Liebster award

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Eccomi qua ad adempire al compito assegnatomi da heipenny del blog https://ilmondodelleparole.wordpress.com

Le domade poste e le risposte:

Qui sotto il regolamento da seguire:
– usare l’immagine sopra riportata
– rispondere alle 10 domande
– nominare altri 10 dieci blog e avvisarli
– porre 10 domande a questi blogger.
1. Il vostro più bel ricordo?

Beh, io credo che a questa domanda bisognerebbe rispondere più o meno ogni giorno della nostra vita,
oggi può essere uno, domani un altro, dopodomani lo stesso del primo giorno, tra tre giorni uno non
ancora citato… il mio rapporto con la memoria è molto libero per lei.. io assecondo…
in questo preciso istante mi viene in mente una notte di ritorno da una festa paesana, in bicicletta
con i miei migliori amici, a cantare (forse meglio urlare) per le strade di campagna “Twist and Shout”.
In se il ricordo potrebbe anche sembrare banale e stupido, ma quella sera in quel preciso istante, in quelle
urla, in quel sentimento di libertà che avevamo sulla pelle, in quell’unità che ci legava e che resiste ancora
oggi, c’era forse il riassunto delle nostre vite, del nostro passato e del nostro futuro.. straripava da noi
quel legame potentissimo che è l’amicizia, che non si pone domande che non cerca risposte, che esiste e basta..
che da per sempre qualcosa di speciale…

2. Se potessi cambiare casa, dove andresti ad abitare?

Premettendo che in termini assoluti si può quasi sempre cambiare casa, direi che potendo farlo con semplicità e
senza controindicazioni, beh, farei qualcosa di questo tipo: cambierei totalmente caratteristiche geografiche
ogni 5 / 10 anni… quindi ora poniamo che vivo in un paesetto, vivrei 5 anni in una grande città, 5 in un montagna,
5 al mare, 5 in riva ad un lago, 5 vicino ad un bosco,5 su un albero, 5 sotto un vulcano, 5 in una barca, 5 su un camper itinerante..
poi beh… non so quanti altri 5 potrei aver davanti..

3. Se potessi entrare in un film e viverlo, quale film sceglieresti?

Senza nessun ombra di dubbio “Elizabethown”

4. Immagina di poterti trasformare in un animale: quale animale diventeresti?

Mi piace pensare alla pantera nera, per la sua atleticità, per il suo essere elegante, per la sua vita
fatta di astuzia.. per quegli occhi su quello sfondo nero…

5. Una persona con cui puoi parlare davvero di tutto?

beh, su questo devo confessare un “segreto d’infanzia”… nel senso che uno dei miei sogni è sempre stato quello di incontrare prima o poi nella mia vita una persona con cui parlare di tutto… immaginavo una figura di un vecchio saggio, con barba e bastone, di quelli che vivono ai piedi delle montagne raccontati in tante storie… alla fine questa esperienza di blogger ha in parte colmato questo desiderio, nel senso che ho incrociato un sacco di persone e parlato di un sacco di cose.. quindi ho incontrato più un luogo che una persona… però chissà magari in futuro…

aggiungo sempre “in confidenza” che probabilmente alla fine sono io quello che non è ancora pronto a parlare di tutto, ci sono certi lati di me che tengo oscuri anche a me stesso e probabilmente per poter parlare di tutto con qualcuno bisogna anche esser pronti e disposti a farlo a nostra volta… in alcuni casi mi sento ancora molto legato alle mie paure, e credendo molto nel destino forse il mio incontro portà avvenire solo se riuscirò a superare queste paure..
6. Se vincessi un milione di euro, per cosa li impiegheresti?

beh, ci sono due cose che farei con un pò di soldi a disposizione… la prima è “inventarmi un attività” perchè ho sempre pensato che lavorare sia un modo per valorizzarsi, per dare un senso a molto del nostro tempo, per mettersi in discussione, conoscere, conoscere e ancora conoscere persone, argomenti, situazioni…
la seconda è rispondere un pò con i fatti alla domanda 2 e viaggiare, perchè sono convinto che nulla può “arricchirti” come il viaggiare, vedere e conoscere… non necessariamente persone..
7. Il regalo più bello che hai ricevuto?

Questa domanda mi mette molto in difficoltà, nel senso che ho sempre avuto problemi a ricevere i regali, a liberare le mie sensazioni verso il regalo o verso chi me l’ha fatto… preferivo che l’attenzione venisse distolta da me nel minor tempo possibile, preferivo tenere private le mie sensazioni… quindi diciamo che ritenendolo un dono, a fronte delle mia vita, direi la malattia di mia madre.
8. Se potessi conoscere un personaggio famoso, chi vorresti incontrare?

Non saprei scegliere, perchè di quelli famosi conosciamo il loro lato famoso ma non il loro vero io,
in ogni caso mi verrebbe da dire qualcuno che è stato famoso ma che ora è dimenticato… ho la sensazione
che avrebbe cose molto interessanti da raccontare…
9. Un sogno ancora da realizzare?

ne ho a centinaia, potrei scrivere per ore… te ne racconto uno su tanti, poter arrivare ad un determinato punto della mia vita in cui i miei figli sono autonomi e sereni nelle loro vite, e io con mia moglie possiamo vendere la casa e tutto ciò che abbiamo, e salute permettendo, possiamo dedicare il tempo che ci rimane a viaggiare intorno al mondo e vivere di ciò che il viaggio ci potrà dare…

10. A quale di queste domande hai preferito rispondere?

a tutte, attraverso le domande mi conosco, mi interrogo, mi scopro.. rispondo sempre volentieri alle domande, di ogni tipo… 🙂

non nomino perchè molti di quelli che nominerei sono già stati nominati in passato recente o meno, lascio in ogni caso le mie domande così chi vorrà rispondere potrà farlo qui o a “casa sua” :

1) in una foto o ritratto, come ti piace vedere il volto di una persona?

2) osservando un albero che si contorce per la forza del vento, quali sensazioni provi?

3) quando decidi che vuoi sentirti meglio, qual’è la prima cosa che fai?

4) cos’è un ingiustizia?

5) se vedi unite in armonia persone di razze diverse… sorridi, ti stranisci, ti soffermi o …..

6) racconta una tua particolarità o gesto anticonformista

7) cos’è la professionalità?

8) In base a quali criteri scegli quale abbigliamento o colori indossare

9) qual’è l’abitudine, la routine o la cosa che più di ogni altra ti fa sentire libero/a?

10) se ti guardi allo specchio vedi.. e/o vorresti vedere…

in profondità o in lunghezza

Oggi mi è apparsa in mente questa riflessione

“il valore di un emozione si misura in intensità e non in tempo,
l’intensità si calcola in profondità, il tempo in lunghezza”
Da tempo sono giunto a conclusione che ciò che più di ogni altra cosa determinerà, qualora mi
troverò nella situazione di fare un bilancio, il valore della mia vita saranno le emozioni..

in questo senso quindi come valutarne il valore??

con un numero?? quante volte mi sono emozionato?

con un argomento?? per quali motivi mi sono emozionato??
forse con un intervallo di tempo?? per quanto tempo è durata questa emozione?? o quanto è passato dall’ultima?
potrebbe essere un buon indice ma, come fare per stabilirlo?? cosa determina la durata dell’emozione?
forse i motivi che la producono? forse la sorpresa che l’acompagna?

troppi fattori, troppe variabili..

sono giunto a conclusione che probabilmente il parametro migliore da misurare potrebbe essere l’intensità…

dall’intensità dipende la profondità dell’emozione, più è intensa più scava nel tuo profondo,
più scava nel tuo profondo più ti darà modo di conoscerti, di conoscere, toccare e sentire parti di te
che non sapevi di avere, che non immaginavi di incrociare..

più intensa e profonda è, l’emozione, è probabilmente più tempo durerà, potrà scomparire e riapparire quasi per caso, volutamente o in modo inaspettato, potrà farti un male cane o provocarti un piacere profondo, potrà farti ridere o farti piangere.. sarà però la cosa che più di ogni altra ti avvicinerà al tuo vero io, qualsiasi esso sia, chiunque tu sia..
alla fine continuo a pensare che mantenersi liberi e predisposti ad emozionarsi sia uno dei migliori modi per sentirsi vivi…

Apprendimento per Paura o per Ragione

Premetto che quanto scriverò vuol essere soltanto un esternazione di un pensiero ricorrente
e nulla di più, i termini utilizzati, gli esempi e le spiegazioni fornite sono probabilmente
“errati” o di “creativa interpretazione” non sono fonte di nessuno studio ma puramente sorgente del mio modo di vedere e pensare.. spero di riuscire a spiegarne i punti secondo me “curiosi” su cui magari discutere..
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In che modo si porta un essere umano ad apprendere???
come impariamo le cose?

mi capita spesso di chiedermi quali sono i modi con cui una persona può
cedere conoscenza, competenza, informazioni ad un altra persona.

Quali sono i metodi con cui avviene la trasmissione di conoscenza?

Se penso alla mia esperienza di vita o a quella che ho potuto vedere fino ad oggi
nei miei figli mi venogno in mente due categorie principali che dividerei così:

Per assorbimento automatico

Per assorbimento imposto

La prima categoria è sregolata, soggettiva e forse appartiene in modo significativo al
regno del chaos… nel senso che tra l’emulazione, l’autovalutazione inconscia e lo “scimiottismo” ogni persona tende ad assimilare o dissociarsi dai comportamenti dei propri simili in maniera direttamente proporzionale alla comunicazione energetica o empatica che provoca su se stesso un determinato tipo di situazione o comportamento.
Su questa categoria penso sia molto complicato fermarsi ad affermare qualsiasi cosa perchè troppo personale e troppo variabile.
La seconda categoria invece è forse la più vasta da analizzare se non altro perchè ho la sensazione che possa contenere un numero di variabili forse anche superiore della prima ma più conosciute e gestite con esempi e precedenti nella storia della nostra evoluzione e civiltà.

Di questa categoria in particolare mi capita di fermarmi a pensare e provare ad analizzare
due sottocategorie specifiche che identifico così:
Apprendimento per Paura
Apprendimento per Ragione
Quando mi capita di ripensare alle basi della mia educazione, quando mi specchio nelle altre persone che incontro per studiare le differenze sociali e comportamentali, quando faccio lo stesso confronto con la mia famiglia, i miei genitori;

Quando ragiono sui punti fondamentali dell’educazione che vorrei trasferire ai miei figli, quando li specchio con il mondo che li e ci circonda, quando li confronto con le basi fornite negli altri ambienti sociali, quando noto le differenze, le carenze o quelli che io reputo i successi..

in tutti questi quando mi faccio un sacco di domande…
Quella che sento essere la mia educazione da dove deriva?? in tutta onestà mi considero molto diverso, in questo senso, dai componenti della mia famiglia, diversità che riscontro principalmente nei valori fondamentali… non voglio intendere questa diversità sottoforma di classifica ma di pura e libera diversità. Però qual’è la sua origine?? perchè esiste questa diversità??
La risposta, sicuramente marginale che posso darmi è che essendo stato un ragazzo che è sempre stato lasciato diciamo “molto libero” dal punto di vista educativo e comportamentale i canoni principali della mia “educazione sociale” sono quelli del giudizio.
Cioè ho l’impressione che la mia educazione derivi principalmente dall’osservare il mondo che mi circonda, i comportamenti della società e dei suoi componenti e della mia forma personale di giudizio su di essi…

se osservavo qualcuno fare o dire una cosa che mi sembrava giusta cercavo di comprenderne tutti i contorni e di ritenerlo un punto positivo viceversa cercavo di prenderne le distanze, così facendo stabilivo una sorta di precedente comportamentale da seguire o evitare, precedenti che man mano hanno contribuito alla creazione dei canoni di quella che ritengo essere la mia educazione o il mio stile di vita.

Cosa che per altro ritengo sia simile un pò per ogni essere umano o quasi..

Esiste poi la possibilità di stabilire dei canoni a fronte di una trasmissione diretta di pensiero, cioè qualcuno che ti racconta o spiega una situazione e tu che recepisci il senso di questa trasmissione, lo condividi e di conseguenza lo fissi nella tua mente come cosa da rispettare e replicare o come l’esatto opposta qualora dovessi non condividerla.

Questi esempi li riunisco nella categoria “apprendimento per cultura o ragione”.
Un metodo forse più presente e radicato è invece quello dell’insegnamento, dell’indottrinamento “per paura” che forse è il metodo di massa più utilizzato.

Quello che ti permette di fatto costringendonti o forzandoti in svariate maniere ad assimilare modelli comportamentali che ti permettano di evitare conseguenze
a te poco piacevoli, siano esse tangibili e concrete o illusorie e retoriche.

Questo metodo presuppone che tu sei forzato ad assumere un comportamento perchè spaventato dalle conseguenze che il mancato rispetto di questa forzatura
potrebbe comportare.

Gli esempi sono i più svariati, dalla schiavitù del passato, all’educazione dei giorni nostri, dai regolamenti scritti a quelli morali gran parte dei comportamenti
umani sono gestiti dalla paura delle conseguenze.

Quando cerco di trasmettere i principi base dell’educazione ai miei figli mi rendo conto che ha “in modo naturale” molta più presa l’insegnamento tramandato per paura di quello tramandato per ragione, lo squilibrio tra i due diventa abissale nei neonati.. quindi mi vien da pensare che sia indole umana esser educati in questo senso.

Capita però poi con mia discreta soddisfazione che con la crescita dei figli crescano anche le possibilità di educare con l’altro metodo, quello chiamato per cultura o ragione che trovo quantomeno più rispettoso nei confronti di chi lo subisce.

Mi rendo conto che, sembra essere inevitabile la fusione o il miscuglio dei due metodi e che anche se ci dovesse esser qualcuno convinto di poter educare utilizzando solo uno dei due, nella realtà dei fatti inevitabilmente risulta praticamente impossibile.

Mi chiedo quindi, come rendersi conto quando un metodo è adatto o meno, quando si sta esagerando o sbagliando nella scelta di una o dell’altra via??

Esiste una considerazione da poter fare per autovalutarsi che possa avere un senso?

ma sopratutto ci rendiamo conto di quando educhiamo utilizzando la paura, magari pensando di farlo utilizzando la ragione??
Voi che ne pensate?

Riflessioni in vacanza..

La cosa più bella delle vacanze è senza dubbio il tempo trascorso con i miei mostriciattoli.
Due settimane nelle quali si vive fianco a fianco dal primo sguardo del mattino all’ultimo della sera.

E così, li scopri, li conosci per lati che inevitabilmente lavorando durante la settimana
finiscono per sfuggirti, per mancarti…

Hai tempo per osservarli, per provare a capire cosa si nasconde dietro i loro movimenti, dietro le loro gesta,
dentro i loro “capircci”.. li puoi osservare senza che loro se ne accorgono e provare a disegnare i mille mondi
possibili nelle loro teste.

Puoi giocar con loro, abbracciarli, arrabbiarti e farli arrabbiare, puoi insegnargli delle cose, spiegargli delle altre,
farti insegnare e apprendere osservando.

Puoi rivedere te stesso, o l’immagine che la tua mente dipinge del tuo ricordo di te bambino, puoi rivedere tratti
della tua infanzia o lacune della tua vita colmate dalla loro.

Puoi notare ciò che non sei mai stato o ciò che eri… puoi vedere le similitudini e le differenze…

Puoi ammirarli perchè li vedi crescere, da piccoli indifesi li scopri forti e autoritari,
puoi invidiarli perchè li vedi felici osservare i loro genitori e giocar con loro e non riesci a distinguere se nella tua
mente ci sia più malinconia per quelle immagini che non ricordi di aver vissuto o gioia perchè sei riuscito a far si che loro
quella mancanza non la conoscano.

Puoi intenerirti perchè il loro essere bambini li rende vulnerabili e a volte impauriti e indifesi davanti al mondo
puoi irrigidirti perchè li vedi ripetere le cattiverie del mondo che li circonda

Puoi impaurirti quando ti giri in mezzo la folla e per un attimo non li vedi, puoi
innervosirti quando quotidiani gesti di sana inciviltà vengono compiuti sotto i loro occhi…

Tutta la normale giornata si bagna di possibilità che la rendono unica, occasioni uniche per vedere e scoprire
lati dei tuoi figli che mentre lavori ti rimangono inevitabilmente oscuri.
La cosa che mi è personalmente piacuta di meno, che mi ha fatto riflettere è stata un altra famiglia che per qualche
tempo si è trovata vicina a noi dove i genitori si muovevano dal loro posto soltanto per fare alcune delle attività
collettive organizzate, rigorosamente separati e rigorosamente senza bambini…

Spesso sgridavano i loro figli perchè non volevano partecipare alle attività dei mini club, rifiutavano sempre di giocar con loro perchè dicevano di esser stanchi e che le ferie servivano per riposare, le faccie tristi dei bambini o le lacrime non facevano altro che peggiorare la situazione..

premesso che ognuno dovrebbe essere libero di vivere la propria vita nel modo che ritiene più opportuno la riflessione che queste scene mi ha portato a fare è che “il tempo non torna più”.. e se è vero che non sempre stare con i bambini è facile, spesso è molto stancante, e anche dispendioso in senso di energie ma altrettanto spesso oltre ad esser gratificante e a volte perfino necessario è una vera e propria opportunità…

per tutti i motivi descritti sopra…

i bambini crescono, da quel che si dice lo fanno pure molto in fretta, il loro bisogno di “presenza” e la nostra opportunità
per viverli è adesso più che mai e in quella fase dove i genitori e la famiglia rappresentano la base anche vuota se volete su cui costruire la loro vita futura…

questo non vuol dire rinunciare a vivere la propria vita ma vuol dire, secondo me, trovare il modo per viverla
consapevoli del fatto che di quella vita loro sono parte integrante.

Consapevoli che c’è un tempo per ogni cosa e che ogni terreno deve essere curato perchè in futuro sia in grado di sostenersi..
consapevoli che c’è un determinato periodo di tempo in cui noi possiamo e forse dobbiamo seminare molto, costi anche sacrificio e tempo perchè presto ciò che è fatto è fatto e non si tornerà mai indietro, ma tutta questa consapevolezza dovrebbe esser vissuta come stimolo non con angoscia ma con amore perchè infondo è la cosa migliore che possiamo dare, ognuno a suo modo, anche in quello che altri potrebbero giudicare sbagliato o mal interpretare ma non esiste interpretazione personale di sacrificio nei gesti che dedichiamo ai nostri figli…

e non c’è regola o regolamento che ne determini modi e risultati c’è solo la sensazione di cercare di fare del nostro meglio
con occhi al presente e pensieri al futuro.

La cosa più bella delle vacanze è stata quella di sentirsi più che mai una famiglia, una famiglia felice di stare assieme…