Non voglio esser rappresentato da questa gente qua

Anche stamattina andando al lavoro, come spesso succede dopo una giornata come quella di ieri,
accendo la radio e ciò che sento mi innervosisce non poco…

tra la schede presentate ieri per l’elezione del presidente della repubblica c’erano immancabili
quelle con i voti di quella travolgente simpatia e ilarità italiana.. i voti a cazzum…

Greggio, totti, magalli.. ecc ecc

e puntuale come ogni volta, anche oggi non sono riuscito a controllare il nervoso che questa notizia
mi accompagna… il fastidio, lo sdegno per ciò che nasconde come concettualità.

Questi signori Deputati dovrebbero trovarsi dove sono perchè rivestono il ruolo di essere i nostri rappresentanti
diretti, coloro che rappresentano il nostro pensiero e che tentano di rappresentare le nostre volontà portando le nostre voci
nelle apposite sedi.

Quando si parla di un elezione di un membro tra i più alti in graduatoria per l’immagine di un paese, secondo me non dovrebbe mai esserci spazio per l’ilarità, la simpatia, la leggerezza… sono doti fantastiche, meravigliose, senza le quali probabilmente la vita perderebbe discreto valore ma ci sono circostanze e circostanze…

è vero che molti di noi non credono più alla politica, vedono tutto come un teatrino o un circo, e non mi permetto di affermare che possano aver torto..

però prendere la votazione per l’elezione del presidente della repubblica come la leggerezza di un sondaggio per un talk show qualsiasi secondo me è indice di incompetenza e di mancanza non solo di dignità ma anche di ideali… mancanza di rispetto per il presente, passato e futuro di tutti quelli che sono appartenuti a questo paese…

già tollero con difficoltà la scheda bianca, ma l’ilarità la battutina del cazzo quando viene chiesto un parere per una questione che oltre a poter determinare il futuro del paese, ne determina certamente il peso e l’immagine che dello stesso viene trasmessa lo trovo un gesto di una spregevolezza unica…

io vorrei sapere i nomi di questi dementi che si permettono di giocare e che con la loro simpatia rinforzano lo schema che permette a questo paese di venir deriso, ignorato, abbandonato a se stesso, sfruttato da chi applica un briciolo di intelligenza per i suoi comodi.. ma sopratutto fornisce il precedente per chi dovrà costruire il futuro dello stesso per pensare a costruire unicamente il suo futuro personale…

io non tollero la mancanza di professionalità in ambienti dove questa dovrebbe esser richiesta come prima prerogativa
e non tollero che queste persone si comportino in questo modo…

la cosa che fa più rabbia e male e che oggi mi fa sentire incazzato è che sento di non poter nulla contro questa offesa
alla storia, alla civiltà e anche all’intelligenza di ogni essere umano..

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Ambizioni educazionali

Ambizioni educazionali di un padre per i suoi figli

Riuscire a vedere la bellezza nella diversità,
eliminare il pregiudizio conseguenza della paura delle differenze,
visualizzare il rispetto come una delle massime ambizioni,
legittimare ogni scelta dettata dal buon senso,
comprendere gli spiragli che dona la conoscenza,
assaporare il gusto della condivisione,
guardare le persone negli occhi e provare a leggere la loro anima,
accettare che nell’errore possa esserci buona fede,
rifiutare la malvagità in ogni sua espressione,
considerare la natura un dono,
la vita una possibilità,
sognare di vivere situazioni irrealizzabili,
vivere sogni veri e provare a trasformare in realtà quelli utopistici,
accettare la sconfitta fieri di averci provato,
donare la vittoria come buon auspicio,
permettere alle parole di riscaldarci l’anima,
apprendere come usarle per far vibrare quella altrui,
impedire alla solitudine di esistere nel silenzio,
permettergli si sopravvivere nel rumore,
concentrarsi nel chaos,
non permettere che il tempo impedisca di vedere i colori del mondo
dai tramonti al filo d’erba che nasce nel cemento,
osservare la magia dell’acqua, l’incidere del vento,
sentire le carezze dell’aria e il calore del fuoco,
comprendere quando farsi domande e quando
semplicemente lasciarsi guidare dalla consapevolezza di essere
degli esseri viventi, simili ad altri, diversi da tutto il resto
ma essere sempre felici perchè sentiamo di avere un enorme opportunità
che nessuno potrà mai intaccare

quella di poter sempre scegliere come impiegare il tempo che ci rimane..

Due flashback per un post di ricordi di sofferenze d’infanzia

leggendo questo e ricordando uno scambio di commenti in un post inerente al “lavoro nobilita l’uomo” mi sono tornati alla mente alcuni flashback della mia infanzia.
Il primo riguardava il mio passato scolastico dove a causa di una profondissima timidezza quando c’erano le interrogazioni
io preferivo dichiarare di non aver studiato o di non saper nulla piuttosto che espormi in prima persona al giudizio e
alla classe che mi avrebbe osservato alla lavagna.

Un pò era la paura di farmi trovare preparato o in difficoltà e un pò era la timidezza alla quale non resistevo al pensiero
che tutti i miei compagni per quel periodo di tempo mi avrebbero osservato.. non sopportavo l’idea di stare al centro dell’attenzione così come non sopportavo quella che qualcuno (in quel caso il professore o la professoressa di turno) potesse trovarmi in posizione di debolezza e/o di errore.

E allora la mia mente geniale partorì questo tipo di ragionamento.. per non permettere a nessuno di giudicarmi non esco,
affermo che non so e non mi importa nulla e così la cosa più brutta che può succedermi sarà quella di osservare la faccia
del professore.

A casa questo tipo di comportamento non avrebbe rappresentato un problema se non che forse in un giorno all’anno, ma dopo un pò nemmeno in quello.. a mio padre importava che io andassi ad allenamento e mia madre apparteneva al suo mondo.

Solo i nonni paterni si interessavano alla mia vita ma con la loro mentalità.. se non ti va di studiare vai a lavorare..senza drammi.. e fu così che andò a finire..

Alla fine rimane l’unico rimpianto della mia vita ma anche una delle mie più grandi vittorie…

il lavoro mi ha dato modo di superare la timidezza cronica di cui soffrivo perchè mi ha aiutato a credere in me, grazie
al fatto che venivo valutato per quello che facevo…

magari non è una regola universale ma per me la cosa che è valsa più di tutte e che sul lavoro mi veniva assegnato un compito e nessuno mi indicava un modo per portarlo a termine, lo trovavo da me e lo completavo e per questo venivo valutato.

A scuola invece mi veniva assegnato un compito ma prima di questo veniva illustrato il modo per portarlo a termine, modo che andava seguito quanto più possibile alla lettera, il giudizio derivava dalla capacità di applicare o replicare quanto precedentemente illustrato.

Ovviamente questo in linea generale, però diciamo che in un certo senso l’ambiente del lavoro mi ha nobilitato (e da qui il raccordo con l’altro flashback avuto inerente proprio ad una discussione sul “lavoro che nobilità l’uomo”).

Tutto questo per dire che ricordo la sofferenza, la solitudine e le enormi difficoltà che ho affrontato senza superarle
nel periodo scolastico… avevo perfino paura a chiedere di andare in bagno perchè avrei dovuto interrompere il silenzio,
far sentire a tutti la mia voce e in caso affermativo alzarmi e passare davanti tutta la classe in caso negativo dovermi
trovare ad affrontare un rifiuto o un permesso negato, ostacolo che allora poteva sembrarmi insormontabile.

La situazione peggiorava drasticamente nel caso di presenza di elementi di sesso femminile, perchè tutte le superiori le ho
passate in classi composte unicamente da maschi e per un lungo periodo ho avuto anche diversi problemi a rapportarmi con queste creature, nostre simili, ma di sessualità opposta.

Onestamente non so dire come tutto sia cambiato, quando e in che circostanza, quello però che posso affermare con assoluta certezza è che il mondo del lavoro ha fatto molto, moltissimo.. in maniera diretta o indiretta per aiutarmi a superare le mie paure e a portarmi a credere di più in me stesso e in quello che facevo…

Oggi non posso dire di essere guarito del tutto ma di certo posso dire di poter gestire molto ma molto meglio il mio carattere pregi e difetti, limiti e e doti..

ma un altra cosa molto preziosa che mi ha portato questa mia esperienza diretta, questa mia sofferenza e che mi ricorda il mio guardarmi indietro ogni tanto è che prima di giudicare una persona da un suo aspetto faccio milleeduecento respiri e nonostante tutto questo ossigeno al cervello difficilmente mi sento in condizioni di farlo.. perchè noi giudichiamo ciò che vediamo o sentiamo ma ogni singolo individuo, ogni singola persona in realtà è anche fatta di tutto ciò che nasconde, che non vuol far vedere o che noi non riusciamo a vedere e la sua sensibilità come le sue capacità sono un filo sottile che va sempre e comunque rispettato.

Senza Nome

Ancora una volta recupero un vecchio post perchè oggi mi è ritornato alla mente, e con l’occasione apro una nuova sezione Amarcord – Ricordarmi di me – visto che non è la prima volta che guardo indietro per ricordarmi chi ero e cosa pensavo, ve lo ripropongo:

Qualche giorno fa alla radio ascoltavo un intervista ad alcuni missionari che raccontavano
che non ricordo esattamente in quale luogo del mondo, le madri che mettono al mondo o loro figli
lo fanno ma senza attribuire un nome ad ognuno di essi.
Non danno nome ai loro figlio perchè l’aspettativa di vita è talmente bassa che il nome viene assegnato
eventualmente solo dopo qualche periodo di tempo, quando tutto fa pensare che il neonato possa sopravvivere,
cosa che per altro non è di certo garantita.

Questo significa che ci sono bambini che nascono e muoiono senza aver nemmeno un nome…

Solo il pensiero di questa realtà è agghiacciante e mi fa venire i brividi, vorrei poter dire a queste mamme
a questi padri, a queste persone che secondo me dovrebbero dare in ogni caso un nome ai loro figli, di deciderlo
nei nove mesi in cui la loro vita è dentro il corpo della madre, credo che dare un nome sia quantomeno un segno di
rispetto.. credo che nessuna di quelle madri possa non provare dolore nell’eventuale perdita di un figlio anche
se immagino che sia una realtà del quotidiano.. ma dategli un nome, piangete un nome, ricordate un nome, amate quel
nome anche se non è più in vita, perchè una piccola parte di quel nome, di quella vita, di quell’esistenza, di quell’emozione
vivrà in voi finchè voi sarete vive, finchè voi anche magari dopo qualche anno donerete qualche istante del vostro
pensiero a lui, e nel momento stesso in cui penserete o pronuncierete quel nome, il vostro cuore tremerà,
il vostro corpo si riscalderà e la sua vita in voi vi darà un segno…
non cercate di ignorarlo, dategli un nome ed un posto, seppur piccolo in questo mondo in cui lui potrà vivere in voi.

Oggi, passato qualche giorno, levigato il senso di profondo disprezzo per le condizioni di parte di questo mondo
(che per altro è spesso parte che non si lamenta, forse perchè nemmeno sa il senso di farlo) ricordando questa
storia e quel sentimento che mi ha lasciato ho ripensato ad una canzone, dei Nomadi, che reputo fantastica,
una canzone che mi emoziona sempre, una poesia al sentimento della vita, alla stupidità della guerra, alla follia umana
dell’istinto senza ragione… una canzone che parla di persone senza nome, in un ambiente diverso, parla
di persone che non si conoscono mimimamente (senza nome) e che decidono di porre fine a una o più esistenze
senza farsi nemmeno una domanda…

Ogni persona che incontriamo nella nostra vita e che non conosciamo è per noi una persona senza nome, ma quella stessa persona non solo ha un nome..  ha una vita, ha una storia, ha dei legami…

infondo ognuno di noi è una persona senza nome

Vi lascio questa dolcissima canzone:

Un giro al freddo come sempre la notte
Che non ci siano guai
Un libro i guanti la cintura il cappotto
Che non si sa mai
Come son belle la montagne la notte
Quando fa freddo sai
Quando ci sono due milioni di stelle
Quando ti vedo dentro ad una di quelle
Quando il pensiero scalda per non gelare
Quando mi sveglio dentro a un letto che non c’è

E sono qui per fare anch’io qualcosa per il mondo
E quante volte ho visto facce che han toccato il fondo
Fra la polvere e la fame resto qui
Ovunque sono e resto qui
E quante gente ho salutato gente senza nome
E quanta strada ho calpestato per capire come
Come il mondo sia caduto fino a qui

Un giro al freddo come sempre la notte
Tutto tranquillo sai
La gente guarda e ti ringrazia più volte
Ma non dorme mai
Portiamo cibo coperte speranze
E qualche sogno in più
Tenendo il cuore dentro un blindato
Io sorridevo ma qualcuno ha mirato
E poi un’ombra di nascosto ha sparato
Nel silenzio del rumore resto qui

E non ho mai preteso di salvare il mondo
Perché il mio cuore mi diceva che era giusto in fondo
Provare a cambiare adesso qui
Comunque sono e resto qui
E non capisco quello sparo colpo senza nome
Anche se in tutto sai c’è sempre un ragione
Tra la polvere e la fame resto qui
Per te che sulla foto ci hanno scritto il nome
Si per te che non hai più una lacrima

Pensiero per un tempo limitato

Perchè a volte un gesto banale e futile come riparare un acquilone
si trasforma in una scena che fa contemporaneamente un male cane e riscalda tanto bene il cuore??

commuove e fa rabbia, fa male dentro e ma ti stimola, ti spinge a pensare,
riflettere e ti dona la forza per renderti conto che puoi essere migliore..

perchè questo pensiero??

ho appena finito di vedere un film con i miei bimbi, un film del 1964..

e ora, terminata la visione mi piacerebbe avere vicino a me un sacco di padri
e madri di bambini piccoli… e dirgli ciò che mi sono appena detto:

Almeno pensiamoci, abbiamo un tempo lungo ma limitato… i nostri figli cresceranno
indipendentemente dalle nostre gesta, dalle nostre azioni o in questo caso
dalla nostra consapevolezza..

un gesto banale, futile di un padre o una madre rivolto ad una banale e futile importanza
per i propri figli non è e non sarà mai solo un gesto futile e banale..

il ricordo di quel gesto o la sua mancanza spesso è un ricordo che rimane e segna
se non per sempre per lunghi tratti il rapporto che abbiamo con i nostri piccoli
perchè non è il gesto in sè ad essere straordinario o banale ma è il fatto di dare
importanza a ciò che per i nostri figli in quel momento è importante, e con essa
dare importanza a loro, fargli sentire che loro per noi SONO importanti.

Molto spesso questo tipo di sensazione cambia la storia… forse la mia vita è stata
bagnata da queste sensazioni e da queste mancanze e quindi le sento in maniera particolare
però io credo che da padri e da madri molte volte dovremmo sforzarci di vedere i bisogni
dei nostri figli non con i nostri occhi ma con i loro perchè le priorità vengono definite
anche dal momento della vita che si sta vivendo, sminuirle o non considerarle è una violenza.

Quindi quello che mi piacerebbe diffondere tra i genitori e che il tempo a nostra disposizione
per rendercene conto è limitato.. non si torna indietro…

così come piccolo potrebbe essere anche lo sforzo da compiere
ma di certo non lo saranno gli effetti qualora ne riuscissimo a prendere consapevolezza..

e quando magari vostro figlio vi chiederà durante la visione di Mary Poppins perchè state piangendo
magari rispondete semplicemente:

Cam caminì, cam caminì spazzacamin allegro e felice pensieri non ho

oppure

Supercalifragilistichespiralidoso
anche se ti sembra che abbia un suono spaventoso
se lo dici forte avrai un successo strepitoso
supercalifragilistichespiralidoso

perchè non dovremmo mai dimenticar che
Là dove il fumo si perde nel ciel
lo spazzacamino ha il suo mondo più bel;
tra la terra e le stelle di Londra nel cuor
rischiara la notte un vago chiaror.
Sopra i tetti di Londra, oh!, che splendor!”

Mary_Poppins-3

Film: The boat that Rocked – I love Radio Rock

I love Radio Rock

I-Love-Radio-Rock-DVD-Cover

Che epoca….

mi sono sempre chiesto se, essendo nato nel 1979, tutto quel sentimento e quell’energia che provo ogni volta che vedo film, che sento racconti, che leggo libri, che ascolto canzoni che hanno vissuto quel periodo che va dagli anni 60 agli anni 80, se, dicevo, lo sento così forte soltanto perchè per me è interpretato come una mancanza oppure se le persone, le gente, il pensiero e la voglia di qualcosa di nuovo in quegli anni era davvero così irresistibile.

Sono le persone principalmente, è il loro approccio alla vita, è quel trasudare voglia di ribellarsi, di cambiare le cose usando non la violenza ma l’entusiasmo, il credere nei propri sogni e il saper condividere speranze e illusioni senza farsi troppe domande, senza aver troppe paure, senza stare troppo a guardare i difetti del prossimo ma con quella grande e inarrestabile voglia di sentirsi vivi, di vivere la propria gioventù nell’intento di trasformare il mondo nel posto in cui si vorrebbe vivere.

Questo è per me I love Radio Rock, queste sono le storie e le vite di ognuno dei personaggi del film, per quanto possano essere diversi, questa è la vibrazione che trasmette.

Altra domanda che mi pongo spesso è questa:

Ma si può vivere senza musica??? Eppure conosco diverse persone che sembrano riuscirci.. io, confesso, non capisco come si possa fare, o meglio provo a capirlo ma la spiegazione che mi do attribuisce elevata tristezza verso quelle vite, ma qui si parla di I love radio Rock e in questo film la tristezza non esiste!!!!!

Sapete perchè non esiste? perchè non esiste una fine se il nostro pensiero è Rock, è libero, è pirata
per un motivo per esser tristi ce ne sono almeno 5 per esser felici, la visione del film ne è il più immediato esempio.

La musica non andrebbe soltanto ascoltata, non è solo sottofondo, non è nata per questo, non esiste per questo. Esiste per accompagnarti, per aggregare, per gridare, per raccontare, per trasmettere e non sono soltanto i testi, sono i suoni, sono i silenzi, sono le vibrazioni. E le vibrazioni sono emozioni.

Le emozioni sono vita.

I love Radio Rock è una filosofia di vita, pensate a quanto sono diversi tra loro i vari protagonisti del film, da quello preciso e puntiglioso delle notizie a quello “euforicamente sessuato”, dal silenzioso animale notturno al misterioso proprietario della radio, ancora più forte è il confronto tra i due leader che il film ci presenta che dimostrano che quella filosofia di vita non si concentra sull’apparire ma sull’essere, ci dimostra che se non abbiamo rigidi schemi mentali imposti la convivenza tra esseri umani liberi è il bene più prezioso che abbiamo nelle nostre piccole esistenze, ci dimostra quanto troppe volte non facciamo altro che calpestare questo bene senza magari nemmeno rendercene conto.

Ce lo dimostrano ancora di più gli ostili rappresentanti del governo, standardizzati, tutti rispettosi delle regole e incapaci di provare emozioni, incapaci di essere liberi, incapaci di accettare la vita degli altri.
Incapaci di vivere ma sopratutto di godersi la vita.
Impostati, estetici, allusori ma quel che è peggio troppo perfetti, troppo anonimi per cercare quella perfezione standardizzata, che senso ha cerare di essere così?? vivere cercando di essere migliori al giudizio degli altri dimenticandoci di noi stessi?

Noi troppo spesso, credo, stiamo nel mezzo, viviamo in un era che si trova a metà strada, a volte nei
pensieri e nei nostri racconti e nei nostri viaggi interiori sembriamo voler vivere una vita “Rock” però nella realtà, spero ce ne rendiamo conto, viviamo una vita “truman” cioè facciamo esattamente e ripetutamente ciò che vogliono farci fare, ci bombardano di apparenti possibilità e libertà ma siamo sempre più rinchiusi in noi stessi o tra molti noi stessi virtuali.

Vorrei rivedere nei giovani, nei medio giovani, in quella generazione perduta di cui parlava Mario Monti qualche anno fa quella voglia quel desiderio di vivere e di sentirsi vivi, che sia Radio Rock, Radio Rap, Radio Punk o Radio Maria che sia quel che sia purchè sia emozione, purchè sia vita!!

Sapete cosa??

un ultima cosa mi sento di dire ora:

vorrei urlare un enorme VAFFANC**O alla perfezione,  e a tutti quelli che non sanno accettare le diversità degli altri e un immenso I LOVE RADIO ROCK a quelle persone che non hanno paura di vivere le loro emozioni, non hanno invidie e non confrontano la vita degli altri per fare della loro la migliore ma sopratutto a tutti quelli che ascoltando musica, la loro musica, sanno ancora emozionarsi e sognare.