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Vivere per paura di morire

Ultimamente mi capita spesso, per svariati motivi, di guardarmi attorno e tra le persone a me vicine e i relativi conoscenti di imbattermi spesso in questo tipo di pensiero, che ora vi sottopongo.

Avete mai la sensazione di osservare le persone e vedere che sembra che stiano vivendo esclusivamente per paura di morire??

E’ una brutta e amara considerazione, forse presuntuosa, però ultimamente mi gironzola in testa davvero in modo ricorrente..

Deriva da un osservazione marginale, forse superficiale di ciò che traspare dalla vita altrui.

Non vuol essere in alcun modo una forma di giudizio quando una semplice forma di deduzione, che come tale (tra l’altro me lo auguro pure) quindi potrebbe essere molto lontana da una corrispondenza in termini pratici.

Osservo e vedo molte persone che vivono la loro vita, trascinandosi dietro un giorno uguale all’altro.

Osservo e vedo molte persone che appaiono spente, senza un progetto da sviluppare, senza un idea da inseguire, senza un sogno da realizzare… ma non basta, osservo e vedo molte persone senza una passione da coltivare, senza un piacere da soddisfare, senza una
curiosità da colmare.

Come si può vivere una vita così?? questa vita così?? questa che ci è concessa, per quel che ne sappiamo e che non siamo in grado di capire quanto durerà??

Come si può trascorrere le giornate in balia del vento, di quel che ci accade attorno, come si può aspettare che sia il tempo e la vita degli altri a guidare la nostra, come si fa a stare fermi ad aspettare.

Io sono terrorizzato da queste vite qui, da quelle che ogni mattina si svegliano, si alzano, fanno colazione, si lavano i denti, escono o vanno al lavoro, si incontrano con qualche amico/a dopo lavoro per parlare del nulla, tornano a casa o si fermano a cena fuori, riescono se erano a casa o rientrano se erano fuori, vanno a letto chi a dormire chi a sbollire, dormono, chi bene chi male e poi, il giorno seguente ricominciano..

Non c’è mai nel loro orizzonte uno o più progetti da inseguire, non c’è mai un intermezzo che riscaldi il cuore, colmi l’emozione non c’è la ricerca di scoprire il perchè delle cose, il perchè delle non cose, non c’è il tempo per cercare un motivo ad ogni giorno,
per cercare un valore ad ogni ora, per cercare un senso, per allungare il tempo tra il buio di un battito di ciglia e la nuova luce che da esso viene generata.

Non c’è la voglia di provare nuovi orizzonti, nuove sensazioni, non c’è il desiderio che diventa spesso un bisogno almeno di pensare che non sia tutto qui, con la consapevolezza che qualsiasi sia il nostro grado di conoscenza, quel tutto è talmente tanto da renderlo non abbastanza per una vita, figuriamoci poi, se pensiamo di poter includere ciò che da quel tutto è escluso..

Non ho mai creduto sia possibile vivere una vita dove si ritiene superfluo o sacrificabile l’ascolto di una canzone, la lettura di un libro, l’osservare un quadro o un film, dove non ci sia ne la voglia ne l’interesse di viaggiare, di vedere quello che c’è fuori i confini di ciò che
identifichiamo come la nostra vita, non ho mai creduto sia possibile vivere ogni giorno con il pensiero che quel giorno appena vissuto possa essere uguale a centro altri già in archivio…

eppure mi guardo in giro e mi accorgo che forse, invece, sembra molto più possibile di quel che non avrei mai osato immaginare.

E allora, continuamente mi chiedo, ma è possibile vivere solo per paura di morire??

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Forse, non ne siam capaci…

Chissà se non ne siamo capaci perchè non volgiamo esserlo oppure perchè forse infondo

non è così che andrebbe vissuto..

Mi chiedo sempre se qualche essere umano è in grado di decidere di innamorarsi o di disinnamorarsi.

Partendo dal presupposto che nessuno possa essere in grado di gestire questo sentimento

così forte mi chiedo allora perchè cerchiamo delle regole, dei segni, dei confini che

possano in qualche modo attestarlo o smentirlo, certificarlo o invalidarlo.

Non sarebbe più giusto semplicemente ascoltarlo, viverlo??

Eppure non ne siamo capaci..

Se ci innamoriamo di una persona e il nostro amore non viene corrisposto la nostra reazione

è quella, forzando sui confini della ragione, della logica, delle basi della civiltà

di ritenerlo un qualcosa di pericoloso, dannoso…

tanto da portarci a fuggire tentando

di reprimerlo, nasconderlo o distruggerlo  per altro distruggendo anche tutto ciò che

gli si presenta a contatto.

In realtà se modifichiamo la variabile “persona” la nostra reazione a cospetto di quel tipo

di sentimento muta a volte radicalmente.. riusciamo a resistere senza scappare ad accettare

quel sentimento senza osservare la bilancia dall’altro piatto. Perchè?

Per assurdo riposizionando la variabile “persona” al suo posto, saremmo pronti a difendere

e diffondere il nostro sentimento con il mondo anche se i due piatti sulla bilancia

si trovassero in equilibrio ma da una parte ci fosse un bastoncino a sorreggere il piatto stesso

fornendo così l’illusoria immagine di equilibrio. Questa forzatura verrebbe digerita molto

più facilmente rispetto alla condizione di amore non ricambiato pur combaciando nella sostanza.

Penso che ci sia qualcosa di sbagliato in tutto questo, umano per carità, ma sbagliato.

Perchè si cerca di gestire con le regole della ragione qualcosa che appartiene al mistero

della nostra anima e della nostra esistenza.

Se la vista di una persona ti crea sentimenti che non riesci a contenere o spiegare

il fatto di averla con te sempre o per sempre, seppur ripeto, naturale nella nostra natura

di umani non dovrebbe essere l’unica condizione per cui quella persona ti restituisce

quella sensazione, non è stato così la prima volta che l’hai provata e non dovrebbe esser

così sempre.

E invece se ad un certo punta il nostro bisogno di possedere, di rendere proprio e personale

ciò che ci piace, il nostro bisogno di sentirci padroni di qualcosa che in ogni caso

non ci apparterrà mai in maniera garantita per un tempo indeterminato ci porta ad inventarci

pensieri e situazioni che se non rispecchiano le nostre aspettative alimentano lo spirito contrario

che va ad intaccare e nel peggiore dei casi distruggere l’origine o ciò che deriva da quella

sensazione primordiale.

Amare non dovrebbe significare possedere, mi piace immaginare l’amore come un sentimento di ritorno

verso un esitenza o qualche sua sfaccettatura che esiste anche se non rappresenta un equazione

le sensazioni di dolore le proviamo perchè la ragione non riesce ad accettare il fatto che quella

sensazione non sia li con te ogni volta che la vogliamo provare, e non è l’amore o il mancato amore

a farci male ma la consapevolezza di non aver il controllo su quella sensazione e su quel piacere,

ma questo non penso si chiami amore.

Spesso ho l’impressione che accettiamo la morte ma non accettiamo l’amore…