Parlando di dettagli, schemi e disegnini

E’ un periodo strano, molto impegnativo dal punto di vista lavorativo.
Non tanto perchè c’è un sacco di lavoro o perchè rispetto ad altri periodi sto seguendo
più progetti ambiziosi o per qualsiasi altra ragione.
Più che altro è impegnativo tutto ciò che sta succedendo attorno alla realtà lavorativa.

Succedono cose, ci sono persone, si creano situazioni….
come in tutte le realtà.. specie in quegli organismi complessi in cui maggiore è la complessità
maggiori sono le cose e situazioni.

Però, qui c’è un fatto che mi crea disordine mentale, mi impedisce di lasciar andare la mia mente
libera e felice verso quelle idee che spesso hanno fatto da capo alla mia carriera lavorativa.

Il fatto di appartenere ad un azienda di tipo multinazionale in cui risiedono multi manager dalle
qualifiche e posizioni più variopinte introduce “rumore” all’abituale routine giornaliera.

Ora se il rumore è piacevole e costruttivo passa, se il rumore è più vicino al concetto nativo di
chaos e/o disturbo, passa molto meno.

E’ diventata ormai abitudine diffusa comunicare utilizzando mezzi e tool di alto managment, ma comunicare
qualsiasi cosa con questi sistemi non solo richiede una certa preparazione, perchè i tool anche se nati
per semplificare (probabilmente, anche se ne sono sempre meno sicuro) bisogna saperli usare e capire, cosa
che non deriva automaticamente in quanto siamo tutti in grado di leggere.

Già proprio questo è il punto, qui nessuno vuole più leggere, richiede troppo tempo, ci sono troppi termini,
troppi dettagli per un concetto, troppe cose da leggere. E allora via tutti con le mind map, i work flow,
le matrici raci, i DoE, 5S, pdca e chi più ne ha più ne metta.

Un ulteriore fonte di disturbo è quella che deriva dalla sensazione di essere trattati tutti come dei completi
idioti. Passino i concetti di fabbrica visiva, di comunicazione visiva (specialmente in ambienti multilingua)
però che questi concetti cerchino di sostituirsi a quelli di senso civico, di buon senso, di intelligenza non
artificiale, beh, questo no. Questo fa incazzare.
Non abbiamo bisogno che vicino ad una sedia ci sia un cartello con scritto “serve per sedersi” oppure un disegnino
con indicato il corretto uso che dobbiamo farne, non abbiamo bisogno che ci spieghino che una penna serve per scrivere
e che le scarpe vanno indossate ai piedi… perchè se passa questo concetto allora per forza ogni cosa diventa complicata
e richiede uno schema, una riunione, una mind map per essere compresa e allora non sarà il tempo a mancare se
non si vuole apprendere un concetto scritto ma i neuroni e/o forse semplicemente la voglia di fare bene il proprio
lavoro.

 

Ora quando un azienda sostiene questi principi, quelli di rendere semplice ciò che sembra complesso, secondo me deve
essere molto attenta ad individuare sia le persone con le quali applicarli sia il vero senso pratico che essi possono
introdurre in azienda, perchè altrimenti si rischia di perdere un sacco di tempo a trovare mille modi per descrivere il
banale e non averne nemmeno uno serio e funzionante per individuare e risolvere i problemi.

Nessuno schema serve per rappresentare il dettaglio, ma spesso è il dettaglio che fa la differenza.