Archivi categoria: Frasi che mi porto dentro

Estratti, citazioni, frasi che mi porterò dentro come insegnamenti da non dimenticare

Cit. Web ed Innovazione

Il Web è più un’innovazione sociale che un’innovazione tecnica. L’ho progettato perché avesse una ricaduta sociale, perché aiutasse le persone a collaborare, e non come un giocattolo tecnologico. Il fine ultimo del Web è migliorare la nostra esistenza reticolare nel mondo. Di solito noi ci agglutiniamo in famiglie, associazioni e aziende. Ci fidiamo a distanza e sospettiamo appena voltato l’angolo.

Tim Berners-Lee

 

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Questa è l’acqua

Mi piace questo modo di pensare alle persone istruite…

 

per chi fosse interessato ho anche un bellissimo estratto testo (che magari domani pubblicherò) che completa un pò il riassunto del filmato..

 

P.S. Un grazie speciale alla persona speciale che me l’ha “passato”

Tempo di Vita

Complice questo post di Diemme che mi ha riportato automaticamente ad un ricordo, ci tenevo a diffondere qui queste parole che mi hanno colpito dal primo momento in cui le ho incontrate:

Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà. E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L’alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui, che però ti tolgono il tempo per vivere

Josè Mujica

Estratto da -Waking Life-

Ci sono due tipi di sofferenti a questo mondo: quelli che soffrono per una carenza di vita e quelli che soffrono per una sovrabbondanza di vita. Io mi sono sempre ritrovato nella seconda categoria.

Se ci pensi un attimo, quasi tutti i comportamenti dell’uomo e le sue attività in sostanza non sono diverse da quelle degli animali. Le più avanzate tecnologie e la nostra abilità artigiana ci portano al livello
dei super-scimpanzé, non di più.

In realtà la differenza fra, diciamo, Platone e Nietzsche e l’uomo medio, è maggiore di quella che esiste fra lo scimpanzé e l’uomo medio. Il regno del vero spirito, del vero artista,
del santo, del filosofo, sono in pochi a raggiungerlo.

Perché così pochi?

Perché la storia del mondo e l’evoluzione non sono esempi di progresso ma piuttosto un’infinita e futile addizione di zeri?

Non si sono sviluppati i valori più importanti. Diamine i Greci 3000 anni fa non erano certo meno progrediti di noi.
Allora quali sono le barriere che impediscono all’essere umano di arrivare per lo meno vicino al suo vero potenziale?
La risposta a questa domanda la si può trovare in un’altra domanda.

Qual è la caratteristica umana più universale?

 

La paura. O la pigrizia.

 

Cit. Il vizio dell’infelicità

Buon inizio settimana a tutti, per augurarvelo davvero vorrei condividere con voi un testo, di qualche anno fa,  a cui sono molto legato:

La mediocrità è un tuo diritto, sia chiaro; ma la ricerca della felicità, un tuo dovere.

Il vizio dell’infelicità

Cos’è che ci fa svegliare incazzati e indolenti? Perchè usciamo di casa con tutta questa rabbia in corpo? Cinici e disillusi ci guardiamo in cagnesco poi ricominciamo a girare frenetici su una ruota come criceti in gabbia. Ma non ce l’ha ordinato il dottore, allora perchè lo facciamo?! Avete mai pensato di essere gli autori della vostra infelicità? Immagino di sì! Allora facciamo un passo avanti: non potrebbe essere che l’infelicità è un vizio, un quasi piacevole rassicurante vizio? Ciascuno di noi almeno 5 minuti nella vita ha provato l’ebbrezza selvaggia della felicità. Siete davvero sicuri che vorreste riprovarla ancora? La verità è che la felicità ci spaventa, è un film horror! Perchè quando ti accorgi che è passata precipiti nell’angoscia come un ascensore dalle corde spezzate. Fa male cadere rovinosamente dalle vette della felicità, così ti sei assoggettato a una vita mediocre. Senza troppi sbalzi, senza troppi imprevisti, armato fino ai denti contro l’imprevedibilità della vita. Infatti la vita non bussa più alla tua porta, i giorni si somigliano tutti e da nessuna persona straordinaria accetteresti un appuntamento. Eppure sai bene che è solo dall’imprevedibilità di certi incontri che potresti arricchirti, rivoluzionarti e tornare finalmente a vivere. Ma tu non lo fai, hai paura, una maledetta paura di soffrire. E’ la sindrome degli angeli caduti fratello. Ti sei costruito una gabbia con le tue mani e in fondo ti piace, non negarlo, altrimenti non riuscirai mai a spezzare le tue catene. Allora cosa fare? Rischiare tutta la vita per un giorno di gloria? Bè forse si, puo essere solo un giorno, un mese, un anno ma devi tenere la valigia pronta, le ferite aperte, le orecchie tese! Perchè è questo quello che vuoi, me lo dicono i tuoi mugugni quando ti alzi al mattino, la tua confusa incazzatura permanente, le presunte cause della tua infelicità che attribuisci a casaccio. La mediocrità è un tuo diritto, sia chiaro; ma la ricerca della felicità, un tuo dovere. Se vuoi vivere davvero. Se vuoi essere uomo!

emozionato leggendo…

Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono.
E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione.
Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e
ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero.

La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro.

Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto,
vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno
quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva,
vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era.

Bisogna ritornare sui passi già fatti, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini.
Bisogna ricominciare il viaggio.
Sempre.

josè saramgo -viaggio in portogallo-