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Dolore, piacere e indifferenza

Ho sempre pensato che i grandi dolori sonno figli
di grandi sentimenti..

Non rinuncierei mai ad un possibile dolore futuro
per privarmi del piacere del presente o del passato.

Non esisterà mai mancanza di un indifferenza

Quel particolare meccanismo che….

in questo periodo mi capita di tornare spesso tardi dal lavoro, lavoro fuori sede e per di più siamo
vicini alla consegna di un paio di isole robotizzate e quindi le forze sono concentrate nell’intento
di rispettare le consegne (per altro già in ritardo, ma questo è un altro discorso).

Quindi la mia giornata tipo (ormai da mesi purtroppo) si riduce in questi piccoli step:

1) alzarsi, colazione, vestirsi
2) andare al lavoro e lavorare
3) rientrare ad ora di cena e cenare
4) stare con moglie e figli quell’oretta abbondante che ci sperara dalla nanna

5) [se ho le forze] studiacchiare quel mondo fantastico che mi sta appassionando che è la fotografia.

Ogni giorno pressochè uguale… e questo mi disturba, ma anche questo è un altro discorso.

In questo sussegguirsi del punto 4 mi capita molto spesso di guardare Nicholas (il maggiore) e di ascoltare
i suoi racconti, o di vedere lui che ascolta noi, ma sopratutto di vedere nei suoi occhi quella luce,
quel entusiasmo ogni volta che parliamo di cose che gli interessano, spesso di progetti futuri che possano
in qualche modo coinvolgerlo.

Quella luce, che è dannatamente esistente, visibile, tangibile è qualcosa che non vedo da anni nei volti
delle persone che mi circondano, nei volti degli adulti.

Quello sguardo, quelle pupille, la posizione del suo corpo quando ascolta e probabilmente sogna, fantastica
nella sua mente oltre i confini di quanto noi possiamo immaginare, quella luce dicevo è qualcosa di fantastico..

il suo riflesso di cui godo ogni sera mentre lo osservo mi fa stare bene, terribilmente bene, mi fa sentire
secondario aspetto della sua felicità ma rende assolutamente primaria la mia di felicità nel vederlo così.

La soddisfazione di un padre, credo, sia anche questa.. semplicemente vedere negli occhi di suo figlio
la felicità, il sogno, l’emozione.  Felcità che credo appunto, sia identica per qualsiasi madre.

Quando vivo questi momenti, me li godo fino in fondo, cerco di registarli in modo da portarli con me, a farmi
compagnia quando alzarmi dalla sedia sarà faticoso, quando li usero come coperta per riscaldarmi l’anima.

Il giorno dopo però quella stessa sensazione archiviata dall’incombere degli altri punti, nei momenti di vuoto
celebrale mi portano ad una riflessione malinconica, forse triste..

Perchè perdiamo quella luce??

Il bambino piccolo rimane colpito ed emozionato da ciò che non conosce, da ciò che gli piace, e il piacere della
scoperta gli fornisce energia ed entusiasmo… però nessun adulto conosce tutto, ci sono sempre cose da scoprire,
ci sono sempre situazioni che ci mettono difronte alla scoperta… eppure quella luce non fa più parte di noi..

L’entusiasmo è una cosa che se abbiamo la fortuna di riuscire a vivere, dura solitamente un istnate.

Chi o cosa cancella l’entusiasmo dalle nostre vite??

Alla fine credo che sia sempre uno stato di semi inconscio a guidarlo, ma forse riapassionarsi alle cose che ci
emozionano veramente e riuscire a dedicar loro un pò del nostro tempo, potrebbe essere un primo passo per
rivedere nei nostri occhi almeno una piccola parte di quella luce???

Figure mitologiche

Sembra che la maggior parte delle aziende sia a completa “sconoscenza”  che esistano
delle figure che trasformano in fatti le parole, trasformano in prodotto finito
quello ipotizzato sulla carta, riesco a far diventare tangibile ciò che moltissimi altri
riescono solo a descrivere a parole più o meno bene.

Che si parli di macchinari, di procedure, di prodotto finito, di processo, di organizzazione
non fa importanza, le aziende sembrano non rendersi conto che poi, alla fine, conta anche
quello che le stesse forniscono al cliente, quello che il cliente applica o può toccare con mano…

ecco questo tipo di prodotto o servizio avviene perchè esistono queste ignote figure che
magari non parlano molto o adirittura non sono molto brave a farlo… ma sanno lavorare e lavorano
non dicono come si dovrebbe lavorare, come si dovrebbe fare, come dovrebbe venir fuori il prodotto,
non lo dicono, lo fanno.. il risultato del loro lavoro è qualcosa di tangibile…

ma sono figure mitologiche, sono icone, sono trascurabili, numeri, sostituibili…

Ci sono invece quelli di cui non si può fare a meno, quelli retribuiti su basi “cartacee”
quelli che sanno raccontare perfettamente tante cose, quelli che sanno ipotizzare teorie e concetti,
che sanno disegnare schemi e mappe mentali, quelli che gestiscono, quelli che decidono, quelli che
amministrano e poi, su tutti, quelli che supervisionano… ci sono queste figure che vivono
nell’inconcretezza ma nella massima stima di chi li stipendia…

Non sabglieranno mai, o potranno sempre difendersi, perchè il loro errore sarà sempre imputabile a qualcun
altro, non sarà mai dimostrabile perchè concretamente non producono nulla…

loro affermano come fare, ma potranno sempre dire non è stato fatto come dicevano.. in definitiva si parla
troppo spesso di aria fritta e troppo spesso chi dovrebbe accorgersene non lo fa…

Altro che ghiaccio

Qualche giorno fa abbiamo portato Nicholas al cinema a vedere Frozen, ci teneva e così lo abbiamo accontentato.

Dopo qualche decina di minuti (in cui avevo già i lacrimoni agli occhi, sono un uomo atipico lo sò) mi sono girato
per cercare di rapire dal suo sguardo lo stato con cui stava vivendo il film..

Il furto di sensazioni mi ha un pò spaventato e quindi gli ho chiesto se gli stava piacendo il film…
con voce dolcissima mi ha risposto “si, ma ho paura…”

cosa fare?? erano passati si e no 10 minuti, cosa fare per far si che quel senso di paura e angoscia svanisse prima
possibile e gli permettesse di vedere il film attivando tutti gli altri ricettori che erano spenti dell’acensione
della spia della paura??

Per prima cosa ho pensato che fosse importante provare a capire che cosa gli facesse paura..
solitamente il volume alto gli genera questo stato, fosse stato quello non ci sarebbe stato molto da fare, chiedere
al cinema di abassare il volume la vedevo come un impresa ardua in primis e un pò egoista in seconda battuta, non
eravamo soli in sala… mettergli delle cuffie poteva essere un idea, avrebbe attenuato il volume ma…
stranamente non mi son portato dietro delle cuffie pensando di andare al cinema.

Alternative??

La storia e quello che stava succedendo..

Possibile.

C’erano due sorelle, piccole, che prima giocavano spesso assieme allegramente, a seguito di un fortuito episodio
il rapporto tra le due viene forzato all’esclusione della piccola dalla grande (non voglio svelarvi troppo, non è
una recensione). La piccola non capisce il motivo dell’esclusione, ne soffre ma non si arrende.. il ricordo di ciò che
è stato e i messaggi del cuore vengono messi in primo piano.. un primo piccolo dramma umano (da qui le mie lacrime di prima).

Perchè mio figlio è spaventato, perchè prova paura??

Forse, ho pensato, essendo Nicholas un bambino molto ma molto sensibile riesce a percepire (probabilmente senza rendersene
conto) il senso di solitudine, abbandono, vuoto che prova la piccola sorella in quel momento e questa sensazione
“energetica” lo inquieta e lo spaventa..

Devo provare a riportare il suo livello mentale ad uno stato neutro altrimenti l’esperienza di questo film potrebbe rivelarsi
più negativa che positiva.

“non preoccuparti, in questo momento la storia è brutta e la sorellina è triste perchè tra lei e sua sorella c’è di mezzo
una bugia, la ragione sta avendo il sopravvento sul cuore, la sorella grande non sta dicendo il suo problema alla piccola
e la piccola non capisce perchè la grande si comporta così, ma poi vedrai che, visto che le due sorelle si vogliono molto bene
prima o poi la bugia scomparirà, la grande troverà la forza e il coraggio di dire la verità alla piccola e il bene che si
vogliono le aiuterà a sconfiggere tutto il male, devono solo ascoltare il loro cuore e saranno felici, fidati..”

i suoi occhi grandi hanno incrociato i miei, gli ho fatto cenno di si con la testa, mi ha guardato di nuovo mi ha fatto
cenno di si con un sorriso sulle labbra di quelli che nascondono il pianto imminente e ha ripreso la visione.

Sembrava aver preso un pò di fiducia… o forse era solo la mia illusione.

Ho guardato mia moglie che era seduta tra me e lui, ci siamo sorrisi e abbiamo continuato a vedere il film.

Nelle scene comiche abbiamo accentuato i nostri sorrisi e abbiamo cercato di coinvolgerlo il più possibile per farlo ridere.

Il film è proseguito e Nicholas sembrava digerirlo meglio complice anche il fatto che pian pianino le cose si stavano
sistemando..

A fine primo tempo doveva fare la pipì e allora l’ho accompagnato in bagno.. all’uscita del bagno mi guarda e mi dice

“ma papà, come facevi a sapere come andava il film??”

“ma io non lo so e non lo sapevo, apparte che non è ancora finito, io ho semplicemente cercato di ascoltare la voce
del cuore, dai andiamo che ricomincia..”

il film prosegue e tra un paio di colpi di scena e altre peripezie ovviamente finisce bene…

alla fine del film Nicholas mi guarda e mi chiede:

“ma, di la verità, lo avevi già visto??”

“no Nicholas, però ricordati che se si impara ad ascoltare ciò che viene da dentro, dal nostro cuore e ci si crede
veramente, anche se nella vita non si sa mai come va a finire, ci sono più possibilità di riuscire ad essere felici
di quelle che si hanno se si impara a non ascoltarci più; è una delle cose più difficili del mondo ma anche delle più
belle che noi uomini possiamo fare, imparare a voler bene”

“ma io voglio bene”

“lo so! tu sei il nostro bambino speciale”

Alla fine molto bello questo Frozen, altro che ghiaccio 😉

P.S. mia moglie mi dice sempre che sono logorroico, e son sempre più convinto che abbia decisamente ragione 😉

Intelligenza o Personalità

Ultimamente mi capita molto spesso di notare come una pratica piuttosto diffusa
specie in ambiente lavorativo porti ad un interpretazione, secondo me, sbagliata
del concetto di personalità ed intelligenza.

Ho l’impressione che sia verbo diffuso attribuire alla personalità molto più valore
di quello che probabilmente meriterebbe.
Ho anche l’impressione che l’intelligenza venga spesso confusa con concetti che si
avvicinano all’attribuzione si scarsa personalità o di irresponsabilità.

Le stesse impressioni a frutto di un ragionamento mi fanno credere che ci sia quell’errore
di fondo di cui parlavo prima.

Ma facciamo un esempio:

Poniamo che ci si trovi difronte ad un problema da risolvere.

Ci sono 3 persone che ne discutono:

La persona A ascolta ed è quella che per anzianità o posizione dovrà poi dire l’ultima parola.

La persona B prova a fare un quadro della situazione e ad esporre possibili soluzioni citando pro e contro
per quelle che sono le sue conoscienze, senza prendere una posizione definitiva, perchè i contro andrebbero
analizzati con maggior dettaglio in quanto presenti per quasiasi ventaglio di possibili soluzioni.

La persona C prende posizione e decide di seguire una delle strade indicate nell’analisi della persona B.

Ora, specie nel caso di situazione professionale, ci si aspetterebbe che la persona A facesse un analisi
che comprenda conoscenza ed esperienza ma sopratutto intelligenza.

Solitamente invece, figli di un tempo che determina costi e risultati più dell’importanza dell’efficenza stessa
la persona A segue la strada della persona C per diversi motivi, tra i quali:

La persona A appoggia una decisione presa con autorità, ma che non è sua, dovesse andare storto qualcosa ha pronto il colpevole.
La persona A valuta come eccellente la persona C perchè dimostra personalità e risolve nel minor tempo possibile il problema (?)
La persona A valuta come insicura e senza personalità la persona B.
La persona A che ha altri N problemi da valutare appoggiando la persona C elimina un problema dalla lista.

A questo punto, se la scelta della persona C e quindi della persona A si è rivelata corretta vissero tutti felici e contenti…
se la scelta della persona C presentasse dei problemi:

La persona C verrebbe “eliminata” dalla persona A perchè colpevole dell’errore
La persona B (mi auguro per lui) probabilmente si sarebbe già autoeliminata o sarebbe stata giudicata inadeguata a risolvere
il problema dalla persona A e quindi accantonata
La persona A starebbe al suo posto perchè incolpevole per quanto accaduto.
La persona A al prossimo problema ricercherebbe altre persone B e C, per ripetere esattamente quanto accaduto in precedenza.

Ecco che, per assurdo, viene descritto il problema del metodo ITALIA almeno per quel che riguarda la mia esperienza…

Viene giudicato intelligente e di personalità chi dimostra di saper decidere ma non ha la più pallida idea degli effetti della decisione.
Viene giudicato insignificante e di poca personalità chi dimostra di avere una visione globale della situazione e di considerare i suoi effetti.

Dalla politica all’industria, dalla scuola allo sport, dal giornalismo all’arte…

non sarebbe il caso di rivedere un pò i concetti di intelligenza e personalità o quanto meno la loro applicazione??
Concludo con la domanda che mi faccio:

Come si chiama quella virtù che consente ad una persona di capire quando la personalità e l’assunzione di responsabilità sono frutto di intelligenza e quando sono esclusive prerogative di banale arroganza??