Pensieri e parole

Nel mio ultimo post, anzi penultimo (perchè l’ultimo per voi che leggete sarà questo) commentando con Aida, mi sono perso in un pensiero o in una domanda alla quale così di getto non so dare una risposta… ho pensato quindi di vedere se riuscite ad aiutarmi a formulare
un idea accettabile.

Discutendo di sogni, sognatori e sognati (la seconda citazione del post) mi sono trovato a rispondere o confrontarmi con il suo commento… nel farlo mi sono sentito tremendamente in difficoltà perchè se nella mia mente il concetto appariva chiaro e limpido quando ho tentato di esporlo mi sono reso conto di essermi perso, non tanto nel senso quanto nel sentire di riuscire a spiegarlo.

Di fondo il motivo di questo mi sembra essere abbastanza semplice da individuare, il mio vocabolario è ristretto, mi mancano i termini per tradurre le sensazioni in parole, le immagini in testo e quindi per
sentire di potermi far capire..

il mio percorso scolastico come qualcuno di voi sa, non è stato di certo quello che augurerei oggi ai miei figli, ho letto alcuni libri ma solo dopo aver finito la scuola e aver iniziato a lavorare, ho “studiato”
le cose che mi interessavano e cercato di colmare i vuoti di cui mi vergognavo, e tanta strada ho ancora da fare.

Detto questo però, il punto nel quale mi sono perso scrivendo e la domanda che mi sono fatto verso la quale non riesco a dare, ora, una riposta chiara nemmeno nella mia mente è questa:

Se nella mia testa il mio pensiero mi risulta chiaro, ma non riesco a definirlo con le parole come fa ad essere chiaro??? il pensiero non è fatto dalle parole?? che le si pronunci o meno, non sono loro il filo conduttore??
come può essermi chiara la situazione in mente se non mediante un ragionamento fatto di parole sussurrate a me stesso?

Qualche tempo fa mi è stato insegnato che per migliorare il mio inglese devo abituarmi a pensare in inglese..

devo dire che il metodo funziona, ma proprio per questo ora mi è ancora più nascosto il motivo per cui io possa riuscire ad avere le idee chiare ma non riuscire a spiegarle… se mi mancano i termini, i vocaboli cosa unisce le parti del mio pensiero?

Estratto da: C’è nessuno?

Una risposta non merita mai un inchino: per quanto intelligente e giusta ci possa sembrare, non dobbiamo mai inchinarci a una risposta.  Una risposta è il tratto di strada che ti sei lasciato alle spalle. Solo una domanda può puntare oltre.

 

Chi sogna, e chi viene sognato, non sono svegli alla stessa misura.

 

frasi tratte da “C’è nessuno?” di Jostein Gaarder

 

 

Proteggere la propria integrità: forse è un illusione, forse no

Vieni qui e tocca i miei pensieri con i tuoi
sentirai che io rispetto a te
sono più fragile

Si, mi difendo sai
Ma mai da te

canta Grignani alla radio…

e ascoltando questa canzone mentre guidavo tornando a casa dal lavoro
sulla strada le luci delle auto a donar colori al buio,
non è tardissimo ma fa già buio…

sono le 18, è inverno.. fa freddo…

la guida e la musica però escludono ogni altra cosa e veicolano i miei pensieri…

bello ciò che dice perchè parla di una persona che confessa una debolezza che maschera magari sotto un aria arrogante ed aggressiva.. perchè ci sono gli arroganti e aggressivi per indole e ci sono quelli che semplicemente hanno trovato questo modo di difendersi… bello perchè
è bello rendersene conto da protagonisti oppure da vittime, è un passo in profondità..

bello ciò che dice perchè oltre alla consapevolezza di quanto scritto prima c’è la resa e la confessione verso qualcosa di evidentemente più forte dell’orgoglio verso se stessi, dello stereotipo dell’uomo che non deve chiedere mai, di quello che se piange e si emoziona allora non è vero uomo…

bello ciò che dice perchè, se veramente sincero, è un enorme dichiarazione d’amore che probabilmente non costa poco in termini di sforzo psichico e morale, è una dichiarazione di fiducia e di abbandono, allo stesso tempo
è un evidenza di valore e importanza.. è emozione, è bisogno, è sentimento.
tutto questo mi ha fatto pensare che io non potrei mai scrivere le stesse parole..

 

non è nel mio modo di vivere, di affrontare la vita… trovo quelle parole molto belle, meravigliose per certi versi nella loro possibile applicazione ma non potrei mai farle mie, non senza mentire principalmente a me stesso.

Si, perchè c’è una parte di me, che penso di definire la più profonda che io sento di difendere nel senso che ho la sensazione di metterci la volontà a custodirla, a tenerla nascosta, da sempre, da tutti… non credo sia
mancanza di fiducia nel prossimo perchè consiglierei di fare lo stesso a tutti, ma sarebbe un consiglio spassionato mai una forma di costrizione, perchè per essere valido è indispensabile che di fondo ci sia sotto la stessa filosofia.

Dicevo c’è una parte di me che difendo o almeno che mi sembra di difendere tenendola lontana da tutto e tutti..
è una parte di sfumature, è una parte di pensiero, di sensazioni.. è una parte che evolve con l’evolvere della mia vita la sua integrità e la sua purezza (almeno quello è il suo riflesso alla mia anima) è garantita soltanto se priva di contaminazioni… che poi priva non potrà mai esserlo, ma mi piace crederlo…

quella parte di me è solo mia, non l’ho mai condivisa con nessuno, ne mamma ne papà, ne nonni o zii che forse in alcuni tratti della mia vita mi son stati più vicino di chi avrebbe dovuto esserlo per status civile, ne moglie ne figli che sono i più grandi valori della mia vita ad oggi.. nemmeno a loro perchè questo è il modo migliore per poter garantire a loro il mio me stesso più vero.

Io, per alcuni aspetti, mi difendo da tutto e tutti, mi proteggo da tutto e tutti, e forse questo è il mio modo per poter dare ciò che do, per poter donare ciò che dono e per poter ricevere ciò che ricevo..

difendo le mie emozioni e i miei sentimenti, non li imprigiono ma li difendo o provo a farlo, perchè così forse non sono costretto
a reprimerli.

Non penso a grandi cose, non penso a grosse cose da nascondere e non fatelo nemmeno voi, quello che voglio dire è che penso che ognuno di noi infondo protegga parte di se, chi più chi meno.

Proteggersi a volte può equivalere a non vivere o a reprimere, liberare a volte può portare a rischio e dolore, come in ogni cosa su questo pianeta ci vuole equilibrio, non so se io ho equilibrio o meno, non ho ricette ne consigli, questo post non vuole prendere quella direzione…

ho però la sensazione che proteggere ciò che da origine ai nostri pensieri, sentimenti, azioni e riflessioni sia importante perchè è la parte più unica di noi, quella che non controlliamo ne governiamo, ma quella che a metà tra conscio e inconscio possiamo perfino far morire…

 

molti di voi qui ci hanno messo da sempre la faccia, io ce la metto da ora perchè per una volta, in questo momento nella mia vita, penso che non sia l’identità da tutelare e/o nascondere ma la nostra più vera essenza.

Giocare con il tempo (dal web alla vita)

Una delle cose che adoro del web, della virtualità è la possibilità di vivere con un concetto diverso del tempo..

In questo senso il web o la web life è vera rivoluzione..

Il tempo nel web si avvicina al tempo nei libri con qualche innovazione di dinamicità e interazione in più…

Ovviamente c’è chi riesce a trasferire l’angoscia del tempo della sua vita normale o reale anche nel web, ma questo lo vedo come un atto di puro masochismo, superficialità o semplice disinteresse a seconda dei casi.

Sono nato a cavallo tra l’era degli amici per corrispondenza e il suo divenire vintage..

Conservo quella sorta di innamoramento per la carta e l’inchiostro, per il lasciare parte di te su un foglio da affidare al tempo.
conservo quella sorta di malinconia che colmava il tempo dalla spedizione alla ricezione della risposta, quel periodo fatto di voli pindarici, di prato di immaginazione, di scenari infiniti che forniva energia alla nostra mente.

Conservo la pazienza e l’attesa come momenti meravigliosi da vivere anche nella loro possibile drammaticità.
Conservo il desiderio e il non potere, conservo la speranza e l’illusione
conservo tutte queste autostrade per l’anima che soltanto la lunga tratta del tempo può farti conoscere.

da tutte queste conserve, cerco di ricostruire e ritrovare nel web, queste sensazioni, queste emozioni.

La malinconia, la tenerezza del non sapere, dell’aspettarsi, dell’immaginare, del sognare sono tutti elementi che si nutrono del nostro modo di vivere il tempo, che muoiono soffocati se costringiamo il tempo ad un momento.

Nel web, nella vita da blogger ho sempre cercato di ricostruire quel contorno personalizzato dove non è il tempo a decretare l’andamento, ma è il sentimento a guidarne l’incedere.

Un post, un commento, la risposta allo stesso, la lettura del presente fatta dal passato o nel passato, i concetti emozionali che rimangono contenitori delle emozioni di quel momento, il giorno e la notte che potrebbero coesistere oppure non esistere il bisogno dell’adesso che anche se non soddisfatto conserva inalterato il suo fulcro, la ricerca del domani nel presente senza tempo, il congelamento del senso stesso del tempo e delle regole da esso derivate.

Credo che il nostro rapporto con il tempo determini in maniera troppo pesante le nostre scelte, i nostri pensieri, le nostre decisioni.. alcuni dicono che è inevitabile sia così, io non ci voglio credere fino in fondo, spesso siamo per indole abitudinari e la leggerezza che spesso si invoca non è che una strada per vivere la nostra vita, non di certo l’unica.

Una bellissima e affascinante sfida è quella di rapportarsi con il tempo, riuscendo spesso a soccombere ma a volte a resistere a dominarlo o a determinarne l’influsso sul nostro io più profondo, sulle nostre logiche di vita, che forse non sono poi sempre così obbligate come ci costringiamo a credere.

Ho sempre pensato e continuerò a farlo che diventa impossibile solo quello che riteniamo tale, ci sono e ci saranno cose che non riusciremo a fare ma tra queste alcune saranno frutto del nostro modo di affrontarle.

Non possiamo cambiare il tempo, però cambiare ogni tanto modo di viverlo, questo credo sia possibile.

Purtroppo… è facile

In questi giorni ho sentito e letto da diverse fonti persone porsi questo tipo di domanda:

“Come si fa a spiegare ad un bambino quello che è successo??”

Eppure io credo che non ci sia niente di più facile, purtroppo…

Cosa c’è di così difficile che ci impedisce di spiegare ad un bambino la violenza??
l’odio e la violenza dell’uomo?? la storia, la nostra storia come esseri umani è piena
zeppa di questi episodi, dagli uomini delle caverne ai giorni nostri.

Perchè allora diciamo che non siamo in grado di spiegare questi episodi ai bambini??

Cosa c’è di difficile nel raccontare ad un bambino che la nostra storia è fatta di violenze,
sopprusi, infamie, guerre di potere?? è la nostra vita, sarà la loro e allora perchè è così difficile
dirgli la verità??

Io credo sia perchè infondo ognuno di noi si vergogna, in questo senso, dei propri simili..

Io credo sia perchè è difficile spiegare l’origine della deficienza, dell’ignoranza e della stupidità
umana quando ci si sente in qualche modo complici se non adirittura colpevoli.

Colpevoli perchè in questo momento penso a quando esterniamo le nostre intolleranze, a quando lo facciamo
di getto in modi superficiali per puro sfogo, per vanto o aggregazionese siamo in compagnia.
Sono convinto che tutti noi, ci lasciamo andare, chi a volte chi più spesso in frasi che non susseguono gesta
ma che in qualche modo alimentano la radice dell’odio… con il vicino di casa, con quello che ci taglia la strada,
con quello che non rispetta la fila, con il collega di lavoro e chi più ne ha più ne metta..

ciò che differenzia queste nostre espressioni di intolleranza è semplicemente il seguito dell’uso della ragione o del
rispetto, o forse anche la sola paura.. frutto di precedenti dovuti a comportamenti e modi dei nostri simili..

in questo senso ognuno di noi nel chiedersi quello che può fare rischia di sentirsi un pò colpevole nella condivisione
del ceppo dell’odio.. e quindi credo che insegnare ai nostri bambini ad analizzare le situazioni e a non reagire sempre
solo d’impulso sia una buona strada, e questo tipo di situazioni sono l’esempio che più di ogni altro ci viene in qualche
modo in soccorso più di ogni nostra parola.
Come si può spiegare ad un bambino un attentato???

non lo so, solitamente in queste cose improvviso, ciò che conta non credo sia spiegare in se ma provare ad indurre il
bambino a capire assieme a te, a cercare dei motivi per far si che questi stessi non siano mai i nostri..

“ci sono persone che sono come noi e ci sono persone che sono diverse da noi.
esistono molti modi per essere uguali e altrettanti per essere diversi.

Siamo uguali perchè abbiamo tutti o quasi due gambe, due braccia, due occhi, due orecchie e un naso,
siamo uguali perchè camminiamo sulle gambe, parliamo con la bocca, respiriamo con il naso e se lo facciamo sotto
acqua dopo un pò muoriamo.

Siamo diversi perchè alcuni di noi hanno i capelli biondi, altri mori; alcuni hanno gli occhi azzurri
altri verdi e altri ancora marroni, siamo diversi perchè alcuni sono alti altri bassi; alcuni sono magri
altri grassi; alcuni sono belli altri brutti; siamo diversi perchè alcuni sono chiari altri scuri.

Siamo uguali perchè abbiamo bisogno di mangiare, di bere, di dormire per vivere
siamo uguali perchè la vecchiaia, la malattia, la sfortuna, lo scorrere della vita ci porta alla morte

siamo diversi perchè alcuni mangiando certe cose, bevendo certe sostanze dormendo troppo o non riuscendo a dormire
muoiono prima di altri
siamo diversi perchè alcuni con la vecchiaia, con la malattia, con la sfortuna, con la vita che scorre diventano
persone migliori, altri diventano persone peggiori.

Siamo uguali principalmente perchè la nostra vita non dipende solo da ciò che è legato a noi stessi
siamo diversi principalmente perchè la nostra vita non dipende solo da ciò che è legato a noi stessi

Ci sono persone che su queste uguaglianze o su queste differenze costruiscono il loro odio, perchè pensano
in nome di qualsiasi loro invenzione o convinzione, che esse siano un modo per decretare un giusto o un sbagliato
un buono o un cattivo, un bene o un male.
In nome di questa convinzione ritengono di avere il diritto o il dovere di poter decidere e determinare
il destino degli altri.

A volte mi vien da pensare che queste persone, siano soltanto persone sfortunate, perchè da bambini non hanno avuto
l’occasione di incontrare altre persone che siano state in grado di fargli capire
che questo modo di pensare può diventare in futuro causa di una visione distorta nel male della vita
su questo pianeta. ”
Ecco, io credo che purtroppo, non ci sia occasione più semplice e situazione più facile da spiegare ad un bambino
per un genitore o per qualsiasi persona che intende veramente provare a cogliere un enorme occasione per
contribuire in modo piccolo a creare una sorta di onda di propagazione per porre le basi di una società futura
migliore, più conscia e rispettosa di se stessa.
Non dobbiamo pernsare che sia difficile spiegare ai nostri bambini l’orrore delle azioni umane, dobbiamo dalla sofferenza
e dal male trarre la giusta rabbia e trasformarla in spinta per muovere la nostra volontà verso
gesti e forme di costruzione e non di distruzione.
Credo che non ci si debba vergognare di affrontare la realtà delle cose, indubbiamente bisogna trovare il giusto modo o
le giuste parole per farlo e questo non è facile, però credo anche che molti di questi comportamenti abbiano origine dal fatto
che queste persone sono cresciute in una realtà distorta, e che la loro concezione della vita sia fortemente rinchiusa
in concetti che escludono le logiche a cui noi siamo abituati. La sola via d’uscita e far veder e capir loro che esiste anche un
altro mondo, che la realtà non è solo quella che hanno visto o che gli hanno fatto vedere, che molte volte le persone usano la violenza
per difendere la legittimità di una paura che non esiste, altre per una che esiste..
Abituiamo i nostri figli a riconoscere l’arroganza, la violenza, l’ingiustizia e prepariamoli ad affontarla non pensiamo di
tutelarli nascondendone l’esistenza.

tratto da Parole Sante

Ci sono due palazzi.

Uno è il centro commerciale con la sua bella insegna, il tetto iperbolico e le vetrate lucide che lo fanno sembrare un autogrill da superstrada per Marte. L’altro, un parallelepipedo dritto pensato da qualche geometra con le coliche è il call center. Uno è fatto per essere guardato e infatti lo vedono tutti. L’altro è invisibile un po’ perché non fa piacere vederlo, un po’ perché il gemello sgargiante che gli sta accanto si prende tutta l’attenzione. Però si fa sentire. Ci parli al telefono quando ti chiama a casa per venderti un aspirapolvere o un nuovo piano tariffario. Ci parli quando chiami il numero verde scritto sull’etichetta di una bevanda gassata o un assorbente interno. Accanto ai gemelli di cemento armato ci passa la strada e intorno ci sta la borgata. Affianco alla borgata ci sta la città, o forse è il contrario. E in mezzo ci si muove il popolo.

Il popolo che è un bambino.

Si arrabbia per le ingiustizie, si commuove davanti al dolore, si illude e si innamora. Poi spenge la televisione e va a dormire sereno. Il popolo lavora, guadagna e spende. L’hanno convinto che l’economia funziona così. Bisogna far girare la ruota. Ma poi tra i neon del centro commerciale e i telefoni del call center qualcuno smette di girare. Forse è solo il bruco che esce dal buco, il cadavere che prova a resuscitarsi da solo. Forse è il ladro e si rende conto che non basta rubare ai ladri per pareggiare i conti. E infatti è un collettivo di lavoratori, ma è anche un pezzo di popolo. Christian dice “abbiamo incominciato perché non avevamo niente da perdere”. Maurizio dice “quel posto è come il Titanic. Il transatlantico affonda e i passeggeri fanno finta di niente. Ma noi non affonderemo cantando”.

Parole sante!

Ascanio Celestini