Elizabethtown: Oggi alla radio ho sentito una canzone che mi ha riportato ad un’emozione..

Oggi alla radio ho sentito una canzone che mi ha riportato ad un’emozione..

legata alla visione, qualche anno fa, di questo film… mi sono sentito in dovere di omaggiare questo evento ripescando la recensione che scrissi sul vecchio blog, perchè certi film non si dimenticano perché certe emozioni durano per un sacco di tempo…

perché evidentemente il caso non esiste..

ELIZABETHTOWN

citando Steve Jobs: “Siate affamati, siate folli” poi capirete perchè…

(ovviamente se non avete visto il film non leggete quanto scritto sotto, vi toglierebbe molto del gusto, guardatelo e poi tornate a rileggere se vi va…)

Se un film è un pezzo di vita, un racconto di vita, un frammento di vita, un immagine, un sogno,
un ambizione, un desiderio la visione di questo film ne racchiude senza troppi virtuosismi tecnici
ma con assoluta semplicità la magia, il segreto della la magia della vita stessa.
Forse per qualcuno potrebbe essere retorica, per me non lo è.
Vi siete mai chiesti perché esistano persone che riescono a condurre una vita definibile “nell’ombra”
e a ritenersi veramente felici con quello che noi definiamo poco e come mai non esistano persone
che pur vivendo nella ricchezza e nel potere riescano a non esser felici della stessa felicità
e non abbiano mai il tempo di usufruire di ciò che hanno?? questo ovviamente se si osserva un pò in profondità.

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Che cos’è che rende grande o magica una vita? Secondo me la qualità (e probabilmente anche la quantità) di emozioni che si provano nel percorso.

Poi, ovviamente, ogni persona ha i suoi parametri di qualità.

ElizabethTown ha racchiuso in se e mosso nella mia mente un sacco di cose, ha aperto riflessioni su un sacco di argomenti, ma la cosa che citerei sopra a tutte è che nell’immedesimarmi nel racconto e nei pensieri che ne scaturivano mi ha donato quella sensazione che io definisco sempre magica di senso della vita e di libertà.
Il fatto è che persone e vite così esistono, sono possibili per quanto molti aspetti tentino di convincerci o noi stessi ci auto convinciamo che siano solo “favolette”. A statistica può anche esser così ma questo avviene, a mio avviso, soltanto perchè convincendosi che quella sia
la realtà ci si impedisce da soli ti vedere oltre le mura di questa realtà.

La stessa definizione del termine follia, per come la vedo io, non fa altro che confermare questa tesi:

“La follia viene identificata come una mancanza di adattamento che il malato mostra nei confronti dell’ambiente”

Mancanza di adattamento?? adattamento è una parola orribile…per l’applicazione che ne abbiamo fatto nella storia. Malato?? siamo sicuri che si tratti di malattia? non è che viene considerata tale una qualsiasi diversità pronunciata che esce da schemi e regole? proseguiamo con la definizione:

“La follia può manifestarsi come violazione delle norme sociali, compresa la possibilità di diventare un pericolo per se stessi e gli altri, anche se non tutti gli atti sono considerati follia “

Se non è pericoloso allora non è follia? e che cos’è pericoloso? qual’è il confine?? immagino che sia considerato fuori confine tutto ciò che lascia segni fisici…però non credo sia una cosa molto corretta.

Quindi, tornando un po alle sensazioni del film, considerare la storia una follia, o fantasia, è un po come togliersi da soli la possibilità di vivere anche solo piccola parte delle emozioni che vedendo il film si possono provare. E’ una reazione umana, per carità, ma questo non ne giustifica affatto l’attuazione.
Il film è una commedia che scorre rapida, leggera e veloce ma in realtà per come l’ho visto io è tutto ciò che cerco dalla vita, forse non è giusto dire il senso della vita, ma ciò che alla vita da un senso, ciò che la differenzia da altre, ciò che la rende unica a suo modo ciò che la rende come qualcosa per cui andar fieri, ciò che un domani ti potrebbe far dire, non ho buttato via il mio tempo.

Veniamo ora, probabilmente, finalmente agli argomenti del film.

Il film inizia con Drew che racconta il suo fallimento sul lavoro, il suo fallimento nel suo lavoro, quindi argomento successo e lavoro.
Credo che “il lavoro nobilita l’uomo” nella maniera in cui contribuisce ad aumentarne la conoscenza, permette di metterci del proprio per creare o migliorare oppure fa si che lo stesso dia un risultato che porti al reale miglioramento delle condizioni di vita di qualcuno.
Il lavoro come strumento per realizzare qualche forma di concretezza non il lavoro come unica possibilità di sopravvivenza o di indicatore del tenore di vita. Credo che l’esempio della fama, sembra a livello almeno nazionale, seguita dalla produzione di un modello di scarpa di ginnastica
sia in qualche senso un allegoria. Forse molto spesso ci prendiamo troppo sul serio e attribuiamo importanza sotto forma di indispensabilità a cose che in realtà di fondamentale hanno molto poco.
Credo che la scelta della scarpa voglia solleticare quelle menti che vivono il lavoro e di conseguenza il successo e la retribuzione come massima forma indicativa del valore della persona, del prodotto e di conseguenza della vita… può la sbagliata progettazione di una scarpa restituire tutto questo fallimento e gravare sull’economia di un azienda in questo modo? ovviamente no, ma, quali sono le cose che realmente possono nutrire questi effetti sull’opinione pubblica?? un modello di Iphone? una borsa di Luis Vuitton, un televisore sony, un modello di mercedes??

Quali sono i reali confini del fallimento di un prodotto? di un uomo che lega la sua immagine a quel prodotto? Credo che in realtà nessuno possa rischiare così grosso, allo stesso tempo credo però che molte persone si sentano di poter rischiare cosi grosso oppure sentano il peso di una
possibilità simile.

Questo tipo di approccio mentale al lavoro ci porta inevitabilmente a perdere i reali confini con la qualità della nostra vita con le persone, le situazioni e gli eventi che ne determinano proprio quella qualità che tendiamo ad esigere senza impegnarci per raggiungere.
Questa immagine viene messa in luce proprio in un momento successivo del film, di cui vedremo proprio un estratto.

* SUCCESSO

“Il successo, il successo e non la grandezza era l’unico vero Dio che il mondo venerava” e proprio questa affermazione racchiude ciò che per chi condivide ideali di vita simili ai miei, è il principale motivo dell’insoddisfazione generale dell’essere umano; ricercare la felicità sul successo
che si ha sulle altre persone, sull’immagine che hanno di noi, su quanto possiamo incidere sulle loro vite, dimenticandoci così di incidere sulle nostre.

* PREGIUDIZI

Questa scena apre il discorso sui pregiudizi che si chiuderà alla fine del film.
Quello che comunemente un essere umano penserebbe se si trovasse a vivere questo momento è molto probabilmente qualcosa come “questa è pazza, perché non mi lascia in pace?” e probabilmente in quel momento stesso si impedirebbe di vivere ciò che il
protagonista vivrà in seguito. Questo avviene perché difficilmente abbiamo la serenità necessaria per accettare di dover cercare di capire cosa si nasconda dietro le gesta e le parole delle persone che si discostano anche in maniera minima dagli standard a cui siamo abituati.

La diversità richiede introspezione e il nostro approccio alla vita spesso non ci concede il tempo da dedicarle.

* PARENTI

Mi sono sempre chiesto cosa fosse quella misteriosa energia che porta gli essere umani quasi a prendere posizioni così assurde e importanti difronte ad una persona che ha perso un suo caro parente o amico, spesso anche senza sapere che rapporto ci fosse tra i due.
Sembra che il farsi riconoscere come persone importanti per il deceduto sia un modo per rendere merito allo stesso o per alleviare l’eventuale sofferenza all’erede. Un altra cosa che mi colpisce è come debba quasi sempre esserci l’evento dell’addio per permettere alle persone di raccontare, parlare e far conoscere una persona, come se fin tanto che la stessa è ancora in vita risulti inutile e
noioso cercare di conoscerla e di capirla. Siamo strani noi umani no?

* BUGIE OBBLIGATE

Bella questa parte che mette in luce come siamo per “tradizione” spinti a mentire agli altri e anche a noi stessi, a travestire delle nostre mancanze e delle nostre, se vogliamo responsabilità, con i sta venduti abiti della menzogna retorica. “Conoscevo molto bene mio padre, era mio padre” come se fosse un obbligo, come se la cultura sociale cattolico cristiana abbia inculcato nella nostra mente
che sia un qualcosa di obbligatorio conoscere e onorare un padre, che amarlo voglia dire questo, in qualsiasi caso, tanto da farci sentire in colpa se gli eventi della vita (scelte volontarie o meno) ci portano ad uno stato diverso da quello indicato, beh, allora noi dobbiamo sentici in colpa e nascondere questa scomoda verità con una bugia, retorica e preparata, che però a chi l’ascolta non fa male e non fa venire dubbi… è quello che vuole sentirsi dire.

Curioso tra l’altro il fatto che il cugino che per tutto il film è dipinto dagli sguardi degli altri familiari come un fallito e un cattivo educatore per il padre invece non ricorra a questa abitudine e non solo capisca che Drew gli sta mentendo ma oltre a gettargli in faccia con dolcezza la sua verità lo sconfessa senza paura di ferirlo. E allora dove stà l’educazione e il senso della vita?

* ANCORA PREGIUDIZI

…Secondo me chi non capisce che cosa sta dicendo è un altro…

Ancora una volta la figura del cugino che passa secondaria nonostante i fortissimi messaggi di primaria importanza.
Se non rispetti le regole che sono state imposte scritte o meno tanti anni fa, non si sa bene da chi;
se non ti comporti come la gente si aspetta, se non imiti anche senza capirne il senso o i motivi che ti dovrebbero portare a comportarti come da esempio, ecco allora che “la gente”, “la massa” è portata a giudicarti in modo negativo e lo fa con ipocrisia e leggerezza semplicemente perchè non solo non capisce perchè ti distingui ma non vuole nemmeno provare a farlo, non è disposta a mettere in gioco ciò che ha sempre visto e ripetuto come un automa.
Io credo invece che questo padre potrà trasmettere, con tutti i suoi difetti, delle sfumature sulla vita a suo figlio se lo stesso saprà sfruttare gli potranno fornire un occhio diverso sui fatti della vita da quello che inevitabilmente fornirà la massa della gente che nel suo percorso incontrerà.

* SENZA SCHEMI

Claire è senza dubbio una ragazza che vive fuori dagli schemi, vive la vita e i rapporti umani in un altro piano rispetto a quello che ci viene normalmente proposto e abitudinariamente imposto. E’ avanti, è un passo oltre..in altre parole per la norma è una pazza, anormale folle ragazza senza strutture mentali. Contro la retorica, contro i pregiudizi, contro la conformità e a favore
della vita, delle sue scoperte e delle sue magie. Non subisce il concetto di tempo, non di preoccupa delle reazioni e vive l’amore il suo amore verso Drew nel modo più bello, naturale e incondizionato possibile. E’ proprio l’amore incondizionato che simboleggia con la sua vita, i suoi comportamenti e i suoi gesti; quell’amore che non è un contratto, che vive e che può vivere anche senza chiedere nulla
in cambio, perché il vero amore si nutre di se stesso non di quello che riceve in cambio di manifestazioni o gesta; quello è l’amore indottrinato non l’amore incondizionato.

Claire segue le sue sensazioni, il suo destino anche quando sembra che Drew non lo veda, non lo comprenda e non sia interessato. Non farà scenate, non si getterà nello sconforto, non ci saranno scene melodrammatiche o auto crocifissioni; continuerà per la sua strada, quello che sente sarà quello che donerà e quello di cui si nutrirà, l’amore incondizionato è la forma più nobile e veritiera di vivere questo sentimento nella vita, e noi siamo sempre troppo lontani da questo traguardo, e non sempre la colpa è unicamente nostra.
Certe situazioni, certe emozioni nella vita possiamo viverle soltanto se usciamo dagli schemi, se non stiamo troppo tempo a pensare alle regole alle norme del buon costume a tutti i paletti e pareti che anni di storia dell’umanità hanno costruito nel tempo forse cercando il bene forse provando invidia per quelle persone che riescono a vivere qualcosa in più che non è replicabile secondo regole precise ma secondo interpretazioni e libertà dai confini mentali e morali della conoscenza.

* LORO IL COLLETTIVO

Loro, la gente, il collettivo non avrebbero mai detto di fare quello che Drew e Claire hanno fatto o stanno facendo, non fa parte delle cose abituali, non fa parte di quelle cose che certe persone non accettano, farsi trascinare da istinti ed emozioni, seguire le sensazioni senza cercare di spiegarsele, di razionalizzarle, di comandarle non fa parte delle cose che fanno loro, che fà la gente, che fa il collettivo.
Loro non vanno in contro a situazioni che qualcuno non ha già vissuto, raccontato o giudicato; loro non lo fanno e di conseguenza tutto ciò che potrebbe uscirne è qualcosa di impossibile, insensato, folle… ancora una volta dico:     “siate affamati, siate folli”

* LA VERA GRANDEZZA

Questione di punti di vista, di principi e ideali sui quali costruiamo le nostre vite. Io sono senza dubbio dalla parte di Claire, la grandezza di un uomo, inteso come essere umano, maschio o femmina che sia non sta nel successo che ottiene verso o dalle altre persone, dalla posizione
sociale che riveste o da quanto può spendere per consumare i suoi desideri, ma sta nella qualità e nell’orizzonte della sua vita. Un grande uomo è colui che riesce vedere oltre la materialità dei beni di consumo, a non soffrirne la mediocrità e leggerezza della gente che lo circonda e riesce
a concentrarsi, dedicarsi e ricercare quelle cose che senza chiederti niente in cambio riescono a darti la sensazione più grande, bella e importante che l’uomo può conoscere nella vita e che non può replicare in nessun modo artificiale che è l’emozione.
In questo senso quello che rappresenta Claire nel film è indiscutibilmente un contenitore di emozioni, una sorgente di indizi e di indirizzi per catturare e vivere emozioni, una di quelle persone che uscendo dallo standard imposto dalla civilizzazione ti può trasportare in viaggi e scoperte
in orizzonti invisibili anche soltanto parlando, anche senza che ci sia nessun contatto.

* PREGIUDIZI…CONTINUA

I pregiudizi fanno si che la donna che ha sposato mitch per la gente sia quella che l’ha portato via da loro, i pregiudizi fanno si che che per giustificare questo egoismo si prendano a pretesto piccole sfumature per creare grandi storie, i pregiudizi fanno si che si giudichi da una
parte o dall’altra senza conoscere, senza chiedere e senza comprendere, fanno si che si eviti un problema scappando ed evitando che quella che
oggi è una situazione che in qualche modo non era prevista e non ci piace possa diventare un qualcosa che invece che rovinarci ci migliori ci completi. Siamo talmente stupidi che non riusciamo ad evitarli questi pregiudizi, e spesso ce ne rendiamo conto solo quando anche volendo
non possiamo più farlo. Li subiamo chi più chi meno tutti nella nostra vita, cosi come tutti siamo in grado di riconoscerli ma quasi nessuno è in grado di opporsi, il perché ad oggi, per me, rimane un enorme mistero.
“ci vuole tempo per tirare fuori la gioia dalla vita”

* IL VIAGGIO

Credo che sia un regalo che tutti dovremmo farci prima o poi, e magari anche più volte nella vita, un viaggio che sia in macchina, in aereo, a piedi, in bici o in qualsiasi mezzo possibile ma che sia un viaggio da soli, con noi stessi, con la nostra vita e con i nostri pensieri.
Poche cose sono più utili e importanti di questa pratica. Nel film si parla di un viaggio in macchina, e il viaggio è stato preparato nei singoli dettagli perché completa la storia e la straordinaria follia di Clarie, ma inevitabilmente si nota come questo sia possibile perché evidentemente quello stesso viaggio è stato fatto prima dalla stessa guida.

Questo racchiude il senso del viaggio, del viaggio in noi stessi e nella nostra storia, del viaggio che non ha un inizio e una fine ma che ha un percorso che si crea e compone nel corso dello stesso.
Anche questa volta uscire dagli schemi, viaggiare e lasciare che siano pensieri, sensazioni e situazioni a disegnare quel percorso che in fondo è e sarà esclusivamente nostro e fatto per noi.

* FIASCO

“Nessun vero fiasco è mai derivato dalla mera ricerca del minimo indispensabile”

Orizzonti di vita, scelte… queste sono vite con qualcosa in più

Poi viaggiando con la mente tra le scene minori c’è realmente di tutto, tutti i tipi di vita, dagli sciacalli che recuperano quasi tutto l’arrendamento che Drew al momento del pre-suicidio lascia nel cassonetto sotto casa;
dal bambino che che cerca di mettersi in mostra e di stare al centro dell’attenzione per sentirsi
più importante dal padre, al padre che per stare con il bambino ha sacrificato il suo sogno di musicista
e non passa giorno in cui non si compianga dimenticandosi di osservare che il suo rapporto con suo
figlio non è quello che vorrebbe.
Dal ragazzino emulatore che concentra fino a quel momento la sua esistenza nella stessa passione che ha reso così famoso drew, perdendosi così molti dei momenti che per cronologia dell’esistenza crescendo non potrà vivere mai più; al militare impostato che parla con un discorso registrato.
Dal ragazzo in procinto di sposarsi che metabolizza le emozioni di una persona che non conosce forse per sentirsi partecipe, forse per dare segni alla sua coscienza, forse solo per istinto o per ubriachezza; ai pregiudizi che inevitabilmente muovono le gesta di tutti noi e che fanno si che la Hollie la moglie di Mitch venga giudicata senza esser conosciuta.
Dalla sua presa di coscienza e volontà di comprendere e rendere omaggio a suo marito purtroppo soltanto dopo che lo stesso è venuto a mancare alle infinite vite che un uomo solo lascia nelle persone in cui incontra e alle diverse sfumature che dona ad ognuno di loro.

Nel film c’è davvero di tutto, e ancora non sono riuscito a spiegarmi, o meglio, ad interpretare a mio modo la scena della videocassetta che trasforma un gruppo di chiassosi ragazzini in un silenzioso sciame di docili esserini.


Quando leggo tra le varie recensioni “road movie originale e divertente” nella mia mente si scatena una domanda:
“sono pazzo io o non ho capito nulla del film?” credo siano abbastanza vere entrambe le possibilità di risposta, di certo appena mio figlio inizierà il periodo di fiabe, racconti e cartoni animati con morale, tra pinocchio, biancaneve e moby dick non gli farò mancare nemmeno questo film che forse di cose da insegnare ne ha non solo per chi si aspetta un “road movie originale e divertente”

“Siate affamati siate folli” perché solo un certo tipo di follia permette di vivere un certo tipo di emozioni,
e solo un certo tipo di emozioni permettono di dire che la vita è un meraviglioso percorso da disegnare su un foglio bianco.

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Odio quella frase

Mi sono fatto una promessa.

Dalla mia bocca quella frase non uscirà mai.

Non è la frase in se, ma ciò che racchiude…
ciò che comunica al prossimo e ciò che implica
per se stessi
“ha sempre funzionato, abbiamo sempre fatto così”
è una frase che detesto con tutto me stesso, è una frase idiota, superficiale
banale, frivola, stupida.

E’ una di quelle frasi che dici senza pensare, così d’istinto.

Però è una frase che odio perchè infondo nessuno di quelli che la dice la
giustifica.

Ho avuto già in passato discussioni perchè la risposta “anche chernobyl fino al giorno prima funzionava e aveva sempre funzionato così” non è piacuta molto.

[lavorando nel settore nucleare la frase ha sempre il suo peso]

Ma non mi sembra che oggi gli esseri umani si muovano con il carro trainato dagli schiavi o dai buoi,
che vivano nelle grotte, che accendano il fuoco sfregando i sassi, che pensino che la terra non sia rotonda
che si comunichi con ululati (forse questa devo rivederla), con segnali di fumo, che ci si vesta di foglie,
che si guardi la tv in bianco e nero, che si lavi i vestiti al fiume…

Insomma pensare che ha sempre funzionato così o che si è sempre fatto così impedisce ogni forma di progresso,
di miglioramento, di avanguardia, di sviluppo…

è proprio il modo di pensare che porta ad una frase simile che a mio avviso deve per forza esser abattuto..

è una risposta che non si può e non si deve accettare se non è seguita da un concetto logico o filosofico.

Io non sopporto nemmeno chi asseconda questo genere di risposta non solo chi la dice.. ci vuole un categorico
NO a questa affermazione perchè non vuol dire niente, non aggiunge nessun valore alla questione e ne impedisce
il normale sviluppo.

Invece è quasi una filosofia di vita, una scuola di pensiero.. probabilmente tramandata dall’epoca scolastica..

si deve mettere in discussione, provare almeno a farlo, rivedere i principi ed essere sempre aperti al cambiamento
o all’avanzare inesorabile del tempo e alle mutazioni che lo stesso comporta..

il mondo è un insieme di variabili, di condizioni variabili, ignorare questo concetto significa ingorare il senso stesso
della nostra esistenza della nostra vita…

Ha sempre funzionato così è una frase che non dovrebbe appartenere al nostro cervello…

Abbandonate in un cassetto, cerco parti di me..

c’è qualcosa che non va, c’è qualcosa che non mi torna…

solitamente penso di essere una persona che va abbastanza avanti per la sua strada,
se sente di averne difronte una da percorrere e sente che sia giusto provare a seguirla.

da un paio di giorni arrivo al lavoro infastidito..
e questa è una condizione che non mi piace.

cosa mi infastidisce?? la risposta che per ora sono riuscito a darmi è anche un pò il riflesso
di un paio di commenti che ho scritto in alcuni vostri post di questi giorni…

mi infastidisce vedere attorno a me (spero di non escludermi erroneamente) le persone che vengono
al lavoro e lavorano con la testa da tutt’altra parte (o almeno questa è la mia impressione).

Non si ricordano ciò che dicono, non si ricordano quello che hanno fatto o danno da fare agli altri,
sembrano parlare tanto per dir qualcosa, non c’è progettualità, non c’è un piano, un filo conduttore
dicono cose oggi e domani si smentiscono oppure affermano di non averle dette, riescono a farlo negando pure
l’evidenza di una mail scritta..
Affidano compiti a persone che magari fanno domande logiche e naturali e loro si trovano impreparati..
ma puoi trovarti impreparato in domande inerenti al lavoro che hai dato da fare??
Ma si può recarsi al lavoro senza aver la minima idea almeno del filo conduttore della giornata?

Questo stato generale mi indispettisce.. e ciò che mi da più fastidio e che a volte il mio istinto mi dice di
adeguarmi.. ma non è così che si deve fare… non è giusto adeguarsi a qualcosa che non ti sta bene, a qualcosa
che non credi giusto..

Qundi?? “che vuoi fare il Don Chischotte??” mi è stato detto..

Ma chi ti dipinge così lo fa perchè ha ceduto prima di te, perchè ha paura
di ciò che i “don chischotte” potrebbero provocare? per scoraggiarti perchè lui non ha fatto la stessa scelta, perchè
l’ha fatta ed è stato sconfitto dai mulini? Ma se io non vinco una battaglia in cui credo e vedo un altra persona
provare a vincerla, spero vinca non spero mica perda per sentirmi sconfitto assieme a lui… o no??

Quindi in questi giorni mi sento un pò giù perchè sento di fare fatica ad andare per la mia strada, anche se sono
fermamente convinto che sia quello che voglio e devo fare… l’istinto mi porta a dire “ma chi se ne frega, faccio il mio
e che gli altri si arrangino” ma è un modo sbagliato, che non porta a niente ma sopratutto porta ad un inevitabile sconfitta
per se stessi… adeguarsi al nulla porta il nulla… non va bene… non è così che si dovrebbe rispondere…

e allora di solito quando mi capita di sentirmi così guardo due vecchie foto, di quel me bambino che non c’è più…
di un periodo della mia vita in cui contava solo ciò che contava per me, in cui ero sereno e sempre felice, in cui
quello che mi andava di fare lo facevo.. che non vuol dire non rispettare il prossimo ma seguire il proprio istinto…

quello spirito che in ogni caso mi è appartenuto e quindi fa parte di me, forse è solo momentaneamente in disordine dentro
un cassetto sepolto da tante cianfrusaglie e altre parti di me, forse devo solo far ordine… sono certo che c’è, perchè c’era..

quelle foto me lo ricordano, perchè una foto non è solo una foto, è una storia, è un ricordo, è un collegamento con una parte di noi stessi racchiude un sacco di cose… e così sò esattamente dove cercarle perchè le mie librerie fotografiche sono ordinatissime, ogni volta che mi sento che sto per smarrirmi le riguardo ed è come se ripassassi con il pennarello indelebile sopra una scritta che si sta sbiadendo per ripotarla alla luce, per ricordarmi bene chi vorrei essere e chi sto cercando di essere, non perchè essere così sia il miglior modo di essere ma semplicemente perchè è il mio modo di essere, è quello che più mi appartiene… alcuni la chiamano integrità… io preferisco non dare una definizione ma ricordarne bene le caratteristiche…

la prima foto è questa nella quale avevo “rubato” degli occhiali alla lei di una coppia di amici di familgia durante una scampagnata…

1983 Settembre

in questa foto c’è il ricordo di un periodo sereno della mia vita, un periodo in cui mi sentivo in una famiglia normale, ero un bambino normale che viveva serenamente e che si divertiva con poco, il gesto di prendere d’istinto un paio di occhiali da donna, così per giocare, per fare un dispetto, per “ridicolizzarsi senza provare vergogna nel farlo, ma solo per ridere un pò era quel non prendersi troppo alla lettera che mi è tanto caro oggi.. mi ricorda ciò che rappresenta l’ironia nella vita…

l’altra invece…

1987 Agosto
questa invece è nata sicuramente per caso o per lo stesso gioco di prima ma con il passare degli anni l’ho tramutata (senza ragione, quasi per simbologia) in una sorta di “segno” che mi ricorda sempre che l’unico modo che conosco per sentirmi bene con me stesso è quello di prendermi delle responsabilità e di vedere se sono in grado di non venir meno a ciò che comportano… mi piace e mi stimola l’idea di portare i pantaloni perchè è un modo per mettermi alla prova, per capire di che pasta sono fatto, per conoscere i miei limiti senza dovermene per forza vergognare,

mi piace prendermi le mie responsabilità perchè in ogni caso, anche in quello di fallimento, io sono convinto che ciò che ti rimane sia un insegnamento che alla fine risulta essere spesso più utile di quello ottenuto da un successo.. perchè se capisci il tuo errore puoi pensare o provare a rimediare o almeno a non ripeterlo, se nel percorso del tuo successo cambiasse una virgola rischi di esser convinto di poterlo ripetere ma quella virgola potrebbe coglierti preparato e risultare determinante.
Ed allora con quella faccia così indosso volentieri pantaloni anche se sembrano o sono più grandi di me.. è un modo per sentirmi vivo, per sentirmi stimolato e forse alla fine il migliore di tutti per arrivare a conoscermi bene…

voi, come vi tirate su il morale?? pensate anche voi a quella parte di voi che magari vi appartiene ma è sepolta nel disordine di qualche cassetto?? avete un modo per spingervi a cercarla o obbligarvi a trovarla?? 🙂

P.S. Pensavo anche che era bello una volta quando nell’angolo della foto ci si metteva il periodo… 🙂

Uomini che fanno le nazioni (di Indro Montanelli)

Come ho scritto nel commento non posso non condividere questo testo…

Diemme - La strada è lunga, ma la sto percorrendo

Haifa

Per conto del «Corriere della Sera», sono stato due settimane in Israele.

Non c’ero mai andato.
O, per meglio dire, c’ero passato un paio di volte nei miei viaggi in Estremo Oriente, ma non mi ci ero mai fermato.
Stavolta la mia intenzione era di acquartierarmi a Gerusalemme e, con l’aiuto dei miei amici israeliani, che su questo argomento la sanno più lunga di chiunque altro, studiare tutta la situazione dei paesi arabi, che circondano e minacciano il nuovo Stato ebraico.

Ma, dopo un paio di giorni avevo abbandonato il progetto, anzi me lo ero completamente dimenticato, tutto preso com’ero dall’interesse che in me suscitavano le cose locali.

E, invece di restare nella capitale a frugare negli archivi del ministero degli Esteri e a raccogliere le confidenze dei vari servizi d’informazione su quanto avveniva oltre confine fra i Nasser, i Kassem e gli Hussein, ho trascorso il mio tempo a…

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Il Crom Award: novità!

Trattasi di un premio nuovo di zecca e nato davvero per gioco, ideato dal suddetto Gianni
e al quale partecipo volentieri, anche grazie alla nomina di Bianca, ricevuta dal suo blog https://bloom2489.wordpress.com.

Le regole, rigorosamente copiaincollate dal copiaincolla precedente sono:

Scegliere solo cinque e non più di cinque blog, se vorranno saranno loro a premiare gli altri.

Che fare? Se si riceve, come minimo bere da una coppa di bronzo, combattere con spade a due mani,
leggere fantasy di quella dura, mandare al diavolo chi non ci sta bene, affrontare serpenti di quindici metri…

Cosa dire? Niente, qui non si ringrazia nessuno 🙂
Niente assegnazioni parimerito, niente scuse per chi non si premia.
Si deve solo mettere il link a chi vi ha segnalato a Crom!

Altro? Sì rispondere SEMPRE a questa domanda:
avete un libro o un film o tutt’e due che vi ha portato a leggere?
Citateli e dite cosa è successo dopo.

potete anche interrompere la catena di premiazioni ma dovete spiegare il perché!

Sui punti preliminari mi trovo in estrema difficoltà, in ufficio non ho coppe di bronzo, non so tenere una spada a due mani,
i fantasy non sono il mio genere preferito, rischierei di mandare al diavolo il 98% di quelli che ho attorno, se ci fosse un serpente di 15 metri non sarei di certo il primo ad affrontarlo…che poi non è detto che abbia intenzioni peggiori di quelle di uomini tra il metro e i due metri…

Venendo al punto del premio:

Io credo che a portarmi a leggere sia stato un mix di eventi… ma non ci sia un libro o un film che mi abbia indirizzato..la cessazione dell’obbligo a farlo, la possibilità di scegliere cosa leggere e quando e poi la curiosità di conoscere la vita sotto altre forme rispetto a quelle che erano davanti ai miei occhi giornalmente. Niente più dei libri poteva soddisfare questa esigenza.

Da piccolo ricordo che a casa dei miei nonni c’era una grande libreria e in camera di mio zio oltre ai testi scolastici c’era una collezione infinita (almeno così la vedevo io) del “trittico fondamentale”, come lo chiamava lui….
topolino, tex, diabolik.
io sfogliavo e leggevo solo i diabolik, li preferivo perchè trovavo più affascinante e misterioso il contenuto rispetto agli altri due… ho sempre sentito una certa seduzione verso il noir.. 🙂 le menti geniali anche in applicazioni malvagie sono sempre state come calamite per me, poi non nascondo che il fascino misterioso di eva kant (anche se bionda) aiutava ad alimentare il tutto…

Se devo però indicare un libro che posso associare alla conoscenza del gusto della lettura indico, se non sbaglio ne avevo già parlato ma non ricordo se su questo blog o su quello vecchio, il libro cuore..

ad indirizzarmi verso la ricerca di costruire un ideologia di vita attraverso la lettura fu invece un altro libro della biblioteca dei miei nonni… un libro sulla vita di David Crockett..
per le nomine oggi penso a:
https://tuttolandia1.wordpress.com/

https://aidamillecento.wordpress.com/

https://soliloquioincompagnia.wordpress.com/

https://raccontidalpassato.wordpress.com/

https://afinebinario.wordpress.com/

Testo Canzone: La descrizione di un attimo

Mi hanno detto dei tuoi viaggi
mi hanno detto che stai male
che sei diventata pazza
ma io so che sei normale

sarebbe molto più facile
rincontrarci nei pensieri
distesi come se fossimo
sospesi ancora nell’attimo in cui poteva succedere
E poi cos’è successo
aspettami oppure dimenticami

La descrizione di un attimo -Tiromancino-

La descrizione di un attimo
le convinzioni che cambiano
e crolla la fortezza del mio debole per te
anche se non sei più sola perché sola non sai stare
e credi che dividersi la vita sia normale
ma la mia memoria scivola
mi ricordo limpida la trasmissione dei pensieri
la sensazione che in un attimo
qualunque cosa pensassimo poteva succedere
E poi cos’è successo
aspettami oppure dimenticami
ci rivediamo adesso
dopo quasi cinque anni
e come sempre sei la descrizione di un attimo per me
e come sempre sei un’emozione fortissima
e come sempre sei bellissima
Mi hanno detto dei tuoi viaggi
mi hanno detto che stai male
che sei diventata pazza
ma io so che sei normale
mi chiedi di partire adesso
perchè i numeri e il futuro non ti fanno preoccupare
vorrei poterti credere
sarebbe molto più facile
rincontrarci nei pensieri
distesi come se fossimo
sospesi ancora nell’attimo in cui poteva succedere
E poi cos’è successo
aspettami oppure dimenticami
ci rivediamo presto
fra almeno altri cinque anni
e come sempre sei la descrizione di un attimo per me
e come sempre sei un’emozione fortissima
e come sempre sei bellissima perchè
come sempre sei la descrizione di un attimo

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