Così, un pò a caso, a ruota libera

Ci sono stati diversi giorni e diversi momenti in cui sono stato ad un passo da scrivere un post..

ci sono stati attimi in cui avevo qualcosa da dire, ma subito dopo è successo qualcosa che mi ha impedito di dirlo, di scriverlo, e a volte anche di pensarlo… si perchè anche per scrivere un post ci vuole almeno un attimo di tempo.

Io non sono uno di quelli che di norma scrive, rilegge e corregge… mi viene in mente un pensiero, ho voglia di raccontarvi qualcosa, voglio condividere un immagine o un emozione, scrivo e posto… al massimo una letta velocissima per evitare “cose brutte” italianlogicamente parlando..

Sono stato in vacanza in Puglia, che resterà di certo nel mio cuore anche se di fatto lì c’era già… sono tornato e avrei avuto cose da raccontare ma qualcosa mi ha sempre tenuto distante dal blocco degli appunti, dove scrivo i miei post…

sono rientrato al lavoro e poi sono ripartito per un altra settimana, questa volta in campeggio, nella vicina Croazia.
Anche qui cose da dire, sicuramente, ma anche questa volta sfuggivano oppure la sensazione di frivolezze o della mancanza di sinfonia tra pensieri e parole al momento mi impediscono di raccontare qualcosa.

Tra tutte le cose della Puglia mi rimane il carattere delle persone che abbiamo incontrato, l’accoglienza e il vivere il rapporto con le persone forse un pò meno social ma molto più socievole, i sapori e la natura che ti parla in ogni angolo.

Della Croazia e del campeggio in generale voglio conservare il clima di rispetto per le regole dettate alla civile convivenza che nessun hotel a 6 stelle potrà mai darmi.

Mentre ero via c’è stato il terremoto, ho letto molto, non riesco a scriver nulla, se non qualche commento qua e la tra i vostri blog… cosa potrei scrivere sul terremoto?!?! vengo in una terra segnata da questo evento che però non ho vissuto in prima persona,
ho visto le foto, ho sentito i racconti, ho letto le memorie… cosa potrei dire?? non mi viene da dire nulla.
In questi casi si dice spesso che situazioni come queste ti fanno render conto di quanto infondo i tuoi problemi siano nulla in confronto ma secondo me è una frase che lascia meno del tempo che trova.. le persone sono portate ad affrontare i problemi che si trovano davanti, la  loro portata è del tutto soggettiva e sopratutto molto difficile da definire.

Ci sono casi in cui chi ha perso tutto ha ritrovato la sua vita, così come ci sono altri di persone che perdendo tutto perdono anche la vita stessa.

Non ci sono regole, non ci sono standard, ci sono soltanto vite con la loro storia, la loro identità che forse andrebbero unicamente rispettate, e se in alcune di esse c’è un interesse reale andrebbero prima di ogni altra cosa ascoltate, analizzate, ma ciò richiede tempo e la notizia dev’essere veloce, arrivare diretta con un impatto notevole altrimenti di fatto è una notizia già morta, così come il reale interesse mediatico e forse anche il giornalismo in se.
Durante queste vacanze ho pensato molto al mio ruolo di padre, ho pensato o forse meglio dire ho osservato moltissimo i miei figli e i figli degli altri… non cercavo paragoni, non cercavo punteggi o valori, volevo solo osservare, volevo solo capire…

il fatto è che poi, capire cosa esattamente??

non lo so, ci sono così tante cose da osservare, da analizzare, da scoprire, da capire che come focalizzi una ti si propone subito un altra, oppure una sfaccettatura che ti costringe a riprendere i punti di quanto avevi osservato.

Il pensiero che mi è ritornato indietro più di frequente, è che essere padre non significa non essere più figlio o non esserlo mai stato, che solitamente se non altro per influsso dell’abitudine ogni padre giudica il proprio figlio dal punto di vista del suo essere padre oppure da quello del suo esser stato figlio.. ma il punto di vista, forse, non è poi così giusto.. per giudicare…

ma abbiamo un altro modo?? siamo in grado di osservare senza inserire nelle sequenze di immagini che abbiamo davanti dei fotogrammi della nostra vita, del nostro esser stati figli, del nostro esser padri??

siamo in grado di osservare i nostri figli senza vedere in loro le possibili proiezioni di quelle che sarebbero potute esser le nostre esistenze con dei padri come noi??

Non lo so se lo siamo, ma mi piace pensare di poterci almeno provare, perchè la vita dei nostri figli non è la nostra seconda vita, non è la nostra seconda possibilità ma è la loro vita..

Trovare il modo per esserci e non invaderla non è semplice, trovare il modo per vedere il mondo con gli occhi di un bambino attraverso quelli di un adulto, trovare il modo per vivere il presente cercando di fondare il futuro senza plasmarlo sul nostro passato non è così scontato e a volte anche solo pensare di farlo è un buon gesto, così dicono, però l’impressione di non essere in grado di farlo è qualcosa che inevitabilmente
ti toglie serenità.

 

A volte forse basterebbe ricordare che si può sempre sbagliare ma altrettanto semplicemente sempre migliorare.