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La Punizione

L’altro giorno mentre stavo finendo di leggere un documento a casa, ho sentito mia moglie che, dalla cucina, ha fatto una richiesta a Nicholas… che nel frattempo stava comodamente seduto sul divano a giocare con il suo Nintendo DS.

Dopo pochi istanti noto che Nicholas non solo non sta facendo quello che gli era stato chiesto, ma che non aveva minimamente risposto alla mamma…

Lui lo sa che, questo atteggiamento mi fa leggermente innervosire, già diverse volte l’ho ripreso per dirgli che può far valere le sue ragioni ma che deve sempre almeno rispondere se gli si chiede qualcosa. Ma non è questo il punto.

Per farla breve, mi sono alzato, sono andato in camera sua, ho preso il suo astuccio con matite e colori e un blocco notes, l’ho appoggiato sul nostro comodino in camera nostra, sono tornato in soggiorno e gli ho comunicato che ora per 1h era in punizione, che il motivo lo doveva sapere da solo e gli ho detto di andare in camera nostra.

Lui ha iniziato ad esternarmi le sue ragioni, a lagnarsi poi a piangere e poi a tenere il muso, tutto questo nel tragitto che lo separava dal soggiorno alla camera, quindi circa 25 secondi visto che cammina in modo non propriamente veloce.

Ogni tanto passavo vicino alla camera per sentire cosa stava facendo e un paio di volte sono entrato con la scusa di prendere qualcosa per poi uscire, in realtà volevo vedere cosa stesse facendo.

E’ stato tutto il tempo sul nostro letto a pensare, frignare o far sbollire la rabbia…

Anche in questo caso, non è la prima volta che ne discutiamo, alla fine dell’ora di punizione abbiamo parlato un pò.. o meglio, ho fatto il mio solito monologo..

 

Quello che non capisco, che cerco di spiegargli è che va bene fermarsi un attimo a ripensare a quanto successo, va bene magari anche arrabbiarsi se si pensa di aver subito un ingiustizia, va meno bene ma posso anche tollerare che ci si “prenda in giro” cercando di convincersi che si era dalla parte della ragione…

La cosa che però faccio fatica a sopportare e che non si arrivi ad un dunque e si decida di gestire il tempo rimanente in maniera attiva o positiva (che potrebbe variare dai punti di vista ovviamente). Quello che cerco di tramandargli è che non ha nessun senso stare un ora fermi a lamentarsi o stare ad aspettare che il tempo passi.. gli ho chiesto perché ad un certo punto non ha pensato che magari invece di stare sul letto non gli è venuto in mente di saltare sul letto, fare le capriole, vedere che sul comodino c’erano un blocco con i colori e fare un disegno…

Era li, da solo, doveva aspettare un ora.. dopo qualche minuto immagino che sfogo e arrabbiatura possano esser passate perché non sfruttare quel lasso di tempo a fare qualcosa che gli piace??

Io spero che riesca a capire prima o poi che molto spesso il nostro umore, la nostra vita, le situazioni a cui siamo sottoposti determinano in maniera parziale la nostra giornata, il nostro umore e/o il nostro futuro.. una situazione “negativa” come una punizione può tramutarsi in un ora di nulla oppure in 30 minuti comunque piacevoli.. sta sempre a noi decidere o cercare un senso da dare al tempo che trascorriamo… possiamo aspettare che passi o decidere di farlo passare senza aspettare che lo faccia, possiamo concentrarci su ciò che conosciamo oppure distogliere l’attenzione e dedicarla a qualcosa che possa attirarla… infondo il tempo scorre in ogni caso…