Archivi categoria: Riflessioni in Libertà

Riflessioni e Pensieri da condividere

AF-FONDAMENTO DI UNA SOCIETÀ MODERNA (VISIONE DI-STORTA)

Avviso ai naviganti: Post lungo – anno 2020

Sta cambiando tutto, stanno cambiando i confini delle nostre abitudini, delle nostre visioni, la relazione con il concetto di futuro.

Le basi storiche della nostra vita sono messe in discussione perché il processo di vita non è più quello di una volta, tutto ciò che lo sosteneva oggi ha perso di valore e consistenza.

Famiglia, scuola e chiesa.

Di conseguenza il lavoro.

Oppure

Il Lavoro

E di conseguenza famiglia, scuola e chiesa. Chissà

Ad ogni modo le radici della società moderna si stanno sgretolando e con esse tutta la ramificazione che ha sostenuto un disegno di vita, uno stile di vita oggi non si regge più in piedi.

Sta cambiando tutto.

Ovviamente chi si trova a vivere questo momento non può non pensare che il cambiamento sia orientato al peggio rispetto al passato che ha vissuto e che conosce, tutto ciò che non si conosce fa paura… se si riconosce di non conoscerlo.

Non ci vacciniamo perché non sappiamo cosa contenga il vaccino… quindi paura, cospirazioni ecc  ma quante di queste persone sa cosa contengono i biscotti che mangiano, le medicine che prendono, i gioielli che indossano o l’aria che respirano??

Più se ne parla e più prende consistenza…

Peccato che non sia sempre vero, se non per un astrazione della nostra mente.

Il progetto di vita prevedeva che si nascesse da una famiglia più o meno fortunata, che si venisse inseriti in una scuola che aveva il compito di indottrinare ed istruire… indottrinare al comportamento istruire al lavoro, questo percorso era pensato a diversi livelli perché diversi livelli nella società contenevano posti da riempire con persone che avrebbero dovuto in un modo o nell’altro seguire quel percorso.

A questo percorso seguiva quello che portava poi alla ripetizione dello stesso con i ruoli chiave che si sostituivano via via per eredità.

Erano previste e ammesse le eccezioni perché ritenute in percentuali basse e quindi contenibili dal sistema.

Esisteva la possibilità di salire e scendere di livello fuori dallo schema perché il sistema era contemplato per essere evolutivo e non perfetto e appunto perché le varianti non erano un numero tale da avere un impatto significativo nello schema finale, in altre parole, appunto: contenibili.

Oggi quello stesso progetto non presenta più le stesse condizioni.

Partiamo dalla famiglia, ma il punto di partenza potrebbe essere uno qualsiasi del vecchio progetto che replicava in parte lo schema della natura con i nostri elementi visti come paralleli di terra, aria, acqua e fuoco..

Dicevamo, la famiglia, oggi non presenta i canoni di allora, i padri non devono render conto ai loro nonni… le eredità (e non intendo patrimoniali) sono sempre più rare e sempre più raramente raccolte con orgoglio in un senso di continuità. Le madri hanno conquistato quella libertà ed autonomia e al momento sono disorientate in attesa di una vera sfida (e di questo buona causa è la nuova prospettiva del lavoro). I figli maschi hanno perso importanza retorica nei confronti delle figlie femmine che a loro volta non sono più riconosciute dalla società stessa come un veicolo di vita ma iniziano ad esser viste come numero al pari del sesso opposto che di conseguenza perde di relativa importanza anche agli occhi delle stesse. In una prospettiva dove i ruoli non sono più così chiari nasce lo smarrimento di tutti quegli esseri viventi che osservandosi oggi cercano un domani e non vedono un disegno di prospettiva che possa guidarli ad affrontare una strada oppure a volerla distruggere per cambiare le cose, c’è solo terra uniforme davanti, un foglio bianco da disegnare, e tutti sappiamo che da un foglio bianco esce qualcosa di bello solo se lo stesso è messo in mano ad un artista, in tutti gli altri casi per far si che quel foglio bianco contenga qualcosa di concreto sono necessari degli strumenti, quanti esseri viventi sono in grado di produrre qualcosa naturalmente senza strumenti??

La famiglia oggi non è più identificata dalla società come un ambizione, come un opera concreta che determina il successo dell’essere umano prima come individuo e poi come comunità.

La famiglia oggi è sregolata, è frutto di qualcosa che ha bisogno di non essere statico, noioso e ripetitivo in nome di quella libertà che è tanto ambizione quanto chimera, non sono convinto che l’essere umano sia in grado di gestire la libertà e la storia sostiene con innumerevoli esempi questa tesi.

Stiamo mettendo in gioco tutte le basi della famiglia, mamma e papà, nonni, fratelli, cugini e probabilmente lo facciamo perché nel tempo abbiamo visto e capito che la famiglia non è un organismo perfetto, che il disegno che ci è stato propinato in molti modi non è un disegno perfetto, quello che forse non abbiamo capito è che una matita su un foglio bianco lascia il foglio bianco, il disegno non si fa da solo e quindi abbiamo attribuito le colpe di queste imperfezioni a chi ha descritto come avrebbe dovuto essere quel disegno perfetto e non ha chi l’ha fatto… abbiamo concentrato le nostre attenzioni sugli errori presi ad esempio per avvalorare la tesi e non per cercare di capirne l’origine provare a cancellarli e magari ridisegnarci sopra. Oggi più che mai ciò che non definiamo perfetto lo buttiamo, evitiamo di affrontare l’errore, cambiamo prospettiva, ignoriamo l’argomento.

Così la famiglia, cambiamo i fattori per risolvere i problemi, facciamo finta o crediamo veramente che se non funziona sia perché è sbagliata non perché ci possano essere degli errori che possano essere affrontati e magari corretti. Non c’è tempo, non c’è volontà e quindi non gestiamo qualcosa che richiederebbe di essere gestito.

Immagino che in un futuro non so quanto lontano la nostra forma mentale preveda che si possa nascere da infinite madri ed infiniti padri in modo da non avere la necessità di identificarsi in uno di loro o nel loro esempio opposto, che sarà la società o la posizione geografica a determinare la nostra appartenenza al mondo, il nostro nome potrebbe contenere caratteri alfanumerici e forse anche jolly, richiedere maiuscole e minuscole ed un numero minimo di spazi per essere validato..  da questo punto di vista questa visione risolverebbe un problema storico che non è mai stato risolto dalla nostra società, renderebbe paritetiche tutte quelle vite che oggi sono considerate sbagliate o sfortunate perché non associabili ad una famiglia, ad una mamma o un papà, una nonna o un nonno, uno zio, un cugino… si dirà che la società ha risolto la disuguaglianza della nascita, e forse anche quella dei sessi, un enorme traguardo per quella che sarà l’era moderna… se i comuni (esisteranno ancora?!?) saranno i nostri padri e le nostre madri e tutti i cittadini i nostri fratelli allora forse avremo risolto il problema dell’uguaglianza.

Non saremo robot (ancora), non saremo perfetti ma in termini socio politici potremmo essere tutti uguali?? Che figata vero? Di questa prospettiva ciò che mi incuriosisce di più è immaginare la relazione tra pensiero e realtà per tutte quelle persone che sostengono principi di uguaglianza…
“Liberté, égalité, fraternité” era forse a questo che si ambiva?

La famiglia un tempo assumeva o perdeva valore dalla relazione che i suoi membri avevano con un istituzione primaria detta scuola.

Compito della scuola era quello, come scritto in precedenza, di indottrinare ed istruire i futuri uomini e donne per il loro inserimento in società, la scuola aveva ben chiaro il suo scopo e tutte le sue direzioni e metodi erano finalizzate ad esso.

La rigidità che componeva l’assieme scolastico era dovuta a questo schema definito nei minimi dettagli, la scuola preparava prima piccoli soldati e poi giovani uomini e donne al loro futuro. Rarissimi, seppur esistenti, erano i casi in cui si manifestavano deviazioni concrete a questo progetto. Se la tua scuola era di un certo livello i tuoi insegnanti ti preparavano prima a comportarti come richiesto da quel livello e poi a conoscere ed applicare quello che il livello stesso richiedeva. Una catena di montaggio di un industria di successo. Il controllo e di conseguenza il successo non era determinato dal livello di innovazione ma dalla mancanza di deviazioni dallo schema, le variabili erano contenute ed il percorso era di tipo autostradale, con eventuali uscite definite e controllate dai casellanti. Funzionava, ha funzionato per un bel po’ di tempo ed in modo molto produttività, con elevati KPI, anche se nessuno aveva la necessità di monitorarli, i fatti parlavano al posto dei numeri.

Ma se qualcosa funziona perché cambiarla?? Cos’è successo poi?? Io credo che non sia successo nulla di diverso dallo scorrere del tempo, dalla naturale propensione dell’essere umano, semplicemente è finito lo spazio fisico…  ciò che ieri ci spingeva a scoprire terre inesplorate, ci portava a valicare confini di ogni tipo oggi ci porta a sperimentare altre forme di barriere.. non facciamo guerre contro qualcuno per ottenere un nuovo pezzo di terra e un po’ più di potere (ci sono ancora ma si estingueranno pure queste) ma facciamo guerra contro qualcosa un po’ per noia un po’ per vedere che succede, è la scoperta è il fascino della sperimentazione che ci muove, è la possibilità di provare, forse solo una parte della nostra mente che spesso viene trattata con superficialità e confusa con altre sfaccettature dai nomi molto più altisonanti, forse è solo e semplicemente curiosità.

Ma torniamo alla scuola, cos’è oggi la scuola?? Da quello che vedo io, l’impressione più limpida che ho è che sia una sorta di parcheggio temporaneo, di babysitter statale o privata alla quale viene distrattamente affidato il compito di sostituirsi in parte alla famiglia, in parte alla chiesa, in parte al lavoro perché erano i tre elementi primari a cui noi figli, noi bambini ed adolescenti eravamo affidati quando quello era il nostro tempo. La scuola tiene i nostri figli mentre lavoriamo, la scuola li educa ed indottrina e li prepara a quello che domani sarà il loro lavoro. Una sorta di passeggiata assistita per animaletti che devono fare la pipì e non sporcare casa.

Le basi che hanno permesso per anni di ottenere questo, tutto il contorno oggi è dissolto in una nuvola che ci piace chiamare cloud ma che dal punto di vista del progetto generale invece di essere un autostrada ben definita, con eventuali uscite e casellanti è una nuvola fatta di materia non solida che ci permette di vedere a 360° attorno a noi ma allo stesso tempo di identificare in ognuno di quei 360 gradi il nulla, vediamo a 360° ma l’orizzonte si perde nel nostro sguardo… non penserai mica che la terra è rotonda no?!? Per carità..

Il nulla è un concetto fantastico da un lato perché rende tutto possibile ma terrificante dall’altro perché se non riesci a distinguere o a crearti una visione di tutte quelle possibilità ti resta solamente il vuoto, il foglio bianco con la matita sopra, nessun disegno, nessun segno, nessuna mano che la muove, quella matita.

La scuola oggi non boccia per non creare dammi psicologici, la scuola oggi permette di ripetere un compito in classe se andato male fino a quando non va bene, chiede il permesso ai genitori, gli insegnanti e docenti non godono di nessuna forma di rispetto non solo dagli alunni ma nemmeno dalle famiglie che poi quasi non esistono più, spesso gli insegnanti si sentono costretti ad insegnare per vivere e non perché credono che l’insegnamento sia una sorta di missione umanitaria che ha responsabilità più elevate di quelle che vengono attribuite ai passi di Vangelo e Bibbia. Molti non credono che hanno in mano le sorti del proprio paese e della propria civiltà in forma più impattante di quella che può arrivare ad avere il presidente della Repubblica. Gli studenti, sempre più, si sentono costretti ad andare a scuola e quasi mai hanno la sensazione che studino per trasformare in concreto quello che la loro mente è in grado di vedere ed immaginare che magari oggi non c’è o viene realizzata in modo diverso, non credono nemmeno che la scuola sia un mezzo per poter vedere, capire, conoscere.

I modelli di successo, che sono stati in passato quelle leve che hanno spinto attraverso una naturale forma di emulazione e adorazione i grandi personaggi a diventare tali, e per grandi personaggi non intendiamo unicamente quelli universalmente riconosciuti ma anche tutte quelle persone ignote per molti ma fondamentali per pochi che hanno costituito un modello ed un esempio da seguire, imitare e perché no migliorare… tutte quelle piccole o grandi autostrade che ogni essere umano prima o poi nel corso della sua vita si è trovato difronte, che lo hanno indotto a scegliere tra l’autostrada e i suoi caselli oggi sono nascoste dalla nuvola del Cloud .

La scuola ha perso il suo peso, ha smarrito il suo senso e anche questa volta è una questione di contorno, non è possibile far stare un piedi un palazzo costruito in modo solido e perfetto posizionandolo in mezzo al mare, anche quel capolavoro di scienza, tecnica, progresso e tecnologia in mezzo al mare in un contesto astratto o fisicamente non rigido affonda.

La scuola era la strada che ti consentiva di rappresentare un modello e di arrivare poi a rappresentarlo o perfezionarlo, ribaltarlo o discuterlo o semplicemente rafforzarlo. Oggi la scuola sembra un percorso obbligato messo dentro un parco, con scarsa manutenzione dove il suo attraversamento è lasciato all’arbitrio del caso.

E la chiesa??

Chi mi conosce lo sa che non sono mai stato un fedelissimo di questo concetto seppur ho da sempre osservato con grande fascino la sua importanza storica cercando di mantenere le distanze da ogni forma di veicolazione del pensiero fatta a suo nome. Il prezzo di questa libertà nel mio piccolo rappresenta quanto descritto fino ad ora… cloud, smarrimento, solitudine, paura che però ho sempre affrontato con un elemento che mi ha permesso di affrontarle senza necessità di risposte, senza bisogno di certezze ma con una continua ed enorme apertura sulle probabilità, sulle variabili… ovvero la curiosità.

E’ indubbio che nella nostra storia recente la chiesa sia uno di quegli elementi che assieme a famiglia e scuola è stata fondamento indissolubile della nostra società.

La chiesa è autostrada, la chiesa è casello e casellante. E’ stata presenza e certezza anche per tutte quelle figure che gli si sono rivolte contro in modo più o meno pesante, più o meno fisico. Senza la presenza della chiesa e delle sue regole non sarebbe mai esistito nulla di tutto ciò che ad essa si è opposto.

La chiesa o forse meglio dire la religione che in questo testo viene iconizzata con il termine chiesa è ed è stata bene e male, positivo e negativo, certezza e dubbio, sollievo o terrore.

Nella semplicità dei grandi numeri la chiesa ha avuto un impatto fondamentale per tutti quei ragazzi e ragazze che consapevolmente o meno hanno incrociato il loro percorso con questo enorme elemento.

I 10 comandamenti, il forzare il confronto tra noi stessi, l’enorme dottrina di lavoro interiore, il rapporto con la nostra mente è stato sempre il frutto del lavoro e del percorso che la chiesa ha compiuto su di noi, dall’oratorio ai percorsi scolastici religiosi. Il senso del culto, il concetto di rispetto, i sacrifici e l’onore hanno rappresentato nelle nostre menti dei caselli di quell’autostrada chiamata vita perché come tali veniva rappresentati e seguiti da tutto il mondo religioso (in buona o cattiva fede, che a volte dipende anche dalla sorte) su cui i nostri occhi si fermavano ad osservare, in famiglia, a scuola e nell’ambiente lavorativo.

La catena delle convinzioni a cui noi ragazzi di un tempo eravamo sottoposto quotidianamente era qualcosa che veniva sostenuto dalla società o forse viceversa, che sosteneva la società. Oggi mi sembra di vedere che nessuna di queste convinzioni regge più… La catena è stata spezzata e distrutta.

La famiglia era sostenuta dalla chiesa che ne diffondeva i valori, la scuola era incentivata dal lavoro e sostenuta dalla famiglia che la identificava come veicolo, la chiesa era rispettata dalla famiglia e sostenuta dalla scuola con la quale condivideva buona parte del percorso di indottrinamento e dei principi del progetto che facevano capo al disegno della società, il lavoro era il motore che permetteva a tutti gli elementi di sostenersi e la società era così gestita e controllata.

Qualsiasi elemento della catena era indispensabile per l’equilibrio del sistema.

La società oggi sembra aver deciso che per esistere e per sostenersi non ha più bisogno di quegli elementi.

Sta nascendo una società nuova.

Il lavoro non è più unicamente legato al concetto di produzione o diciamo che non viene più visto come unico elemento trainante.

Quello che non riesco ancora bene a capire e vedere o per meglio dire che non mi so spiegare è questo:

ma chi ha deciso di cambiare la società??

Noi (intesi come nostra generazione) abbiamo vissuto ancora buona parte di quanto descritto sopra e spesso siamo tra i più critici verso questo che sembra essere un nuovo modello, la nuova generazione forse è ancora troppo giovane, la vecchia troppo vecchia e dalla mentalità troppo legata al modello precedente.

Allora chi o cosa???

Forse semplicemente l’effetto della possibilità di poter scegliere??

Quando c’erano solo autostrade, si sceglieva l’autostrada.

Forse oggi qualcuno sta iniziando a disegnare su quel foglio bianco, con la matita in mano? Magari senza ancora saper cosa disegnare…

Da padre e da genitore mi sto chiedendo spesso in questo determinato periodo in cui i miei figli hanno 8 e 12 anni, tutte le volte che li rimprovero di stare troppo tempo davanti a tv, console, cellulare e computer cosa avrei voluto fare io se alla loro età mi sarei trovato difronte alle stesse possibilità che loro hanno oggi??

Un eventuale rimprovero o impedimento verso questa loro possibilità come l’avrei vissuto?? Quali pensieri ed azioni avrebbero comportato per il me stesso bambino di allora??

Sto imponendo una restrizione che davvero è finalizzata al loro bene oppure sto limitando la loro possibilità di relazionarsi con quello che è il loro tempo

Sto veramente guardando avanti cercando di far vivere loro nelle logiche di quello che era il giusto del mio passato (30 anni fa) oppure sto in qualche modo limitando la loro capacità e consapevolezza di conoscere quella che sarà il modello della loro società di domani andando quindi a rallentare o sporcare con “rumore” quella che potrebbe divenire la loro coscienza e conoscenza per il disegno di una nuova società che rappresenterà il nostro futuro ed il loro presente??

Al momento vivo ancora con il dubbio e con la leggera presunzione di applicare il mio pensiero per il loro bene relazionato alla mia crescita in un ambiente di trentanni fa relazionato ad uno odierno considerandoli ancora incapaci di giudicare con i dovuti criteri le giuste variabili, ma allo stesso tempo mi chiedo se forzarli a prendere in considerazioni variabili che si stanno sgretolando sia la via corretta per aiutarli ad affrontare la loro vita.

In tutta onestà penso che se alla loro età avessi potuto scegliere tra uscire al freddo a giocare con due amici o stare a casa al calduccio a giocare con tutti i miei compagni di classe, sentendo le loro voci e potendo comunicare con tutti loro, o ancora con altri bambini provenienti da località lontane che altrimenti non avrei probabilmente mai conosciuto non sono così sicuro che avrei scelto sicuramente la prima possibilità.

Forse a volte esageriamo giudicando in modo netto scelte di oggi con convinzioni di ieri o forse il futuro dipenderà sempre dal passato, ed il presente rende molto difficile comprendere dove poter collocare un pensiero.

di amici, momenti e visioni

Facciamo molta attenzione quando sosteniamo che gli amici si vedono
nel momento del bisogno…

secondo me non è proprio così.

Nel momento del bisogno può capitare di vedere gli amici a nostro fianco quando ne abbiamo bisogno, ma allo stesso modo può succedere che a nostro fianco si presentino persone che anche con buone intenzioni e onestà siano a nostro fianco per un etica di rispetto, per lo spirito da crocerossa, per pulizia di coscienza, perchè sentono semplicemente che è la cosa giusta da fare in qualità di essere umano.

Non vorrei che queste considerazioni passino da critiche o da visionario estremamente negativo

La considerazione che faccio io è che i veri amici sono a nostro fianco sempre…


e si sentono un attimo prima del momento del bisogno quando con il loro intervento o con la loro presenza quel bisogno magari diventa meno determinante.

Si sentono durante e dopo quel momento ma soppratutto si sentono quando non c’è nessun avvenimento particolare che possa richiedere la loro presenza, loro ci sono e basta.

L’infermiere o il medico che ti cura quando hai bisogno di loro non sono necessariamente amici rispondono ad un bisogno perchè è il loro lavoro, perchè è la cosa giusta da fare, perchè sono in grado di farlo…

E vogliamo parlare di quelle persone che creano bisogni per attribuire assenze ad amici che non dovevano risolvere il problema ma soddisfare quel bisogno??

Non lo so ma questa frase mi ha sempre reso titubante… l’ho sempre vista quasi come una parte di un contratto a cui far fede, ma l’amicizia è un sentimento e come tale non sempre vive del senso della ragione, della volontà diretta e non sempre si misura in un modo così lucido e freddo, così aritmetico.

Mi sono chiesto più volte, quando pensavo, ecco ora avrei bisogno del mio amico/a e lui non c’è…
ma mi sono chiesto mai veramente se io c’ero ogni volta a ruoli invertiti??

Penso di capire come mai questo modo di dire sia diventato così conosciuto e diffuso ma ad ogni modo continuo a diffidare di questa frase…

io i miei amici li porto con me sempre e difficilmente riesco a rinnegare quello che posso aver ricevuto in passato da un rapporto che ho considerato di amicizia per le mie più svariate ragioni…

poi viene il tempo, la vita e il fatto che qualcosa si trasformi non deve necessariamente mettere in dubbio la purezza di quel passato…

non lo so ma ho sempre l’impressione che usare il pallottoliere per misurare l’intensità e il valore di un sentimento sia un pò come assassinarne la sua essenza.

Mi piace pensare di avere a mio fianco i miei amici nel momento in cui non c’è nessun momento particolare.

ONDE in RISONANZA

Un onda è una perturbazione che nasce da una sorgente e si propaga nel tempo e nello spazio.

Non la trovate affascinante come definizione?

Eh allora noi esseri umani non siamo forse una sorgente di onde?? la nostra vita non viene segnata nel bene e nel male dalle onde che emettiamo o che captiamo??

Ma che cosa può trasportare quest’onda??

Energia o quantità di moto senza comportare per forza spostamento di materia.

Energia? il pensiero può esser ritenuto energia??

E in quale modo rendiamo il pensiero Materia??

Potrebbe il pensiero esser considerato una forma d’onda?? e noi esseri viventi dei trasmettitori e dei ricettori di questo tipo di forme d’onda?

La risonanza nella tecnica musicale è l’amplificazione di uno o più suoni; in fisica è il fenomeno per cui l’ampiezza d’onda delle oscillazioni tende ad assumere un valore molto elevato…
La condivisione di un pensiero tra due o più esseri umani tende ad amplificarne la potenza e l’ampiezza di diffusione contribuendo quindi a dare una forma di materia allo stesso.

Noi che scriviamo nei blog, che condividiamo il nostro pensiero con altre persone allineando le nostre forme d’onda, non potremmo pensare di creare forse energia, materia?!?

Un mucchio di istanti di tempo

Come sempre espongo una mia riflessione essendo consapevole del fatto
che la sua attienza con la realtà potrebbe essere tanta o poca a seconda
dei punti di vista.

La cosa divertente è che nemmeno io sono in grado di distinguere il valore di questa attinenza se non a tratti alterni, un pò come per le targhe, alcuni giorni mi sento a fuoco nel mondo che mi circonda altri assolutamente no… ma infondo, credo, capiti un pò a tutti.

Evoluzioni e varibili sono soggette al trascorrere del tempo…

già il tempo, proprio di questo volevo parlare… spinto da questo post di TADS che ho letto e commentato questa mattina, da quel pensiero è sorto questo post.

Ho come l’impressione che il peso del tempo sia cambiato profondamente, 5 secondi di oggi non sono 5 secondi di qualche anno fa…

in 5 secondi oggi la tua giornata può cambiare, lo poteva fare anche prima ma le probabilità che questo avvenga oggi sono notevolmente incrementate rispetto al passato.
Oggi è assolutamente probabile che nel corso delle nostre giornate quei 5 secondi possano influire notevolmente su di noi anche più volte al giorno.

C’è una rinnovata fragilità che ha un impatto determinante sul nostro stato d’animo che risponde favorevole o contrario a un fiume di eventi da 5 secondi??

Io ho l’impressione di ci sia…

Certo a volte quella fragilità si tramuta in emozione, in felicità ma è solo il frutto di una reazione emotiva che nasce alla sorgente della stessa fragilità.

Le nostre giornate sono tempestate da un mucchio di istanti di tempo che condividiamo con il mondo nell’illusione di essere più al centro di quanto eravamo ieri per poi ritrovarci forse, invece molto più soli.

E non sarà forse questa solitudine che auto produciamo senza rendercene perfettamente conto che alimenta questa enorme importanza che diamo a questi 5 secondi??

Cosa ricordi?

Cosa ricordi della prima volta che hai scoperto che ti stavi innamorando??

Chissà se quello che pensi di ricordare oggi è realmente vicino alle emozioni e sensazioni di quei momenti oppure se il tuo ricordo viene romanzato dalle esperienze della tua vita vissuta da quel giorno in avanti.

Ricordi che quando l’aria calda di primavera di sfiorava la pelle il tuo pensiero ti proiettava in un istante in cui le tue dita sfioravano lentamente la sua pelle lungo tutto il braccio per giungere fino alla sua mano??

Ricordi l’attimo in cui la tua mano si sovrapponeva alla sua e le dita si intrecciavano e chiudevano in un pugno che sembrava voler proteggere quella sensazione, rinchiuderla in una sorta di scrigno che solo voi potevate sentire?

Ricordi quando ancora prima di poterla sfiorare non sapevi se avresti mai potuto farlo? se la tua vicinanza poteva rappresentare un fastidio per lei oppure piacere?

Ricordi la paura?? la paura di scoprirlo?? la paura di sapere se le parole di amici o amiche erano vere o meno??

Ricordi quando capitava di incrociarla per caso, senza che lei se ne accorgesse?? ricordi come cercavi di nasconderti e renderti invisibile per poterla guardare senza essere disturbato e senza che quella paura venisse svelata o meno da una sua reazione?

Ricordi invece quando non capitava di incrociarla, ne per caso ne cercando di farlo?? Ricordi quella sensazione di bisogno di avere qualsiasi cosa di lei?? di cercarla in ogni angolo, un immagine, un suono, un odore.. qualsiasi cosa le appartenesse o qualsiasi cosa potesse ricondurti a lei, anche solo per un attimo..

Ricordi quando pensando a lei cercavi la tua parte migliore?? quando pensarla ti constringeva ad essere una persona di cui lei avrebbe potuto essere orgogliosa?

Ricordi quando ti immaginavi seduto all’ombra sotto un albero ed immaginavi lei che con jeans e maglietta bianca correva via da te, per poi girasi lentamente, con i capelli ad incorniciare il movimento ed il suo viso che rivolgendo lo sguardo verso di te ti lasciava un sorriso?

Ricordi quando la immaginavi parlare con le sue amiche, passarsi la mano tra i capelli e ridere serena?? quando la sentivi cantare o la vedevi ballare, senza pensieri come se in quel momento ci fosse solo lei al mondo?

ricordi quando in qualsiasi momento e qualsiasi cosa stavi facendo pensavi a lei? e ti chiedevi chissà cosa starà facendo? chissà come sta?

Ricordi quando speravi che quel penarello nella sua mano scrivesse il tuo nome??

Ricordi quando quella canzone parlava di lei, di voi?
Quando non potevi ascoltarla senza che le lacrime ti bagnassero le guance di nascosto da tutti?

Ricordi quando qualsiasi ragazza simile da dietro ti sembrava lei ed il cuore ti saliva in gola? quando entravi nella cabina telefonica e iniziavi a comporre il suo numero di casa e poi riattacavi prima di aver sentito la sua voce o quella dei suoi genitori??

Ricordi quando hai poi sconfitto quella paura??

Ricordi quando hai scoperto se tutto questo si poteva trasformare in un ricordo o in un rimpianto??

Cosa ricordi della prima volta che hai scoperto che ti stavi innamorando??

Qualsiasi cosa tu possa ricordare, qualsiasi cosa sia successa dopo aver sconfitto quella paura, quelle sensazioni e quelle emozioni sono una delle parti più belle della tua vita, sono essenza della vita, ricordi?

soldi reali per beni virtuali

Io ho due figli e nel mio tempo libero per scelta sono in mezzo ai ragazzi e adolescenti come chi mi segue sa, non è mistero.

Oggi leggendo un post dell’amico Wwayne mi è venuto in mente un pensiero che mi gira in mente da molto ma che non era mai divenuto così chiaro per scriverci un post, oggi si e quindi eccoci qui: 🙂

Che bambini, ragazzi e qualche adulto siano ipnotizzati da questo mondo dei videogiochi credo sia abbastanza chiaro a tutti e potenzialmente non c’è nulla di male ne nulla di nuovo se non la scala dei coinvolti in crescita esponenziale rispetto ad un tempo.

I videogiochi non sono il male, per carità, hanno diversi lati positivi da quello di attirare l’attenzione, divertire, sviluppare certi tipi di riflessi e perchè no in alcuni casi far conoscere anche un pò la storia e sviluppare la fantasia.

Il punto dove voglio arrivare in questo caso e che ho come l’impressione che siano usati anche come veicoli per esperimenti sociali per quello che sarà il futuro economico e quindi sociale della società futura.

E’ ovvio che il mio punto di vista potrebbe essere deviato dal fatto che io non nutro questa grande passione per i videogiochi e che quindi nel mio vivere la mia vita essi sono assolutamente trascurabili, non nego che per qualcuno quello che io dipingerò come un disegno oscuro del male possa essere invece un normale bisogno o piacere… non pretendo di aver ragione nel mio pensiero ma mi piace pensare di poterlo esprimere senza problemi, come del resto si dovrebbe sempre poter fare no??

Arrivo finalmente al dunque, quando ero ragazzino noi compravamo un videogioco e ci giocavamo senza che questo possa avere grosse variazioni, se ti piaceva e riuscivi a giocarci magari lo finivi altrimenti lo abbandonavi.

Da un bel pò di tempo ormai il meccanismo è leggermente cambiato… oggi il tuo videogioco evolve con te, il problema è che per farlo hai solitamente due modi:

1) giocarci tanto ed acquisire crediti giocando per poi poter “potenziare” il gioco con elementi accessori aggiuntivi

2) usare i tuoi soldi reali per acquistare questi potenziamenti virutali e quindi potenziare il tuo gioco

ora se il primo punto posso capirlo, faccio enorme difficoltà a comprendere il secondo, o per meglio dire, faccio enorme difficoltà a non vederci un esperimento sociale mirato nel secondo.

Spingere le persone (in maggior parte bambini e ragazzi) a spendere dei soldi per qualcosa di virtuale che sostanzialmente non esiste e non rimane, che non è tangibile è qualcosa che mi spaventa moltissimo, non tanto per il fine apparente ma per quello che lo stesso potrebbe determinare.

Di recente alcuni racconti di genitori nostri amici che si sono imbattuti proprio in casi in cui i loro figli (a detta dei genitori stessi a loro insaputa) siano stati in grado di spendere cifre anche importanti in questo modo apre una porta a pensieri preoccupanti.

Se bambini e ragazzi di oggi non si rendono conto del valore materiale dei soldi e delle cose materiali un domani come faranno a difendersi da quella parte di società sanguisuga che vive grazie alle loro debolezze??

sia chiaro io non penso che i miei figli siano tutelati e al sicuro in questo senso, è ovvio che il mio impegno va in quella direzione però sono consapevole che non esiste garanzia per il futuro e quindi mi chiedo cosa possiamo fare… perchè questa è una nostra responsabilità e assolutamente non lo è solo nei confronti dei nostri figli.

RIVEDENDO LE MIE CONVINZIONI

Questo post nasce da una riflessione su cui sono tornato ad imbattermi grazie ad un post di Enza Graziano nel suo blog
che potete trovare qui:

Forse stavo scappando un pò dall’argomento ora che ho ritrovato in buona parte il mio equilibrio stavo accantonando il passato come in pratica ho sempre fatto nella mia vita, probabilmente
è nata come forma di difesa quando ero ragazzo ed è diventata un abitudine consolidata ormai che il mio cervello ripete quasi senza richiedere il mio consenso.

Ci son state un paio di settimane durante questa quarantena che mi hanno costretto a rivedere alcune mie certezze su di me… ho sempre pensato di essere discretamente avanti con il mio controllo sulla mia
mente, sulle situazioni della vita, da quando sono piccolo lavoro su me stesso per cercare di prepararmi alle eventualità che la vita può metterti davanti, consapevole che non esiste una preparazione che garantisca
un risultato ma altrettanto che esiste una sorta di allenamento che si può fare che può portarti a non esserne investito, troppo sorpreso e questa sorta di allenamento mi ha dato spesso una forma di forza e sicurezza su cui mi sono poggiato varie volte.

Ma questa volta è stato diverso, apparentemente meno serio e grave di altri campi in cui mi ero “allenato” questa situazione in cui per un determinato momento non riuscivo a definire il mio posto nel mondo e mi mancavano elementi per pianificare il futuro (pur con la consapevolezza di essere pronto in ogni momento a dover rivedere tutto quanto, senza che questo comporti problematiche più grandi del necessario).

Cioè sapere di essere vivo ma sapere allo stesso tempo di non sapere nulla su quello che sarebbe stato il domani di essere però obbligato a correre dei rischi per cui qualcuno fingeva o doveva fingere di porre rimedio o di assicurarne il più possibile il contenimento deve aver sconvolto la mia mente senza che io potessi accorgermene
per tempo.

Sono iniziati così problemi del sonno, del respiro (cose mai provate prima) e il mio corpo in molti modi ha sfogato quello che la mente non vedeva o che la mia parte razionale fingeva di non voler sentire… forse ho mantenuto il controllo o la gestione della mente ma ho perso nettamente quello del corpo che è ovviamente fortissimamente comandato dalla mente stessa.

E’ stato molto faticoso per me rendermi conto di non avere il controllo della situazione o di non avere la sensazione di averlo (perchè di fatto è veramente difficile leggere se stessi fino in fondo, mentre è molto più semplice sentirsi convinti di essere in grado di farlo veramente).

Con l’allentarsi delle misure e la ripresa della vita sotto forma di quasi normalità ma sopratutto con la prospettiva di essere nuovamente in grado di pianificare il futuro il problema sta via via svanendo, senza però darmi modo di capire se ci sia un pò di merito o solo un pò di conseguenza di quel che succede.

Ad ogni modo è bello sentire che il tuo corpo non ti lancia segnali di allarme e che la tua testa si sente nuovamente
libera di vivere, progettare, fantasticare, sognare pur sempre con la consapevolezza di non aver certezze ma altrettanto
di non averne bisogno perchè consapevoli che nessuno può garantirtele, ma almeno ora, nessuno può garanirti nemmeno
la loro prospettiva fin dalla nascita.

A me non ha mai importato avere garanzie per sognare ed inseguire i miei sogni e progetti, ho sempre prensato che per quanto
difficili, improbabile e irragiungibili possano essere se ci fosse anche solo una minima possibilità di poterli raggiungere
io devo esserci, devo provarci, devo sentirmi presente per provare a coglierla….

se non arriverà?!?? beh, semplice di sogni ne ho tanti almeno per uno o un paio di loro quella possibilità arriverà, ed io sarò li…

L’inclusività del termine “Nostro”

Cercare qualcosa di cui lamentarsi è piuttosto semplice, se non lo si trova basta inventarselo. E’ ormai una disciplina che tende a poter divenire olimpica.

Tutti diciamo di avere a cuore il futuro dei nostri figli, del nostro pianeta, della nostra
società. E questo è molto bello, ci dipinge come soggetti migliori, migliori di altri, di
persone che in qualche modo lavorano ad un futuro migliore.
Quello che fino a poco fa non avevo mai notato in questo tipo di frasi è cosa potesse realmente significare quel termine nostro, nostri.
Ed ecco che, cambiando prospettiva, quel termine diventa qualcosa di diverso, forse meno nobile nel modo in cui è troppo spesso inteso anche ad insaputa da chi lo pronuncia.

I nostri figli, il nostro pianeta, la nostra società… cioè quel nostro alla fine non è un termine inclusivo.

Nostro è nostro, vostro è vostro e loro è loro.

I nostri figli sono i nostri come famiglia, mio e di mia moglie, forse per alcuni del fratello o del cugino e cognato, per i più solidali quelli degli amici più stretti.

Il nostro pianeta è la nostra terra, forse il nostro isolato, per i più dinamici i luoghi a cui sono legati, per i meno aperti probabilmente il giardino se ne hanno uno.

La nostra società, i luoghi in cui viviamo, forse il nostro comune, forse la provincia o la regione per i più commerciali le attività di cui usufruiscono per i più dispotici le loro proprietà intese in ogni forma e sostanza.

E forse le cose non cambiano non solo perchè tra le parole ed i fatti c’è dei mezzo “ed i” ma anche perchè forse quel nostro rappresenta un insieme così infinitamente piccolo a diffrenza della prima percezione che la frase porta a percepire che per cambiare veramente un inseme infinitamente grande, non è il modo più efficente.

Solitario solo agli occhi degli altri

La vita è fatta di periodi, oggi siamo diversi da quelli che eravamo ieri, domani saremo diversi da entrambi i noi stessi di oggi e di ieri… o forse no, chi lo sa…

dai, lo confesso che infondo un pò mi piace quando mi dicono che sono un associale.. è come un complimento ormai per me…

quello che mi fa sorridere di questa prospettiva che gli altri mi attribuiscono è che probabilmente non è vera…   o forse si, chi lo sa…

sicuro come la morte è che non amo i grandi gruppi, non li amo per utilizzare il mio tempo libero per loro, perchè poi lavoro in un azienda di 400 persone, sono istruttore di due attività sportive con i bambini, insomma non è che sono spesso solo…

il tempo che mi rimane se posso lo dedico a me e alla mia famiglia…

si, certo, è vero sul lavoro non amo andare in giro a chiacchierare qua e la, non mi piace “perdere tempo” perchè amo essere sempre puntuale con le cose che ho da fare e uscire in orario.

si, certo, è vero che sul lavoro rifiuto praticamente sempre tutte le richieste di condivisione del tempo fuori dall’orario lavorativo, ma ci sono altre ragioni è una scelta dettata da mie riflessioni private

però di fatto io amo le persone, amo stare assieme alla gente, ascoltare le vite degli altri, confrontarmi, documentarmi e se posso dare il mio contributo pratico o di punti di vista

però di fatto amo le persone come singoli individui, nel rapporto 1 a 1, posso essere a mio agio in inferiorità solo con gli amici più stretti o solo in alcuni angoli remoti dei miei desideri più estremi 😛

per il resto io non mi sento associale, ma amo i rapporti 1 a 1…

… e forse si o forse no a qualcuno questo non piace…

e io divento associale…

chissà, forse si o forse no…

 

Ricordi di solitudine

Sono passati tanti anni ormai, ma forse complice la calma ed il silenzio di questi giorni
mi sono tornati alla mente pensieri di un tempo che fu..

quando io ero la mia vita e le mie giornate erano il mio racconto, le passeggiate in primavera sul monte in solitudine.
Quando mi sentivo solo e seduto su una roccia guardando la mia città dall’alto immaginavo le mille  vite che scorrevano la sotto, in città… coppie, giovani, anziani, bambini, insenganti, medici, operai innamorati, amanti, persone che si rodevano il fegato e odiavano, poliziotti, pompieri..
chi sarei diventato io? quale sarebbe stato il mio destino, la mia vita??

amavo la sensazione del calore del sole sulle braccia coperte da una maglietta a mezze maniche, la carezza dell’aria tiepida lontana dal cemento lavorato.. quel calore ed il passaggio dell’aria tiepida erano come un abbraccio, quell’abbraccio che avrei voluto dare, quello che avrei voluto ricevere.

Quello che mi mancava perchè ero da solo.

E con quella mancanza e quella malinconia ritornavo in città ad osservare le persone, ad immaginare come ognuna di loro potesse vivere un abbraccio. C’è un qualcosa di profondamente tenero ma altrettanto potente in un abbraccio.

L’abbraccio è il gesto probabilmente più sincero che conosco, ovviamente anche un abbraccio si può fingere, ma si vede..
si vede più di ogni altra cosa.

L’abbraccio è un gesto universale, è cedere l’affetto che le parole non riescono a descrivere, è ringraziamento, è forza, è amore, è rispetto, è disperazione, è dolore, è gioia, è vita.

Si abbracciano i corpi si accarezzano le menti.

e così con questi pensieri giravo la città osservando le sue persone, immaginando come i loro singoli volti potevano cambiare durante un abbraccio e poi giocavo ad immaginare di abbracciare le persone che tra tutte mi colpivano di più…