da domani…. Croazia!!!

Da buon abitante del friuli venezia giulia anche quest’anno non mancherà la settimana di relax .tra le meravigliose coste croate…

domani mattina si parte presto, sperando di non trovar troppa coda…

ci tenevo quindi a salutarvi e ad augurarvi un bel fine giugno!!!

 

ci si risente in luglio!!

Impossible is not nothing!! ma è molto meno di quel che pensiamo sia..

Sono fermamente convinto che nella vita di realmente impossibile ci sia ben poco…

 

molte delle cose che si definiscono impossibili o che definiamo impossibili sono rese tali dal nostro modo di vederle o volerle vedere, dalla nostra abitudine e predisposizione ad immaginarle così, dalla nostra scarsisisima predisposizione ad inseguire traguardi che siano a medio/lungo termine, dalla nostra incapacità di attendere dei segni concreti e di persistere sulla possibiltà senza dei segnali tangibili e costanti, dalla facilità con la quale abbandoniamo i nostri sogni e spesso il nostro istinto o il nostro destino semplicemente perchè alla fine risulta essere la scelta più comoda, quella meno dispendiosa, quella che ci libera “dal peso” e “dalla responsabilità diretta” di inseguire la nostra felicità.

 

Infondo arrendersi e lasciar perdere è semplicissimo e pochissime volte nella vita ti sentirai giudicato dal prossimo per esserti arreso, e per una persona che ti giuicherà male, ci sananno sicuramente 10 che ti comprenderanno, perchè anche loro avranno rinunciato a qualcosa e verranno così sollevati dal peso della rinuncia e rinfrancati dal veder la rinuncia altrui…

 

Difficilmente insisteranno per impedirti di rinunciare, magari incontrerai chi lo farà, ma lo snobberai, magari incontrerai chi ti spingerà ad insistere ma poi penserai che infondo la pelle non è la sua, magari ti imbatterai in chi cercherà di darti forza ma il suo rincuorarti sarà un gesto d’affetto o d’amore non certo un gesto da chi può dare un consiglio…

 

la forza dell’impossibilità e tutte le fondamenta della sua struttura sono generate dalla nostra convinzione e dal nostro arrenderci.. dalla nostra incapacità di vedere oltre, andare oltre, immaginare oltre, sperare oltre. Combattere l’impossibilità è combattere noi stessi, quella buona parte di noi che è ciò che è perchè vive dove vive.

 

Questa è la nostra storia, la nostra educazione, la nostra civiltà, è uno dei modi per contenere l’imprevedibilità, per contenere il rischio di scontrarsi con qualcosa di non previsto e di incontrollabile, il rischio di imbattersi in persone libere verso la vita, forse anche verso la morte, ma libere.

 

La forza dell’impossibilità è rinchiusa tutta nell’arresa verso la possibilità e, io credo, molto più spesso di quello che riusciamo ad immaginare o credere, sia solamente frutto di un nostro errato schema mentale…

Il dilemma esistenziale del soldato

Oggi vi pongo un altro dilemma esistenziale che ogni tanto accompagna parte delle mie giornate…

L’ambito è quello lavorativo, non so dirvi se l’applicazione potrebbe riguardare anche altri territori.

Io sono convinto che in un ambiente lavorativo di medie dimensioni deve esserci oltre che conoscenza e competenza
(importanti ma da sole secondo me non bastano quasi mai) dicevo, deve esserci anche ordine e disciplina, non necessariamente
regime ma…

Per ottenere una struttura di questo tipo serve un elevata percentuale di almeno due categorie di persone:

– i “comandanti”
– i “soldati”

ora tralascinado i luoghi comuni e gli onori, mi soffermerei sugli oneri…

io ipotizzo in questa mia teoria che i “comandanti” come primo punto siano persone che in passato siano stati “soldati” (e
già qui la mia teoria subisce un brusco crollo nella portante, ma passi….)
ipotizzo quindi che i “comandanti” siano delle figure che aiutino i soldati a risolvere i loro problemi nell’applicazione
delle loro competenze e ipotizzo che si prendano l’onore di prendere una decisione quando ci si trovi per qualsiasi voglia
motivo difronte ad un bivio, trivio ( licenza home-elettronica) o quel che sia.
Ipotizzo infine che qualora la loro scelta non si sia rivelata la migliore, non si nascondano dietro il corpo senz’anima dei
suoi soldati ma che possa permettersi il “lusso” di ammettere di aver sbagliato e senza per questo veder messo in crisi
il suo ecosistema nervoso, per altro probabilmente non avendo mai la possibilità della controprova, ma questo è un altro discorso.

Ipotizzo che il soldato sia quella figura che viene messa a disposizione del “comandante” probabilmente come membro di una squadra
composta da altri solati che con le sue forze, competenze, possibilità contribuisca con il suo lavoro probabilemnte più fisico,
sicuro come la morte più concreto al raggiungimento dell’obiettivo dichiarato dal comandante e addebitato alla squadra.
ipotizzo quindi che il soldato sia una figura assolutamente necessaria per un comandante, per una squadra, per il raggiungimento
di un obiettivo lavorativo e che la sua distinzione a livello di attribuzione testuale sia puramente applicativa.
Ipotizzo inoltre che sia determinante per il soldato avere stima e fiducia nel proprio colonello almeno tanto quanto saper di avere
libertà di parola e pensiero verso lo stesso sulla strategia o sui punti opertativi della “missione”, salvo non avere al momento
l’ultima parola.

Fatte queste premesse, veniamo al dubbio esistenziale.

Se io soldato mi trovassi a dover compiere un azione assegnatami dal mio “comandante” per la quale sono in disaccordo
sia anche solo logico, come mi dovrei comportare per essere un buon soldato???

a) Far presente i motivi della mia contrarietà al mio capo e poi eseguire ugualmente l’azione forte anche del fatto che nel
caso questa si rivelasse sbagliata io ho svolto il mio lavoro assecondando il volere del mio “comandante” che ad ogni modo
dovrebbe rispondere dell’errore a nome di tutta la squadra.

b) Oppormi a svolgere l’azione venendo meno quindi ai principi morali del “buon soldato” e minando quindi il senso del
“lavoro di squadra”

c) Far credere al mio “comandante” che farò come da lui indicato e fare poi come credo sia più corretto, venendo meno a tutto
quanto sopra

Ovviamente andrebbe valutato il singolo caso ma per assurdo io penso sia impossibile fare una scelta corretta che non comporti
una mancanza etica o morale in una situazione simile…

tappi bottiglie..

Venerdì sera sono stato a Milano in quel di San Siro a vedere il concerto di Ligabue,

prima di entrare gli steward ci hanno chiesto di togliere i tappi di plastica dalle bottiglie e di consegnarli a loro.

 

Ora, io ho consegnato un tappo, mia moglie un altro, i nostri due amici uno e l’altro lo hanno nascosto in tasca e rimesso nella bottiglia subito dopo il primo tornello…

 

Primo punto: Dentro lo zaino avevamo ancora 3, 4 bottiglie con relativo tappo…

Secondo punto: Io avevo zaino e marsupio, oltre alle bottiglie dentro lo zaino, nel marsupio avrei potuto avere un masso che nessuno avrebbe detto nulla, nello zaino il cestello di una lavatrice (solo x fare un esempio e non citare un famoso scooter) e anche qui nessuno ha controllato nulla.

Terzo Punto [Top Class]: All’interno vengono vendute bottiglie di acqua (4€) di the (4€) e di birra (6€) tutte con rigoroso tappo.

 

Ma situazioni come queste non vi danno la sensazione:

 

a) di esser presi per i fondelli

b) di pensare che si facciano le cose “ad cazzum”

c) che alla lunga, vedendo fatti simili, in ogni angolo, in ogni campo, in svariate sensazioni non si riesca più a credere di vivere in un paese “decente”

 

non so che dire…?!?!?

Piccolo piccolo, grande grande….

Sembra ieri che mi sentivo emozionato perchè era il suo primo giorno d’asilo….

sembra ieri che ricordo il suo sguardo concentrato, ensusiasta e forse anche un pò impaurito mentre scendeva le scale

sembra ieri che ricordo il suo sorriso mentre io e Sara salivamo in auto per accompagnarlo

sembra ieri quando tutti orgogliosi del nostro ometto ci siamo guardati e senza dir nulla ci siamo messi a ridere dopo averlo lasciato in classe, dopo la prima parte dell’inserimento…

 

non mi sembra possibile che già oggi, l’asilo sia praticamente finito e lui, così piccolo e impaurito, con la sua serenità e con la sua allegria sia già pronto per la scuola elementare, sia già pronto per essere un ometto semi responsabile…

 

non mi sembra possibile che siano già passati tre anni e che Nicholas sia già così grande… non mi sembra possibile eppure lo è… mi giro, lo guardo e sa già leggere, mi giro lo guardo e si fa la doccia da solo, mi giro lo guardo e ora che non c’è perchè dorme, vedo sempre il suo volto, i suoi occhi e il suo sorriso….

 

mi giro lo guardo e nel buio di questa stanza mi sento così piccolo, fragile e indifeso difronte a tutto quello che lui rappresenta per me…  che sarà mai una vita, la mia vita in confronto a tutte quelle sensazioni che posso provare ogni giorno da quel 23 Agosto del 2008???  e mi sento di nuovo piccolo piccolo…Immagine

 

e lo vedo così, grande grande….