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a quelli che…

Magari non servirà a nulla perché chi lo fa abitualmente delle mie parole non saprà che farsene..

Magari tra quelli che potrebbero sentirsi coinvolti ci sono anche ottimi attori e fini strateghi che fanno di questo modo di comunicare o di questa sorta di libertà di vivere un fine che giustifica i mezzi.

Magari tra quelli che si sentono rappresentati come persone da quello che sto per scrivere c’è chi esagera inconsciamente o meno e quindi in qualche modo altera il senso profondo che da origine allo sfogo

 

Quello che volevo dire è che stimo enormemente le persone che riescono a commuoversi ascoltando una canzone, leggendo un testo, osservando un quadro, ammirando una scultura o un monumento, guardando uno sconosciuto fare qualcosa, o un animale compiere un gesto o ancora semplicemente scrutando gli spettacoli che la natura ci offre…

 

Quelle che riescono a trarre un emozione dove magari tutti attorno a loro non colgono nessuna magia, quelli che magari soffrono o ridono dove tutti ignorano, quelli che riescono ad ammirare e gioire dei successi o delle gioie altrui, quelli che riescono a percepire attimi, emozioni o anche sofferenze e quelli che riescono a collegarsi con i propri ricordi, senza vergogna.

 

Vorrei urlare una sorta di evviva a tutta quella gente che produce emozioni ma allo stesso tempo a tutta quella che solitamente in uno stato di maggiore penombra, quelle  stesse emozioni sono in grado di coglierle, perché forse più che mai sono loro il vero motore dell’arte nel mondo.
Forse il miglior giudice d’arte del mondo è colui che comunica il suo giudizio nonostante magari cerchi di nasconderlo,  e quello che non vuole a tutti i costi condividerlo in termini tecnici e veicolare la massa ma che lo subisce nel vero senso del termine, sia piacevole o meno.

Mi piacerebbe immaginare un modo che permetta a questo tipo di persone di essere libere di praticare l’essenza dell’arte senza che questa si debba imbattere in giudizi superficiali, ma so che è impossibile e allora mi piacerebbe solo poter dire a queste persone che se ne freghino di quei giudizi e che non permettano loro di inquinare la loro spontaneità e naturalezza, che non ha bisogno di esser spiegata a chi non è in grado di capirla ma semplicemente rispettata in silenzio!

in profondità o in lunghezza

Oggi mi è apparsa in mente questa riflessione

“il valore di un emozione si misura in intensità e non in tempo,
l’intensità si calcola in profondità, il tempo in lunghezza”
Da tempo sono giunto a conclusione che ciò che più di ogni altra cosa determinerà, qualora mi
troverò nella situazione di fare un bilancio, il valore della mia vita saranno le emozioni..

in questo senso quindi come valutarne il valore??

con un numero?? quante volte mi sono emozionato?

con un argomento?? per quali motivi mi sono emozionato??
forse con un intervallo di tempo?? per quanto tempo è durata questa emozione?? o quanto è passato dall’ultima?
potrebbe essere un buon indice ma, come fare per stabilirlo?? cosa determina la durata dell’emozione?
forse i motivi che la producono? forse la sorpresa che l’acompagna?

troppi fattori, troppe variabili..

sono giunto a conclusione che probabilmente il parametro migliore da misurare potrebbe essere l’intensità…

dall’intensità dipende la profondità dell’emozione, più è intensa più scava nel tuo profondo,
più scava nel tuo profondo più ti darà modo di conoscerti, di conoscere, toccare e sentire parti di te
che non sapevi di avere, che non immaginavi di incrociare..

più intensa e profonda è, l’emozione, è probabilmente più tempo durerà, potrà scomparire e riapparire quasi per caso, volutamente o in modo inaspettato, potrà farti un male cane o provocarti un piacere profondo, potrà farti ridere o farti piangere.. sarà però la cosa che più di ogni altra ti avvicinerà al tuo vero io, qualsiasi esso sia, chiunque tu sia..
alla fine continuo a pensare che mantenersi liberi e predisposti ad emozionarsi sia uno dei migliori modi per sentirsi vivi…

Elizabethtown: Oggi alla radio ho sentito una canzone che mi ha riportato ad un’emozione..

Oggi alla radio ho sentito una canzone che mi ha riportato ad un’emozione..

legata alla visione, qualche anno fa, di questo film… mi sono sentito in dovere di omaggiare questo evento ripescando la recensione che scrissi sul vecchio blog, perchè certi film non si dimenticano perché certe emozioni durano per un sacco di tempo…

perché evidentemente il caso non esiste..

ELIZABETHTOWN

citando Steve Jobs: “Siate affamati, siate folli” poi capirete perchè…

(ovviamente se non avete visto il film non leggete quanto scritto sotto, vi toglierebbe molto del gusto, guardatelo e poi tornate a rileggere se vi va…)

Se un film è un pezzo di vita, un racconto di vita, un frammento di vita, un immagine, un sogno,
un ambizione, un desiderio la visione di questo film ne racchiude senza troppi virtuosismi tecnici
ma con assoluta semplicità la magia, il segreto della la magia della vita stessa.
Forse per qualcuno potrebbe essere retorica, per me non lo è.
Vi siete mai chiesti perché esistano persone che riescono a condurre una vita definibile “nell’ombra”
e a ritenersi veramente felici con quello che noi definiamo poco e come mai non esistano persone
che pur vivendo nella ricchezza e nel potere riescano a non esser felici della stessa felicità
e non abbiano mai il tempo di usufruire di ciò che hanno?? questo ovviamente se si osserva un pò in profondità.

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Che cos’è che rende grande o magica una vita? Secondo me la qualità (e probabilmente anche la quantità) di emozioni che si provano nel percorso.

Poi, ovviamente, ogni persona ha i suoi parametri di qualità.

ElizabethTown ha racchiuso in se e mosso nella mia mente un sacco di cose, ha aperto riflessioni su un sacco di argomenti, ma la cosa che citerei sopra a tutte è che nell’immedesimarmi nel racconto e nei pensieri che ne scaturivano mi ha donato quella sensazione che io definisco sempre magica di senso della vita e di libertà.
Il fatto è che persone e vite così esistono, sono possibili per quanto molti aspetti tentino di convincerci o noi stessi ci auto convinciamo che siano solo “favolette”. A statistica può anche esser così ma questo avviene, a mio avviso, soltanto perchè convincendosi che quella sia
la realtà ci si impedisce da soli ti vedere oltre le mura di questa realtà.

La stessa definizione del termine follia, per come la vedo io, non fa altro che confermare questa tesi:

“La follia viene identificata come una mancanza di adattamento che il malato mostra nei confronti dell’ambiente”

Mancanza di adattamento?? adattamento è una parola orribile…per l’applicazione che ne abbiamo fatto nella storia. Malato?? siamo sicuri che si tratti di malattia? non è che viene considerata tale una qualsiasi diversità pronunciata che esce da schemi e regole? proseguiamo con la definizione:

“La follia può manifestarsi come violazione delle norme sociali, compresa la possibilità di diventare un pericolo per se stessi e gli altri, anche se non tutti gli atti sono considerati follia “

Se non è pericoloso allora non è follia? e che cos’è pericoloso? qual’è il confine?? immagino che sia considerato fuori confine tutto ciò che lascia segni fisici…però non credo sia una cosa molto corretta.

Quindi, tornando un po alle sensazioni del film, considerare la storia una follia, o fantasia, è un po come togliersi da soli la possibilità di vivere anche solo piccola parte delle emozioni che vedendo il film si possono provare. E’ una reazione umana, per carità, ma questo non ne giustifica affatto l’attuazione.
Il film è una commedia che scorre rapida, leggera e veloce ma in realtà per come l’ho visto io è tutto ciò che cerco dalla vita, forse non è giusto dire il senso della vita, ma ciò che alla vita da un senso, ciò che la differenzia da altre, ciò che la rende unica a suo modo ciò che la rende come qualcosa per cui andar fieri, ciò che un domani ti potrebbe far dire, non ho buttato via il mio tempo.

Veniamo ora, probabilmente, finalmente agli argomenti del film.

Il film inizia con Drew che racconta il suo fallimento sul lavoro, il suo fallimento nel suo lavoro, quindi argomento successo e lavoro.
Credo che “il lavoro nobilita l’uomo” nella maniera in cui contribuisce ad aumentarne la conoscenza, permette di metterci del proprio per creare o migliorare oppure fa si che lo stesso dia un risultato che porti al reale miglioramento delle condizioni di vita di qualcuno.
Il lavoro come strumento per realizzare qualche forma di concretezza non il lavoro come unica possibilità di sopravvivenza o di indicatore del tenore di vita. Credo che l’esempio della fama, sembra a livello almeno nazionale, seguita dalla produzione di un modello di scarpa di ginnastica
sia in qualche senso un allegoria. Forse molto spesso ci prendiamo troppo sul serio e attribuiamo importanza sotto forma di indispensabilità a cose che in realtà di fondamentale hanno molto poco.
Credo che la scelta della scarpa voglia solleticare quelle menti che vivono il lavoro e di conseguenza il successo e la retribuzione come massima forma indicativa del valore della persona, del prodotto e di conseguenza della vita… può la sbagliata progettazione di una scarpa restituire tutto questo fallimento e gravare sull’economia di un azienda in questo modo? ovviamente no, ma, quali sono le cose che realmente possono nutrire questi effetti sull’opinione pubblica?? un modello di Iphone? una borsa di Luis Vuitton, un televisore sony, un modello di mercedes??

Quali sono i reali confini del fallimento di un prodotto? di un uomo che lega la sua immagine a quel prodotto? Credo che in realtà nessuno possa rischiare così grosso, allo stesso tempo credo però che molte persone si sentano di poter rischiare cosi grosso oppure sentano il peso di una
possibilità simile.

Questo tipo di approccio mentale al lavoro ci porta inevitabilmente a perdere i reali confini con la qualità della nostra vita con le persone, le situazioni e gli eventi che ne determinano proprio quella qualità che tendiamo ad esigere senza impegnarci per raggiungere.
Questa immagine viene messa in luce proprio in un momento successivo del film, di cui vedremo proprio un estratto.

* SUCCESSO

“Il successo, il successo e non la grandezza era l’unico vero Dio che il mondo venerava” e proprio questa affermazione racchiude ciò che per chi condivide ideali di vita simili ai miei, è il principale motivo dell’insoddisfazione generale dell’essere umano; ricercare la felicità sul successo
che si ha sulle altre persone, sull’immagine che hanno di noi, su quanto possiamo incidere sulle loro vite, dimenticandoci così di incidere sulle nostre.

* PREGIUDIZI

Questa scena apre il discorso sui pregiudizi che si chiuderà alla fine del film.
Quello che comunemente un essere umano penserebbe se si trovasse a vivere questo momento è molto probabilmente qualcosa come “questa è pazza, perché non mi lascia in pace?” e probabilmente in quel momento stesso si impedirebbe di vivere ciò che il
protagonista vivrà in seguito. Questo avviene perché difficilmente abbiamo la serenità necessaria per accettare di dover cercare di capire cosa si nasconda dietro le gesta e le parole delle persone che si discostano anche in maniera minima dagli standard a cui siamo abituati.

La diversità richiede introspezione e il nostro approccio alla vita spesso non ci concede il tempo da dedicarle.

* PARENTI

Mi sono sempre chiesto cosa fosse quella misteriosa energia che porta gli essere umani quasi a prendere posizioni così assurde e importanti difronte ad una persona che ha perso un suo caro parente o amico, spesso anche senza sapere che rapporto ci fosse tra i due.
Sembra che il farsi riconoscere come persone importanti per il deceduto sia un modo per rendere merito allo stesso o per alleviare l’eventuale sofferenza all’erede. Un altra cosa che mi colpisce è come debba quasi sempre esserci l’evento dell’addio per permettere alle persone di raccontare, parlare e far conoscere una persona, come se fin tanto che la stessa è ancora in vita risulti inutile e
noioso cercare di conoscerla e di capirla. Siamo strani noi umani no?

* BUGIE OBBLIGATE

Bella questa parte che mette in luce come siamo per “tradizione” spinti a mentire agli altri e anche a noi stessi, a travestire delle nostre mancanze e delle nostre, se vogliamo responsabilità, con i sta venduti abiti della menzogna retorica. “Conoscevo molto bene mio padre, era mio padre” come se fosse un obbligo, come se la cultura sociale cattolico cristiana abbia inculcato nella nostra mente
che sia un qualcosa di obbligatorio conoscere e onorare un padre, che amarlo voglia dire questo, in qualsiasi caso, tanto da farci sentire in colpa se gli eventi della vita (scelte volontarie o meno) ci portano ad uno stato diverso da quello indicato, beh, allora noi dobbiamo sentici in colpa e nascondere questa scomoda verità con una bugia, retorica e preparata, che però a chi l’ascolta non fa male e non fa venire dubbi… è quello che vuole sentirsi dire.

Curioso tra l’altro il fatto che il cugino che per tutto il film è dipinto dagli sguardi degli altri familiari come un fallito e un cattivo educatore per il padre invece non ricorra a questa abitudine e non solo capisca che Drew gli sta mentendo ma oltre a gettargli in faccia con dolcezza la sua verità lo sconfessa senza paura di ferirlo. E allora dove stà l’educazione e il senso della vita?

* ANCORA PREGIUDIZI

…Secondo me chi non capisce che cosa sta dicendo è un altro…

Ancora una volta la figura del cugino che passa secondaria nonostante i fortissimi messaggi di primaria importanza.
Se non rispetti le regole che sono state imposte scritte o meno tanti anni fa, non si sa bene da chi;
se non ti comporti come la gente si aspetta, se non imiti anche senza capirne il senso o i motivi che ti dovrebbero portare a comportarti come da esempio, ecco allora che “la gente”, “la massa” è portata a giudicarti in modo negativo e lo fa con ipocrisia e leggerezza semplicemente perchè non solo non capisce perchè ti distingui ma non vuole nemmeno provare a farlo, non è disposta a mettere in gioco ciò che ha sempre visto e ripetuto come un automa.
Io credo invece che questo padre potrà trasmettere, con tutti i suoi difetti, delle sfumature sulla vita a suo figlio se lo stesso saprà sfruttare gli potranno fornire un occhio diverso sui fatti della vita da quello che inevitabilmente fornirà la massa della gente che nel suo percorso incontrerà.

* SENZA SCHEMI

Claire è senza dubbio una ragazza che vive fuori dagli schemi, vive la vita e i rapporti umani in un altro piano rispetto a quello che ci viene normalmente proposto e abitudinariamente imposto. E’ avanti, è un passo oltre..in altre parole per la norma è una pazza, anormale folle ragazza senza strutture mentali. Contro la retorica, contro i pregiudizi, contro la conformità e a favore
della vita, delle sue scoperte e delle sue magie. Non subisce il concetto di tempo, non di preoccupa delle reazioni e vive l’amore il suo amore verso Drew nel modo più bello, naturale e incondizionato possibile. E’ proprio l’amore incondizionato che simboleggia con la sua vita, i suoi comportamenti e i suoi gesti; quell’amore che non è un contratto, che vive e che può vivere anche senza chiedere nulla
in cambio, perché il vero amore si nutre di se stesso non di quello che riceve in cambio di manifestazioni o gesta; quello è l’amore indottrinato non l’amore incondizionato.

Claire segue le sue sensazioni, il suo destino anche quando sembra che Drew non lo veda, non lo comprenda e non sia interessato. Non farà scenate, non si getterà nello sconforto, non ci saranno scene melodrammatiche o auto crocifissioni; continuerà per la sua strada, quello che sente sarà quello che donerà e quello di cui si nutrirà, l’amore incondizionato è la forma più nobile e veritiera di vivere questo sentimento nella vita, e noi siamo sempre troppo lontani da questo traguardo, e non sempre la colpa è unicamente nostra.
Certe situazioni, certe emozioni nella vita possiamo viverle soltanto se usciamo dagli schemi, se non stiamo troppo tempo a pensare alle regole alle norme del buon costume a tutti i paletti e pareti che anni di storia dell’umanità hanno costruito nel tempo forse cercando il bene forse provando invidia per quelle persone che riescono a vivere qualcosa in più che non è replicabile secondo regole precise ma secondo interpretazioni e libertà dai confini mentali e morali della conoscenza.

* LORO IL COLLETTIVO

Loro, la gente, il collettivo non avrebbero mai detto di fare quello che Drew e Claire hanno fatto o stanno facendo, non fa parte delle cose abituali, non fa parte di quelle cose che certe persone non accettano, farsi trascinare da istinti ed emozioni, seguire le sensazioni senza cercare di spiegarsele, di razionalizzarle, di comandarle non fa parte delle cose che fanno loro, che fà la gente, che fa il collettivo.
Loro non vanno in contro a situazioni che qualcuno non ha già vissuto, raccontato o giudicato; loro non lo fanno e di conseguenza tutto ciò che potrebbe uscirne è qualcosa di impossibile, insensato, folle… ancora una volta dico:     “siate affamati, siate folli”

* LA VERA GRANDEZZA

Questione di punti di vista, di principi e ideali sui quali costruiamo le nostre vite. Io sono senza dubbio dalla parte di Claire, la grandezza di un uomo, inteso come essere umano, maschio o femmina che sia non sta nel successo che ottiene verso o dalle altre persone, dalla posizione
sociale che riveste o da quanto può spendere per consumare i suoi desideri, ma sta nella qualità e nell’orizzonte della sua vita. Un grande uomo è colui che riesce vedere oltre la materialità dei beni di consumo, a non soffrirne la mediocrità e leggerezza della gente che lo circonda e riesce
a concentrarsi, dedicarsi e ricercare quelle cose che senza chiederti niente in cambio riescono a darti la sensazione più grande, bella e importante che l’uomo può conoscere nella vita e che non può replicare in nessun modo artificiale che è l’emozione.
In questo senso quello che rappresenta Claire nel film è indiscutibilmente un contenitore di emozioni, una sorgente di indizi e di indirizzi per catturare e vivere emozioni, una di quelle persone che uscendo dallo standard imposto dalla civilizzazione ti può trasportare in viaggi e scoperte
in orizzonti invisibili anche soltanto parlando, anche senza che ci sia nessun contatto.

* PREGIUDIZI…CONTINUA

I pregiudizi fanno si che la donna che ha sposato mitch per la gente sia quella che l’ha portato via da loro, i pregiudizi fanno si che che per giustificare questo egoismo si prendano a pretesto piccole sfumature per creare grandi storie, i pregiudizi fanno si che si giudichi da una
parte o dall’altra senza conoscere, senza chiedere e senza comprendere, fanno si che si eviti un problema scappando ed evitando che quella che
oggi è una situazione che in qualche modo non era prevista e non ci piace possa diventare un qualcosa che invece che rovinarci ci migliori ci completi. Siamo talmente stupidi che non riusciamo ad evitarli questi pregiudizi, e spesso ce ne rendiamo conto solo quando anche volendo
non possiamo più farlo. Li subiamo chi più chi meno tutti nella nostra vita, cosi come tutti siamo in grado di riconoscerli ma quasi nessuno è in grado di opporsi, il perché ad oggi, per me, rimane un enorme mistero.
“ci vuole tempo per tirare fuori la gioia dalla vita”

* IL VIAGGIO

Credo che sia un regalo che tutti dovremmo farci prima o poi, e magari anche più volte nella vita, un viaggio che sia in macchina, in aereo, a piedi, in bici o in qualsiasi mezzo possibile ma che sia un viaggio da soli, con noi stessi, con la nostra vita e con i nostri pensieri.
Poche cose sono più utili e importanti di questa pratica. Nel film si parla di un viaggio in macchina, e il viaggio è stato preparato nei singoli dettagli perché completa la storia e la straordinaria follia di Clarie, ma inevitabilmente si nota come questo sia possibile perché evidentemente quello stesso viaggio è stato fatto prima dalla stessa guida.

Questo racchiude il senso del viaggio, del viaggio in noi stessi e nella nostra storia, del viaggio che non ha un inizio e una fine ma che ha un percorso che si crea e compone nel corso dello stesso.
Anche questa volta uscire dagli schemi, viaggiare e lasciare che siano pensieri, sensazioni e situazioni a disegnare quel percorso che in fondo è e sarà esclusivamente nostro e fatto per noi.

* FIASCO

“Nessun vero fiasco è mai derivato dalla mera ricerca del minimo indispensabile”

Orizzonti di vita, scelte… queste sono vite con qualcosa in più

Poi viaggiando con la mente tra le scene minori c’è realmente di tutto, tutti i tipi di vita, dagli sciacalli che recuperano quasi tutto l’arrendamento che Drew al momento del pre-suicidio lascia nel cassonetto sotto casa;
dal bambino che che cerca di mettersi in mostra e di stare al centro dell’attenzione per sentirsi
più importante dal padre, al padre che per stare con il bambino ha sacrificato il suo sogno di musicista
e non passa giorno in cui non si compianga dimenticandosi di osservare che il suo rapporto con suo
figlio non è quello che vorrebbe.
Dal ragazzino emulatore che concentra fino a quel momento la sua esistenza nella stessa passione che ha reso così famoso drew, perdendosi così molti dei momenti che per cronologia dell’esistenza crescendo non potrà vivere mai più; al militare impostato che parla con un discorso registrato.
Dal ragazzo in procinto di sposarsi che metabolizza le emozioni di una persona che non conosce forse per sentirsi partecipe, forse per dare segni alla sua coscienza, forse solo per istinto o per ubriachezza; ai pregiudizi che inevitabilmente muovono le gesta di tutti noi e che fanno si che la Hollie la moglie di Mitch venga giudicata senza esser conosciuta.
Dalla sua presa di coscienza e volontà di comprendere e rendere omaggio a suo marito purtroppo soltanto dopo che lo stesso è venuto a mancare alle infinite vite che un uomo solo lascia nelle persone in cui incontra e alle diverse sfumature che dona ad ognuno di loro.

Nel film c’è davvero di tutto, e ancora non sono riuscito a spiegarmi, o meglio, ad interpretare a mio modo la scena della videocassetta che trasforma un gruppo di chiassosi ragazzini in un silenzioso sciame di docili esserini.


Quando leggo tra le varie recensioni “road movie originale e divertente” nella mia mente si scatena una domanda:
“sono pazzo io o non ho capito nulla del film?” credo siano abbastanza vere entrambe le possibilità di risposta, di certo appena mio figlio inizierà il periodo di fiabe, racconti e cartoni animati con morale, tra pinocchio, biancaneve e moby dick non gli farò mancare nemmeno questo film che forse di cose da insegnare ne ha non solo per chi si aspetta un “road movie originale e divertente”

“Siate affamati siate folli” perché solo un certo tipo di follia permette di vivere un certo tipo di emozioni,
e solo un certo tipo di emozioni permettono di dire che la vita è un meraviglioso percorso da disegnare su un foglio bianco.

Un giorno qualunque…

In questo periodo mi sembra di essere particolarmente sereno…

ieri mentre tornavo a casa dal lavoro percorrendo l’emozionantissima strada statale napoleonica osservavo guardando a lato del finestrino (tanto la strada è dritta non è necessario fissarla) le montagne innevate che si mostravano nel loro splendore come se fossero un immagine in HD di uno dei supermegaiper televisori 4k di ultima generazione, il cielo era limpido e i monti nitidissimi grazie al nostro tanto amato vento del nord est.

Appena sotto questa spettacolare immagine montuosa c’era contrapposta l’immagine di una primavera alle porte, nei campi friulani si sentiva e si vedeva la primavera..

Osservando questi scenari mi sono sentito felice, la loro bellezza, i loro colori, il silenzio attorno mi hanno messo il buon umore, mi sono chiesto ma come si fa a non godere di queste immagini… come si fa a non sentirsi non solo felici ma anche fieri di vivere attorno a tutto questo?? come si fa a non vederlo nemmeno nella maggior parte degli altri giorni?

Sembrava come se quel quadro in movimento mi dicesse… ma mi vedi?? sono uno spettacolo??

Ieri sera poi, tornato a casa, dopo cena mangiando un arancio ho provato la stessa sensazione, la freschezza del succo che sgorga dai suoi spicchi, il contrasto dolce amaro, le sensazioni che provi sul palato e sulla lingua mi hanno comunicato le stesse sensazioni…

Ogni cosa conteneva e trasmetteva emozioni

eppure mangio aranci piuttosto spesso e non sempre mi arriva questa sensazione in questo modo, spesso lo mangio, lo mando giù e penso ad altro, i miei sensi sono staccati, scollegati, il gesto è automatico, la ricezione è disattivata…

ieri no, forse complici le sensazioni provate tornando a casa, forse no.. non lo so.. ma ieri tutto aveva un altro sapore, tutto un altro colore, tutto il mondo era diverso… speciale… eppure ieri era assolutamente un giorno qualunque, nessun evento, nessuna ricorrenza…

niente, un giorno qualunque, ma speciale e non importa ricercarne il perchè, importa averlo vissuto…

ora vorrei mangiare un arancio…

T’innamorerai

Quando sarai grande – T’innamorerai –

Probabilmente prima o poi sentirai quel brivido che ti colpirà senza farti sapere perchè
Probabilmente prima o poi lo capirai, perchè ti renderai conto che succede ogni volta che lei
o qualche suo piccolo estratto entra in contatto con te.

Ti innamorerai della bellezza,
ti innamorerai dei suoi movimenti, del suo sorriso,
ti innamorerai dei suoi occhi, delle forme del suo corpo,
delle sue labbra, della sua voce.

Probabilmente prima o poi sentirai dentro di te solo ed esclusivamente il bisogno;
conoscerai la voglia di starle vicino, a contatto, o di riempire tutto il tuo mondo solo di parti di lei.

Ti innamorerai del pensiero di te e lei
Ti innamorerai dell’immagine di lei che la tua mente proietta continuamente, in ogni tuo attimo
Ti innamorerai e scoprirai il bisogno fisico del contatto, del piacere.

Ti innamorerai, lo farai,

Probabilmente prima o poi ti farai delle domande, nasceranno delle paure,
Probabilmente prima o poi inizierai a pensare alla vita come ad un futuro da costruire..

Ti innamorerai, sono sicuro, lo farai, ti innamorerai

Ma se,

ma se in un giorno qualunque, in un istante qualunque, ti accorgerai che il tuo pensiero
viaggia verso di lei, anche se lei non c’è…
se sentirai che quel pensiero inibisce tutti i tuoi sensi, ti riscalda nell’anima e cancella
ogni cosa attorno a te..

ma se in un momento qualunque, per un motivo qualunque, ti soffermerai ad osservarla
e ogni suo apparentemente superfluo gesto, ogni suo banal pensiero, ogni piccolo suono della
sua voce, ogni decisione che genera un suo movimento, ogni suo interfacciarsi con il mondo che la
circonda ti provocherà un emozione

ma se quando ascolterai quello che avrà da dirti o, quando sentirai il bisogno di ascoltare ogni
cosa che dice, anche se non rivolta a te, perchè sentirai la sensazione che qualsiasi cosa genera
il suo pensiero, il suo vivere la vita, è una possibilità di raggiungere mete ignorate fino a quel
istante

ma se sentirai la volontà di abbandonarti e perderti nei confini della sua mente, la sensazione di sapere che però, nel suo labirinto, non ti sentirai mai perso ma ritrovato
l’idea che tra le mura del suo pensiero non sarai mai imprigionato ma libero..

se ti imbatterai in tutto questo allora forse non solo ti innamorerai ma, forse, proverai ad amare..

Se un giorno accadrà tutto questo, ti prego di considerar solo queste poche parole…

non perder tempo a farti domande, sfrutta ogni energia e cattura ogni attimo, conserva ogni sensazione
perchè nonostante la vita attorno a te farà di tutto per tentare di associarle i concetti del tempo,
tu solo potrai accorgerti che l’infinito infondo è superfluo.