A testa alta

Ci sono periodi nella vita che non sono semplici, svariati i motivi che ci portano
a doverli affrontare, svariate le circostanze che li accompagnano, infiniti i possibili
sviluppi.

Mi piace pensare però di poter dire che anche se nella vita alcune volte siamo costretti
un pò tutti a dover chinare la testa, anche solo per un attimo, difronte a quei momenti
è importante sentirsi estremamente determinati ad inseguire il desiderio ma forse ancor
di più la volontà di camminare sempre a testa alta.

Il che non vuol dire che andrà sempre tutto come avremmo voluto oppure tutto secondo i nostri piani, può capitare anche di imbattersi in situazioni dove possiamo solo osservare oppure in altre dove l’impeto è più forte delle nostre possibilità di controllo. Può capitare di affrontarli e superarli come si pensava di fare o di dover affrontare cose che non erano nemmeno state previste.

In ogni caso, il saper di potere dire a noi stessi, che qualunque sia la circostanza possiamo
camminare a testa alta, significa aver tenuto fede a principi e valori per i quali la nostra vita assume un senso e il nostro io un identità, a qualsiasi costo.

sapere di poter camminare a testa alta legittima il diritto di potersi lamentare di qualcosa tanto quanto quello di poter provare a cambiare ciò che non ci piace, potersi permettere di negare e rifiutare qualcosa che ci viene imposto, che sarebbe quello che qualcuno o qualcosa si aspetta da noi ma non quello che ci rappresenterebbe come individui

Molto spesso, difronte ai periodi difficili della vita, alcune persone pensano che “mandando a fanculo la vita” cioè scegliendo la strada del disinteresse, della ribellione contro il sistema o contro qualche sua forma di rappresentanza, scelgono la strada verso la loro libertà, indipendenza, forma di superiorità

invece

temo che quel tipo di scelta porti soltanto a mandare ad abbandonare se stessi.

Per quanto possa essere vero che esistono svariate forme ed esempi di ingiustizia, laddove il giusto viene sempre definito da esseri umani, è altrettanto vero che schierarsi a priori contro un sistema che oggettivamente è ingiusto ed imperfetto non restituisce nessuna forma di giustizia e men che meno di libertà.

Mandare a fanculo la vita, scegliendo di disinteressarsi della stessa o auto convincendosi di poterne affidare le redini alla pura casualità, vuol unicamente dire prendere il proprio tempo e abbandonarlo al proprio destino, certo ognuno è liberissimo di poterlo fare però mi preme sottolineare che prima di tutto si rinuncia alla propria di vita, e rinunciare totalmente a prenderla  in mano non ti porterà mai ad uno stato opposto a quello che è dato dall’affrontare un momento difficile.

Camminare a testa alta, invece, non ti mette al riparo dai momenti difficili ma ti permette di pensare a come poterli affrontare quando ti capitano e di pensare volendo anche al superfluo quando sono lontani, ma sopratutto di permette di fare un sorriso mentre
stai camminando sulla tua strada.

Vivere per paura di morire

Ultimamente mi capita spesso, per svariati motivi, di guardarmi attorno e tra le persone a me vicine e i relativi conoscenti di imbattermi spesso in questo tipo di pensiero, che ora vi sottopongo.

Avete mai la sensazione di osservare le persone e vedere che sembra che stiano vivendo esclusivamente per paura di morire??

E’ una brutta e amara considerazione, forse presuntuosa, però ultimamente mi gironzola in testa davvero in modo ricorrente..

Deriva da un osservazione marginale, forse superficiale di ciò che traspare dalla vita altrui.

Non vuol essere in alcun modo una forma di giudizio quando una semplice forma di deduzione, che come tale (tra l’altro me lo auguro pure) quindi potrebbe essere molto lontana da una corrispondenza in termini pratici.

Osservo e vedo molte persone che vivono la loro vita, trascinandosi dietro un giorno uguale all’altro.

Osservo e vedo molte persone che appaiono spente, senza un progetto da sviluppare, senza un idea da inseguire, senza un sogno da realizzare… ma non basta, osservo e vedo molte persone senza una passione da coltivare, senza un piacere da soddisfare, senza una
curiosità da colmare.

Come si può vivere una vita così?? questa vita così?? questa che ci è concessa, per quel che ne sappiamo e che non siamo in grado di capire quanto durerà??

Come si può trascorrere le giornate in balia del vento, di quel che ci accade attorno, come si può aspettare che sia il tempo e la vita degli altri a guidare la nostra, come si fa a stare fermi ad aspettare.

Io sono terrorizzato da queste vite qui, da quelle che ogni mattina si svegliano, si alzano, fanno colazione, si lavano i denti, escono o vanno al lavoro, si incontrano con qualche amico/a dopo lavoro per parlare del nulla, tornano a casa o si fermano a cena fuori, riescono se erano a casa o rientrano se erano fuori, vanno a letto chi a dormire chi a sbollire, dormono, chi bene chi male e poi, il giorno seguente ricominciano..

Non c’è mai nel loro orizzonte uno o più progetti da inseguire, non c’è mai un intermezzo che riscaldi il cuore, colmi l’emozione non c’è la ricerca di scoprire il perchè delle cose, il perchè delle non cose, non c’è il tempo per cercare un motivo ad ogni giorno,
per cercare un valore ad ogni ora, per cercare un senso, per allungare il tempo tra il buio di un battito di ciglia e la nuova luce che da esso viene generata.

Non c’è la voglia di provare nuovi orizzonti, nuove sensazioni, non c’è il desiderio che diventa spesso un bisogno almeno di pensare che non sia tutto qui, con la consapevolezza che qualsiasi sia il nostro grado di conoscenza, quel tutto è talmente tanto da renderlo non abbastanza per una vita, figuriamoci poi, se pensiamo di poter includere ciò che da quel tutto è escluso..

Non ho mai creduto sia possibile vivere una vita dove si ritiene superfluo o sacrificabile l’ascolto di una canzone, la lettura di un libro, l’osservare un quadro o un film, dove non ci sia ne la voglia ne l’interesse di viaggiare, di vedere quello che c’è fuori i confini di ciò che
identifichiamo come la nostra vita, non ho mai creduto sia possibile vivere ogni giorno con il pensiero che quel giorno appena vissuto possa essere uguale a centro altri già in archivio…

eppure mi guardo in giro e mi accorgo che forse, invece, sembra molto più possibile di quel che non avrei mai osato immaginare.

E allora, continuamente mi chiedo, ma è possibile vivere solo per paura di morire??

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I colloqui con gli insegnanti:

Sottotitolo: Forse dovrebbero riguardare più i genitori che i figli..

 

Questa volta ho preferito il silenzio ma avrei avuto un sacco di cose da dire…

Non so se sia giusto o meno, so però di avere un idea ben chiara e precisa riguardo gli argomenti sentiti e trattati in questi giorni da diversi genitori con cui ci siamo trovati a parlare riguardo i colloqui con le maestre nelle scuola dei miei figli.

Mi gira per la mente un unico pensiero primario: ma siamo sicuri di renderci conto di quello che è il bene per i nostri figli???

Alcuni discorsi che ho sentito sono davvero stati disarmanti, da lasciare senza parole..

Ma questo vuoto non è dato tanto dall’argomento in se o dal contesto, che in alcuni casi potenzialmente potrebbe anche essere legittimo ma per quelle che sono le informazioni in mio possesso credo che trarre qualsiasi conclusione, sia di assenso o di dissenso verso quanto ascoltato sia poco intelligente.

Ciò che mi spaventa, ma spaventa veramente è ciò che ruota attorno a queste argomentazioni e forse ancora di più ciò che viene ignorato totalmente da questa abitudine di distogliere l’attenzione da quello che dovrebbe essere invece il fulcro naturale.

Per esempio:

CASO A- Hai visto la provetta di storia?? ma come si fa a chiedere quanti decenni sono un ventennio se a scuola hanno spiegato soltanto cos’è un decennio??

CASO B- XX mi ha portato a casa la verifica di matematica, aveva sbagliato 20 sottrazioni e 10 addizioni, ma era andata male a quasi tutti, quindi sono tranquilla…

CASO C- Io non lo so, ha dato 5 perchè ha sbagliato tutte le moltiplicazioni, ma su tutte aveva in pratica moltiplicato solo le unità, non aveva solo capito il metodo altrimenti sarebbe stato tutto giusto…
Allora ora o io sono strano o qui c’è davvero qualcosa che non funziona… tutti che giustificano i propri figli e che accusano le insegnanti… eppure io vedo così logico

CASO A- Il fatto di non aver citato precisamente la domanda e la risposta a scuola non impedisce ai nostri figli di pensare o almeno di provare a farlo, di ripercorrere quanto appreso e provando appunto a pensare cercare di trovare una risposta con gli elementi che hanno a disposizione, non sarà poi una tragedia se non ci riescono ma potrebbe diventare
un problema se non si abituano almeno a provarci.

CASO B- Il fatto che l’attenzione vada all’esito generale non esclude il fatto che da genitore dovrebbe interessare maggiormente, ci sono stati 30 errori, ci siamo chiesti almeno perchè?? a cosa sono dovuti?? il fatto che 50 persone sbaglino 30 cose non
dovrebbe essere una sorta di nota di merito quanto una sorta di allarme o almeno monito per chiarire… poi noi abbiamo un figlio e credo che il nostro primo interesse dovrebbe essere capire cosa non è chiaro a lui piuttosto che giustificarne il numero di errori
relazionandolo agli altri

CASO C- Qui siamo alla follia più pura, ma se questa persona ha un problema ad un braccio e il medico sbaglia e gli opera la gamba alla fine dell’operazione non si lamenterà perchè sosterrà che se le avesse operato il braccio il problema sarebbe stato risolto oppure
agirebbe per vie legali richiedendo probabilmente la pena di morte per il medico??

 

O almeno il beneficio del dubbio possiamo concederlo??

 

In tutti e tre i casi, che sono solo alcuni esempi delle cose che ho sentito, nessuno che si preoccupasse dei motivi che hanno indotto il proprio figlio all’errore ma sopratutto che nessuno che pensasse a come eventualmente porvi rimedio, tutti intenti a cercare un
responsabile come se la sua identificazione fosse la soluzione del problema…

Ma i genitori mandano a scuola i figli per cercare di assicurarsi a seconda del loro andamento una posizione nella società dei genitori degli alunni della classe XX o per cercare di dar loro delle basi che gli servano per identificare un percorso, una passione
un possibile futuro che li veda in grado di avere gli elementi per gestire situazioni, pratiche e problemi che la vita gli presenterà?

Qualche giorno fa mio figlio ci ha portato a casa da far firmare la verifica di matematica, quando qualche giorno prima gli abbiamo chiesto com’era andata aveva risposto “bene, era facilissima”… è andata bene ma ha sbagliato un esercizio e noi abbiamo avuto l’impressione che l’errore era dovuto a scarsa attenzione e al fatto che non aveva riletto… non abbiamo dato colpa all’insegnate ma abbiamo parlato con lui evidenziando il nostro pensiero… nei modi che abbiamo ritenuto idonei (emoticon: ghigno malefico)

Sembra che a nessuno interessi veramente se il proprio figlio è in grado di apprendere, se magari ha qualche difficoltà se è attento o distratto, sembra che l’andamento scolastico debba essere garantito da una sorta di integrità referenziale che il figlio ha in quanto figlio del genitore stesso e per tanto non possa presentare problemi e difficoltà che se si manifestano sono dovute a carenze dell’insegnate o del sistema scolastico.

Chi mi conosce e segue da tempo sa quanto io sia ostile con la scuola e il sistema scolastico che a mio modo di vedere presenta grossi problemi ma quando sento queste storie mi vien da pensare che ci sono lacune e problemi ben peggiori al di fuori del sistema scuola,
che oltre ad interessarmi in quanto parzialmente coinvolto mi interessano perchè sono le basi su cui si fonda la società di domani, quella nella quale dovranno vivere anche i miei figli.

Sorvolando volutamente l’argomento “alleanze tra genitori nelle crociate” contro qualsiasi papabile essere vivente (a volte anche no) a cui attribuire le colpe dell’esistenza crudele del concetto di valutazione….

Quindi mi vien da pensare che i genitori hanno molti più problemi della scuola e dei figli stessi..

Testo Canzone: Milano

Non c’è altro da dire mi ha toccato molto in profondità questa canzone, pur non centrando assolutamente niente io con Milano… (ne con Frosinone)

Spesso mi chiedo perché
sto a raccontare i cazzi miei alla gente

non sanno fare niente
neanche le lavatrici

chi ha perso tempo per capire il mondo
e chi ha perso tutto per scoprirsi a fondo

avrei voluto scoprire altri punti di vista

che siamo tutti un po’ folli
facciamo cose strane
diamo agli altri dei pazzi
e poi andiamo a cacciare
esiste un limite alla morale
se ogni abitudine è normale

Milano -Luca Carboni-

Spesso mi chiedo perché

sto a raccontare i cazzi miei alla gente

pensa a quelli come me

che stanno svegli la notte

cercando le frasi per riuscire a parlar di sé

non sanno fare nient’altro

non sanno fare niente

neanche le lavatrici

hanno i maglioni sgualciti

e non guardano nenache la televisione

tranne la notte degli oscar

e qualche film d’azione

così ho invidiato la gente che vive a milano

e le forme di vita di un pianeta lontano

e chi ha perso tempo per capire il mondo

e chi ha perso tutto per scoprirsi a fondo

avrei voluto scoprire altri punti di vista

e come stanno le cose e dove sei te

che cosa pensa tua madre

che cosa pensano i marziani dei capricci terrestri

e di quegli umani buffi

che giocano a sudoku

e si confondono sempre navigando sul web

che siamo tutti un po’ folli

facciamo cose strane

diamo agli altri dei pazzi

e poi andiamo a cacciare

esiste un limite alla morale

se ogni abitudine è normale

così ho invidiato la gente che vive a milano

e le forme di vita di un pianeta lontano

e chi ha perso tempo per capire il mondo

e chi ha perso tutto per capirsi a fondo

avrei voluto scoprire altri punti di vista

e come stanno le cose e dove sei te

e adesso che non ci sei più

io ti racconterò di me

adesso che mi guardi dalle nuvole

che cosa penserai di me

adesso che non ci sei più

adesso che mi guardi dalle nuvole

così ho invidiato la gente che vive a milano

e le forme di vita di un pianeta lontano

e chi ha perso tempo per capire il mondo

e chi ha perso tutto per capirsi a fondo

avrei voluto scoprire altri punti di vista

e come stanno le cose e dove sei te

e dove sei te

 

 

Sfogo contro la superficialità

non sono pienamente convinto di ciò che sto per scrivere… ma sento che farlo, magari, mi aiuterà ad assumere una posizione più chiara verso questo mio stesso pensiero.
L’elezione di Trump di questi giorni, ma anche il fatto che non ho ancora capito se ho avuto un buco di memoria riguardo il motivo per cui Renzi si trova dove si trova, ed altre svariate situazioni della vita di ogni giorno senza voler concentrare il focus sulla mia posizione in merito, ossia senza voler affermare un accordo o un  disaccordo, senza concentrarmi sulla mia posizione ma in un ottica più globale mi fanno pensare che:
sia arrivato il momento di dire basta a questi spot a questa propaganda di “vivere superficiale!!! di puntare e richiedere ad ognuno di noi di essere meno pesanti, meno concentrati, meno dentro le cose, di prendere la vita non troppo sul serio perchè altrimenti non te la godi, di ridere di più della vita come se una visione cosciente ti impedisca di farlo”

Mi sento di dire basta a chi cerca di spargere il verbo della leggerezza…

ma non perchè non sia vero che la leggerezza è necessaria e a volte un arma indispensabile

ma perchè ho la sensazione che il prezzo di questa propaganda stia diventando troppo alto e la sua irreversibilità molto pericolosa.
Io penso che si possa vivere in maniera equilibrata e che farlo non significhi rinunciare a ridere e ad essere felici.

Io credo che andare a fondo su alcune cose, non passare sopra a tutto, fare buon viso a cattivo gioco, non prendersi troppo sul serio siano tutte attività che vadano ricercate in termini di equilibrio…

Vivere con leggerezza riuscendo a distinguere i contesti nel quale la leggerezza è un valore e non uno standard dovrebbe essere l’obiettivo.

Si può analizzare una questione e riderne utilizzando intelligenza e conoscenza.

Ridere e divertirsi non è possibile solo ed esclusivamente in senso demenziale, volgare o tragicomico..

Ridere e divertirsi è possibile e stimolante anche utilizzando algoritmi e metodi un pò più evoluti, la limitata diffusione e condivisione istantanea in termini di grandi numeri non è un fattore che intacca la qualità ma semplicemente la quantità, ma si sà la quantità non determina la qualità e non mi risulta che nessun essere umano sia stato più felice di un altro per il numero di giorni che ha vissuto quanto piuttosto per quelli che per un motivo o per l’altro è portato a ricordare..