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Riflessioni e Pensieri da condividere

di un anno che se ne va..

La cosa positiva è che ho una buona sensazione per questo nuovo anno, non so se sia
legata a una qualche forma mentale di speranza di buon auspicio oppure a qualche inconscia vibrazione positiva dalle origini sconosciute.

Fatto sta che il duemiladiciasette è alle spalle, finalmente, non so se lo ricorderò in futuro
ma ora che la memoria è ancora fresca posso sicuramente affiancarlo al 2011, cioè come uno degli anni più duri e pesanti di quella che sarà un giorno la mia storia.

Non amo lamentarmi, mi disturba chi lo fa sempre e di conseguenza cerco di non farlo quasi mai, però ecco non posso dire sia stato un anno facile, e il periodo di festività tradizionale non poteva ribaltare il mood dell’anno appena trascorso.

Per carità, ci sono migliaia di persone che se la passano peggio di me, che hanno mille e più motivi per non essere sereni.. non intendo paragonarmi o cercare di entrare nel gruppo però di fatto è finito un anno molto impegnativo e stancante.

Un anno pieno di parole e di lunghi tempi di attese, un anno troppo fermo per i miei gusti, un anno di progetti calati dal cielo a cui è stato obbligatorio affidare parte delle mie risorse energetiche e mentali.
Un anno obbligato, lo chiamerei così… un anno in cui il tempo era scandito da situazioni ed eventi che in un  modo o nell’altro erano forzati, e io faccio da sempre stramaledettamente fatica ad accettare le forzature.

Ma si deve, in certi casi, non ci si può opporre… o ci si rende conto che si potrebbe pure ma ciò che si ricaverebbe da una scelta così anarchica sarebbe solamente inutile polvere di anticonformismo fine a se stesso.

Spero che sia un anno di energia, un anno dove dedicare le forze a costruire qualcosa per le persone care, un anno su cui poter sfruttare il tempo per le cose in cui credo, per le cose che per me hanno un senso… è un desiderio ma anche un bisogno.

Non credo che la vita sia inseguire uno stato di felicità eterno, credo che sia un percorso di sali e scendi ma sempre mirato in direzione della salita, credo che la serenità sia un buon compromesso per affrontarla così come credo che la curiosità sia il veicolo
su cui salire e l’energia il motore che la muove.

Chi mi conosce bene lo sa, il periodo delle feste solitamente non lo vivo con entusiasmo tranne che nei momenti dedicati alla mia famiglia solitamente i miei ricordi sono per lo più malinconici e di momenti noiosi e di rifiuto. Non riesco a non guardare con diffidenza e tutte le esibizioni di gioia e felicità espresse verso il prossimo, specialmente se semisconosciuto, e nello stesso istante proiettare i miei pensieri verso le reali sensazioni che sono celate perchè così vuole la tradizione.

Mi rendo conto che la mia è una sorta di fissa probabilmente smisurata però allo stesso tempo è ciò che proviene dal mio interno più profondo.

Persone che si fanno gli auguri in comitiva e che dopo pochi passi sparlano uno dell’altro, sorrisi regalati dietro a facce imbronciate o sguardi di confronto conditi da riflessi di invidia o giudizio.

Così io cerco come sempre di saltare nell’ombra, di evitare le situazioni imposte, di voltarmi dall’altra parte della faccia chiara della luna bianca
preferendo quella oscura della luna nera ma sincera (semi-cit. FRKNRG).

E così come ogni anno passo, ad assoluta ragione, per quello solitario per quello che rasenta la maleducazione che si pone contro il sistema. Ho rifiutato di partecipare alla cena di lavoro, quando nella raccolta delle adesioni l’organizzatore ha affermato “è una cena nella quale conviene molto di più esser presenti che assenti” e al mio commento “perfetto, motivo in più per non esserci” qualcuno ha riso qualcuno mi ha guardato con spregio.

Ho rifiutato di fare gli auguri, di stringere la mano, di regalare sorrisi a persone che non conosco e che non conoscono me, a gente che viene a lavorare con la 24ore vuota pur di presentarsi con la valigetta.

Mi sono sentito triste in chiesa, durante gli incontri dedicati al percorso di catechismo di mio figlio, quando ho visto per la messa della vigilia persone, genitori, che non si sono mai presentati negli altri appuntamenti atteggiarsi da pilastri della comunità per poi riunirsi a branco a stilare la classifica dei genitori più eleganti e facoltosi.

Ho sentito la solitudine delle persone che si presentano in chiesa 3 o 4 volte all’anno e che per il restante tempo imprecano contro religioni e destino a cui attribuiscono solo i lati dei loro fallimenti.

Ho sentito silenzio e vuoto durante i canti in quelle persone che ridevano commentando chissà quale piccolo dettaglio invece di ascoltare i suoni e magari anche se stessi.

Ho sentito sconforto nell’immaginare quanti di qui bambini che in quel momento erano concentrati ed attenti, domani saranno come gli adulti che siamo noi oggi.

A Natale non è stato diverso, ho pensato a quanti regali sono stati fatti perchè lo richiede la tradizione, a quanti beni superflui riempiranno i nostri armadi
e bidoni delle immondizie nel corso del nuovo anno che si preparava ad arrivare.

Ho pensato agli adulti che ritengono infantile far credere ai loro figli a Babbo Natale ma non ritengono altrettanto stupido quanto descritto sopra.

Ho pensato ai bambini che fortunatamente se ne fregano di tutto quanto accade attorno a loro e giocano felici tutti assieme, senza giudizi, senza gare ne classifiche
e così ho ritrovato un pò di buon umore.

Lo so che il Natale porta con se anche molte cose buone, ma io ogni anno mi imbatto in pensieri come questi, questa è la mia storia, questi sono i miei natali e capodanno e ormai ne sono abbastanza abituato che anche il senso di malinconia è praticamente un sottofondo nemmeno sgradevole.

IN tutto questo peraltro trovo la forza per credere in quello che penso, in quello che faccio e per cercare nei restanti giorni dell’anno di essere coerente con me
stesso, con quelle sensazioni che mi rattristano per cercare di non fare ciò che critico negli altri, cambiando unicamente i contesti…

non so se ci riesco, ma infondo, per quel che mi riguarda ogni piccolo traguardo in questo senso è raggiunto soltanto grazie a questo periodo, che ciclicamente
si ripete di anno in anno… e forse porta con se uno dei traguardi più importanti per quel me stesso che immagina di guardarsi allo specchio tra tanti anni e di avere
qualche storia da raccontare a chi la vorrà ascoltare.

delle vite degli altri

Mentre passeggiavo per strada qualche giorno fa mi è capitato di provare ad immedesimarmi per un attimo nelle loro vite.
Ovviamente è un volo pindarico perchè io di quelle vite non so proprio niente, però è stato come se osservando cercassi di percepire le sensazioni, probabilmente di disegnare le mie proiezioni delle stesse, per un attimo ho sentito che:

c’è un vuoto dentro ad una persona anziana che passa le sue giornate in totale routine, che al mattino presto esce per fare un pò di spesa, probabilmente lo fa ogni mattina perchè è il solo modo che ha per incontrare altre persone, che ogni tanto vede e sente al teleono qualche amico o parente se gli sono rimasti, ma che per il resto del tempo ripete
le stesse cose ogni giorno.

Probabilmente questo vuoto viene colmato un pò dai ricordi, un pò dalla televisione e il resto dall’età, dagli acciacchi dovuti all’incedere del tempo e alla stanchezza di un corpo che inizia a diventare complicato da gestire.
Mi sono immaginato questo tipo di situazione per diverse persone anziane che ho incrociato, ma la sensazione che ho è che senza un obiettivo da inseguire la vita diventi un trascinamento molto lento.

E così ho pensato al mio futuro, a quando questo potrebbe impattare con quello descritto e alla speranza che ho di avere sempre sogni, desideri ed obiettivi… anche se dovessero essere utopistici ma almeno trascorrere ogni giorno con l’ambizione di
poter sempre imparare o scopire qualcosa che non sapevo il giorno prima.

c’è un vuoto ancora più grande, probabilmente in quel ragazzo straniero, non so definire l’etnia che passeggia sul marciapiede e con lo sguardo incrocia quel gruppo di ragazzi che lo guardano con disprezzo.

E’ così facile pensare che sia uno che non ha voglia di far niente lavora che vive sulle spalle degli altri… per carità magari è anche così, ma nella stessa percentuale potrebbe
essere l’esatto opposto… ovvero quei ragazzi, che vestono firmati perchè comprano i vestiti con i soldi dei genitori, magari anche rubandoglieli dal portafoglio, che al mattino vanno a scuola e poi dal pomeriggio alla sera passano la loro giornata in qualche bar a parlare degli stessi discorsi, a ridere delle stesse cose, ad ubriacarsi per la solita festa
in cui è più figo chi fa la cazzata più grossa.

E allora mi sono chiesto che differenza c’è?? quei ragazzi forse sono gli stessi vecchietti del vuoto citato in precedenza?
forse è la normale evoluzione delle cose?? chi ha coltivato vuoto nella vita lo raccoglie poi alla fine???

perchè se così fosse allora quel velo di tristezza che provavo nella prima descrizione ora diventa un velo di soddisfazione quasi di giustizia… eppure, in ogni caso, passato questo istante la tristezza riappare perchè ad ogni modo che vita è?? e perchè se magari quel vuoto fosse creato dalla stanchezza di combattere gli eventi della vita?

E se ripenso al ragazzo che magari non ha la famiglia con se, che è scappato da una vita che gli poneva davanti quello stesso vuoto? quello dei ragazzi e quello dei vecchietti di prima?? che passeggiando per strada vede in altra forma lo stesso vuoto che vedeva nel suo paese? appare più bello, probabilmente, ma se ti avvicini, se lo sfiori, se lo tocchi ti rendi conto che di fatto ha solo un altra forma..

E poi, come ultimo incontro della mia passeggiata, incrocio una ragazza non vedente.. e penso che quei ragazzi sosterebbero facilmente la tesi che lei è fortunata perchè non vede tutta la merda che abbiamo intorno, non vedo lo schifo di questa società
non vede le ingiustizie e può immaginare e vedere con gli occhi della mente tutto ciò che vuole…

sì, forse sì, forse c’è del vero in tutto questo però magari il ragazzo solitario potrebbe dire che non vede i colori, non vede i paesaggi, non vede nemmeno la bellezza, può immaginare tutto ma non saprà mai ciò che potrebbe vedere. Ad ogni modo ci sarà sempre una mancanza nella sua vita.

E così senza trovare un filo conduttore mi accorgo che c’è del vero in tutto questo, ma allo stesso tempo, dentro quel vero c’è anche del falso.

E così senza trovare un filo conduttore mi dico che oltre alla nostra vita, oltre alla vita degli altri, nel mondo ci sono ancora un numero inquantificabile di vite, quelle che noi addossiamo agli altri… tutte diverse, tutte astratte ma tutte che, vere o false,
popolano il mondo che viviamo.

Ah, ultima cosa, io quella passeggiata non l’ho mai fatta… quegli anziani, il ragazzo solo, quei ragazzi e la ragazza non li ho mai visti ma da adesso, magari solo per qualche istante, loro esistono.. nella mia vita e anche nella vostra.

A modo mio -Live and behind the scenes-

Qualche sera fa ero al concerto di Ligabue a Trieste.
Ad un certo punto durante il concerto Ligabue ha cantato la canzone “A modo tuo” che
aveva scritto lui stesso per Elisa.

Non era la prima volta che sentivo la canzone, anche se solitamente avevo ascoltato quella cantata da Elisa, però questa volta mi è rimasta dentro come non mai.

Ho ascoltato bene le parole ed ho ascoltato l’intensità con cui la cantava, le variazioni di
tono legate alle variazioni del contesto.

Dolce e amaro, orgoglio e malinconia, gioia e paura che si mischiano in pochi istanti.

Ho fatto miei quei pensieri, quelle parole e li ho ribaltati sulla proiezione di me stesso padre e di me stesso figlio. Trattenere le lacrime non è mai stata una mia volontà, in passato mi son spesso sollevato dalla responsabilità dell’immagine dell’uomo maschio che non piange e ogni volta che ne sentivo il bisogno ho pianto anche in pubblico senza preoccuparmi dei giudizi degli altri.

Il pianto è la manifestazione di un sentimento, di un emozione non di una debolezza, chi lo pensa secondo me è molto più debole di ciò che vuol far credere, basti pensare che ha paura e si preoccupa anche del giudizio di sconosciuti piuttosto che di ciò che sta provando, ma questo è un altro discorso.

Perchè mi stavano per scendere le lacrime??

Perchè ho ricordato tutte quelle volte, tante, in cui da figlio non ho permesso ai miei genitori di entrare nella mia vita a tutte quelle volte che fingevo di non aver bisogno di loro o a tutte quelle altre in cui pensavo che loro non sarebbero mai stati in grado di aiutarmi.
Pensavo a quelle volte in cui, da figlio, avrei voluto averli accanto per una parola, un gesto anche solo un sorriso e invece loro non c’erano..
Pensavo a quando pensavo che le loro scelte erano mirate ad ostacolarmi e non a sostenermi.
Pensavo a tutte quelle volte in cui mi sono convinto che loro non avrebbero mai potuto capire, capirmi.

Ho pensato che ora avrei tante cose da raccontargli ma da una parte non è più il momento, e dall’altra non c’è più la persona.

Ho pensato a me, oggi, padre. Ho pensato ai miei figli.

“Sarà difficile diventar grande
Prima che lo diventi anche tu”

“Sarà difficile chiederti scusa
Per un mondo che è quel che è”

“Sarà difficile
Dire tanti auguri a te
A ogni compleanno
Vai un po’ più via da me”

“Sarà difficile vederti da dietro
Sulla strada che imboccherai
Tutti i semafori
Tutti i divieti
E le code che eviterai “

“Sarà difficile
Lasciarti al mondo
E tenere un pezzetto per me “

In molte di queste frasi c’è soltanto una possibile proiezione del futuro, del mio futuro da padre però in ognuna di esse c’è tutta la profondità della vita, quella distanza indefinita che separa la gioia più grande dal dolore profondo, che separa il tempo dai ricordi che separa il tuo essere padre dal tuo essere figlio.

Ma che allo stesso tempo unisce lacrime e sorrisi, speranze e ambizioni, passato e futuro.

Forse sarà difficile, alcune volte sarà doloroso ma accettare che tuo figlio viva la vita a modo suo è il miglior modo che conosco per dimostrare tutto ciò può significare un figlio e probabilmente anche quello più completo per sentirmi padre quando magari un giorno
sarò già nonno.

A Modo Tuo – Scritta da Luciano Ligabue per Elisa-

Sarà difficile diventar grande
Prima che lo diventi anche tu
Tu che farai tutte quelle domande
Io fingerò di saperne di più
Sarà difficile
Ma sarà come deve essere
Metterò via i giochi
Proverò a crescere
Sarà difficile chiederti scusa
Per un mondo che è quel che è
Io nel mio piccolo tento qualcosa
Ma cambiarlo è difficile
Sarà difficile
Dire tanti auguri a te
A ogni compleanno
Vai un po’ più via da me
A modo tuo
Andrai, a modo tuo
Camminerai e cadrai, ti alzerai
Sempre a modo tuo
Sarà difficile vederti da dietro
Sulla strada che imboccherai
Tutti i semafori
Tutti i divieti
E le code che eviterai
Sarà difficile
Mentre piano ti allontanerai
A cercar da sola
Quella che sarai
A modo tuo
Andrai, a modo tuo
Camminerai e cadrai, ti alzerai
Sempre a modo tuo
Sarà difficile
Lasciarti al mondo
E tenere un pezzetto per me
E nel bel mezzo del tuo girotondo
Non poterti proteggere
Sarà difficile
Ma sarà fin troppo semplice
Mentre tu ti giri
E continui a ridere
A modo tuo
Andrai, a modo tuo
Camminerai e cadrai, ti alzerai
Sempre a modo tuo

 

Perchè non le ho lasciate scendere, quelle lacrime??

Perchè ho voluto mantenere l’intimità di quella sensazione, in quelle lacrime c’era tutta la mia vita, non solo quella di oggi.

In quelle lacrime c’era tutto la mia storia, e dentro di me in quel posto da cui esse hanno avuto origine ci sono già tutte le persone che sono coinvolte, non c’era spazio per nessun altro in quel momento.

Ho voluto vivermela così, a modo mio!!

 

Le mille domande

Fin dalle prime volte in cui ho iniziato a farmi domande, da piccolo, e ad ascoltare alcune delle risposte che mi venivano date dalle persone ho avuto forte dentro di me in sentore che ci fosse qualcosa che non mi tornava…

cioè io mi facevo domande sull’esistenza, sul senso di certi comportamenti, sul perchè delle cose e mi venivano date risposte universali, chirurgiche, precise come se si stesse parlando di matematica. Rarissimi erano i dubbi, troppo veloci erano le risposte…

non riuscivo mai a convincermi…

come facevano quelle persone ad avere risposte così veloci a questioni così ampie??

forse si erano fatti le stesse domande molto prima e avevano dedicato molto del loro tempo a cercare le risposte che, quindi, avevano già pronte?!?

Era possibile, però generalmente se alle loro risposte seguiva un altra domanda che portasse a mettere in discussione quando da loro appena affermato, la maggior parte delle volte la risposta era liquidatoria…

ancora più veloce della risposta precedente..

era, di solito, una non risposta..

“perchè si, perchè è così, è la natura, è la scienza, sono gli esseri umani, è sempre stato così” e via dicendo.

Non mi sono mai piaciute queste risposte, e mi hanno sempre lasciato il senso di chi si sente preso in giro, ho sempre avuto l’amaro in bocca perchè pensavo stessero mentendo.

Era un loro segreto, una loro proprietà, la risposta a quelle domande non si doveva conoscere.

Ma perchè?? era pericoloso???

E così, piano piano, smisi di cercare le risposte nelle persone e iniziai a cercarle nella vita stessa, negli eventi, nelle situazioni, nelle reazioni delle cose.

Era affascinante, anche se in fondo un pò di quell’amaro in bocca mi restava sempre, perchè non riuscivo a capire come mai si dovesse arrivare a questo utilizzando molto del tempo che avevamo a disposizione quando magari riuscendo a recuperarne un pò si sarebbe potuto evitare qualche sbaglio, qualche sofferenza e qualche faticosa ricerca.

Ancora oggi non so rispondere a questa domanda, forse gli adulti non hanno tempo da dedicare ai più piccoli, forse le persone non hanno interesse a cercare risposte che non si possono trovare rapidamente, forse non siamo portati ad analizzare le cose mettendo in preventivo che la base della nostra analisi potrebbe essere parziale, forse soffriamo
il tempo che ci impedisce di rimanere sereni in attesa di una risposta, di una conclusione.

Ci sono sempre un sacco di domande a cui rispondere è difficile, perchè quella risposta potrebbe avere un senso oggi ma non averlo domani oppure viceversa, perchè quella risposta non determina una certezza ma un possibile traguardo o  soddisfazione personale, che se non riusciamo a condividere assume il sapore di una sconfitta.

Forse una cultura diversa ci porterebbe a non avere fondamenta e, senza punti fissi, stabili e sicuri anche se fatti più da una consistente illusione che da una misurabile (r)esistenza, ma al tempo stesso ci permetterebbe di vivere più serenamente senza dover determinare sempre tutto, anche ciò che non siamo in grado di fare.

E quindi quello che ho potuto imparare è che non tutte le domande possiedono una risposta, ci sono certe risposte che valgono in eterno e altre che sono soggette a cambiamenti, ci sono certe domande che evolvono nel tempo e certe risposte che invertono la loro polarità a seconda del magnetismo di chi le trova.

Ci sono certe domande a cui è bello non poter rispondere con la serenità di chi pensa che in ogni nostro giorno possa avere senso cercare una risposta diversa.

Il vecchio saggio che non c’è

Quando ero un ragazzino, quando qualcosa mi turbava fuggivo di casa e andavo a passeggiare tra i sentieri e le rocce.
Li mi sentivo al sicuro.
Sedersi su un enorme e spigoloso masso che era più comodo di un cuscino, guardare la città dall’altro con il rumore del vento e delle foglie, con il calore del sole e con il silenzio e la tranquillità attorno mi ha fatto sempre sentire al sicuro.
Non sono mai stato in pericolo, nemmeno in città, nemmeno tra la gente ma la ero al sicuro.
Forse non c’è differenza tra sentirsi al sicuro e non sentirsi in pericolo ma io la percepivo, e anche bella forte. Mi sentivo più solo in città che li.

Guardare la vita che scorre dall’altro senza che in nessun modo nessuno guardasse la mia mi faceva sentire libero.

Poi, il pensiero di poter incontrare lui, quel signore anziano con la lunga barba bianca ed il tempo e la voglia di ascoltare i pensieri e le paure, i problemi ed i sogni di un giovane ragazzo.
Quell’anziano signore di cui non si conosceva nemmeno il nome, tanto da non essere importante, che aveva anche la voglia ed il tempo per nascondere nei suoi racconti di vita i consigli per i problemi ascoltati in precedenza.

Beh, quell’anziano signore non esiste e non esisteva.

Era una proiezione della mia mente, era una figura che avevo creato probabilmente per attribuirgli un pò di responsabilità della mia vita.

Pensare che esistesse e che un giorno lo avrei incontrato per parlargli ed ascoltarlo in qualche modo gli ha dato forma e sostanza.

Non averlo incontrato mai, probabilmente ha fatto si che io mi sforzassi di renderlo reale e mi sostituissi a lui, pensando a quello che gli avrei detto, a quello che avrebbe pensato ascoltandomi e a quello che avrebbe potuto dirmi.

Pensare a creare storie e mascherarci dentro consigli nascosti per stuzzicare il me la voglia di cercare altri modi per vedere e altri modi per ascoltare mi ha portato a cercar sempre di leggere tra le righe.

Se ci penso oggi ciò che vedo è un ragazzo che cercando di fuggire dalle responsabilità e dai fatti della vita è finito per affrontarle in nome di un immagine che poi alla fine era sempre la sua.

Cercavo quel vecchio saggio gentile perchè non sono mai stato bravo a parlare di me con gli altri ma molto spesso lo sono stato cercando di vestire i panni di quel vecchio quando rivedevo negli altri me stesso. Dare consigli è sempre molto più facile che riceverli.

Alla fine il desiderio di conoscere ed incontrare quel vecchio lo sento ancora, la voglia ed il bisogno di raccontare ed ascoltare li sento dentro di me, ed in qualche modo sento che quel vecchio saggio esiste e prima o poi lo incontrerò.

Probabilmente dovrò prima sentirmi veramente pronto, sì, perchè infondo se dovesse presentarsi davanti a me e se in questi anni sono riuscito a conoscermi un pò so che non gli racconterei nulla, sperando sappia già tutto, e sperando che magari sia lui ad avere qualcosa da raccontarmi che risponda a domande di cui probabilmente non sono pronto a ricevere risposte.
in realtà se avessimo qualcuno o qualcosa in grado di rispondere e risolverci i problemi che senso avrebbe vivere la nostra vita??

Quindi caro vecchio saggio, sposto il desiderio di incontrarti e conoscerti più in la, tra molti anni… quando magari sarò pronto e quando forse sarà qualcun altro a cercarti, intanto però ogni tanto, quando serve, potremmo incontrarci ancora per parlare del più e del meno, su quel enorme e spigoloso masso che è ancora più comodo di un cuscino, là dove mi sono sempre sentito al sicuro.

 

Sesso e/o/u/i amore, senza se senza ma..

Mi è capitato spesso, come a tutti voi immagino,  di imbattermi in quest’argomento senza capire poi il reale senso della discussione.

Esiste il sesso senza amore??

Mah, mi sembra una domanda molto retorica, credo che sia indiscutibile il fatto che esista mentre non capisco quale sia l’aspettativa dietro alle persone che si pongono questa domanda.

Secondo me, a livello di aspettativa, risulta molto più interessante questo ritocco:

Esiste il sesso senza passione?

Perchè di fatto, il sesso senza amore non è altro che l’istinto senza ragione, cioè quel qualcosa di primitivo che abbiamo dentro che si libera senza permettere la valutazione di cause e conseguenze. E’ un impulso, un istinto.

In realtà non è anche sempre e solo quello, grazie al potere della nostra mente, il sesso senza amore è anche un enorme e potentissimo mezzo sociale, molto più spesso di distruzione probabilmente ma, ad ogni modo, esattamente come sopra rimane uno strumento che una persona dalla mente dominatrice può utilizzare per i suoi scopi.

A fronte di queste piccole assunzioni personali poi, secondo me, va eventualmente analizzato chi decide consapevolmente o inconsapevolmente di praticare sesso senza amore e quali sono le ragioni della scelta.

Anche in questo caso gli scenari sono molteplici, anche citando quelli che potrebbero venirmi in mente sono sicuro che ne tralascerei molti. Ma perchè arrivare a giudicare quella scelta?? Per invidia, competizione, sport, noia??

Il giudizio sulla scelta cosa potrebbe portarci a noi come singoli individui?? quindi perchè farsi quella domanda?

Non lo so, in tutta onestà non trovo nemmeno l’argomento troppo stimolante.

Invece pensando alla revisione, le cose sembrano cambiare, almeno in pieno ambito personale..

Esiste il sesso senza passione??

Qui la risposta probabilmente non mi riesce così immediata e spontanea, anche se di fatto, non cambia rispetto alla risposta precedente.

Sicuramente esiste, ma l’immagine di contorno che ne esce è decisamente più triste di quella del sesso senza amore.

Esiste il sesso per lavoro, quello per dovere, quello fatto per noia.. però senza passione che piacere è??

Perchè ciò che ci piace del sesso è il piacere che ci restituisce, senza passione quel piacere riesce veramente ad esistere?? probabilmente sì, però…

Però la passione è fondamentale.

La passione è ciò che genera piacere, l’attesa del piacere è essa stessa piacere dicono in una famosa pubblicità e di fatto è verità, perchè la mente che disegna, che pensa al piacere, genera piacere.. e il piacere smuove la passione, che richiede a sua volta, in un circolo vizioso ancora altro piacere, o altre forme di piacere.

Perfino le perversioni non esisterebbero senza passione, senza piacere.

Quindi più che preoccuparmi se possa esistere il sesso senza amore mi preoccuperei se a mancare fosse la passione, che per come la vedo io è ciò che rende il sesso così fondamentale per le nostre vite, perchè ho la sensazione che chi chiede se esiste il sesso senza amore ha in realtà un altra domanda nella sua mente:

Ma il mio partner mi ama ancora??

Ecco, se non si riesce a fare questa domanda al proprio compagno/a oppure non si è pronti ad accettare la risposta evidentemente il problema e la soluzione non è di tipo sessuale.

Cambiano i tempi: Pomeriggi d’estate

Durante il mio periodo di ferie, quando non ero nella magnifica Croazia,
mi è capitato più volte uscendo o rientrando a casa di imbattermi in una situazione che
mi ha causato diverse riflessioni ed un sentimento di tristezza addosso che con difficoltà
sto cercando di allontanare.

E’ capitato che a svariate ore del giorno io scendessi per recarmi verso la mia auto, nell’attraversare
il vialetto ho sentito moltissime volte il figlio diecenne di alcuni nostri vicini che “parlava a voce
molto alta” e complici le finestre aperte della sua camera le sue “parole” arrivavano scandite alla perfezione
tanto da permetterti di comprenderle anche senza espressa volonta.

In pratica questo ragazzo stava giocando a qualche gioco online con altri amici, e nelle sue parole c’erano anche
un numero considerevole di parolacce e bestemmie.

Ora, chi mi conosce sa che io non sia molto vicino alla chiesa e a tutto ciò che la circonda, ma non sono nemmeno
in guerra con essa o cerco di oppormi ai suoi principi e/o al suo credo.

Ciò che mi ha colpito maggiormente e che mi ha dato quel senso di vuoto e tristezza è che io credo di poter dire
che questo ragazzino passa più o meno 6-8-10 ore al giorno in questo modo… in camera sua, immagino con le cuffie,
a giocare a qualche gioco online con qualche amico.

Ora io comprendo che direttamente non siano affari miei, e che bla bla bla

ma questa persona un domani sarà uno dei membri della nostra società e con esso anche chi sta con lui condividendo
questo tempo.

E non sono solo questioni di tempo e di scelte ma sono tutte le condizioni e le reazioni che portano questo ragazzino
a dire ciò che dice nel modo in cui lo dice.. non mi spaventa il fatto che “ti ucciderò bastardo” “maledetta puttana ho perso”
e cose simili ma mi spaventa l’assoluta mancanza di controllo che ha in quello che dice e fa…

si sarà mai chiesto se quello che sta facendo è giusto?
si sarà mai chiesto se non sia il caso di provare a guararsi da fuori e di farsi un idea di se stesso?

io intanto mi sono chiesto dove sono i suoi genitori quando urla in quel modo e pronuncia quelle frasi… sono in casa con lui,
purtroppo, e di conseguenza acconsentono…

forse pensaranno che sia una fase della sua vita, della sua crescita, forse sono perfettamente in controllo e sanno quello che fanno
e sono io ad esagerare, non voglio escludere la possibilità…

io a mio figlio non permetterò mai di fare così, ma questo non fa di me un padre migliore.. o non impedisce in maniera garantita
che mio figlio sarà una persona migliore…

però in me rimane un profondo senso di tristezza ogni volta che sento la voce di questo ragazzo, ogni volta che urla
parole di cui probabilmente non conosce nemmeno il significato, e men che meno di preoccupa di ricercarlo..

ogni volta che mi fermo a pensare ad un ragazzo di 10 anni che passa interi pomeriggi d’estate nella sua camera ad
urlare ed imprecare contro qualcosa che esiste fintanto che non si spegne un monitor, contro qualcosa o qualcuno
che da passatempo si trasforma in un altra realtà…

forse saranno solo sensazioni di un tempo che cambia, di una società che evolve, di un qualcosa che non conosciamo
e che quindi valutiamo in base alla nostra esperienza

forse saranno preoccupazioni e tristezze inutili… ciò però non basta a farle svanire..