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Due flashback per un post di ricordi di sofferenze d’infanzia

leggendo questo e ricordando uno scambio di commenti in un post inerente al “lavoro nobilita l’uomo” mi sono tornati alla mente alcuni flashback della mia infanzia.
Il primo riguardava il mio passato scolastico dove a causa di una profondissima timidezza quando c’erano le interrogazioni
io preferivo dichiarare di non aver studiato o di non saper nulla piuttosto che espormi in prima persona al giudizio e
alla classe che mi avrebbe osservato alla lavagna.

Un pò era la paura di farmi trovare preparato o in difficoltà e un pò era la timidezza alla quale non resistevo al pensiero
che tutti i miei compagni per quel periodo di tempo mi avrebbero osservato.. non sopportavo l’idea di stare al centro dell’attenzione così come non sopportavo quella che qualcuno (in quel caso il professore o la professoressa di turno) potesse trovarmi in posizione di debolezza e/o di errore.

E allora la mia mente geniale partorì questo tipo di ragionamento.. per non permettere a nessuno di giudicarmi non esco,
affermo che non so e non mi importa nulla e così la cosa più brutta che può succedermi sarà quella di osservare la faccia
del professore.

A casa questo tipo di comportamento non avrebbe rappresentato un problema se non che forse in un giorno all’anno, ma dopo un pò nemmeno in quello.. a mio padre importava che io andassi ad allenamento e mia madre apparteneva al suo mondo.

Solo i nonni paterni si interessavano alla mia vita ma con la loro mentalità.. se non ti va di studiare vai a lavorare..senza drammi.. e fu così che andò a finire..

Alla fine rimane l’unico rimpianto della mia vita ma anche una delle mie più grandi vittorie…

il lavoro mi ha dato modo di superare la timidezza cronica di cui soffrivo perchè mi ha aiutato a credere in me, grazie
al fatto che venivo valutato per quello che facevo…

magari non è una regola universale ma per me la cosa che è valsa più di tutte e che sul lavoro mi veniva assegnato un compito e nessuno mi indicava un modo per portarlo a termine, lo trovavo da me e lo completavo e per questo venivo valutato.

A scuola invece mi veniva assegnato un compito ma prima di questo veniva illustrato il modo per portarlo a termine, modo che andava seguito quanto più possibile alla lettera, il giudizio derivava dalla capacità di applicare o replicare quanto precedentemente illustrato.

Ovviamente questo in linea generale, però diciamo che in un certo senso l’ambiente del lavoro mi ha nobilitato (e da qui il raccordo con l’altro flashback avuto inerente proprio ad una discussione sul “lavoro che nobilità l’uomo”).

Tutto questo per dire che ricordo la sofferenza, la solitudine e le enormi difficoltà che ho affrontato senza superarle
nel periodo scolastico… avevo perfino paura a chiedere di andare in bagno perchè avrei dovuto interrompere il silenzio,
far sentire a tutti la mia voce e in caso affermativo alzarmi e passare davanti tutta la classe in caso negativo dovermi
trovare ad affrontare un rifiuto o un permesso negato, ostacolo che allora poteva sembrarmi insormontabile.

La situazione peggiorava drasticamente nel caso di presenza di elementi di sesso femminile, perchè tutte le superiori le ho
passate in classi composte unicamente da maschi e per un lungo periodo ho avuto anche diversi problemi a rapportarmi con queste creature, nostre simili, ma di sessualità opposta.

Onestamente non so dire come tutto sia cambiato, quando e in che circostanza, quello però che posso affermare con assoluta certezza è che il mondo del lavoro ha fatto molto, moltissimo.. in maniera diretta o indiretta per aiutarmi a superare le mie paure e a portarmi a credere di più in me stesso e in quello che facevo…

Oggi non posso dire di essere guarito del tutto ma di certo posso dire di poter gestire molto ma molto meglio il mio carattere pregi e difetti, limiti e e doti..

ma un altra cosa molto preziosa che mi ha portato questa mia esperienza diretta, questa mia sofferenza e che mi ricorda il mio guardarmi indietro ogni tanto è che prima di giudicare una persona da un suo aspetto faccio milleeduecento respiri e nonostante tutto questo ossigeno al cervello difficilmente mi sento in condizioni di farlo.. perchè noi giudichiamo ciò che vediamo o sentiamo ma ogni singolo individuo, ogni singola persona in realtà è anche fatta di tutto ciò che nasconde, che non vuol far vedere o che noi non riusciamo a vedere e la sua sensibilità come le sue capacità sono un filo sottile che va sempre e comunque rispettato.

Grazie per quello che mi avete insegnato…

a volte ciò che giudichiamo come negativo e che universalmente è riconosciuto tale lascia alla tua anima o al tuo spirito
anche aspetti positivi, da questa assunzione credo derivi il detto “non tutto il male vien per nuocere” che in realtà credo
debba esser forse ritrattato nella direzione in cui ogni cosa va giudicata e osservata neutralmente perchè ogni cosa a seconda del punto di vista può avere aspetti positivi e altri negativi.

Vince sempre la solita regola dell’equilibrio…

Quindi oggi, in questa serata, mi sento in dovere di ringraziare quegli eventi che hanno segnato la mia vita e che ne hanno determinato il percorso nel bene e nel male, ringraziarli perchè farlo per me, oggi, rappresenta la conferma di esser riuscito in qualche modo non solo a cercare ma anche a trovare gli aspetti positivi di circostanze di forma negativa, quindi:
Grazie alla schizofrenia paranoide, che mi ha insegnato dopo avermi spaventato ad andare oltre a quel che vedevo, ad analizzare per cercare di capire, ad ascoltare prima metabolizzare poi e infine ragionare, che mi ha portato a fare mille ipotesi per ogni singolo contesto per provare a considerare tutto ciò che normalmente non si considera perchè i ragionamenti logici lo sono perchè rispettano  i canoni di un filo logico e quelli schizzofrenici o illogici lo sono meno e quindi è impossibile interpretarli con la stessa legge.

Grazie a quei momenti in cui mi sdraiavo sul mio letto, nell’oscurità della mia stanza, solo con me stesso o in compagnia di un pò di musica e la mia mente era libera di viaggiare in mondi paralleli alla ricerca di confini inesplorati e ignorati alla ricerca di motivazioni e risposte per argomenti e fatti sparpagliati che apparevano illogici e innaturali ma che forse alla fine avevano la loro ragion d’essere, o avevano per me una ragione precisa, avvicinarmi ai discorsi che sentivo quotidianamente e non capivo quasi mai.

Grazie a tutti quei momenti in cui perdevo la calma, la ragione.. tutti i momenti in cui mi arrabbiavo, scappavo, fuggivo da quella realtà che era inusuale, diversa da tutte le altre realtà che mi circondavano.. grazie perchè ogni singolo istante di quei momenti mi ha permesso di conoscermi e guardarmi dentro come nessun altro momento della mia vita, mi ha permesso mediante l’evasione di conoscere la natura, i suoi silenzi, i suoi rumori, la sua staticità e il suo movimento… mi ha permesso di capire che c’è un mondo in evoluzione che noi consideriamo un dipinto in cornice, ha fatto si che comprendessi che lentezza e silenzio hanno un peso, che molte delle cose che ignoriamo esistono, mutano
si muovono e proseguono la loro esistenza indipendentemente da qualsiasi nostra azione o quasi.

Mi ha permesso di capire che non siamo al centro del mondo ma che del mondo ne facciamo semplicemente parte.

Grazie a ogni forma di malattia mentale che ho incontrato perchè ognuna di esse mi ha permesso di capire che la vita ha mille piani e mille stanze e non esiste una più degna dell’altra, una più giusta dell’altra, una che vale più dell’altra, esistono solo stanze simili e stanze diverse, piani apparentemente uguali ma con stanze diverse e piani completamente diversi ma con stanze apparentemente uguali..

mi hanno permesso di capire che non si può giudicare una stanza a sensazione, ma per farlo con un senso bisognerebbe almeno abitarla per un pò quella stanza, ma anche in quel caso, quella stanza è allo stesso tempo unica e diversa, unica per se stessa, diversa per ogni persona che vi ci si trova all’interno.

La ricchezza infinita della vita, della mia vita ad oggi, è sapere che ci sono infiniti piani e infinite stanza, di finito c’è solo il tempo per visitarle ma infondo preferisco dar peso alle possibilità fornite dalle mille stanze.
Grazie ancora a qualsiasi forma di follia che mi fa pensare che infondo esistono persone la cui esistenza probabilmente è più un peso che un opportunità e che ci vuol coraggio anche a pensare che forse per alcuni di loro sia giusto rispettarne le scelte anche quando sembrano contrarie con quelle della storia dell’umanità.

grazie alle forme di depressione che mi ha portato a pensare molto a quanto possa essere diversa la vita di ogni persona
su questo pianeta, a quante vite siano possibili e che prima di farmi giudicare una persona, le sue gesta, i suoi pensieri
mi bussa sempre alla porta del cervello per chiedermi… ma tu che ne sai??
Grazie all’Invidia che da piccolo mi ha fatto vergognare, che ha bruciato in un istante stima, amore e sentimenti verso alcune persone che mi ha spinto a combattere con l’utilizzo del pensiero, della ragione e del buon senso per far della mia vita qualcosa di migliore rispetto a quello che era stata fino a quel momento e a quella che sembrava fosse decisa per me.
Grazie all’Ipocrisia che dopo avermi messo al tappeto ha fatto si che mi rialzassi con una determinazione che non avevo mai avuto prima convincendomi che dovevo trasformare la sua forza in quella necessaria per costruire la mia ideologia di famiglia e di persona e che mi ha permesso di sentirmi, per ora, soddisfatto di quello che ho fatto.
Grazie all’ignoranza su cui ho sbattuto difronte ad uno specchio, solo con me stesso, con le mie idee con le mie convinzioni e mi ha permesso di capire che senza la conoscenza in realtà non avrei mai avuto i mezzi per capire proprio niente.
Ed infine grazie al dolore che mi ha fatto capire quanto, infondo, sia inferiore il suo effetto rispetto a quello che genera l’amore.