Al tuo domani

Oggi come oggi mi piacerebbe sapere che un domani tu saprai…

ridere della cattiveria che una parte del mondo ti rivolgerà contro nel tentativo di sentirsi
più grande, più forte, più importante o più bravo di te, come se la vita fosse una gara

capire che non ha senso sprecare energie per mettersi in competizione ma mantenerle per
conoscersi a fondo, ascoltarsi, riconoscere le cose che per te contano veramente, e inseguirle

ridere con l’anima, dopo che le lacrime avranno bagnato il tuo volto, dopo che il dolore che le ha
procurate lascerà spazio al sentimento e all’emozione che infondo le ha generate.

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La proprietà del pensiero

Non sono mai riuscito a spiegarmi come mai quando una persona si trova
a ragionare o analizzare un pensiero, un idea, un affermazione debba
farlo valutando anche il sesso o la categoria della persona che l’ha pronuciata.

L’idea, il pensiero, la mente non hanno sesso… non hanno paternità o maternità

il corpo ha una sessualità

la mente, l’idea, il pensiero non necessariamente e anche dovesse averla,
a priorio non può, o meglio, non dovrebbe far per noi differenza.

Addirittura, secondo me, non è nemmeno da non valutare come una questione di “solo sesso”…

Io credo che qualsiasi idea, pensiero o ideologia non sia in nessun caso nella storia
frutto di un singolo individuo… i nostri pensieri sono frutto di svariate combinazioni
che ci accadono attorno, di frasi sentite da altri, di letture scritte da altri,
di immagini della natura, di sensazioni del destino, dell’incedere del tempo e della vita
stessa… credo sia profondamente sbagliato ritenere che possa esistere un proprietario
del pensiero, dell’idea…

mi piace immaginare il pensiero, l’idea, l’espressione come un frammento di tempo che identifica
un concetto in evoluzione e mi piace immaginare che sia corretto ritenere superflua la fonte
ed eventualmente disponibili senza distinzioni i suoi frutti…

chissenefrega se una buona idea è messa a disposizione di tutti da un uomo, una donna, un
ricco, un povero, un santo o un diavolo…

l’idea è libera, il pensiero è libero e il suo effetto nel mondo dipende dall’uso che ognuno di noi
decide di farne..

eppure nella vita reale, citando Tiziano Ferro sembra che

“è assurdo pensare, ma è lecito farlo..” che non sia così…

Cosa succerebbe se….

…trattassimo un’opinone per quello che è:

 

Fondalmentalmente mi chiedo perchè la nostra opinione, da sola, non ci basti mai…

In questo caso particolare mi riferisco ai vari commenti che seguono le varie impressioni di riflesso
alla visione del film oscar “la grande bellezza”.

Leggendo di qua e di la le varie opinioni, recensioni e discussioni “social” mi imbatto continuamente
in scontri più che confronti.

Scontri tra chi definisce il film un capolavoro e chi non l’ha apprezzato.

Entrambi i giudizi secondo me, sarebbero semplicemente da leggere e accettare per quel che sono, cioè
opinioni personali, giuste, sbalgiate, legittime, legittimate o meno, interessanti, coinvolgenti, noiose o trascurabili.

Invece no, questo concetto sembra inapplicabile…

chi sostiene che il film sia bello o un capolavoro in genere si inalbera con chi non lo ritiene tale,
chi lo reputa pessimo non sopporta di sentirsi dire il contrario…

(fortunatamente nel mio blog per ora non è andata così)

Quello che non capisco io è, come mai???

cosa scatta nella mente di queste persone per portarli ad affrontare
l’eventuale discussione o parere diverso con tanto astio, prima ancora di capire il tenore di quel parere.

Quello del film era un pretesto per descrivere questa che ad ogni modo è una pratica più che comune…

Ma torniamo a quel “come mai reagiamo così?”

Perchè non riusciamo ad accettare punti di vista diversi dal nostro e abbiamo la pessima abitudine di considerare
attendibile chi la pensa come noi e culturalmente, civilmente o socialmente inferiore chi la pensa diversamente?

Pensiamo ai nostri trascorsi scolastici, è il modello base su cui si forma la nostra educazione…
ti interrogano facendoti una domanda, ponendoti un problema… tu vai alla lavagna e fai quello che credi più corretto,
se la maestra o maestro lo ritengono corretto, ti assegnano un voto positivo, se lo ritengono scorretto uno negativo.
Diffilmente (almeno per la mia esperienza) ti spiegano cosa hai sbagliato, perchè così è giusto, o ti illustrano , anche solo
a livello di possibilità, un modo alternativo per ottenere un altro risultato (anche per ragioni valide eh).
Questo meccanismo si insinua nelle nostre menti il giusto o sbagliato, il voto positivo o negativo, il giudizio fine a se stesso o  quel contesto.. il continuo rapporto
1 a 1 potrebbero essere meccanismi che aprrendiamo da piccoli da cui non riusciamo più a sfuggire?

Molte volte sembra quasi che un giudizio negativo o contario sia una sorta di offesa alla persona a cui lo si contrappone
tanto da portare adirittura alla sua descrizione omnicomprensiva in un tempo brevissimo…

A me sembra che questo approccio mentale sia al confine della follia della ragione, ma qui rientriamo sul concetto di verità,
siamo poi così sicuri che non possano  esistere contemporanemante due verità??.

Altro aspetto che noto molto spesso è che una conferma media esterna della nostra opinione tende ad innalzare in maniera
più che esponenziale il nostro ego, come se queste conferme, elevassero non solo il pensiero espresso ma anche tutta
la nostra persona in tutte le sue caratteristiche, viceversa la tragedia in caso di mancato riscontro positivo
“del pubblico attorno a noi”.

Cosa ci ha portato ad essere così dannatamente vulnerabili, attaccabili e dannatamente superficiali?

Personalmente: La grande Bellezza

Non ricorderò postivamente questo film perchè è il ritratto dell’italia che rinnego, del pezzo di società dal quale mi isolo, dell’approccio alla vita che voglio ignorare o non considerare. La visione del film mi ha innervosito e indispettito perchè non appartiene al mio mondo o almeno cerco di non far si che non ci appartenga… non ne nego l’esistenza sia chiaro, mi impegno a trascurarla come trascurerò questo film. Almeno nei film preferisco sognare o soffrire, preferisco vedere un mondo diverso, che non vuol dire più felice, allegro.. ma un mondo più vero, più terreno, più viscerale anche nel dolore o nella disperazione, preferisco la vita più legata al sentimento, alla terra, alle radici, all’anima…

Questa è la mia personalissima “critica” al film che non mi è piacuto, che mi ha annoiato, che mi ha portato a dedicare del tempo a qualcosa da cui solitamente, quel tempo, lo recupero…

Sentirlo Leggere

Commentando un post ho rivissuto quell’emozione fortissima che provo utlimamente
quando sento mio figlio di 5 anni che legge ogni cosa che gli capita di incontrare.

E’ un emozione calda, caldissima che mi riempe di orgoglio… che mi fa stare bene
e che mi fa senitre felice, tanto felice e fiero di lui.

Sentirlo leggere, spesso, fa sorridere perchè legge indistintamente italiano e inglese
o sloveno (che dalle nostre parti è facile incontare nelle cartellonistiche e anche
nei supermercati) legge le lettere come sequenze e ascoltandolo pronunciare spesso mi fermo
a pensare come non sia così semplice come spesso non ricordiamo l’atto di leggere.

Come il nostro cervello abbia bisogno di regole, nozioni e memoria… ma anche di ragione..

Per una persona come me che ha la terza media e che si sta sforzando da un bel pò di tempo
di rimediare alle scelte del passato solo per quel senso di ammirazione che prova quando sente
delle persone esprimere i loro pensieri secondo logiche e conoscenze che magari non mi appartengono
sentire il proprio figlio che spontaneamente segue un percorso che lo porta ad accrescere le sue
conoscenze senza l’angoscia di farlo perchè è richiesto da qualcuno ma solo per la curiosità e probabilmente
per l’istinto di voler capire e conoscere, di non sentirsi in qualche modo escluso, dal mondo dei grandi o
per qualsiasi altro cavolo di motivo mi fa tremare, tremare di gioia o di orgoglio, non saprei nemmeno dirvelo.

A me non interessa vedere questa vibrazione, questo orgoglio e raffrontarlo sul prossimo, sui genitori degli
amici di mio figlio, sui miei di amici, su altri genitori sconosciuti, non voglio raffrontarlo con nessuno
voglio solo godermi i suoi occhi quando riesce a leggere qualcosa, voglio solo godermi le mie emozioni quando
dal suo sorriso di soddisfazione mi sento appagato dalla vita.