Soldi

…Il modo migliore per fare soldi in maniera pulita e non spenderli per cose che in realtà non servono a nulla…

NEW AGE, LA SOCIETA’ DELL’IMMATERIALE

Riflettendo sulle basi della nostra società lavorativa.. mi sono fatto questa domanda

e se puntassimo sull’immateriale??

poco fa leggendo questo post https://tuttolandia1.wordpress.com/2015/03/20/lavoro-2
di Fulvialuna mi è venuta alla mente una riflessione sulla struttura della nostra società
e il mondo del lavoro, perchè come ho chiuso di là, io la vedo un pò così…

“è come costruire basi di cemento per distendersi con un asciugamano su un prato…”

Da quando frequento il mondo del lavoro, l’idea che mi sono fatto è che la società che un tempo
“reggeva” come struttura l’indotto che la contornava, grazie alle grandi industrie di zona… non funziona più!!

Città e paesi venivano alimentati e mantenuti da questo meccanismo che indubbiamente funzionava perchè adeguato ai tempi nei quali è stato pensato e messo in atto, oggi non regge più e quindi città e paesi lentamente muoiono se non realmente muoiono nella loro anima.

Ci sono differenze strutturali troppo evidenti, un tempo le grandi industrie di zona garantivano
lavoro per i propri lavoratori ma anche per quelli di zona che in qualche modo servivano il colosso.

Il prodotto finito era alla base dell’esistenza del lavoro, la qualità complessiva di quel prodotto
in qualsiasi settore era l’indice per misurare il successo o meno di un impresa.

Il mercato era mosso dalla domanda e non dall’offerta.

Il compratore medio acquistava sicuramente meno beni e ponderava sicuramente di più, anche a fronte
di una ovvia minor domanda, i suoi acquisti che erano mossi e indirizzati a concetti attribuibili
all’esigenza e all’utilità.

Molto spesso non era possibile rivolgersi al trove e/o trovarsi a poter scegliere il prodotto desiderato
tra un ventaglio di prodotti simili ma si acquistava dove e se possibile quello di cui si aveva realmente
bisogno, se non lo si trovava si cercavano soluzioni alternative.

Cioè tutto funzionava secondo il meccanismo di una società che popola una strada statale con qualche piccola
derivazione.

Oggi tutte queste basi sono inevitabilmente stravolte dall’organizzazione attuale della società.

Oggi non si compra solo ad esigenza o verso il bene considerato “utile” oggi si compra in base all’offerta, che non
è generata dal compratore ma dal produttore.

Oggi il mercato è mosso dall’offerta e non dalla domanda.

Se voglio comprare un orologio, non vado in un negozio specializzato o che vende solo orologi, vado al centro commerciale
vado nel megastore di elettronica, guardo su internet, posso vedere l’offerta europea, americana, mondiale…

La qualità del prodotto viene determinata dalle vendite e dalla pubblicità, più è pubblicizzato e più è venduto più è ritenuto
bene di qualità… ma su 10000 compratori di un prodotto quanti realmente sono interessati alla sua qualità?? quanti la valutano??
quanti sono interessati a confrontare quanto sia reale il rapporto tra caratteristiche indicate e risultati forniti?
ma sopratutto quanto siamo in grado di giudicare il prodotto che abbiamo acquistato? e quanto nel caso in cui questo prodotto non funzioni più o come ci aspettavamo ci sentiamo “truffati” e ci rendiamo conto di aver buttato i nostri soldi e con essi il nostro tempo e il nostro lavoro?? quanto incide questo nel nostro bilancio mensile?? quanto ci rendiamo conto incida?

l’abbassamento dei prezzi, auspicato da ognuno di noi per i settori di suo interesse è sempre visto come qualcosa di estremamente positivo, ma la riduzione della qualità viene sempre interpretata come fattore negativo… eppure, secondo me, le due cose sono direttamente proporzionali (tranne che in rarissimi casi in cui si può realmente parlare di progresso e successo imprenditoriale). In realtà ho l’impressione che ci sia una netta sproporzione nella valutazione a netto e ovvio vantaggio del prezzo… ma non sarà che questo effetto è possibile grazie alla reale minima esigenza e reale utilità che ha ciò che acquistiamo?

Nell’ultimo decennio specialmente si è visto il boom del “settore qualità” nelle aziende di produzione.. sembra che ogni medio grande azienda punti molto su questo settore interno che però a conti fatti contribuisce più alla scomparsa della foresta dell’amazzonia che alla garanzia effettiva del risultato del prodotto finito.

Quindi tornado al tema di origine di questo post, per quello che è la mia esperienza fino ad oggi noto un cambiamento nei fondamentali della società e del mercato e non ritrovo lo stesso cambiamento alla base della struttura della nostra società.

Pensare di continuare a vivere basando il cuore delle nostre società sul lavoro industriale è a mio avviso un indice di una società che ignora lo sviluppo del resto del mondo e dello stile di vita della società stessa. Formare le generazioni future sui modelli scolastici relativi a quell’ideologia mi sembra stia portando i primi casi inadeguatezza sotto gli occhi di tutti noi..

Pensare che il lavoro industriale possa mantenere in vita la fetta più grossa della società stessa con i suoi prodotti finiti che sono inevitabilmente fuori concorrenza nel mercato globale è a mio avviso vivere con almeno trent’anni di ritardo.

Senza avere basi solide ma solo con spirito e forse ideologia che spero non sia dietrologia mi vien da pensare che la direzione da provare a seguire dovrebbe essere quella dell’immaterialità…

arte, cultura, enogastronomia, turismo e servizi di vario genere uniti alla componente industriale e alla ricerca potrebbero essere gli  elementi fondamentali di una nuova italia, di un paese che cambia perchè costretto a cambiare dall’evoluzione globale.

Un paese che si accorge che l’industria non regge più perchè ciò che ci aveva resi felici e forti un tempo non è più quello che è richiesto, non perchè oggi siamo meno bravi (che forse è pure vero) ma perchè quel tipo di “bravura” non è più quello che è ricercato nel resto del pianeta, o se lo è, in misura nettamente minore rispetto a trenta o quarant’anni fa.

Io vedo nei servizi di vario genere un futuro possibile specialmente per un popolo come il nostro che è da sempre abituato a condividere l’arte pratica e creativa dell’arrangiarsi con quella del sapersi rapportare nel bene e nel male con le persone…

però se devo dirvela tutta io oggi come oggi  immagino un futuro di centri commerciali che invece di esser pieni di negozi saranno pieni di psichiatri, psicologi, psicoterapeuti, psicanalisti, pranoterapeuti, radioestesisti, veggenti, sensitivi, personal shopper, personal trainer, mental coaching, personal coaching, personal agent, personal “qualsiasi cosa” perchè sembra che ormai ogni persona da sola sia incapace di fare qualsiasi cosa..

sembra che per ogni attività, pensiero, azione abbiamo bisogno di qualcuno che ci indichi il vero, unico e giusto modo per farla…

mi diverte pensare al passato quando il miglior modo per imparare a fare qualcosa era provare a farla e sbagliare…

quando le persone erano fatte di materia, pensiero ed errori… e quando invece che vergognarsene cercavano di sfruttarli per migliorare…

ma oggi forse il mondo è cambiato, viviamo come disegnando il futuro in un paese immobile al suo passato, possiamo farlo perchè siamo la new age, siamo gli immateriali..

Il mio regalo.. il più grande..

Stamattina ho ricevuto gli auguri dai miei piccoli mostri..
solitamente non amo feste e riccorrenze ma da quando ci sono loro tutto assume un altro colore.
mi trovo in difficoltà nei giorni in cui l’attenzione ricade su di me, mi piace dedicare le mie attenzioni
agli altri, mi riesce meglio…

Ho ricevuto in regalo un segnalibro fatto da Nicholas e un disegno da Simone,
ma il regalo per la festa del papà è davanti ai miei occhi ogni giorno dal 23 Agosto del 2008…
ed è radoppiato il 30 Settembre 2012…

il mio regalo è la consapevolezza di essere un padre, della responsabilità e della fortuna che ho..
il mio regalo è ogni istante che i miei occhi possono vederli,
il mio regalo è ogni volta che i miei pensieri sono rivolti a loro,
il mio regalo è ogni volta che li rimprovero sperando di contribuire a migliorarli,
il mio regalo è ogni volta che li vedo piangere e riesco a resistere e a pensare che è per il loro bene,
il mio regalo è ogni volta che li vedo piangere o non resisto,
il mio reaglo è ogni volta che gli accarezzo, che li prendo in braccio, che gli dico “bravo”
il mio regalo è il loro sguardo, i loro occhi, la loro vita,
il mio regalo è riuscire a lasciarli vivere,
il mio regalo è la loro vita

il mio regalo è con me 365 giorni l’anno,
il mio regalo è molto di più di quello che potrei mai riuscire a chiedere alla vita…

il mio regalo…

Unici o ideologici

L’altra sera, dopo aver messo a letto i mostri, stavo andando in bagno e mi sono soffermato fuori dalla porta socchiusa della loro cameretta.

Mi son fermato perchè li sentivo parlare sottovoce.
Nicholas stava cercando di convincere Simone a dormire e a non farsi sentire ancora sveglio
da noi, simone gli ha chiesto l’acqua (una delle 5 o 6 scuse che utilizza per rinviare la resa
all’ora del sonno) così Nicholas è sceso dal suo letto, ha preso il bicchiere, l’ha dato a Simone
facendosi promettere che dopo questa fondamentale bevuta si sarebbe arreso al mondo dei sogni.

Così è stato e io ho proseguito il mio cammino verso il bagno.

Non ho visto la scena, ho solo ascoltato e la mia mente ha dipinto, facendo il resto.

Una volta arrivato in bagno ho sentito diverse sensazioni…

La prima di orgoglio perchè Nicholas sta crescendo, con lui anche Simone e mi emoziona molto vedere
gli occhi con cui Simone guarda suo fratello, immaginare quello che in questo momento Nicholas rappresenta per lui.
E quello che lui rappresenta per Nicholas.

Ho sempre pensato che una delle gioie maggiori che mi aspetto dalla vita è quella di vederli un giorno da adulti
e notare che si vogliono realmente bene qualsiasi sia la loro strada e la loro vita che quel legame che li ha fatti
esistere sopravvive ancora spontaneo nelle loro vite.

Poi ho provato una sensazione si soddisfazione per il modo con cui si sono parlati, la complicità… e la fiducia che
uno dimostra all’altro e viceversa.

Successivamente le sensazioni sono mutate in direzione di un misto di malinconia e velata tristezza.

Ho ripensato alla mia infanzia, a quante volte nella mia cameretta ho immaginato e dato vita ad un fratello immaginario
o ad una sorella immaginaria. A volte maggiori a volte minori.

Com’è non esser figli unici??

Ricordo perfettamente che immaginavo di rivestire quel ruolo di fratello maggiore che avrebbe aiutato ed insegnato
a suo modo la sua versione della vita, la sensazione di immaginare di avere la responsabilità delle azioni e delle parole e di avere la possibilità di valutarla e non solo di immaginarla. La sensazione di rappresentare un punto di riferimento per qualcuno che ti conosce come nessun altro, qualcuno che è diverso da te ma che in qualche modo a te è legato se non altro per ore, luoghi, minuti obbligatoriamente condivisi.

Ricordo che mi immaginavo piccolo piccolo ai cospetto di un fratello o sorella maggiore con cui poter parlare, raccontare le mie paure, fare le mie domande, cercare le mie risposte… osservare qualcuno che rappresentasse per me un punto di riferimento con il quale confrontare i miei piccoli pensieri, dipingendoli da grandi, oppure perdermi ad osservare ciò che esiste nel mezzo tra un bambino ed un adulto…

Da queste immagini è rimasta in me da sempre la ricerca, nelle persone che ho incontrato nella mia vita, di rapporti che riempissero in qualche modo anche distorto quel vuoto… l’immagine del fratello e della sorella che non ho mai avuto ma che ho spesso finto di avere….

Nik&Simo2 (3)

Monologo da “un altro mondo”

Ci sono persone che hanno tutto e che si svegliano troppo tardi rispetto al resto del mondo, ci sono parole e ci sono persone che non vogliono ascoltarle, l’importante quando arriva la sera e non essere mai soli e mai lucidi.
Ci sono persone che non sopportano le feste a sorpresa e che non hanno trovato mai il coraggio di dirlo ai loro amici.
Ci sono torte che hanno più gusto di altre… molto più gusto.
Ci sono persone che non hanno mai detto ti amo, perchè tanto non serve
persone che non riescono a trovarsi perchè il loro ritmo e diverso da quello degli altri.
Ci sono domande che non vanno fatte, finche non si è sicuri di saper sopportare le risposte.
Ci sono persone che lasciano segreti in un posto sicuro, per poter ricominciare sentendosi puliti.
Niente domande, niente promesse, niente ti amo… queste sono le regole.
Ci sono amici che ti porti indietro da sempre senza avere tante aspettative, ci sono persone che hanno troppe aspettative… e persone che adorano deluderle… e poi ci sono persone perfette, che fanno solo cose perfette, che staccano assegni perfetti per chi nella sua vita non vuole perfezione.
Ci sono persone che odiano i compleanni perchè i compleanni portano sorprese, ed io le sorprese non le ho mai sopportate.
E’ Poi ci sono lettere… quella lettera, quella scrittura, queli caratteri blu sul foglio bianco… ci avevo messo un anno per tirare su quella lettera, dieci anni per afferrarla e tutta una vita per leggerla… caro andrea… e poi quelle parole, non ho più tempo, sto morendo sono al nairobi hospital, ho bisogno di te… tuo padre.
Ci sono ricordi che ti arrivano addosso all’improvviso e ti accordi di non aver mai smesso di pensarli. ricordi la tua prima volta in bicicletta senza rotelle… ricordi tutto di quella giornata cos’ fredda, di quell’ultima giornata.
Ci sono figli che cadono e padri che se ne vanno senza spiegare perchè, il giorno del mio ventottesimo compleanno ero caduto un’ altra volta dalla bicicletta e quella lettera mi stava costringendo a voltarmi.

2000 anni di evoluzione…

L’alto giorno commentando un articolo ho “partorito” questa frase che mi ha colpito o auto-colpito che ripropongo qui per non dimenticarla:

“dopo due mila anni di storia  avremmo dovuto essere al punto di comprendere che stiamo semplicemente condividendo un pianeta e invece non riusciamo a condividere serenamente nemmeno una rampa di scale…”

Un giorno qualunque…

In questo periodo mi sembra di essere particolarmente sereno…

ieri mentre tornavo a casa dal lavoro percorrendo l’emozionantissima strada statale napoleonica osservavo guardando a lato del finestrino (tanto la strada è dritta non è necessario fissarla) le montagne innevate che si mostravano nel loro splendore come se fossero un immagine in HD di uno dei supermegaiper televisori 4k di ultima generazione, il cielo era limpido e i monti nitidissimi grazie al nostro tanto amato vento del nord est.

Appena sotto questa spettacolare immagine montuosa c’era contrapposta l’immagine di una primavera alle porte, nei campi friulani si sentiva e si vedeva la primavera..

Osservando questi scenari mi sono sentito felice, la loro bellezza, i loro colori, il silenzio attorno mi hanno messo il buon umore, mi sono chiesto ma come si fa a non godere di queste immagini… come si fa a non sentirsi non solo felici ma anche fieri di vivere attorno a tutto questo?? come si fa a non vederlo nemmeno nella maggior parte degli altri giorni?

Sembrava come se quel quadro in movimento mi dicesse… ma mi vedi?? sono uno spettacolo??

Ieri sera poi, tornato a casa, dopo cena mangiando un arancio ho provato la stessa sensazione, la freschezza del succo che sgorga dai suoi spicchi, il contrasto dolce amaro, le sensazioni che provi sul palato e sulla lingua mi hanno comunicato le stesse sensazioni…

Ogni cosa conteneva e trasmetteva emozioni

eppure mangio aranci piuttosto spesso e non sempre mi arriva questa sensazione in questo modo, spesso lo mangio, lo mando giù e penso ad altro, i miei sensi sono staccati, scollegati, il gesto è automatico, la ricezione è disattivata…

ieri no, forse complici le sensazioni provate tornando a casa, forse no.. non lo so.. ma ieri tutto aveva un altro sapore, tutto un altro colore, tutto il mondo era diverso… speciale… eppure ieri era assolutamente un giorno qualunque, nessun evento, nessuna ricorrenza…

niente, un giorno qualunque, ma speciale e non importa ricercarne il perchè, importa averlo vissuto…

ora vorrei mangiare un arancio…