RIVEDENDO LE MIE CONVINZIONI

Questo post nasce da una riflessione su cui sono tornato ad imbattermi grazie ad un post di Enza Graziano nel suo blog
che potete trovare qui:

Forse stavo scappando un pò dall’argomento ora che ho ritrovato in buona parte il mio equilibrio stavo accantonando il passato come in pratica ho sempre fatto nella mia vita, probabilmente
è nata come forma di difesa quando ero ragazzo ed è diventata un abitudine consolidata ormai che il mio cervello ripete quasi senza richiedere il mio consenso.

Ci son state un paio di settimane durante questa quarantena che mi hanno costretto a rivedere alcune mie certezze su di me… ho sempre pensato di essere discretamente avanti con il mio controllo sulla mia
mente, sulle situazioni della vita, da quando sono piccolo lavoro su me stesso per cercare di prepararmi alle eventualità che la vita può metterti davanti, consapevole che non esiste una preparazione che garantisca
un risultato ma altrettanto che esiste una sorta di allenamento che si può fare che può portarti a non esserne investito, troppo sorpreso e questa sorta di allenamento mi ha dato spesso una forma di forza e sicurezza su cui mi sono poggiato varie volte.

Ma questa volta è stato diverso, apparentemente meno serio e grave di altri campi in cui mi ero “allenato” questa situazione in cui per un determinato momento non riuscivo a definire il mio posto nel mondo e mi mancavano elementi per pianificare il futuro (pur con la consapevolezza di essere pronto in ogni momento a dover rivedere tutto quanto, senza che questo comporti problematiche più grandi del necessario).

Cioè sapere di essere vivo ma sapere allo stesso tempo di non sapere nulla su quello che sarebbe stato il domani di essere però obbligato a correre dei rischi per cui qualcuno fingeva o doveva fingere di porre rimedio o di assicurarne il più possibile il contenimento deve aver sconvolto la mia mente senza che io potessi accorgermene
per tempo.

Sono iniziati così problemi del sonno, del respiro (cose mai provate prima) e il mio corpo in molti modi ha sfogato quello che la mente non vedeva o che la mia parte razionale fingeva di non voler sentire… forse ho mantenuto il controllo o la gestione della mente ma ho perso nettamente quello del corpo che è ovviamente fortissimamente comandato dalla mente stessa.

E’ stato molto faticoso per me rendermi conto di non avere il controllo della situazione o di non avere la sensazione di averlo (perchè di fatto è veramente difficile leggere se stessi fino in fondo, mentre è molto più semplice sentirsi convinti di essere in grado di farlo veramente).

Con l’allentarsi delle misure e la ripresa della vita sotto forma di quasi normalità ma sopratutto con la prospettiva di essere nuovamente in grado di pianificare il futuro il problema sta via via svanendo, senza però darmi modo di capire se ci sia un pò di merito o solo un pò di conseguenza di quel che succede.

Ad ogni modo è bello sentire che il tuo corpo non ti lancia segnali di allarme e che la tua testa si sente nuovamente
libera di vivere, progettare, fantasticare, sognare pur sempre con la consapevolezza di non aver certezze ma altrettanto
di non averne bisogno perchè consapevoli che nessuno può garantirtele, ma almeno ora, nessuno può garanirti nemmeno
la loro prospettiva fin dalla nascita.

A me non ha mai importato avere garanzie per sognare ed inseguire i miei sogni e progetti, ho sempre prensato che per quanto
difficili, improbabile e irragiungibili possano essere se ci fosse anche solo una minima possibilità di poterli raggiungere
io devo esserci, devo provarci, devo sentirmi presente per provare a coglierla….

se non arriverà?!?? beh, semplice di sogni ne ho tanti almeno per uno o un paio di loro quella possibilità arriverà, ed io sarò li…

L’inclusività del termine “Nostro”

Cercare qualcosa di cui lamentarsi è piuttosto semplice, se non lo si trova basta inventarselo. E’ ormai una disciplina che tende a poter divenire olimpica.

Tutti diciamo di avere a cuore il futuro dei nostri figli, del nostro pianeta, della nostra
società. E questo è molto bello, ci dipinge come soggetti migliori, migliori di altri, di
persone che in qualche modo lavorano ad un futuro migliore.
Quello che fino a poco fa non avevo mai notato in questo tipo di frasi è cosa potesse realmente significare quel termine nostro, nostri.
Ed ecco che, cambiando prospettiva, quel termine diventa qualcosa di diverso, forse meno nobile nel modo in cui è troppo spesso inteso anche ad insaputa da chi lo pronuncia.

I nostri figli, il nostro pianeta, la nostra società… cioè quel nostro alla fine non è un termine inclusivo.

Nostro è nostro, vostro è vostro e loro è loro.

I nostri figli sono i nostri come famiglia, mio e di mia moglie, forse per alcuni del fratello o del cugino e cognato, per i più solidali quelli degli amici più stretti.

Il nostro pianeta è la nostra terra, forse il nostro isolato, per i più dinamici i luoghi a cui sono legati, per i meno aperti probabilmente il giardino se ne hanno uno.

La nostra società, i luoghi in cui viviamo, forse il nostro comune, forse la provincia o la regione per i più commerciali le attività di cui usufruiscono per i più dispotici le loro proprietà intese in ogni forma e sostanza.

E forse le cose non cambiano non solo perchè tra le parole ed i fatti c’è dei mezzo “ed i” ma anche perchè forse quel nostro rappresenta un insieme così infinitamente piccolo a diffrenza della prima percezione che la frase porta a percepire che per cambiare veramente un inseme infinitamente grande, non è il modo più efficente.

Solitario solo agli occhi degli altri

La vita è fatta di periodi, oggi siamo diversi da quelli che eravamo ieri, domani saremo diversi da entrambi i noi stessi di oggi e di ieri… o forse no, chi lo sa…

dai, lo confesso che infondo un pò mi piace quando mi dicono che sono un associale.. è come un complimento ormai per me…

quello che mi fa sorridere di questa prospettiva che gli altri mi attribuiscono è che probabilmente non è vera…   o forse si, chi lo sa…

sicuro come la morte è che non amo i grandi gruppi, non li amo per utilizzare il mio tempo libero per loro, perchè poi lavoro in un azienda di 400 persone, sono istruttore di due attività sportive con i bambini, insomma non è che sono spesso solo…

il tempo che mi rimane se posso lo dedico a me e alla mia famiglia…

si, certo, è vero sul lavoro non amo andare in giro a chiacchierare qua e la, non mi piace “perdere tempo” perchè amo essere sempre puntuale con le cose che ho da fare e uscire in orario.

si, certo, è vero che sul lavoro rifiuto praticamente sempre tutte le richieste di condivisione del tempo fuori dall’orario lavorativo, ma ci sono altre ragioni è una scelta dettata da mie riflessioni private

però di fatto io amo le persone, amo stare assieme alla gente, ascoltare le vite degli altri, confrontarmi, documentarmi e se posso dare il mio contributo pratico o di punti di vista

però di fatto amo le persone come singoli individui, nel rapporto 1 a 1, posso essere a mio agio in inferiorità solo con gli amici più stretti o solo in alcuni angoli remoti dei miei desideri più estremi 😛

per il resto io non mi sento associale, ma amo i rapporti 1 a 1…

… e forse si o forse no a qualcuno questo non piace…

e io divento associale…

chissà, forse si o forse no…