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Vita di ogni giorno

THIRTEEN REASON WHY

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Ho titolato il post con il titolo originale del libro perchè mi piace molto di più della semplicistica traduzione italiana.
Qualcuno di voi ha letto il libro o visto la serie tv???

Io per il momento ho visto la serie, ci ho messo un pò, volutamente perchè avevo bisogno che la mia mente elaborasse ciò che le varie puntate mi lasciavano… ed è stata davvero tanta roba….

Si, devo dire che la serie mi è piacuta moltissimo.

Il giudizio complessivo è un giudizio emoziale, di testa e di pancia non certo di tecnica e abilità.

Quindi non vorrei soffermarmi a parlare dei dettagli ma di dettagli.

Già perchè anche se apparentemente la storia è la storia di un adolescente in realtà ci sono così tante storie nei dettagli, così tanti pensieri e discussioni che si possono intraprendere che è proprio il tipo di cosa che voglio vedere o leggere nei pochi momenti che posso dedicare al grande schermo (in ogni sua evoluzione tecnologica) o al piccolo parallelepipedo cartaceo. Perchè il tempo è poco e non amo sprecarlo con cose che mi annoiano.

E devo dire che nonostante nella parte centrale secondo me un pò di ritmo è stato perso (ma potrebbe benissimo essere una considerazione deviata più dal mio stato psicofisico che dalla serie in se) poi ogni cosa è tornata al suo posto e un sacco di stimoli per pensieri e riflessioni sono stati forniti.

Io, personalmente mi sono perso a riflettere, su una ragazza che decide di togliersi la vita, su un ragazzo che considera talmente forti i suoi principi morali
da non rendersi conto di quanto gli stessi lo portino ad essere un “diverso” ma sopratutto quanto questi lo tengano lontano da sofferenze comuni,
di svariati ragazzi con svariate tipologie di vite e problemi. In particolare di quanto riusciamo ad alterare la nostra immagine ed i nostri pensieri per adeguarli a quelli che la società richiede o forse meglio dire a quelli che noi stessi pensiamo la società ci richieda.
Ci sono poi le immagini ed i pensieri da fare verso i genitori, della ragazza e quelli degli altri protagonisti. Quelli legati a quello che si può permettere un sistema istituzionale, scolastico, sempre proiettati alle logiche della società che sovrastano quelle della comune umanità.
Ci sono quelli legati ad una persona che probabilmente ne esce come sconfitta e perdente ma che forse è l’unica che si è avvicinata all’accettazione che la vita giusta o la scelta giusta non è quella che spesso ci appare come tale.
Si parla di violenza sessuale, psicologica, bullismo, repressione, isolamento.. si parla di vite di tutti i giorni e di persone di tutti i giorni.

In qualche modo si parla anche di reazioni differenti a sollecitazioni molto simili…. e forse, almeno per me, la chiave di lettura di questa serie sta tutta qua.

Ma magari appena recupero un pò di tempo ne scriverò in modo più approfondito.

 

Prima di scendere nei dettagli del mio viaggio mentale durante la visione, qualuno di voi ha visto la serie o letto il libro??

NetflixTiein

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di Rami in controluce

In questo periodo dell’anno capita spesso che quando finisco di lavorare nel tragitto verso casa il mio sguardo venga catturato, forse sarebbe meglio dire rapito, dall’immagine in controluce dei rami spogli degli alberi che hanno sullo sfondo
paesaggi con cieli dai colori impressionanti.

Non so dirvi come mai ma la vista della sagoma della struttura dei rami neri perchè visti in silhouette rispetto al colore ancora abbastanza luminoso del cielo, mentre tutto attorno è solo penombra mi ha sempre emozionato.

Questi frattali naturali, così perfetti nel loro chaos geometrico, nella loro irripetibilità
Questo contrasto di ombre e luce, questo nero così freddo e vuoto e questo sfondo dai colori così profondi..

Quella sensazione di vita e morte, di odio e amore, di passione e freddezza che queste viste mi provocano rallentano la mia percezione del tempo.

E’ come se in quei momenti nonostante la mia vita scorre scandita sempre da minuti e secondi, una parte di me si trovasse in un altra dimensione in cui il tempo non è più così importante, in cui non ci sono suoni e rumori in cui non c’è nulla se non che qualche strana forma di emozione

e così, in questo periodo dell’anno quando il freddo si fa sentire e la voglia di uscire magari viene meno, queste  immagini mi regalano sempre una strana sensazione di libertà.

Il vecchio saggio che non c’è

Quando ero un ragazzino, quando qualcosa mi turbava fuggivo di casa e andavo a passeggiare tra i sentieri e le rocce.
Li mi sentivo al sicuro.
Sedersi su un enorme e spigoloso masso che era più comodo di un cuscino, guardare la città dall’altro con il rumore del vento e delle foglie, con il calore del sole e con il silenzio e la tranquillità attorno mi ha fatto sempre sentire al sicuro.
Non sono mai stato in pericolo, nemmeno in città, nemmeno tra la gente ma la ero al sicuro.
Forse non c’è differenza tra sentirsi al sicuro e non sentirsi in pericolo ma io la percepivo, e anche bella forte. Mi sentivo più solo in città che li.

Guardare la vita che scorre dall’altro senza che in nessun modo nessuno guardasse la mia mi faceva sentire libero.

Poi, il pensiero di poter incontrare lui, quel signore anziano con la lunga barba bianca ed il tempo e la voglia di ascoltare i pensieri e le paure, i problemi ed i sogni di un giovane ragazzo.
Quell’anziano signore di cui non si conosceva nemmeno il nome, tanto da non essere importante, che aveva anche la voglia ed il tempo per nascondere nei suoi racconti di vita i consigli per i problemi ascoltati in precedenza.

Beh, quell’anziano signore non esiste e non esisteva.

Era una proiezione della mia mente, era una figura che avevo creato probabilmente per attribuirgli un pò di responsabilità della mia vita.

Pensare che esistesse e che un giorno lo avrei incontrato per parlargli ed ascoltarlo in qualche modo gli ha dato forma e sostanza.

Non averlo incontrato mai, probabilmente ha fatto si che io mi sforzassi di renderlo reale e mi sostituissi a lui, pensando a quello che gli avrei detto, a quello che avrebbe pensato ascoltandomi e a quello che avrebbe potuto dirmi.

Pensare a creare storie e mascherarci dentro consigli nascosti per stuzzicare il me la voglia di cercare altri modi per vedere e altri modi per ascoltare mi ha portato a cercar sempre di leggere tra le righe.

Se ci penso oggi ciò che vedo è un ragazzo che cercando di fuggire dalle responsabilità e dai fatti della vita è finito per affrontarle in nome di un immagine che poi alla fine era sempre la sua.

Cercavo quel vecchio saggio gentile perchè non sono mai stato bravo a parlare di me con gli altri ma molto spesso lo sono stato cercando di vestire i panni di quel vecchio quando rivedevo negli altri me stesso. Dare consigli è sempre molto più facile che riceverli.

Alla fine il desiderio di conoscere ed incontrare quel vecchio lo sento ancora, la voglia ed il bisogno di raccontare ed ascoltare li sento dentro di me, ed in qualche modo sento che quel vecchio saggio esiste e prima o poi lo incontrerò.

Probabilmente dovrò prima sentirmi veramente pronto, sì, perchè infondo se dovesse presentarsi davanti a me e se in questi anni sono riuscito a conoscermi un pò so che non gli racconterei nulla, sperando sappia già tutto, e sperando che magari sia lui ad avere qualcosa da raccontarmi che risponda a domande di cui probabilmente non sono pronto a ricevere risposte.
in realtà se avessimo qualcuno o qualcosa in grado di rispondere e risolverci i problemi che senso avrebbe vivere la nostra vita??

Quindi caro vecchio saggio, sposto il desiderio di incontrarti e conoscerti più in la, tra molti anni… quando magari sarò pronto e quando forse sarà qualcun altro a cercarti, intanto però ogni tanto, quando serve, potremmo incontrarci ancora per parlare del più e del meno, su quel enorme e spigoloso masso che è ancora più comodo di un cuscino, là dove mi sono sempre sentito al sicuro.

 

…per voi…

 

Sovrappensiero
Tutto si ferma
Ti vesti in fretta
E sei più bella
E dentro hai una confusione
Hai messo tutto in discussione
Sorridi e non ti importa niente, niente!

E finalmente
Ti lasci andare
Apri le braccia
Ti rivedrai dentro una foto
Perdonerai il tempo passato
E finalmente ammetterai
Che sei più bella

Se un’emozione ti cambia anche il nome
Tu dalle ragione, tu dalle ragione
Tu fatti bella per te!
Per te, per te

Oggi non è la festa della donna e quindi posso permettermi di fare questo post.

Ascoltando questa canzone ho pensato che se avessi una figlia, uno dei punti fermi dell’educazione che cercherei di darle è rinchiuso in questa canzone.

Dal momento che ho soltanto due figli maschi, mi piaceva pensare di fare regalare questo testo a voi donne che ogni tanto passate di qui a leggermi.

Trovo il concetto ed il contenuto di questo testo perfettamente in linea con la mia visione di quella che dovrebbe essere la donna, per se e per noi uomini.

Fatti bella per te -Paola Turci-

Non ti trucchi
E sei più bella
Le mani stanche
E sei più bella
Con le ginocchia sotto il mento
Fuori piove a dirotto
Qualcosa dentro ti si è rotto
E sei più bella
Sovrappensiero
Tutto si ferma
Ti vesti in fretta
E sei più bella
E dentro hai una confusione
Hai messo tutto in discussione
Sorridi e non ti importa niente, niente!

Se un’emozione ti cambia anche il nome
Tu dalle ragione, tu dalle ragione
Se anche il cuore richiede attenzione
Tu fatti del bene
Tu fatti bella per te!
Per te, per te

Passano inverni
E sei più bella
E finalmente
Ti lasci andare
Apri le braccia
Ti rivedrai dentro una foto
Perdonerai il tempo passato
E finalmente ammetterai
Che sei più bella

Se un’emozione ti cambia anche il nome
Tu dalle ragione, tu dalle ragione
Se anche il cuore richiede attenzione
Tu fatti del bene
Tu fatti bella per te!
Per te, per te
E sei più bella quando sei davvero tu
E sei più bella quando non ci pensi più

Se un’emozione ti cambia anche il nome
Tu dalle ragione, tu dalle ragione
Se anche il cuore richiede attenzione
Tu fatti del bene
Tu fatti bella per te
Per te, per te

 

Ho adorato questo testo fin dal primo ascolto.

Perchè la vera bellezza che una donna dovrebbe ricercare, che poi è la stessa per cui noi uomini dovremmo perdere la testa è quella descritta da queste parole.

E’ quella della consapevolezza di se, e quella che una volta incontrata sai che quella sarà nonostante il trascorrere del tempo, perchè è di quella che ci si deve innamorare ed è di quella che si deve andare fieri ed orgogliosi, di quella che ti descrive per quella che sei, di quella che non ti mette in difficoltà per qualche stupida critica estetica, di quella che non ti fa sentire inferiore perchè non hai bisogno di confrontarti alla ricerca delle tue imperfezioni, perchè quelle imperfezioni sono parte di te, del tuo essere e non saranno quelle a renderti bella o brutta ma soltanto il tuo ostinarti alla ricerca di una perfezione che non fa altro che snaturarti, solo questo essere ciò che non si è può renderti brutta agli occhi del prossimo, perchè il tuo corpo, i tuoi movimenti saranno innaturali e non c’è niente di più bello del vedere la naturalezza in una donna.

 

Se al tuo accorgerti sovrappensiero reagisci con un sorriso, allora sarai bellezza

Se il tuo vestirti in fretta nasconde la consapevolezza di avere qualcosa di più importante da fare che apparire allora sarai bellezza

Se metti o ti metti in discussione e dentro hai confusione stai vivendo la tua vita, forse in questo caso non sarai direttamente bellezza ma sarai viva, e non c’è bellezza senza vita.

Se riesci ad aprire le braccia, lasciarti andare, ballare sei bellezza perchè per poterlo fare veramente significa che non ti senti addosso il peso del mondo, non può esistere bellezza senza serenità.

Non si può essere sempre sereni, questo è ovvio, ma i motivi che ti impediscono di esserlo dovrebbero essere di altra natura, non accettarti esteticamente alimenta soltanto in te i difetti che sguardi superficiali noteranno, permettere a quegli occhi leggeri
di modificare la tua te stessa più vera non ti farà esser più bella, più bella per te..

E più ti allontanerai dalla tua bellezza vera più impedirai a te stessa di vivere emozioni, perchè la bellezza è emozione, e se un emozione ti cambia anche il nome, appunto, dalle ragione!!!
Quel tipo di bellezza forse è difficile da vedere, forse è difficile da trovare però è quella per cui tutti noi dovremmo lottare, uomini e donne, perchè è quella per cui vale veramente la pena perdere la testa!

Tu fatti del bene
Tu fatti bella per te
Per te, per te

 

Di vita, varianti e pendoli

Ora io non prendo mai le letture di certi tipi di libri aspettandomi il “Dogma” di vita… di nessun tipo di libro si tratti, però ciò non mi impedisce di imbattermi nella loro lettura e di trarre spunti di riflessione o anche punti fermi della mia visione presente delle cose, perchè poi il futuro può sempre cambiare… siamo esseri dinamici non esistono punti di stabilità anche se non lo vogliamo accettare.

Quindi, anche grazie a questo post che mi ha molto stimolato mi è tornato alla mente un libro che lessi qualche anno fa, di cui vi riporto qui alcuni passi e alcune riflessioni:

L’unico pensiero che mi frullava per la testa era che non avevo nessuna necessità di allestire da solo il mio mondo, dato che tutto era già stato creato da tanto senza la mia partecipazione e per il mio stesso bene; non occorreva nemmeno lottare con il mondo per un posto al sole: è il modo meno efficace. Avevo capito che, praticamente, nessuno mi vietava di scegliere semplicemente per me stesso il tipo di mondo in cui avrei voluto vivere

questo passo l’ho trovato interessante perchè è un approccio a qui, credo, siamo tutti sottoposti… se non ci soffermiamo troppo a ragionarci su (e non lo facciamo) solitamente ognuno di noi crescendo si trova difronte a questa situazione… qualsiasi sia la tua scelta ti guardi attorno e più o meno volutamente cerchi uno specchio che ti assomigli dove pensi potresti adattarti discretamente.. lo trovi e segui il flusso che è richiesto per far si che questo adattamento da ipotetico diventi reale.

Il fatto è che così facendo non scegli il modo in cui vuoi vivere ma scegli quello su cui adattarti.. la differenza è sostanziale…  per scegliere quello in cui vuoi vivere devi guardare davanti a te un foglio bianco e metterci dentro quello che hai visto di buono dagli altri mondi e quello che di buono senti di avere dentro… così disegni il mondo in cui dovresti vivere, ma non ci vivi ancora, l’hai solo disegnato.. è un inizio ma spesso diventa anche la fine… per viverci veramente poi devi prendere in considerazione che quel mondo sarà possibile solo se lo confini in un micro organismo di cui solo tu fai parte, altrimenti devi prendere quel foglio bianco e incollarlo su un altro foglio più grande e ritenerti pronto a considerare che quel mondo sarà formato dal tuo foglio e da altri possibili fogli di altre persone che come te hanno il loro foglio… il mondo in cui vivrai sarà quello che sarà rinchiuso sul foglio più grande e l’unica cosa che potrai scegliere di fare è se/come/quanto permettere agli altri fogli di guardare il tuo e al tuo di guardare i loro… con la consapevolezza che dietro a quel grande foglio che racchiude il tuo con il tuo mondo ce ne saranno sempre molti altri, più grandi o più piccoli che potrebbero interagire (ti piaccia o no) con il tuo piccolo e con il tuo grande foglio… in ogni caso potrai sempre decidere come reagire alle intromissioni degli altri fogli e degli altri disegni…

 

Ognuno di noi, in un modo o nell’altro, “presta servizio” presso una comunità o un gruppo: la famiglia, l’associazione, la scuola, la ditta, il partito politico, lo stato e così via. Tutte queste strutture nascono e si sviluppano allorché un singolo gruppo di individui incomincia a pensare e ad agire in una stessa direzione. A questo gruppo si aggiungono poi nuove persone, la struttura cresce e si allarga, prende forza, obbliga i propri membri a osservare delle regole prestabilite e a lungo andare può finire per sottomettere larghi strati di società. [ciò che l’autore definisce “pendoli”]

Ogni pendolo è per sua natura distruttivo, giacché sottrae energia ai suoi membri e li sottomette al proprio potere. Il carattere distruttivo del pendolo si manifesta nella sua totale indifferenza al destino di ogni singolo membro. L’obiettivo del pendolo è solo uno: ricevere l’energia del membro. Quale possa essere in tutto ciò il vantaggio del singolo membro, per il pendolo non ha nessuna importanza. L’individuo che subisce l’influenza del sistema è costretto a costruire la sua vita in conformità alle leggi imposte dal sistema, diversamente rischia di finirne stritolato ed espulso.

Quindi ognuno di noi è pendolo,  agisce e subisce e ogni altro individuo fa lo stesso. Ho sempre avuto l’impressione che noi non siamo abituati ad osservare così il mondo, la società e le persone che ci circondano.

Non ho ancora ben chiaro se ci abituano fin da bambini ad osservare così il mondo o se siamo noi ad abituarci con la nostra indole, ad ogni modo a me sembra che  siamo abituati ad osservare gli altri come pendoli considerandoci però qualcosa di diverso..

osserviamo la nostra reazione nei confronti degli altri e quella degli altri nei nostri confronti però spesso non osserviamo nemmeno la reazione che gli altri subiscono dalle nostre azioni o per lo meno lo facciamo in maniera disequilibrata rispetto a quanto facciamo in causa/conseguenza in cui noi siamo l’attore protagonista e non la comparsa.

quando ne abbiamo la facoltà decidiamo di stabilire delle regole secondo quelli che sono i nostri principi e riteniamo che queste regole siano “una garanzia” positiva per noi e per quelli a cui pensiamo di poterle imporre, è un comportamento normale e comune.. però difficilmente teniamo in considerazione che l’applicazione di quelle regole che per noi, per la nostra vita, per il nostro vissuto sembrano così “corrette” potrebbero non esserlo altrettanto per una vita ed un vissuto diverso.

Questo non per dire che le regole non dovrebbero esistere ma semplicemente per dire che non potranno mai essere una garanzia assoluta, per dire che in realtà

Il carattere distruttivo del pendolo si manifesta nella sua totale indifferenza al destino di ogni singolo membro. L’obiettivo del pendolo è solo uno: ricevere l’energia del membro

mi sembra sommariamente accettabile come considerazione, perchè il rispetto delle regole di rimando ci ritorna potere, tranquillità, serenità, equilibrio anche se poi quella stessa regola potrebbe far male a qualcuno, il nostro interesse in merito non viene intaccato, non per cattiveria ma perchè viviamo di energia..

 

forse il più grande passo avanti che potremmo fare, in termini di evoluzione mentale, potrebbe essere quello di non dover per forza stritolare od espellere ogni espressione di non conformità…

ma questo forse, passa per la considerazione prima e l’accettazione poi che ognuno di noi è un “pendolo”…

Il più grande insegnamento

Il gioco della pallina

 

Non ho molti ricordi a cui attingere, dopo i miei 8 anni la quantità di situazioni tali da
scateare un ricordo, specie se la ricerca è riferita ad un ricordo piacevole non sono
molte però quel ricordo racchiude il più grande ed importante insegnamento che ho ricevuto nella mia vita, quello che ha dato il là alla persona che sono oggi, quello su cui si basa ogni mio rapportami con gli eventi della mia esistenza.
“Giochiamo???”

“Si, dai, giochiamo un pò… vai a prendere una pallina”

e io corsi in camera a recuperarla, sì, perchè quando un bambino è felice.. corre..

ci sedemmo per terra, in cucina, io vicino l’ingresso e lei sotto la finestra.

“Passiamoci la pallina facendogli fare un solo rimbalzo, un rimbalzo sul pavimento e deve
arrivarti in mano”

“ok, ok, capito”

e così iniziammo a giocare.
Ora, non c’è niente di speciale in questo gioco, ma per un bambino è speciale giocare con i
propri genitori, spesso non serve altro. Io ero già felice.

Ma questo non rimase mai solamente un gioco.

Dopo qualche minuto in cui ci scambiavamo la pallina, mia mamma iniziò a variare un pò le condizioni del gioco.

“ora facciamo fare alla pallina due rimbalzi”

“ora deve farne tre”

“ora nuovamente due ma devono essere molto alti”

“ancora due ma molto bassi”

“adesso cambiamo pallina, vai a prenderne un altra, diversa”

“ora fai attenzione, far fare due rimbalzi alti a questa pallina sarà diverso da prima, questa
è più grande e meno rimbalzina, bisognerà usare più forza”

“adesso proviamo a passarci la palla facendola rimbalzare sul vetro del forno, attento perchè
ora la traiettoria è in diagonale, devi consideare forza e distanza”

poi, si alzo, prese una sedia e la mise tra di noi

“adesso la pallina dovrà fare un rimbalzo, passare sotto la sedia e finire nelle nostre mani”

e proseguimmo così cambiando sempre le situazioni e cercando di capire cosa dovevamo cambiare per far si che la pallina giungesse nelle nostre mani.

Giocammo moltissime volte a questo gioco e a poco a poco non era solo lei a stabilire le regole ma anch’io… ci inventavamo “missioni” sempre più complicate.
Ecco questo credo che sia stato per me il più grande insegnamento che ho ricevuto nella mia vita, questo è il più bel ricordo che ho di mia mamma…
Il gioco della pallina non era solo un gioco, era un modo per prepararmi alla vita.

Non so quanto fosse voluto e quanto potesse essere visionario oppure reale, non so quanto sia frutto della mia fantasia e quanto della sua reale volontà, di certo però so che quel gioco cambiò e segnò la mia esistenza e il mio modo di affrontare le cose.

Per riuscire nel gioco della pallina bisognava osservare e studiare il rapporto azione/reazione non solo della pallina stessa, ma anche di tutti i componenti con cui essa entrava a contatto, per raccogliere il lancio bisognava ipotizzare la traiettoria.

Il lancio della pallina prevedeva un analisi delle caratteristiche della stessa, un analisi dei materiali e degli effetti degli stessi rapportati a quelli con cui era fatta quella pallina, le traiettorie ad angolo ti portavano a dover comprendere la correlazione tra forza e distanza tra accelerazione e decelerazione.
Il variare dei materiali e delle dimensioni ti induceva a rivedere tutte le considerazioni fatte in precedenza e basate sull’esperienza della pallina che avevi usato e che conoscevi.

Gli ostacoli di volta in volta aggiungevano o modificavano le condizioni di contorno che potevano confermare e modificare tutte le tue sicurezze sulle caratteristiche della traiettoria che avrebbe compiuto al pallina.

Oggi, ogni volta che ci ripenso mi dico “la vita è la stessa cosa, se la si vuol vedere così, è come il gioco della pallina”
Sarebbe potuto essere solamente un gioco, ma mia mamma mi abituò a pensare a quello che stavo facendo e a quello che quello che pensavo e facevo avrebbe prodotto..

E così il gioco della pallina oltre ad essere il più bel ricordo che mi lega a lei è quello che cosidero il più grande insegnamento ricevuto

Uno dei giorni che cambiò la mia vita

Non ricordo che giorno era, non ricordo mai le date, non ricordo mai bene il passato… non amo farlo ma allo stesso tempo non posso permettermi di non farlo, alle volte ritorna e fa male, alle volte ritorna e fa estremamente bene.

Non so se ho mai applicato la volontà nei ritorni del mio passato, o forse mi piace pensare di non saperlo.

Fatto sta che di quel giorno ricordo molto bene alcuni momenti, ricordo maledettamente le sensazioni e in maniera molto lucida i pensieri che esse scaturirono in me.

Ricordo che da quel giorno tutto non fu più come prima.

Non ricordo quanti anni avevo, ero piccolo di certo, forse 8 forse 10, non ricordo nemmeno se era prima o dopo la manifestazione della malattia di mia madre, non lo ricordo perché forse non ha così importanza..

Diciamo che sono cresciuto in un ambiente un po’ particolare, ciò che potevo identificare come l’esempio di una vera famiglia era molto distante dai miei parenti più stretti… era la famiglia di mia nonna materna.

In quella famiglia io vedevo l’unico vero emblema nel quale potevo riconoscere i valori di quel nome: FAMIGLIA

C’è sempre stato in loro qualcosa che mi ha attratto, qualcosa che mi predisponeva in modalità “serenità” ed “allegria” nelle volte in cui andavamo a trovarli, modalità che non ero così abituato a ritrovare nei parenti più vicini.

Non so se la composizione, 6 sorelle e 3 fratelli con rispettive famiglie in un abitazione di un tempo, se il dialetto veneto, se il fatto di non vivere la quotidianità o che altro contribuivano ad agire nel mio essere interiore ogni volta che arrivavo da loro, ma come una reazione magnetica, come varcavo quel cancello io mi sentivo felice. Mi sentivo libero di essere il bambino che ero.

Anatre, pozzanghere, il giardino immenso, frutta e verdura da cogliere e mangiare, il lago dove pescare o scappare con i bambini della zona.. la casa con le scale e le verande e le sorelle di mia nonna… quando andavo li ero circondato dai sorrisi delle persone, sorrisi di labbra ma soprattutto di occhi.

Li ho scoperto che quando ridi in maniera sincera e profonda, gli occhi si illuminano.

I pranzi e le cene li erano di quelli che avevo conosciuto solamente in qualche cartone animato o in qualche libro, tavola imbandita, 20/30 persone a tavola e l’aria leggera del casolare di campagna.

Questo è il ricordo che ho io… questa è l’armonia che è rimasta nella mia testa. Questo è il concetto di famiglia che posso riconoscere come tale, e non intendo il numero di persone ma il peso dell’aria…

Quest’immagine mi ha portato a stabilire che il valore della famiglia lo posso stabilire dal peso dell’aria che si respira tra i suoi membri.

 

Un giorno però, in cui dovevamo recarci a far visita a questa immagine idilliaca, fin dalla partenza, tutto sembrava diverso.  Persino l’odore che si respirava in auto era diverso, forse solo una sensazione, ma c’era un’altra luce nel cielo dove cercavo i miei pensieri.

Dovevamo recarci la perché c’era un funerale a cui presenziare.

Non avrei mai immaginato che quell’evento potesse cambiare tutto in maniera così stupida, eppure fu così.

Quell’immagine, quell’aria, quella magia non c’era più, non esisteva più, tanto che sembrava non fosse mai esistita.

Ora c’era soltanto la guerra, la battaglia dei rimpianti e dei rimorsi, la lotta delle accuse e delle scuse, tutto distrutto in nome di un eredità, in nome di qualche denaro.

Io non capivo, o forse capivo ma non volevo farlo, non accettavo il fatto che tutto ciò che avevo visto e vissuto fino a quel momento non ci fosse più e che magari non ci sia mai stato.

Due famiglie o meglio, una famiglia divisa in due o più fazioni, in guerra per questioni di eredità, di denaro, di soldi.

E il dolore per chi non c’è più?? E la mancanza?? E il ricordo?? E il silenzio??

Niente, tutti erano concentrati sul denaro, sull’eredità, tutto il resto non contava.

Io non capivo, o forse capivo ma non volevo farlo, non accettavo il fatto che le persone potessero dimenticare o passare sopra alla vita in nome del denaro.

Io non capivo, o forse capivo ma non volevo farlo, non accettavo il fatto che anche l’unico esempio concreto di famiglia che avevo potuto incontrare nella mia vita fosse in realtà solo una facciata.

Io non capivo, o forse capivo ma non volevo farlo, non accettavo il fatto che la morte fosse vissuta esclusivamente dal lato pratico.

 

Quel giorno cambiò per sempre la mia vita.

 

La cambiò perché rivalutai il senso della famiglia, delle persone e soprattutto del denaro.

Rivalutai il senso del tempo e soprattutto il modo di valutare i rapporti dal presente verso il passato.

 

Rivalutai le famiglie che non consideravo tali perché di fatto con tutti i loro problemi e la loro apparenza forse più altalenante nel tempo alcune di loro mi portarono a pensare che probabilmente non c’è una regola o un immagine che stabilisca o che permetta di valutare la bontà di un rapporto o meno, c’è il fatto di affrontare assieme un problema e di accettare i lati negativi di ogni individualità, di sentire nonostante tutto il bisogno l’uno dell’altro o semplicemente di sapere che c’è chi c’è stato e probabilmente ci sarà.

 

Rivalutai il mio modo di giudicare l’integrità dei rapporti riferendomi dal futuro o dal presente al passato. Li rivalutai nel senso che questa esperienza mi fece pensare che non è così garantito che un rapporto che è stato meraviglioso nel passato e interrotto bene o male nel presente debba per forza esser stato falso quando era meraviglioso. La vita evolve, le cose cambiano e con esse anche le persone. Spesso siamo portati a rinnegare il passato e a rivalutare ciò che è stato in base all’emozione del momento oppure a quella dal più fresco ricordo, ma altrettanto spesso forse non è così giusto, non è detto sia così algebrico.

 

Rivalutai il mio desiderio verso il futuro, il desiderio di vivere in una famiglia tutta mia e di come immaginavo la composizione di questa famiglia; rivalutai il mio modo di vivere, i miei valori, i miei principi.

 

Quel giorno cambiò per sempre la mia vita, penso di poter dire, in meglio…