tide-pods-challenge

ma dico io, ma è mai possibile???

https://www.wired.it/internet/web/2018/01/22/tide-pods-challenge-moda-capsule/

https://www.panorama.it/societa/life/cose-la-tide-pods-challenge/

ma cosa c’ha nel cervello la gente?

non mi sento a mio agio, ma una domanda mi nasce spontanea, ma vale veramente la pena provare a salvarli???

 

E questa è solo una delle tante, l’ultima (credo) in senso cronologico…  per arrivare a queste cose dev’esserci veramente il nulla attorno…

 

Always leave your office on time

LASCIA SEMPRE IL TUO UFFICIO IN TEMPO

1. Il lavoro è un processo senza fine. Esso non potrà mai essere completato.

2. Gli interessi del cliente sono importanti, così come quelli della tua famiglia.

3. Se avrai un problema nella tua vita, nessuno, no il tuo capo, no i tuoi clienti, no la tua azienda ti offriranno un
aiuto; la tua famiglia e i tuoi amici probabilmente saranno disposti ad aiutarti.

4. La vita non è riguarda soltanto il lavoro, l’ufficio e i clienti. C’è molto di più nella vita.
Tu hai bisogno di tempo per socializzare, divertirti, rilassarti e fare esercizio.
Non lasciare che la tua vita sia priva di significato.

5. Una persona che sta sempre fino a tardi in ufficio non è una persona che lavora duro.
invece è un pazzo che non sa come gestire il lavoro entro il tempo stabilito.
È un perdente che non ha una vita personale o sociale. E’ probabilmente incapace ed incompetente nel suo lavoro.

6. non hai studiato duro e lottato nella vita per diventare una macchina.

7. se il tuo capo ti obbliga a lavorare fino a tardi,può essere inefficace e avere anche una vita senza senso;

 

Dr. Abdul Kalam

THIRTEEN REASON WHY

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Ho titolato il post con il titolo originale del libro perchè mi piace molto di più della semplicistica traduzione italiana.
Qualcuno di voi ha letto il libro o visto la serie tv???

Io per il momento ho visto la serie, ci ho messo un pò, volutamente perchè avevo bisogno che la mia mente elaborasse ciò che le varie puntate mi lasciavano… ed è stata davvero tanta roba….

Si, devo dire che la serie mi è piacuta moltissimo.

Il giudizio complessivo è un giudizio emoziale, di testa e di pancia non certo di tecnica e abilità.

Quindi non vorrei soffermarmi a parlare dei dettagli ma di dettagli.

Già perchè anche se apparentemente la storia è la storia di un adolescente in realtà ci sono così tante storie nei dettagli, così tanti pensieri e discussioni che si possono intraprendere che è proprio il tipo di cosa che voglio vedere o leggere nei pochi momenti che posso dedicare al grande schermo (in ogni sua evoluzione tecnologica) o al piccolo parallelepipedo cartaceo. Perchè il tempo è poco e non amo sprecarlo con cose che mi annoiano.

E devo dire che nonostante nella parte centrale secondo me un pò di ritmo è stato perso (ma potrebbe benissimo essere una considerazione deviata più dal mio stato psicofisico che dalla serie in se) poi ogni cosa è tornata al suo posto e un sacco di stimoli per pensieri e riflessioni sono stati forniti.

Io, personalmente mi sono perso a riflettere, su una ragazza che decide di togliersi la vita, su un ragazzo che considera talmente forti i suoi principi morali
da non rendersi conto di quanto gli stessi lo portino ad essere un “diverso” ma sopratutto quanto questi lo tengano lontano da sofferenze comuni,
di svariati ragazzi con svariate tipologie di vite e problemi. In particolare di quanto riusciamo ad alterare la nostra immagine ed i nostri pensieri per adeguarli a quelli che la società richiede o forse meglio dire a quelli che noi stessi pensiamo la società ci richieda.
Ci sono poi le immagini ed i pensieri da fare verso i genitori, della ragazza e quelli degli altri protagonisti. Quelli legati a quello che si può permettere un sistema istituzionale, scolastico, sempre proiettati alle logiche della società che sovrastano quelle della comune umanità.
Ci sono quelli legati ad una persona che probabilmente ne esce come sconfitta e perdente ma che forse è l’unica che si è avvicinata all’accettazione che la vita giusta o la scelta giusta non è quella che spesso ci appare come tale.
Si parla di violenza sessuale, psicologica, bullismo, repressione, isolamento.. si parla di vite di tutti i giorni e di persone di tutti i giorni.

In qualche modo si parla anche di reazioni differenti a sollecitazioni molto simili…. e forse, almeno per me, la chiave di lettura di questa serie sta tutta qua.

Ma magari appena recupero un pò di tempo ne scriverò in modo più approfondito.

 

Prima di scendere nei dettagli del mio viaggio mentale durante la visione, qualuno di voi ha visto la serie o letto il libro??

NetflixTiein

di un anno che se ne va..

La cosa positiva è che ho una buona sensazione per questo nuovo anno, non so se sia
legata a una qualche forma mentale di speranza di buon auspicio oppure a qualche inconscia vibrazione positiva dalle origini sconosciute.

Fatto sta che il duemiladiciasette è alle spalle, finalmente, non so se lo ricorderò in futuro
ma ora che la memoria è ancora fresca posso sicuramente affiancarlo al 2011, cioè come uno degli anni più duri e pesanti di quella che sarà un giorno la mia storia.

Non amo lamentarmi, mi disturba chi lo fa sempre e di conseguenza cerco di non farlo quasi mai, però ecco non posso dire sia stato un anno facile, e il periodo di festività tradizionale non poteva ribaltare il mood dell’anno appena trascorso.

Per carità, ci sono migliaia di persone che se la passano peggio di me, che hanno mille e più motivi per non essere sereni.. non intendo paragonarmi o cercare di entrare nel gruppo però di fatto è finito un anno molto impegnativo e stancante.

Un anno pieno di parole e di lunghi tempi di attese, un anno troppo fermo per i miei gusti, un anno di progetti calati dal cielo a cui è stato obbligatorio affidare parte delle mie risorse energetiche e mentali.
Un anno obbligato, lo chiamerei così… un anno in cui il tempo era scandito da situazioni ed eventi che in un  modo o nell’altro erano forzati, e io faccio da sempre stramaledettamente fatica ad accettare le forzature.

Ma si deve, in certi casi, non ci si può opporre… o ci si rende conto che si potrebbe pure ma ciò che si ricaverebbe da una scelta così anarchica sarebbe solamente inutile polvere di anticonformismo fine a se stesso.

Spero che sia un anno di energia, un anno dove dedicare le forze a costruire qualcosa per le persone care, un anno su cui poter sfruttare il tempo per le cose in cui credo, per le cose che per me hanno un senso… è un desiderio ma anche un bisogno.

Non credo che la vita sia inseguire uno stato di felicità eterno, credo che sia un percorso di sali e scendi ma sempre mirato in direzione della salita, credo che la serenità sia un buon compromesso per affrontarla così come credo che la curiosità sia il veicolo
su cui salire e l’energia il motore che la muove.

Chi mi conosce bene lo sa, il periodo delle feste solitamente non lo vivo con entusiasmo tranne che nei momenti dedicati alla mia famiglia solitamente i miei ricordi sono per lo più malinconici e di momenti noiosi e di rifiuto. Non riesco a non guardare con diffidenza e tutte le esibizioni di gioia e felicità espresse verso il prossimo, specialmente se semisconosciuto, e nello stesso istante proiettare i miei pensieri verso le reali sensazioni che sono celate perchè così vuole la tradizione.

Mi rendo conto che la mia è una sorta di fissa probabilmente smisurata però allo stesso tempo è ciò che proviene dal mio interno più profondo.

Persone che si fanno gli auguri in comitiva e che dopo pochi passi sparlano uno dell’altro, sorrisi regalati dietro a facce imbronciate o sguardi di confronto conditi da riflessi di invidia o giudizio.

Così io cerco come sempre di saltare nell’ombra, di evitare le situazioni imposte, di voltarmi dall’altra parte della faccia chiara della luna bianca
preferendo quella oscura della luna nera ma sincera (semi-cit. FRKNRG).

E così come ogni anno passo, ad assoluta ragione, per quello solitario per quello che rasenta la maleducazione che si pone contro il sistema. Ho rifiutato di partecipare alla cena di lavoro, quando nella raccolta delle adesioni l’organizzatore ha affermato “è una cena nella quale conviene molto di più esser presenti che assenti” e al mio commento “perfetto, motivo in più per non esserci” qualcuno ha riso qualcuno mi ha guardato con spregio.

Ho rifiutato di fare gli auguri, di stringere la mano, di regalare sorrisi a persone che non conosco e che non conoscono me, a gente che viene a lavorare con la 24ore vuota pur di presentarsi con la valigetta.

Mi sono sentito triste in chiesa, durante gli incontri dedicati al percorso di catechismo di mio figlio, quando ho visto per la messa della vigilia persone, genitori, che non si sono mai presentati negli altri appuntamenti atteggiarsi da pilastri della comunità per poi riunirsi a branco a stilare la classifica dei genitori più eleganti e facoltosi.

Ho sentito la solitudine delle persone che si presentano in chiesa 3 o 4 volte all’anno e che per il restante tempo imprecano contro religioni e destino a cui attribuiscono solo i lati dei loro fallimenti.

Ho sentito silenzio e vuoto durante i canti in quelle persone che ridevano commentando chissà quale piccolo dettaglio invece di ascoltare i suoni e magari anche se stessi.

Ho sentito sconforto nell’immaginare quanti di qui bambini che in quel momento erano concentrati ed attenti, domani saranno come gli adulti che siamo noi oggi.

A Natale non è stato diverso, ho pensato a quanti regali sono stati fatti perchè lo richiede la tradizione, a quanti beni superflui riempiranno i nostri armadi
e bidoni delle immondizie nel corso del nuovo anno che si preparava ad arrivare.

Ho pensato agli adulti che ritengono infantile far credere ai loro figli a Babbo Natale ma non ritengono altrettanto stupido quanto descritto sopra.

Ho pensato ai bambini che fortunatamente se ne fregano di tutto quanto accade attorno a loro e giocano felici tutti assieme, senza giudizi, senza gare ne classifiche
e così ho ritrovato un pò di buon umore.

Lo so che il Natale porta con se anche molte cose buone, ma io ogni anno mi imbatto in pensieri come questi, questa è la mia storia, questi sono i miei natali e capodanno e ormai ne sono abbastanza abituato che anche il senso di malinconia è praticamente un sottofondo nemmeno sgradevole.

IN tutto questo peraltro trovo la forza per credere in quello che penso, in quello che faccio e per cercare nei restanti giorni dell’anno di essere coerente con me
stesso, con quelle sensazioni che mi rattristano per cercare di non fare ciò che critico negli altri, cambiando unicamente i contesti…

non so se ci riesco, ma infondo, per quel che mi riguarda ogni piccolo traguardo in questo senso è raggiunto soltanto grazie a questo periodo, che ciclicamente
si ripete di anno in anno… e forse porta con se uno dei traguardi più importanti per quel me stesso che immagina di guardarsi allo specchio tra tanti anni e di avere
qualche storia da raccontare a chi la vorrà ascoltare.