per una vita ed un vissuto diverso.

Questo non per dire che le regole non dovrebbero esistere ma semplicemente per dire che non potranno mai essere una garanzia assoluta, per dire che in realtà

Il carattere distruttivo del pendolo si manifesta nella sua totale indifferenza al destino di ogni singolo membro. L’obiettivo del pendolo è solo uno: ricevere l’energia del membro

mi sembra sommariamente accettabile come considerazione, perchè il rispetto delle regole di rimando ci ritorna potere, tranquillità, serenità, equilibrio anche se poi quella stessa regola potrebbe far male a qualcuno, il nostro interesse in merito non viene intaccato, non per cattiveria ma perchè viviamo di energia..

 

forse il più grande passo avanti che potremmo fare, in termini di evoluzione mentale, potrebbe essere quello di non dover per forza stritolare od espellere ogni espressione di non conformità…

ma questo forse, passa per la considerazione prima e l’accettazione poi che ognuno di noi è un “pendolo”…

Un socievole sociopatico

Recentemente parlando con alcuni nuovi membri dell’ufficio nel quale
abitualmente lavoro mi hanno definito come da titolo di questo post.

Per dirla tutta la definizione andrebbe composta in questo modo, la parte finale è un
autoattribuzione mentre la parte iniziale è la definizione che mi hanno attribuito.

Ora io mi sono definito “sociopatico” con un intento scherzoso di quelli che contengono sempre una buona dose di verità, che viene appunto mascherata o facilitata nella digestione dal contribuito che fornisce il contorno ironico debitamente costruito.

Si perchè di fatto io mi ritengo sociopatico nel momento in cui affermo di stare bene da solo o con compagnie ristrette, già due persone oltre a me rappresentano il mio limite di “confort”.

Però presa singolarmente ogni persona io non mi sento sociopatico, nel senso che con ogni persona di quelle che potrei escludere se prese in gruppo io mi posso trovare bene e solitamente riscontro diversi argomenti di discussione, senza rischiare di stare in silenzio senza niente da dire, condizione nella quale non mi ritrovo quasi mai.

Quindi è vero che io non amo il chaos ne le situazioni in cui ci sono molte persone che vivono e condividono un area ristretta, è vero che mi piace il silenzio ed interagire con poche persone alla volta perchè sono le condizioni in cui meno si genera il chaos…

quindi dev’essere anche abbastanza vero che posso o possono definirmi sociopatico, però al tempo stesso sono una persona socievole, nel senso che mi ritengo una persona educata con cui si può parlare di diversi argomenti senza problemi preventivi.

Ciò che ho notato in questi anni è che le persone prese singolarmente oppure in gruppo troppo spesso cambiano i loro atteggiamenti se non che anche i loro pensieri e di conseguenza per me che sono abituato ad osservare molto a cercare molto tra le righe del mio interlocutore la condizioni in cui ci sono troppe cose da vedere mi mettono a disagio.
Non ho ancora capito se l’ostacolo maggiore sia il cambiamento appunto delle persone stesse oppure il mio nei confronti del contesto, ci sto ancora lavorando su, probabilmente il disagio riguarda entrambe le condizioni.

Fatto sta che da un bel po di anni ho deciso, dove possibile, di vivere i miei rapporti con le persone limitandoli alle occasioni in cui appunto venga verificata la condizione dove ci siamo io e al massimo altre due o tre persone contemporanee (anche se una è e rimane la mia condizione ideale).
Ovviamente non è una condizione di out-out ma di preferenza, cioè preferisco (se posso scegliere) trovarmi nelle condizioni in cui una persona si sente più libera di essere se stessa rispetto a quelle in cui si sente più in dovere di rispettare determinati canoni.
Detto questo non ricordo più dove voleva arrivare questo post, ma visto che ormai ho scritto diverse righe mi dispiacerebbe lasciarle cadere nel vuoto quindi lo pubblico così, come destino mi ha fatto scrivere, come destino mi ha portato a dimenticare..

socievolmente vostro… 😛

QQT

poco fa commentando un post sul blog di Aida, mi  è venuta in mente questa frase che è probabilmente banale nel concetto ma interessante nel principio..

 

Quando qualcosa piace a tanta gente, è probabile che in breve tempo piaccia a tutti.
Quando qualcosa non piace a tanta gente, è probabile che in breve tempo non piaccia a nessuno.

Tra tutti questi “tutti” e “nessuno” solo pochissimi sanno realmente spiegarti i perchè dei loro gusti…