Film: Philomena

Lo riposto solo perchè qualcuno di quelli che ha commentato aveva detto di non averlo visto, e ho appena visto la pubblicità, lo danno stasera su canale5….

 

Il giusto peso della leggerezza

philomena

Spesso pensiamo che la cultura, il parlare forbito, il riconoscimento del titolo di studio siano ciò che serve per creare un livello di distinzione nella scala sociale tra esseri umani.

E spesso questo pensiero ci viene riconosciuto dal nostro prossimo, dalla società stessa e da buona parte dei meccanismi del mondo che ci circonda.

Ora, questo pensiero, è sì valido ma solo se osservato dentro certi aspetti, tra le mura di certe realtà.

Questa differenza di livello è ben visibile e ben presente tra Philomena e Martin fin dal loro primo incontro,

infatti la vita scritta è documentabile di Martin lo porta ad autoelevarsi (magari anche inconsciamente) nei confronti di Philomena la cui vita è molto meno nota e documentabile e lo porta inevitabilmente a giudicarne come aspetti non dico negativi ma “leggeri” o “superficiali” alcuni comportamenti e pensieri di questa anziana signora. Il suo passato da sottomessa alle suore fa il resto e completa il pregiudizio iniziale.

D’altro canto anche se in un modo meno comune anche Philomena si trova a giudicare le decisioni ed i pensieri di Martin che sebbene illustrati con sagacia lasciano perplessa la mente indottrinata di Philomena ma anche abituata a pensare a forza della violenza che aveva subito e che le aveva segnato la vita.

Ecco secondo me il segreto e la meraviglia di questo film è il continuo parallelo e i continui ribaltamenti di dominio che ci sono tra i due personaggi, che in tutta la durata del film è come se si scambiassero il ruolo del saggio e dell’ingenuo accadimento dopo accadimento.

Ovviamente il film parla anche di altro, la cornice e la storia che viene raccontata nelle trame si distanzia da quanto ho colto io come punto chiave, c’è la ricerca del figlio “rapito e affidato dalle suore ad un’altra famiglia”, c’è la crisi di identità di un giornalista di successo tradito da giochi di potere che si trova costretto a reinventarsi un lavoro e forse anche una vita, c’è il segreto dell’educazione imposta dalle suore di regime, ci sono i colpi di scena della vita del figlio e c’è anche dell’ironia o leggerezza e proprio su questo punto vorrei soffermarmi.

Ho letto qualche recensione e qualche critica al film, premettendo che ognuno è libero di scrivere ciò che sente e di esporre il suo punto di vista non mi trovo però d’accordo con chi imputa al film di usare toni eccessivamente “semplicistici e poco drammatici” vista la tristezza di fondo della storia, che per altro è una storia vera.

Il personaggio di Philomena da quel che ho potuto capire era realmente così.. e non capisco perché si dovrebbe per forza soffermarsi sul lato drammatico. Esistono persone che nonostante la loro vita sia piena di difficoltà non si perdono d’animo, non solo non si piangono addosso ma non perdono nemmeno la forza di ridere, gioire e scherzare perché per loro questo significa vivere.

La leggerezza nell’affrontare determinate situazioni può sicuramente essere sinonimo di ignoranza o maleducazione ma allo stesso tempo può essere sinonimo di intelligenza e di una profondissima consapevolezza che è la caratteristica che mi ha emozionato di più del personaggio di Philomena.

Prendere alla leggera situazioni che per reale importanza sono leggere e prendere seriamente situazioni e argomenti che hanno una reale importanza sociale o emotiva è per me la massima espressione di intelligenza umana e Philomena questa dimostrazione la da continuamente.

E’ buffa e goffa nello stile quando racconta dei libri che legge, è buffa e approssimativa nello stile quando si raffronta con il personale del ristorante dove consuma un pasto con Martin però è di una concretezza e profondità disarmante quanto si trova ad affrontare la notizia della morte del figlio e reagisce cercando di capire chi fosse, quando si trova ad affrontare la sua omosessualità citando la sua mancata sorpresa da un fatto che solo una madre poteva notare, quando scopre il segreto nascosto delle suore e riesce a far prevalere la ragione alla rabbia, quando usa la schiettezza e non i mezzi termini o i giri di parole per convincere il compagno di suo figlio a parlargli di lui..

Allo stesso tempo, tornando al parallelo tra i due protagonisti c’è Martin che prima sottovaluta Philomena per i motivi descritti prima, poi nota la sua buffa goffaggine nei confronti dei rapporti nella civiltà in cui vivono e sente di aiutare la donna quasi unicamente per un misto di deformazione professionale e nuova occasione lavorativa.. che poi però si sorprende e arrabbia fino a volersi opporre quando si rende conto utilizzare solo il lavoro nei confronti di Philomena sia in realtà un sopruso, si indigna difronte la menzogna e l’ingiustizia, si oppone con le unghie e con i denti a chi manca di rispetto a questa Madre che cerca solo la verità, lotta per un ideale e prende sul personale una questione d’onore. Lui non perdona e non accetta perché forse è la cosa più giusta da fare però in qualche modo rispetta o si sforza di farlo il pensiero di Philomena e anche le sue decisioni perché ha capito lo spessore morale di quella persona.

Secondo me, mi ripeto, la meraviglia comunicativa di questo film è rinchiusa tra definire il giusto peso della leggerezza e la riflessione che induce il parallelo delle vite dei due protagonisti.

Non importa se si viene educati dalle suore, da concetti cristiani e religiosi oppure se si cresce secondo i canoni di un educazione scolastica di primo livello senza credere in punti di vista che si distaccano dalla scienza e dalla logica per come la interpretiamo, quello che conta veramente è la singolarità di ogni persona, la capacità di relazionarsi con il prossimo, la purezza dell’anima che si ricopre, conta la capacità di capire e di pensare, la capacità di osservare e di credere, conta il rispetto per ciò che non è come vorremmo che sia, conta il credere nelle cose che ci sembrano giuste, conta il capire che le persone a volte sbagliano e altre volte sono obbligate a sbagliare, conta capire che il passato non si può cambiare, si può scegliere se accettarlo e farlo nel miglior modo possibile o se scontrarsi contro ad esso e forse rimanere in eterno fermi nel momento dell’impatto..

qua e là, una definizione interessante

Ieri mentre stavo facendo una ricerca generale sul pensiero computazionale  perchè incuriosito dalla filosofia che gli ruota attorno mi sono imbattuto, leggendo tra i vari commenti ai vari articoli, in una definizione di intelligenza che ho trovato molto interessante…

 

L’intelligenza è la capacità di reperire e collegare tra loro i fatti e gli argomenti, attinenti a un problema, giacenti nei tre piani dello spazio, tenendo conto anche del quarto, il tempo

la definizione sembra esser stata data dal professor  Sirtori Senior ex direttore o dirigente del Gaslini di Genova alla fine degli anni 80 durante una conferenza…

sembra interessante come definizione, che ne pensate?

eppur mi sembra così logico…

che se prendi un pizzaiolo che ha sempre fatto il pizzaiolo e lo metti difronte ad una macchina da cucire e gli chiedi di farti un vestito su misura, senza spiegargli niente di come funziona quella macchina e nulla delle arti sartoriali il risultato che ottieni è prima di tutto un tuo grosso, enorme,  errore e non fonte di quella che tu chiami “ignoranza del pizzaiolo”…

E se… il futuro nel passato

immaginando l’eredità di un ipotetico Twitter in mano ad Amerigo Vespucci:

 

“Quello che vidi fu… tanti pappagalli e di tante diverse specie che era una meraviglia;
alcuni colorati di verde, altri di uno splendido giallo limone e altri neri e ben in carne;”

“e il canto degli altri uccelli che stavano negli alberi era cosa così soave e melodica, che molte volte rimanemmo ad ascoltare tale dolcezza. ”

“Gli alberi che vidi sono di tale e tanta bellezza e leggerezza che pensammo di trovarci nel paradiso terrestre…”

“Io me volsi a man destra, e puosi all’altro polo, e vidi quattro stelle non vista mai fuor
ch’alla prima gente. Goder pareva il ciel di lor fiammelle: oh settentrional vedovo sito,
poi che privato se’ di mirar quelle!” [extended version]

 

 

 

pesate cosa avrebbe potuto lasciare con Instagram….

 

Canzone: Paname -Litfiba-

“Nel tempo senza eta`
Saremo armati
Saremo l’ incubo degli annoiati

Saremo tempesta, tempesta e calore
La ghigliottina di ogni legge morale

C’e` chi danza e chi canta
Siamo gli angeli
Vogliamo vendetta, cherie cherie
Per questo inferno”

 

c’è che io mi perdo, mi perdo sempre dietro a questo tipo di “ambient” sonoro.

perdo me stesso, perdo i miei pensieri e ritrovo immagini di vita, vibrazioni ed emozioni.

La chitarra ed il violino disegnano attorno ad una donna che balla, attorno al buio della notte addolcita dai riflessi dalla luce di alcune flebili candele,  sulle pareti di mattone si vede il colore della passione, della libertà, della danza della festa, del cantare a squarciagola.

Nelle sonorità di questo tipo di musica vive il sangue che scorre nelle vene, la sensualità della vita randagia, dell’esistere come singole anime che sanno stare assieme senza concentrasi sulle differenze estetiche ma solo sulle vibrazioni, sulle emozioni che veicolano quei momenti..

mi perdo immaginando altre vite, non perchè non sia felice della mia, ma solo per il piacere che queste immagini mi fanno vivere.

Amo le storie, amo le persone, le stesse che a volte detesto
La differenza tra amore e disprezzo dipende dalla storia,
dalla storia di vita che accompagna ogni persona, ad ognuno la sua.

ci sono storie che si portano dentro qualcosa che quando si incrociano
con il mio spirito diventano un turbinio di sensazioni, di emozioni, di attrazione,
diventano suono, musica e passione.

Ci sono storie che trasudano, traboccano spirito, ci sono storie che profumano di rivoluzione dove la rivoluzione non è per forza guerra e lotta di classe ma può semplicemente essere la libertà di essere se stessi assieme agli altri, e quella libertà non potrà mai passare inosservata, quella libertà non potrà nascondersi
perchè è il fatto stesso di manifestarsi che gli concede di esistere.

Quando ascolto questa canzone, ovunque io sia, dentro di me assaporo il profumo di quella libertà, di quella voglia di vivere, della passione per la vita, della passione per il mondo e per le storie che porta con se, e mi vien voglia di vivere, ed esplode la voglia di dire che la vita è meravigliosa se animata dall’emozione, dalla passione quando ci concede attimi di libertà.

 

Litfiba -Paname-

Oh, boulevards de Paris
Nel tempo senza età
Corteo di maschere colora i muri
E’ il carnevale
C’è chi danza e chi canta
Siamo gli angeli
Vogliamo vendetta, cherie cherie
Per questo inferno
Oh, boulevards de Paris
Un po’ uomo, un po’ animale
A cavallo di un drago
La tentazione non può far male
A Paname, a Paname
Grognards et grenadiers sont fous de moi
A Paname, Paname
Pendant la nuit des revolutionaires
Paname, Paname
A Paname blasè
Oh boulevards de Paris
Nel tempo senza età
Saremo armati
Saremo l’incubo degli annoiati
C’è chi danza e chi canta
Siamo gli angeli
Vogliamo vendetta, cherie cherie
Et guerre
A Paname, a Paname
Grognards et grenadiers sont fous de moi
A Paname, Paname
Pendant la nuit des revolutionaires
N’oubliez pas, n’oubliez pas
Grognards et grenadiers sont fous de moi
Paname, Paname
A Paname blasè
Saremo tempesta, tempesta e calore
La ghigliottina di ogni legge morale
A Paname, a Paname
Grognards et grenadiers sont fous de moi
A Paname, Paname
Pendant la nuit des revolutionaires
Paname, Paname
A Paname blasè..