Monologhi: Dichiarazione di indipendenza del Cyberspazio

John Perry Barlow nel febbraio 1996 pubblica online, la Dichiarazione di indipendenza del Cyberspazio, e personalmente tengo particolarmente all’ideologia dei concetti espressi come chi mi segue da tempo sa, perchè ne ho parlato e discusso diverse volte, oggi ho voglia di sentir rinforzata quella voce, di tornare a diffondere quel tipo di pensiero, e quindi lo lancio qui, a tutti voi:

Governi del Mondo, stanchi giganti di carne e di acciaio, io vengo dal Cyberspazio, la nuova dimora della Mente. A nome del futuro, chiedo a voi, esseri del passato, di lasciarci soli. Non siete graditi fra di noi. Non avete alcuna sovranità sui luoghi dove ci incontriamo.

Noi non abbiamo alcun governo eletto, è anche probabile che non ne avremo alcuno, così mi rivolgo a voi con una autorità non più grande di quella con cui la libertà stessa, di solito, parla. Io dichiaro che lo spazio sociale globale che stiamo costruendo è per sua natura indipendente dalla tirannia che voi volete imporci. Non avete alcun diritto morale di governarci e non siete in possesso di alcun metodo di costrizione che noi ragionevolmente possiamo temere.

I Governi ottengono il loro potere dal consenso dei loro sudditi. Non ci avete chiesto né avete ricevuto il nostro. Noi non vi abbiamo invitati. Voi non ci conoscete e non conoscete neppure il nostro mondo. Il Cyberspazio non si trova all’interno dei vostri confini.

Non pensate che esso si possa costruire come se fosse il progetto di un edifico pubblico. Non potete. È un atto di natura e si sviluppa per mezzo delle nostre azioni collettive. Non siete stati coinvolti nelle nostre grandi e partecipate discussioni e non avete creato il valore dei nostri mercati. Voi non conoscete la nostra cultura, la nostra etica, e nemmeno i codici non scritti che danno alla nostra società piu’ ordine di quello che potrebbe essere ottenuto dalle vostre imposizioni.

Voi affermate che ci sono problemi fra di noi che hanno necessità di essere risolti da voi. Voi usate questa affermazione come un pretesto per invadere le nostre aree. Molti di questi problemi non esistono. Troveremo i conflitti reali e le cose che non vanno e li affronteremo con i nostri mezzi. Stiamo costruendo il nostro Contratto Sociale.

Questo potere si svilupperà secondo le condizioni del nostro mondo, non del vostro. Il nostro mondo è differente.

Il Cyberspazio è fatto di transazioni, di relazioni, e di pensiero puro disposti come un’onda permanente nella ragnatela delle nostre comunicazioni. l nostro è un mondo che si trova contemporaneamente dappertutto e da nessuna parte, ma non è dove vivono i nostri corpi.

Stiamo creando un mondo in cui tutti possano entrare senza privilegi o pregiudizi basati sulla razza, sul potere economico, sulla forza militare o per diritto acquisito.

Stiamo creando un mondo in cui ognuno in ogni luogo possa esprimere le sue idee, senza pregiudizio riguardo al fatto che siano strane, senza paura di essere costretto al silenzio o al conformismo.

I vostri concetti di proprietà, espressione, identità, movimento e contesto non si applicano a noi. Essi si basano sulla materia. Qui non c’è materia. Le nostre identità non hanno corpo, così, diversamente da voi, non possiamo arrivare all’ordine tramite la coercizione fisica. Noi crediamo che il nostro potere emergerà dall’etica, dal nostro interesse personale illuminato, dal mercato comune. Le nostre identità possono essere distribuite attraverso molte delle vostre giurisdizioni. L’unica legge che le nostre culture costituenti riconosceranno in modo diffuso sarà la Regola d’Oro. Sulla base di essa speriamo di essere capaci di adottare soluzioni specifiche. Non possiamo però accettare le soluzioni che state cercando di imporre.

Negli USA abbiamo creato un legge, il Telecommunications Reform Act, che è in contrasto con la nostra Costituzione e reca insulto ai sogni di Jefferson, Washington, Mill, Madison, DeToqueville e Brandeis. Questi sogni adesso devono rinascere in noi.

Siete terrorizzati dai vostri figli, poiché sono nati in un mondo che vi considererà sempre immigranti. Poiché li temete, affidate alle vostre burocrazie le responsabilità di genitori che siete troppo codardi per confrontare con voi stessi. Nel nostro mondo tutti i sentimenti e le espressioni di umanità, dalla più semplice a quella più angelica, sono parti di un tutto senza confini, il colloquio globale dei bits. Non possiamo separare l’aria che soffoca dall’aria spostata dalle ali.

In Cina, Germania, Francia, Russia, Singapore, Italia e Stati Uniti, state cercando di tener lontano il virus della libertà erigendo posti di guardia ai confini del Cyberspazio. Questi potranno controllare il contagio per un po’ di tempo, ma poi non potrà funzionare in un mondo in cui i bits si insinueranno dappertutto.

Le vostre industrie dell’informazione, diventando obsolete, cercano di perpetuarsi proponendo leggi, in America e altrove, che affermano di possedere facoltà di parola in ogni parte del mondo. Queste leggi dichiarano che le idee sono dei prodotti industriali, meno preziosi della ghisa. Nel nostro mondo, tutte le creazioni della mente umana possono essere riprodotte e distribuite infinitamente a costo zero. La convenienza globale del pensiero non ha più bisogno delle vostre industrie.

Queste misure sempre più ostili e coloniali ci mettono nella stessa posizione di quegli antichi amanti della libertà e dell’autodeterminazione che furono costretti a rifiutare l’autorità di poteri distanti e poco informati. Noi dobbiamo dichiarare le nostre coscienze virtuali immuni dalla vostra sovranità, anche se continuiamo a permettervi di governare i nostri corpi. Noi ci espanderemo attraverso il Pianeta in modo tale che nessuno potrà fermare i nostri pensieri.

Noi creeremo nel Cyberspazio una civiltà della Mente. Possa essa essere più umana e giusta di quel mondo che i vostri governi hanno costruito finora

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Film: Departures

Un immagine di un post che ho letto poco fa mi ha riportato alla mente un film che ho visto qualche tempo fa e che conservo come un dolce ricordo, quindi vi riposto la sua, mia personale recensione:

DEPARTURES

Come al solito non scriverò una recensione ma una sorta di resoconto di pensieri e sensazioni che la visione di questo film hanno suscitato nella mia mente.

Il film si chiama “Departures” è del regista Yojiro Takita ed è dell’anno 2008 e l’argomento principe è l’interpretazione dell’evento “morte”, il film non si riduce solo a questo ma per il resto dei dettagli vi lascio una recensione:

http://www.silenzio-in-sala.com/recensione-departures.html

la-locandina-di-departures-106218.jpg

Dopo aver visto il film, tanti pensieri e tante sensazioni che già in passato la mia mente aveva elaborato sono tornati alla mente… molti dei quali sono sempre stati li, pronti ad essere rievocati all’occasione e alcuni invece stavano nell’ombra senza dar sentore dell’esigenza di esser tolti dalla polvere.

Se dovessi dire cosa mi ha lasciato il film in rapida sintesi (cosa che, per chi mi conosce, mi riesce sempre molto complicata) mi verrebbe da dire che “buttiamo all’aria un sacco di tempo nelle nostre vite” e che  come ho sentito in una canzone di Cesare Cremonini ieri alla radio “più mi convinco che il tarlo della vita è il nostro orgoglio” che se solo a volte riuscissimo a metter da parte permettendoci anche di accettare uno sbaglio con maggior serenità, forse, tante vite risulterebbero diverse.

Quando è caduto quel sasso, (dovete guardare il film per capire, così non mi si dirà che non stimolo J ) il riferimento a quel frammento del testo della canzone è stato immediato, così come la fortissima parte emozionale traboccata anche contro la mia volontà.

Interessante pensare a come siamo noi stessi i registi delle nostre vite e allo stesso tempo o non ce ne rendiamo conto o non vogliamo prenderci questa responsabilità cercando sempre qualche altro fattore, personaggio reale o mistico a cui affidare il destino della nostra storia che spesso è regolata più che da una nostra reale volontà dallo stesso “orgoglio”. Quanto siamo soggetti a schemi mentali rigidissimi che ci impediscono a causa della loro rigidità di prendere quelle che la nostra mente e il nostro cuore spesso ci comunicano come essere le nostre vere scelte?

Ho divagato ma il film tra tante altre cose mi ha lasciato questo… questo senso di domande su quanto in verità viviamo la nostra vita e su quanto invece viviamo quella che ci capita..

Tornando al film la storia narra le vicende di un ragazzo che insegue un sogno, quello di diventare “violoncellista” per un importante orchestra.. raggiunto il sogno finito il film? No, come ogni film che si rispetti questo sogno viene infranto e il ragazzo si ritrova a doversi costruire una vita nella quale quel sogno deve esser accantonato; si scoprirà poi che sarà accantonata solo l’idea pubblica di quel sogno ma il rapporto con il violoncello sarà più intimo e forse più profondo di quanto magari non lo sarebbe stato a notorietà acquisita.

Al suo fianco il personaggio di una moglie che incarna con estrema semplicità di gesti, di sguardi e di stile di vita gli occhi dell’amore, di quell’amore cosi semplice e puro senza colpi ad effetto, senza pubblicità e altri vari artifici dell’era della televisone, quell’amore figlio di una vita d’altri tempi e altri ritmi, dove il sentimento non si compra e non si vende, non si affitta ne pubblicizza; quell’amore cosi semplice da sembrare probabilmente ad un adolescente dei giorni nostri quasi innaturale, povero e frivolo ma che invece, secondo me, racchiude il segreto di quel sentimento e della vita stessa. Quel sorriso che solo quell’amore ti permette di avere.

Interessante inoltre riflettere su ciò che le persone delle famiglie degli scomparsi comunicano agli autori della preparazione per il viaggio al termine del loro lavoro… molto interessante capire come l’immagine, le gesta e quella sorte di rispetto silenzioso modifichi quello che è il loro pensiero di base.

Ho divagato ancora ma non è semplice scrivere con tutte le emozioni del film ancora presenti e con la mente che ripercorre scene e sensazioni come un rapidissimo forward di un videoregistratore.

Il ragazzo, dicevamo, deve ricostruirsi una vita e prova a farlo dando seguito ad un annuncio su un giornale dove, lui crede, si cerchi una sorta di guida turistica o di accompagnatore per dei viaggi…

La realtà è ovviamente diversa, si parla si di viaggi ma di viaggi particolari…al colloquio il titolare della ditta egli dirà “il viaggio”… non voglio svelare altro per paura di svelare troppo…

A far da contorno storie intricate del titolare stesso, un uomo di mezza età che non parla moltissimo ma che in ogni parola trasmette un senso di concretezza e saggezza tipica dell’immagine che diamo ai saggi orientali. Le parole senza contorni arrivano dirette e potenti al punto, l’impressione è che rendere più semplice il pensiero non vuol dire renderlo meno interessante.

Parla di un altro paio di “comparse” che poi forse cosi comparse non saranno come quella di un anziana signora rimasta vedova, che gestisce un bagno pubblico ed che è in costante conflitto con il figlio che vorrebbe vendere il locale per ricavarne non ricordo nemmeno che cosa. Anche in questo caso fa riflettere su quanto molto spesso il desiderio del potere legato al denaro ci impedisca di capire e di rispettare quei legami, valori e sentimenti che non monetizzano ma che hanno il potere di far correre la vita ad un livello di serenità e di appartenenza che nessuna moneta potrà mai comprare.

Infine, ma non per importanza, c’è il rapporto sepolto tra il protagonista e il padre dello stesso; proprio questo rapporto è lo stimolo principale dei ragionamenti di cui vi parlavo sopra.

La scena del sasso (citata anche in precedenza) è un messaggio molto forte che credo riguardi grosso modo ogni persona (anche se magari in circostanze diverse) e quello che è arrivato a me è che spesso le nostre convinzioni frutto magari proprio di quel orgoglio personale ci impediscono di valutare (non intendo giustificare ma capire) in maniera oggettiva certe situazioni e il non volerle rimetter in gioco è troppo spesso soltanto paura di dover ammetter a noi stessi un errore di valutazione oppure di voler rimettere in gioco quelle che sono le nostre certezze ma a mio avviso proprio le stesse, troppo spesso, ci impediscono di esser sereni con noi stessi prima che con gli altri.

In fin dei conti quella che oggi è una certezza potrebbe non esserlo domani tanto quanto quelli che noi siamo oggi potremmo non riconoscerci domani e di conseguenza quella certezza potrebbe venir messa in discussione dalla nuova persona e dai nuovi pensieri che ieri non c’erano…

Inoltre c’è il complesso ragionamento legato al concetto dell’evento della morte, qui però credo che ognuno di noi debba esser libero di prendersi un po’ di tempo e di fare le sue riflessioni senza nessun tipo di interferenza e interpretare il senso del film secondo quelli che sono i canoni del suo pensiero.

Alla fine credo che di spunti di riflessione ce ne siano parecchi.. il film non scorre velocissimo ma credo che questa parte dell’opinione sia soltanto figlia della mia cultura e quindi del mio modo di vedere e vivere “europeo” e del concetto di tempo legato alla stessa struttura di interpretazione.

La primissima parte a tratti è anche divertente mentre il resto credo lo si possa ritenere fedele allo stile zen orientale. Ritengo che sia un film da vedere mantenendo chiara questa premessa.. dovete avere l’umore giusto o la curiosità giusta per vederlo perché altrimenti penso che possa non arrivarvi nel modo che credo meriti.

Come sempre vi lascio con una sorta di citazione che in questo caso tramuterò da invito:

“Regalate un sasso parlante a chi, nella vostra vita,  ritenete importante…”

Daigo: Nell’antichità, quando gli uomini non avevano la scrittura, per comunicare cercavano un sasso la cui forma esprimesse i loro sentimenti e lo inviavano ad un’altra persona; chi lo riceveva dalla sensazione al tatto, dal peso capiva i sentimenti di chi lo aveva inviato. Un sasso liscio, ad esempio, per comunicare serenità d’animo e felicità; uno ruvido e spigoloso trasmetteva preoccupazione per l’altro…

Mika: Grazie Daigo

Daigo: Cosa ti ha raccontato il sasso?

Mika: Segreto… ”

Essere Uomo – Essere Donna – Esseri Viventi

Stavo riflettendo, grazie ad un commento scambiato, sul famoso essere uomo…
e di conseguenza sull’essere donna…

su quella sorta di fattore che ti permette, nella credenza popolare, di autodefinirti
un vero uomo oppure di farti dipingere così dalle altre persone.

Spesso i canoni di questo fattore e giudizio sono ben definiti, almeno per l’universo maschile..
o forse essendo io un appartenente mi risultano più definiti rispetto a quelli del nostro universo parallelo…

Ma cosa vuol dire vero uomo??

e nei confronti o meno di un vero uomo, cosa definisce una vera donna??
Io non lo so ma, mi chiedo che senso possa avere dedicare del tempo nella ricerca di definire quello che
in qualche modo dichiara uno “standard”  a componenti variabili, verso esseri imperfetti quali siamo…
Esistono veramente persone che, non solo, credono all’appartenenza di un genere a questo tipo di standard ma che pensando ad una persona, reputa questo un elemento significativo???

perchè tra l’altro non basta la definizione di appartenenza in se, spesso tale definizione deve essere divulgata e riconosciuta da uno o più prossimi per esser considerata tale.

Vero uomo, vera donna… standard….

quante brutte cose tutte in pochi istanti…
E se invece pensassimo che siamo semplicemente tutti degli esseri viventi??

tutti uguali e diversi, tutti da scoprire

e se perdessimo il nostro tempo nella scoperta di angoli nascosti invece di perderli nella puntualizzazione di punti in comune da far notare al prossimo?
La ricchezza, secondo me, si trova nelle differenze e le differenze si trovano negli esseri viventi, tutti..
da far notare al prossimo?
La richezza, secondo me, si trova nelle differenze e le differenze si trovano negli esseri viventi, tutti..

Sebastião Salgado & Wim Wenders -Il sale della terra-

Le immagini possono risvegliare le coscienze come una premessa necessaria all’avvio di qualche azione. Un’immagine è come un appello afare qualcosa, non soltanto a sentirsi turbati o indignati. L’immagine dice: Basta! Intervenite, agite!

E’ vero, quando fotografo io respiro la fatica dell’uomo, i suoi ritmi, le sue angosce.
Ma vivaddio, anche le sue speranze.

che altro dire, per ora, nulla se non:

Sebastião Salgado  &  Wim Wenders  -Il sale della terra-