Archivi tag: ricordi

Testo Canzone: Tu che ne sai di me

Non so dirvi come mai, ma ancora una volta una canzone di Gianluca Grignani è entrata nel mio cervello e so che da li non uscirà più…

Non so ritrovare i motivi ma spesso il suo sound ed i suoi testi mi catturano una profonda parte intima e mi donano quelle emozioni che associo molto volentieri al ragazzo che ero, mi riportano a quel tempo pieno di malinconia e sento quel sapore agrodolce di chi sà che quei tempi non torneranno più…

“Vuoi provare come ci si sente
Quando ci si pente a uscirne indifferente

C’è chi riconosce le mie mani, lo so
Ma davvero non le ha viste mai, però
E poi arrivi a un punto che non torni indietro
Quasi che io fossi o custodissi il segreto
Per non aver paura anche per te”

 

Tu che ne sai di me -Gianluca Grignani-

Se per te io sono un assassino
Perché piangi per me sul cuscino
Dimmi, credi veramente ancora
Che si è innocenti oggi come allora?
Tu che ne sai di me
Cosa ne sai
(What do you know about me)
Tu ti ricordi un uomo
Che non esiste ormai per te
Io che ero lì quando eri fuori come una nuvola
A raccontarti una favola
Che nessuno a me ha raccontato mai
Così la invento, sai
Così la invento
Vuoi venire con me nel giardino
Della mia memoria iridescente
Vuoi provare come ci si sente
Quando ci si pente a uscirne indifferente
C’è chi riconosce le mie mani, lo so
Ma davvero non le ha viste mai, però
Sanno toccarti con questa musica
Nella notte scura non c’è più censura
Tu che ne sai di me
Cosa ne sai
(What do you know about me)
Dimmi dove eri il giorno
Che io quasi non ritorno
(What do you know my sweet)
Dimmi chi ti è stato vicino
Nel bagliore del mattino
E invece chi volevi, ma non c’era
Nelle ore ombrose della sera
E poi arrivi a un punto che non torni indietro
E ascolti solo me, dimmi perché
Quasi che io fossi o custodissi il segreto
Per non aver paura anche per te
Tu che ne sai di me
Cosa ne sai
(What do you know about me)
Tu ti ricordi un uomo
Che non esiste ormai per te
Tu che ne sai di me
Cosa ne sai
Dimmi dov’eri il giorno
Che io quasi non ritorno
Tu che ne sai di me
Cosa ne sai di un uomo
Tu che ne sai di me
Cosa ne sai di un uomo
La gente, la gente è sola
The people, the people is lonely
Io che ero lì quando eri fuori come una nuvola
A raccontarti una favola che nessuno
Ti ha raccontato mai

Il più grande insegnamento

Il gioco della pallina

 

Non ho molti ricordi a cui attingere, dopo i miei 8 anni la quantità di situazioni tali da
scateare un ricordo, specie se la ricerca è riferita ad un ricordo piacevole non sono
molte però quel ricordo racchiude il più grande ed importante insegnamento che ho ricevuto nella mia vita, quello che ha dato il là alla persona che sono oggi, quello su cui si basa ogni mio rapportami con gli eventi della mia esistenza.
“Giochiamo???”

“Si, dai, giochiamo un pò… vai a prendere una pallina”

e io corsi in camera a recuperarla, sì, perchè quando un bambino è felice.. corre..

ci sedemmo per terra, in cucina, io vicino l’ingresso e lei sotto la finestra.

“Passiamoci la pallina facendogli fare un solo rimbalzo, un rimbalzo sul pavimento e deve
arrivarti in mano”

“ok, ok, capito”

e così iniziammo a giocare.
Ora, non c’è niente di speciale in questo gioco, ma per un bambino è speciale giocare con i
propri genitori, spesso non serve altro. Io ero già felice.

Ma questo non rimase mai solamente un gioco.

Dopo qualche minuto in cui ci scambiavamo la pallina, mia mamma iniziò a variare un pò le condizioni del gioco.

“ora facciamo fare alla pallina due rimbalzi”

“ora deve farne tre”

“ora nuovamente due ma devono essere molto alti”

“ancora due ma molto bassi”

“adesso cambiamo pallina, vai a prenderne un altra, diversa”

“ora fai attenzione, far fare due rimbalzi alti a questa pallina sarà diverso da prima, questa
è più grande e meno rimbalzina, bisognerà usare più forza”

“adesso proviamo a passarci la palla facendola rimbalzare sul vetro del forno, attento perchè
ora la traiettoria è in diagonale, devi consideare forza e distanza”

poi, si alzo, prese una sedia e la mise tra di noi

“adesso la pallina dovrà fare un rimbalzo, passare sotto la sedia e finire nelle nostre mani”

e proseguimmo così cambiando sempre le situazioni e cercando di capire cosa dovevamo cambiare per far si che la pallina giungesse nelle nostre mani.

Giocammo moltissime volte a questo gioco e a poco a poco non era solo lei a stabilire le regole ma anch’io… ci inventavamo “missioni” sempre più complicate.
Ecco questo credo che sia stato per me il più grande insegnamento che ho ricevuto nella mia vita, questo è il più bel ricordo che ho di mia mamma…
Il gioco della pallina non era solo un gioco, era un modo per prepararmi alla vita.

Non so quanto fosse voluto e quanto potesse essere visionario oppure reale, non so quanto sia frutto della mia fantasia e quanto della sua reale volontà, di certo però so che quel gioco cambiò e segnò la mia esistenza e il mio modo di affrontare le cose.

Per riuscire nel gioco della pallina bisognava osservare e studiare il rapporto azione/reazione non solo della pallina stessa, ma anche di tutti i componenti con cui essa entrava a contatto, per raccogliere il lancio bisognava ipotizzare la traiettoria.

Il lancio della pallina prevedeva un analisi delle caratteristiche della stessa, un analisi dei materiali e degli effetti degli stessi rapportati a quelli con cui era fatta quella pallina, le traiettorie ad angolo ti portavano a dover comprendere la correlazione tra forza e distanza tra accelerazione e decelerazione.
Il variare dei materiali e delle dimensioni ti induceva a rivedere tutte le considerazioni fatte in precedenza e basate sull’esperienza della pallina che avevi usato e che conoscevi.

Gli ostacoli di volta in volta aggiungevano o modificavano le condizioni di contorno che potevano confermare e modificare tutte le tue sicurezze sulle caratteristiche della traiettoria che avrebbe compiuto al pallina.

Oggi, ogni volta che ci ripenso mi dico “la vita è la stessa cosa, se la si vuol vedere così, è come il gioco della pallina”
Sarebbe potuto essere solamente un gioco, ma mia mamma mi abituò a pensare a quello che stavo facendo e a quello che quello che pensavo e facevo avrebbe prodotto..

E così il gioco della pallina oltre ad essere il più bel ricordo che mi lega a lei è quello che cosidero il più grande insegnamento ricevuto

Abbandonate in un cassetto, cerco parti di me..

c’è qualcosa che non va, c’è qualcosa che non mi torna…

solitamente penso di essere una persona che va abbastanza avanti per la sua strada,
se sente di averne difronte una da percorrere e sente che sia giusto provare a seguirla.

da un paio di giorni arrivo al lavoro infastidito..
e questa è una condizione che non mi piace.

cosa mi infastidisce?? la risposta che per ora sono riuscito a darmi è anche un pò il riflesso
di un paio di commenti che ho scritto in alcuni vostri post di questi giorni…

mi infastidisce vedere attorno a me (spero di non escludermi erroneamente) le persone che vengono
al lavoro e lavorano con la testa da tutt’altra parte (o almeno questa è la mia impressione).

Non si ricordano ciò che dicono, non si ricordano quello che hanno fatto o danno da fare agli altri,
sembrano parlare tanto per dir qualcosa, non c’è progettualità, non c’è un piano, un filo conduttore
dicono cose oggi e domani si smentiscono oppure affermano di non averle dette, riescono a farlo negando pure
l’evidenza di una mail scritta..
Affidano compiti a persone che magari fanno domande logiche e naturali e loro si trovano impreparati..
ma puoi trovarti impreparato in domande inerenti al lavoro che hai dato da fare??
Ma si può recarsi al lavoro senza aver la minima idea almeno del filo conduttore della giornata?

Questo stato generale mi indispettisce.. e ciò che mi da più fastidio e che a volte il mio istinto mi dice di
adeguarmi.. ma non è così che si deve fare… non è giusto adeguarsi a qualcosa che non ti sta bene, a qualcosa
che non credi giusto..

Qundi?? “che vuoi fare il Don Chischotte??” mi è stato detto..

Ma chi ti dipinge così lo fa perchè ha ceduto prima di te, perchè ha paura
di ciò che i “don chischotte” potrebbero provocare? per scoraggiarti perchè lui non ha fatto la stessa scelta, perchè
l’ha fatta ed è stato sconfitto dai mulini? Ma se io non vinco una battaglia in cui credo e vedo un altra persona
provare a vincerla, spero vinca non spero mica perda per sentirmi sconfitto assieme a lui… o no??

Quindi in questi giorni mi sento un pò giù perchè sento di fare fatica ad andare per la mia strada, anche se sono
fermamente convinto che sia quello che voglio e devo fare… l’istinto mi porta a dire “ma chi se ne frega, faccio il mio
e che gli altri si arrangino” ma è un modo sbagliato, che non porta a niente ma sopratutto porta ad un inevitabile sconfitta
per se stessi… adeguarsi al nulla porta il nulla… non va bene… non è così che si dovrebbe rispondere…

e allora di solito quando mi capita di sentirmi così guardo due vecchie foto, di quel me bambino che non c’è più…
di un periodo della mia vita in cui contava solo ciò che contava per me, in cui ero sereno e sempre felice, in cui
quello che mi andava di fare lo facevo.. che non vuol dire non rispettare il prossimo ma seguire il proprio istinto…

quello spirito che in ogni caso mi è appartenuto e quindi fa parte di me, forse è solo momentaneamente in disordine dentro
un cassetto sepolto da tante cianfrusaglie e altre parti di me, forse devo solo far ordine… sono certo che c’è, perchè c’era..

quelle foto me lo ricordano, perchè una foto non è solo una foto, è una storia, è un ricordo, è un collegamento con una parte di noi stessi racchiude un sacco di cose… e così sò esattamente dove cercarle perchè le mie librerie fotografiche sono ordinatissime, ogni volta che mi sento che sto per smarrirmi le riguardo ed è come se ripassassi con il pennarello indelebile sopra una scritta che si sta sbiadendo per ripotarla alla luce, per ricordarmi bene chi vorrei essere e chi sto cercando di essere, non perchè essere così sia il miglior modo di essere ma semplicemente perchè è il mio modo di essere, è quello che più mi appartiene… alcuni la chiamano integrità… io preferisco non dare una definizione ma ricordarne bene le caratteristiche…

la prima foto è questa nella quale avevo “rubato” degli occhiali alla lei di una coppia di amici di familgia durante una scampagnata…

1983 Settembre

in questa foto c’è il ricordo di un periodo sereno della mia vita, un periodo in cui mi sentivo in una famiglia normale, ero un bambino normale che viveva serenamente e che si divertiva con poco, il gesto di prendere d’istinto un paio di occhiali da donna, così per giocare, per fare un dispetto, per “ridicolizzarsi senza provare vergogna nel farlo, ma solo per ridere un pò era quel non prendersi troppo alla lettera che mi è tanto caro oggi.. mi ricorda ciò che rappresenta l’ironia nella vita…

l’altra invece…

1987 Agosto
questa invece è nata sicuramente per caso o per lo stesso gioco di prima ma con il passare degli anni l’ho tramutata (senza ragione, quasi per simbologia) in una sorta di “segno” che mi ricorda sempre che l’unico modo che conosco per sentirmi bene con me stesso è quello di prendermi delle responsabilità e di vedere se sono in grado di non venir meno a ciò che comportano… mi piace e mi stimola l’idea di portare i pantaloni perchè è un modo per mettermi alla prova, per capire di che pasta sono fatto, per conoscere i miei limiti senza dovermene per forza vergognare,

mi piace prendermi le mie responsabilità perchè in ogni caso, anche in quello di fallimento, io sono convinto che ciò che ti rimane sia un insegnamento che alla fine risulta essere spesso più utile di quello ottenuto da un successo.. perchè se capisci il tuo errore puoi pensare o provare a rimediare o almeno a non ripeterlo, se nel percorso del tuo successo cambiasse una virgola rischi di esser convinto di poterlo ripetere ma quella virgola potrebbe coglierti preparato e risultare determinante.
Ed allora con quella faccia così indosso volentieri pantaloni anche se sembrano o sono più grandi di me.. è un modo per sentirmi vivo, per sentirmi stimolato e forse alla fine il migliore di tutti per arrivare a conoscermi bene…

voi, come vi tirate su il morale?? pensate anche voi a quella parte di voi che magari vi appartiene ma è sepolta nel disordine di qualche cassetto?? avete un modo per spingervi a cercarla o obbligarvi a trovarla?? 🙂

P.S. Pensavo anche che era bello una volta quando nell’angolo della foto ci si metteva il periodo… 🙂

Determinare il valore di un esistenza

Se mi chiedessero oggi di dire cosa, secondo me, assegna più valore alla nostra vita, ad un esistenza, risponderei indicando queste due parole:

Emozioni

 

Ricordi

 

Credo che più di ogni alta cosa la bellezza di un esistenza sia determinata in maniera direttamente proporzionale dal numero di emozioni che il protagonista ha vissuto e dalla quantità di ricordi che porta con se…