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Riflessioni e Pensieri da condividere

cit. Scuola di educazione motoria e sportiva

Posto questo testo perchè l’ho trovato… semplicemente PERFETTO:

 

Scuola di educazione motoria e sportiva

 

Ci fu un tempo che gli animali decisero che bisognava fare qualcosa per risolvere i problemi dell’Educazione Motoria e Sportiva nel mondo. Si doveva creare un corso di studi che soddisfacesse tutti, così fu creata una Scuola di Educazione Motoria e Sportiva, fu nominato un Consiglio Sportivo costituito da un tasso, un castoro e da una tigre, coordinati da un ghiro come Supervisore. Si iscrissero 12 animali, alle prove di ammissione tutti superarono i test e si decise di far partire la Scuola. Furono assunti Insegnanti competenti e fu preparato un programma tecnico-didattico che prevedeva lezioni:

– di corsa;

– di arrampicata;

– di volo;

– di nuoto.

Le tasse d’iscrizione alla Scuola erano molto elevate e tutti gli animali, naturalmente, dovevano applicarsi in tutte le materie e la frequenza era obbligatoria. L’anatra era molto brava nel nuoto. Ottenne dei voti sufficienti nella corsa e nel volo, ma era pessima nell’arrampicata, così dovette abbandonare il nuoto per esercitarsi nell’arrampicata, mentre tutti seguivano lezioni di nuoto. Dopo un po’ di tempo i suoi piedi palmati si rovinarono e di conseguenza ottenne voti bassi anche nel nuoto. L’aquila era considerata un elemento disturbatore del gruppo. Nell’arrampicata batteva tutti nell’arrivare sulla cima degli alberi, ma aveva il suo modo particolare di arrivarci, che era però contro le regole. Doveva sempre fermarsi dopo le lezioni e scrivere: “Imbrogliare è sbagliato”. Per il suo comportamento anomalo fu messa in una classe speciale con un Insegnante di sostegno. L’orso fu bocciato perché dicevano che era pigro, specialmente d’inverno. La sua stagione migliore era l’estate, ma allora le scuole non erano aperte e quindi non poteva praticare le attività sportive. La zebra bigiava le lezioni di motoria e faceva un sacco di assenze, perché i pony la prendevano in giro per le sue strisce e questo la rendeva molto triste. Il canguro era tra i migliori nella corsa, ma si scoraggiò quando gli dissero che doveva muoversi velocemente su quattro zampe, come facevano i suoi compagni di classe. Il pesce abbandonò la scuola perché si annoiava. Per lui tutte le materie erano la stessa cosa, ma nessuno lo capì. Lo scoiattolo ricevette un 10 in arrampicata, ma il suo Insegnante di volo lo fece partire da terra, invece che dalla cima degli alberi. Le sue gambe erano così indolenzite ad esercitarsi in quei decolli che cominciò a prendere 7 in arrampicata e 6 nella corsa. Il coniglio all’inizio correva molto veloce, ma poi fu colpito da una crisi nervosa a causa delle lezioni di nuoto e abbandonò la scuola. L’ape era il problema più grande di tutti, così l’Insegnante la mandò dallo psicologo per un consulto. Lo psicologo disse che le ali dell’ape erano troppo piccole per volare ed erano poste nel posto sbagliato. L’ape non vide mai la relazione dello psicologo e continuò ugualmente a volare. L’anguilla era brava nel nuoto, si muoveva bene, sapeva volare un poco, non era una “cima” ma faceva quasi bene tutto e di conseguenza ottenne la votazione migliore alla fine dell’anno e fu promossa. Il cane della prateria non frequentò mai la scuola perché tra le materie proposte non c’era lo scavare. Si associò con il cinghiale e fondarono una scuola privata di motoria con nuove materie e fu un grande successo. Con il passare degli anni la Scuola di Educazione Motoria e Sportiva che avrebbe dovuto risolvere i problemi motori e sportivi dell’umanità fu chiusa e tutti vissero felici e contenti, perché dell’Educazione Motoria e Sportiva non gliene importa niente a nessuno!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  

Considerazioni finali

L’anatra è il bambino che possiede scarse capacità motorie, va bene nella corsa e male in arrampicata e gli si assegnano esercizi di recupero in arrampicata, mentre i suoi compagni stanno facendo la corsa; in questo modo perde il suo vantaggio nella corsa. L’aquila è il bambino che si trasforma in un “disturbatore” perché ha il “proprio stile” di fare le cose. Anche se non sta facendo niente di male, il suo anticonformismo è percepito come un disturbo ed è per questo che spesso subisce punizioni. E’ il bambino iperattivo che deve essere seguito e ascoltato e non messo in disparte, nelle attività motorie e sportive si muove bene, ma spesso è sopra le righe. L’orso è il bambino che sta benissimo a casa coricato sul divano. Gioca a play-station, mangia di tutto e a tutte le ore, alla Scuola Calcio fa il portiere perché così si muove poco e può giocare con le macchinine che ha in tasca, quando la palla è lontana dalla porta. La zebra è il bambino insicuro, sovrappeso, basso e pochi si rendono conto che il suo insuccesso nelle attività motorie e sportive è dovuto alla sua percezione di essere socialmente inadeguato; spesso è deriso dai compagni e a volte reagisce in malo modo. Il canguro è colui che invece di insistere nei salti dove è molto bravo, rinuncia e diventa un bambino scoraggiato perché non è apprezzato, possiede grandi capacità, ma non è seguito e ascoltato e quindi dopo un po’ di tempo abbandona. Il pesce è il bambino che ha veramente bisogno di essere seguito più degli altri e non riesce a brillare perché non ha la volontà di insistere e di applicarsi. Lo scoiattolo, a differenza dell’anatra che “ce la fa”, diventa un fallimento, cambia sport continuamente, i suoi genitori credono che sia un campione, ma lui non crede nei suoi mezzi e nelle sue qualità e si scoraggia. Il coniglio è il bambino che all’inizio corre benissimo, ma siccome deve anche arrampicarsi, nuotare e volare, non lo invogliano ad applicarsi maggiormente dove lui riesce meglio e quindi abbandona lo sport. L’ape è il bambino che la Società Sportiva pensa non ce la possa fare e invece, malgrado tutto, con l’appoggio dei suoi genitori, ha abbastanza motivazioni interiori per fare bene; deve essere motivato e seguito continuamente. L’anguilla è il bambino che sa fare tutto e non si specializza in niente, però va bene così per tutti, è bravo, ma non eccelle in nessuno sport anche se possiede capacità motorie eccellenti. Il cane della prateria è il bambino che voleva fare skateboard ma i suoi genitori non hanno voluto perché è uno sport pericoloso e l’hanno iscritto ad una Scuola Calcio vicino a casa e dopo un anno ha abbandonato. Il cinghiale è il bambino ribelle, anticonformista, il padrone del mondo, che non rispetta le regole, ma è un talento che spesso perdiamo per strada.

“Caro Insegnante ascolta: i bambini sono una miscela unica di doti naturali, personalità e ingredienti che non si trovano da nessun altra parte. Alcuni bambini sono dotati intellettualmente, altri hanno la fortuna di essere dotati sul piano emotivo e sul piano motorio, sono creativi e fantasiosi, altri sono meno dotati. Ma sono tutti bambini che hanno bisogno di essere educati e seguiti da Insegnanti preparati. Ogni bambino è unico, come le sue impronte digitali e possiede la sua propria esclusiva collezione di doti naturali; un diamante scintillante di impareggiabile bellezza! Ricordati che i bambini non nascono forniti di un libretto di istruzioni. Gli Insegnanti competenti ed efficaci continuano sempre a imparare, a studiare e a personalizzare le istruzioni per i loro allievi. La meritocrazia aiuta i bambini a trovare nuovi stimoli per migliorare. Non permettere che i bambini diventino dei canguri!”

prof. Maurizio Mondoni

 

link:

https://www.basketnet.it/scuola-educazione-motoria-sportiva-prof-mondoni/

Riassunto Politico degli ultimi 40 anni

Un essere umano A possiede un anguria.

Raggruppa un insieme di persone, facciamo 50 e a loro dice:

Dividerò questa anguria in due parti, parte 1 e parte 2.

A chi piace il verde darò parte 1

A chi piace il blu darò parte 2.

 

 

Un essere umano A possiede un anguria.

Raggruppa un insieme di persone, facciamo 50 e a loro dice:

Dividerò questa anguria in 4 parti, parte 1 parte 2 parte 3 e parte 4.

A chi piace il verde darò parte 1.

A chi piace il blu darò parte 2.

A chi piace il giallo darò parte 3.

A chi piace il viola darò parte 4.

 

 

Un essere umano A possiede un anguria.

Raggruppa un insieme di persone, facciamo 50 e a loro dice:

A chi piace il verde darò un arancia.

A chi piace il blu darò un limone.

A chi piace il giallo darò una pera.

A chi piace il viola darò una pesca.

 

 

Un essere umano A possiede un anguria.

Raggruppa un insieme di persone, facciamo 50 e a loro dice:

A chi piace il verde acido darò un arancia e un bastoncino di liquirizia.

A chi piace il verde olivastro darò un arancia e una foglia di basilico.

A chi piace il blu savoia darò un limone e un tozzo di burro.

A chi piace il blu mare darò un limone e una fragola.

A chi piace il giallo citrino darò una pera e un gambo di sedano.

A chi piace il giallo paglierino darò una pera una foglia di rosmarino.

A chi piace il viola darò una pesca e una pianta di rabarbaro.

A chi piace il fucsia darò una pesca e una pianta di zenzero.

 

Un essere umano A possiede un anguria.

Raggruppa un insieme di persone, facciamo 50 e a loro dice:

A chi piace il verde acido e ama i giorni di sole darò un arancia e un bastoncino di liquirizia e una foglia di basilico.

A chi piace il verde acido e ama i giorni di pioggia darò un limone e un tozzo di burro e una fragola.

A chi piace il verde acido e ama i giorni nuvolosi darò una pera una foglia di rosmarino e un tozzo di burro.

A chi piace il verde acido e se ne frega del tempo darò una pesca, una pianta di rabarbaro e un gambo di sedano.

 

 

E con una tendenza all’infinito la domanda sorge spontanea:

 

 

Di tutte quelle 50 persone nessuno si chiede nemmeno più “che fine ha fatto l’anguria???

come ci riuscite, come ci riusciamo???

 

Ma come ci riuscite, come ci riusciamo???

Mi riferisco ai fatti della ormai prof più famosa d’italia….

Mi riferisco a tutti quei commenti che arrivano da ogni dove, ma non mi riferisco ai commenti stessi ne tanto meno personalmente a chi li pubblica…

Mi riferisco a noi tutti, a noi come esseri umani, a noi come italiani, a noi come cittadini.

Mi riferisco a questa reazione quasi incondizionata, a questa azione istintiva e incontrastata, mi riferisco a questo meccanismo automatico che oggi vorrei provare a contrastare.

Sembra che ogni fatto, ogni situazione sia di una banalità e leggerezza che basta un semplicissimo commento accusatorio o difensivo non solo a risolverla ma proprio a dissolverla. Qualsiasi questione sia.

Tutti sono in grado di sostenere qualsiasi conversazione, su qualsiasi argomento e di avevre la risposta o la soluzione sempre pronta. Come ci riuscite? come ci riusciamo???

Ho preso a pretesto la prof perchè mai come in questo momento, forse complice la data importante che si avvicina, mi guardo attorno, leggo, ascolto e….
non so cosa dire….

non riesco a formulare pensieri da tradurre in parole… non riesco non perchè io non abbia un mio pensiero o una mia visione ma non riesco perchè ad ogni modo ho la sensazione che in qualsiasi caso e in qualsiasi questione ogni pensiero e ogni commento sia probabilmente troppo superficiale.

Non è così semplice!!!!! Qui siamo difronte ad una situazione che non è così banale come un tweet, un post, una foto su istagram…

La sensazione che ho io è che dovremmo fermarci tutti un attimo, riflettere in silenzio, perchè la questione non è quanto la prof sia nativa idiota o mandata in provocatoria pubblicità magari pure retribuita, non è quanto possano aver ragione quelli che dicono che esiste l’abuso di potere e quelli che difendono i principi per cui esistono persone che difendono e tutelano la loro applicabilità.

Forse siamo davvero troppo frettolosi nell’uniformare il giudizio e riassumerlo in uno schieramento di gregge che sembra più indirizzato al ingrandire i contorni dell’insieme che a valutane gli effetti.
Forse dovremmo trattenerci veramente un attimo prima di lasciare commenti, nonostante sia facilissimo farlo e probabilmente anche in qualche modo liberatorio.

Smettiamo di schierarci come “l’opinione ai tempi di un tweet” e mettiamoci nella condizioni di ascoltare e ascoltarci in un contesto più grande dell’episodio, in una visione più vasta del fatto (ci sono 2 T e non è un errore) e cerchiamo di capire quali sono gli effetti concreti e reali delle nostre parole e dei nostri pensieri e quando questi effetti possono realmente diventare fatti.

Forse dobbiamo cambiare modo di vedere, modo di pensare, o almeno avere la lungimiranza di distinguere le occasioni.. non può esistere un mondo dove tutto si descrive con un si o con un no, con un favorevole o un contrario; dove le questioni di civiltà sono legate all’individuo come esponente singolo.

Forse non siamo tutti in grado di fare sempre e comunque i giudici di ogni cosa in ogni contesto, questo non vuol dire che non possiamo avere un opinione ma che magari, a volte, prima di condividerla con il nostro parziale mondo intero, dovremmo magari rifletterci un pò su.

Forse dovremmo entrare nell’ottica che il numero di Like e condivisioni è influenzabile ed influenzato in un modo così semplice che l’incremento di quell’indice stesso potrebbe nascondere nello stesso tempo che serve per trasformare un contenuto offline in uno online una corrente di pensiero che è l’esatto opposto di quello che ci saremmo attesi.

Quindi non so, se la mia è solo confusione dettata da un rumore che diventa ogni giorno più assordante oppure una resa o un passo indietro verso questo insieme di situazioni che mi sembrano essere sempre più lontane da qualsiasi concetto di visione per il bene comune.

Infondo ci sono riuscito nuovamente anch’io, nonstante sembrava non volessi farlo, ho commentato…

Come ci riuscite? come ci riusciamo???

Il significato enorme di una parola

INTEGRITA’

 

L’essere integro, intero, intatto; lo stato di una cosa che possiede tutte le sue parti, i proprî elementi e attributi, che conserva intatta la propria unità e natura, o che non ha subìto danni, lesioni, diminuzioni quantitative o qualitative: salvaguardare l’idel territorio nazionaleverificare l’idei sigilli, controllare che siano intatti; restituire un testo alla sua i., quando ci sia giunto mutilo o alterato; difendere l’idella lingua, preservarla da contaminazione di parole straniere e sim.; osservareapplicare le leggi nella loro i., interamente, pienamente, senza eccezioni o omissioni; idi un corpo(umano), l’esser sano, illeso, atto a tutte le sue funzioni; e con riferimento allo stato di verginità della donna: idell’imeneiverginale, o assol. integrità2. In senso morale, l’essere integro, incorrotto; onestà, rettitudine assoluta: idi vitadi costumil’idei giudicidei testimonidi un funzionario. Anche, l’essere intatto, privo di colpa o di accusa: idel nomedella famadell’onore.

che conserva intatta la propria unità e natura, o che non ha subìto danni, lesioni, diminuzioni quantitative o qualitative

Che parola fantastica, oggi mi senti di dire che dovremmo avere tutti una certa ambizione nei confronti di questa parola, come se fosse un risultato da raggiungere, come se fosse un obiettivo di una vita, come se di fronte ad uno specchio quando il nostro sguardo cerca qualcosa, dovrebbe vedere anche il senso di quel termine, attraverso il nostro volto, il nostro corpo e quello che viene riflesso dovremmo cercar di vedere la nostra integrità.

Avete notato con quale forza, determinazione e anche violenza la nonna difenda il significato di quel termine?

di un anno che se ne va..

La cosa positiva è che ho una buona sensazione per questo nuovo anno, non so se sia
legata a una qualche forma mentale di speranza di buon auspicio oppure a qualche inconscia vibrazione positiva dalle origini sconosciute.

Fatto sta che il duemiladiciasette è alle spalle, finalmente, non so se lo ricorderò in futuro
ma ora che la memoria è ancora fresca posso sicuramente affiancarlo al 2011, cioè come uno degli anni più duri e pesanti di quella che sarà un giorno la mia storia.

Non amo lamentarmi, mi disturba chi lo fa sempre e di conseguenza cerco di non farlo quasi mai, però ecco non posso dire sia stato un anno facile, e il periodo di festività tradizionale non poteva ribaltare il mood dell’anno appena trascorso.

Per carità, ci sono migliaia di persone che se la passano peggio di me, che hanno mille e più motivi per non essere sereni.. non intendo paragonarmi o cercare di entrare nel gruppo però di fatto è finito un anno molto impegnativo e stancante.

Un anno pieno di parole e di lunghi tempi di attese, un anno troppo fermo per i miei gusti, un anno di progetti calati dal cielo a cui è stato obbligatorio affidare parte delle mie risorse energetiche e mentali.
Un anno obbligato, lo chiamerei così… un anno in cui il tempo era scandito da situazioni ed eventi che in un  modo o nell’altro erano forzati, e io faccio da sempre stramaledettamente fatica ad accettare le forzature.

Ma si deve, in certi casi, non ci si può opporre… o ci si rende conto che si potrebbe pure ma ciò che si ricaverebbe da una scelta così anarchica sarebbe solamente inutile polvere di anticonformismo fine a se stesso.

Spero che sia un anno di energia, un anno dove dedicare le forze a costruire qualcosa per le persone care, un anno su cui poter sfruttare il tempo per le cose in cui credo, per le cose che per me hanno un senso… è un desiderio ma anche un bisogno.

Non credo che la vita sia inseguire uno stato di felicità eterno, credo che sia un percorso di sali e scendi ma sempre mirato in direzione della salita, credo che la serenità sia un buon compromesso per affrontarla così come credo che la curiosità sia il veicolo
su cui salire e l’energia il motore che la muove.

Chi mi conosce bene lo sa, il periodo delle feste solitamente non lo vivo con entusiasmo tranne che nei momenti dedicati alla mia famiglia solitamente i miei ricordi sono per lo più malinconici e di momenti noiosi e di rifiuto. Non riesco a non guardare con diffidenza e tutte le esibizioni di gioia e felicità espresse verso il prossimo, specialmente se semisconosciuto, e nello stesso istante proiettare i miei pensieri verso le reali sensazioni che sono celate perchè così vuole la tradizione.

Mi rendo conto che la mia è una sorta di fissa probabilmente smisurata però allo stesso tempo è ciò che proviene dal mio interno più profondo.

Persone che si fanno gli auguri in comitiva e che dopo pochi passi sparlano uno dell’altro, sorrisi regalati dietro a facce imbronciate o sguardi di confronto conditi da riflessi di invidia o giudizio.

Così io cerco come sempre di saltare nell’ombra, di evitare le situazioni imposte, di voltarmi dall’altra parte della faccia chiara della luna bianca
preferendo quella oscura della luna nera ma sincera (semi-cit. FRKNRG).

E così come ogni anno passo, ad assoluta ragione, per quello solitario per quello che rasenta la maleducazione che si pone contro il sistema. Ho rifiutato di partecipare alla cena di lavoro, quando nella raccolta delle adesioni l’organizzatore ha affermato “è una cena nella quale conviene molto di più esser presenti che assenti” e al mio commento “perfetto, motivo in più per non esserci” qualcuno ha riso qualcuno mi ha guardato con spregio.

Ho rifiutato di fare gli auguri, di stringere la mano, di regalare sorrisi a persone che non conosco e che non conoscono me, a gente che viene a lavorare con la 24ore vuota pur di presentarsi con la valigetta.

Mi sono sentito triste in chiesa, durante gli incontri dedicati al percorso di catechismo di mio figlio, quando ho visto per la messa della vigilia persone, genitori, che non si sono mai presentati negli altri appuntamenti atteggiarsi da pilastri della comunità per poi riunirsi a branco a stilare la classifica dei genitori più eleganti e facoltosi.

Ho sentito la solitudine delle persone che si presentano in chiesa 3 o 4 volte all’anno e che per il restante tempo imprecano contro religioni e destino a cui attribuiscono solo i lati dei loro fallimenti.

Ho sentito silenzio e vuoto durante i canti in quelle persone che ridevano commentando chissà quale piccolo dettaglio invece di ascoltare i suoni e magari anche se stessi.

Ho sentito sconforto nell’immaginare quanti di qui bambini che in quel momento erano concentrati ed attenti, domani saranno come gli adulti che siamo noi oggi.

A Natale non è stato diverso, ho pensato a quanti regali sono stati fatti perchè lo richiede la tradizione, a quanti beni superflui riempiranno i nostri armadi
e bidoni delle immondizie nel corso del nuovo anno che si preparava ad arrivare.

Ho pensato agli adulti che ritengono infantile far credere ai loro figli a Babbo Natale ma non ritengono altrettanto stupido quanto descritto sopra.

Ho pensato ai bambini che fortunatamente se ne fregano di tutto quanto accade attorno a loro e giocano felici tutti assieme, senza giudizi, senza gare ne classifiche
e così ho ritrovato un pò di buon umore.

Lo so che il Natale porta con se anche molte cose buone, ma io ogni anno mi imbatto in pensieri come questi, questa è la mia storia, questi sono i miei natali e capodanno e ormai ne sono abbastanza abituato che anche il senso di malinconia è praticamente un sottofondo nemmeno sgradevole.

IN tutto questo peraltro trovo la forza per credere in quello che penso, in quello che faccio e per cercare nei restanti giorni dell’anno di essere coerente con me
stesso, con quelle sensazioni che mi rattristano per cercare di non fare ciò che critico negli altri, cambiando unicamente i contesti…

non so se ci riesco, ma infondo, per quel che mi riguarda ogni piccolo traguardo in questo senso è raggiunto soltanto grazie a questo periodo, che ciclicamente
si ripete di anno in anno… e forse porta con se uno dei traguardi più importanti per quel me stesso che immagina di guardarsi allo specchio tra tanti anni e di avere
qualche storia da raccontare a chi la vorrà ascoltare.

delle vite degli altri

Mentre passeggiavo per strada qualche giorno fa mi è capitato di provare ad immedesimarmi per un attimo nelle loro vite.
Ovviamente è un volo pindarico perchè io di quelle vite non so proprio niente, però è stato come se osservando cercassi di percepire le sensazioni, probabilmente di disegnare le mie proiezioni delle stesse, per un attimo ho sentito che:

c’è un vuoto dentro ad una persona anziana che passa le sue giornate in totale routine, che al mattino presto esce per fare un pò di spesa, probabilmente lo fa ogni mattina perchè è il solo modo che ha per incontrare altre persone, che ogni tanto vede e sente al teleono qualche amico o parente se gli sono rimasti, ma che per il resto del tempo ripete
le stesse cose ogni giorno.

Probabilmente questo vuoto viene colmato un pò dai ricordi, un pò dalla televisione e il resto dall’età, dagli acciacchi dovuti all’incedere del tempo e alla stanchezza di un corpo che inizia a diventare complicato da gestire.
Mi sono immaginato questo tipo di situazione per diverse persone anziane che ho incrociato, ma la sensazione che ho è che senza un obiettivo da inseguire la vita diventi un trascinamento molto lento.

E così ho pensato al mio futuro, a quando questo potrebbe impattare con quello descritto e alla speranza che ho di avere sempre sogni, desideri ed obiettivi… anche se dovessero essere utopistici ma almeno trascorrere ogni giorno con l’ambizione di
poter sempre imparare o scopire qualcosa che non sapevo il giorno prima.

c’è un vuoto ancora più grande, probabilmente in quel ragazzo straniero, non so definire l’etnia che passeggia sul marciapiede e con lo sguardo incrocia quel gruppo di ragazzi che lo guardano con disprezzo.

E’ così facile pensare che sia uno che non ha voglia di far niente lavora che vive sulle spalle degli altri… per carità magari è anche così, ma nella stessa percentuale potrebbe
essere l’esatto opposto… ovvero quei ragazzi, che vestono firmati perchè comprano i vestiti con i soldi dei genitori, magari anche rubandoglieli dal portafoglio, che al mattino vanno a scuola e poi dal pomeriggio alla sera passano la loro giornata in qualche bar a parlare degli stessi discorsi, a ridere delle stesse cose, ad ubriacarsi per la solita festa
in cui è più figo chi fa la cazzata più grossa.

E allora mi sono chiesto che differenza c’è?? quei ragazzi forse sono gli stessi vecchietti del vuoto citato in precedenza?
forse è la normale evoluzione delle cose?? chi ha coltivato vuoto nella vita lo raccoglie poi alla fine???

perchè se così fosse allora quel velo di tristezza che provavo nella prima descrizione ora diventa un velo di soddisfazione quasi di giustizia… eppure, in ogni caso, passato questo istante la tristezza riappare perchè ad ogni modo che vita è?? e perchè se magari quel vuoto fosse creato dalla stanchezza di combattere gli eventi della vita?

E se ripenso al ragazzo che magari non ha la famiglia con se, che è scappato da una vita che gli poneva davanti quello stesso vuoto? quello dei ragazzi e quello dei vecchietti di prima?? che passeggiando per strada vede in altra forma lo stesso vuoto che vedeva nel suo paese? appare più bello, probabilmente, ma se ti avvicini, se lo sfiori, se lo tocchi ti rendi conto che di fatto ha solo un altra forma..

E poi, come ultimo incontro della mia passeggiata, incrocio una ragazza non vedente.. e penso che quei ragazzi sosterebbero facilmente la tesi che lei è fortunata perchè non vede tutta la merda che abbiamo intorno, non vedo lo schifo di questa società
non vede le ingiustizie e può immaginare e vedere con gli occhi della mente tutto ciò che vuole…

sì, forse sì, forse c’è del vero in tutto questo però magari il ragazzo solitario potrebbe dire che non vede i colori, non vede i paesaggi, non vede nemmeno la bellezza, può immaginare tutto ma non saprà mai ciò che potrebbe vedere. Ad ogni modo ci sarà sempre una mancanza nella sua vita.

E così senza trovare un filo conduttore mi accorgo che c’è del vero in tutto questo, ma allo stesso tempo, dentro quel vero c’è anche del falso.

E così senza trovare un filo conduttore mi dico che oltre alla nostra vita, oltre alla vita degli altri, nel mondo ci sono ancora un numero inquantificabile di vite, quelle che noi addossiamo agli altri… tutte diverse, tutte astratte ma tutte che, vere o false,
popolano il mondo che viviamo.

Ah, ultima cosa, io quella passeggiata non l’ho mai fatta… quegli anziani, il ragazzo solo, quei ragazzi e la ragazza non li ho mai visti ma da adesso, magari solo per qualche istante, loro esistono.. nella mia vita e anche nella vostra.

A modo mio -Live and behind the scenes-

Qualche sera fa ero al concerto di Ligabue a Trieste.
Ad un certo punto durante il concerto Ligabue ha cantato la canzone “A modo tuo” che
aveva scritto lui stesso per Elisa.

Non era la prima volta che sentivo la canzone, anche se solitamente avevo ascoltato quella cantata da Elisa, però questa volta mi è rimasta dentro come non mai.

Ho ascoltato bene le parole ed ho ascoltato l’intensità con cui la cantava, le variazioni di
tono legate alle variazioni del contesto.

Dolce e amaro, orgoglio e malinconia, gioia e paura che si mischiano in pochi istanti.

Ho fatto miei quei pensieri, quelle parole e li ho ribaltati sulla proiezione di me stesso padre e di me stesso figlio. Trattenere le lacrime non è mai stata una mia volontà, in passato mi son spesso sollevato dalla responsabilità dell’immagine dell’uomo maschio che non piange e ogni volta che ne sentivo il bisogno ho pianto anche in pubblico senza preoccuparmi dei giudizi degli altri.

Il pianto è la manifestazione di un sentimento, di un emozione non di una debolezza, chi lo pensa secondo me è molto più debole di ciò che vuol far credere, basti pensare che ha paura e si preoccupa anche del giudizio di sconosciuti piuttosto che di ciò che sta provando, ma questo è un altro discorso.

Perchè mi stavano per scendere le lacrime??

Perchè ho ricordato tutte quelle volte, tante, in cui da figlio non ho permesso ai miei genitori di entrare nella mia vita a tutte quelle volte che fingevo di non aver bisogno di loro o a tutte quelle altre in cui pensavo che loro non sarebbero mai stati in grado di aiutarmi.
Pensavo a quelle volte in cui, da figlio, avrei voluto averli accanto per una parola, un gesto anche solo un sorriso e invece loro non c’erano..
Pensavo a quando pensavo che le loro scelte erano mirate ad ostacolarmi e non a sostenermi.
Pensavo a tutte quelle volte in cui mi sono convinto che loro non avrebbero mai potuto capire, capirmi.

Ho pensato che ora avrei tante cose da raccontargli ma da una parte non è più il momento, e dall’altra non c’è più la persona.

Ho pensato a me, oggi, padre. Ho pensato ai miei figli.

“Sarà difficile diventar grande
Prima che lo diventi anche tu”

“Sarà difficile chiederti scusa
Per un mondo che è quel che è”

“Sarà difficile
Dire tanti auguri a te
A ogni compleanno
Vai un po’ più via da me”

“Sarà difficile vederti da dietro
Sulla strada che imboccherai
Tutti i semafori
Tutti i divieti
E le code che eviterai “

“Sarà difficile
Lasciarti al mondo
E tenere un pezzetto per me “

In molte di queste frasi c’è soltanto una possibile proiezione del futuro, del mio futuro da padre però in ognuna di esse c’è tutta la profondità della vita, quella distanza indefinita che separa la gioia più grande dal dolore profondo, che separa il tempo dai ricordi che separa il tuo essere padre dal tuo essere figlio.

Ma che allo stesso tempo unisce lacrime e sorrisi, speranze e ambizioni, passato e futuro.

Forse sarà difficile, alcune volte sarà doloroso ma accettare che tuo figlio viva la vita a modo suo è il miglior modo che conosco per dimostrare tutto ciò può significare un figlio e probabilmente anche quello più completo per sentirmi padre quando magari un giorno
sarò già nonno.

A Modo Tuo – Scritta da Luciano Ligabue per Elisa-

Sarà difficile diventar grande
Prima che lo diventi anche tu
Tu che farai tutte quelle domande
Io fingerò di saperne di più
Sarà difficile
Ma sarà come deve essere
Metterò via i giochi
Proverò a crescere
Sarà difficile chiederti scusa
Per un mondo che è quel che è
Io nel mio piccolo tento qualcosa
Ma cambiarlo è difficile
Sarà difficile
Dire tanti auguri a te
A ogni compleanno
Vai un po’ più via da me
A modo tuo
Andrai, a modo tuo
Camminerai e cadrai, ti alzerai
Sempre a modo tuo
Sarà difficile vederti da dietro
Sulla strada che imboccherai
Tutti i semafori
Tutti i divieti
E le code che eviterai
Sarà difficile
Mentre piano ti allontanerai
A cercar da sola
Quella che sarai
A modo tuo
Andrai, a modo tuo
Camminerai e cadrai, ti alzerai
Sempre a modo tuo
Sarà difficile
Lasciarti al mondo
E tenere un pezzetto per me
E nel bel mezzo del tuo girotondo
Non poterti proteggere
Sarà difficile
Ma sarà fin troppo semplice
Mentre tu ti giri
E continui a ridere
A modo tuo
Andrai, a modo tuo
Camminerai e cadrai, ti alzerai
Sempre a modo tuo

 

Perchè non le ho lasciate scendere, quelle lacrime??

Perchè ho voluto mantenere l’intimità di quella sensazione, in quelle lacrime c’era tutta la mia vita, non solo quella di oggi.

In quelle lacrime c’era tutto la mia storia, e dentro di me in quel posto da cui esse hanno avuto origine ci sono già tutte le persone che sono coinvolte, non c’era spazio per nessun altro in quel momento.

Ho voluto vivermela così, a modo mio!!

 

Le mille domande

Fin dalle prime volte in cui ho iniziato a farmi domande, da piccolo, e ad ascoltare alcune delle risposte che mi venivano date dalle persone ho avuto forte dentro di me in sentore che ci fosse qualcosa che non mi tornava…

cioè io mi facevo domande sull’esistenza, sul senso di certi comportamenti, sul perchè delle cose e mi venivano date risposte universali, chirurgiche, precise come se si stesse parlando di matematica. Rarissimi erano i dubbi, troppo veloci erano le risposte…

non riuscivo mai a convincermi…

come facevano quelle persone ad avere risposte così veloci a questioni così ampie??

forse si erano fatti le stesse domande molto prima e avevano dedicato molto del loro tempo a cercare le risposte che, quindi, avevano già pronte?!?

Era possibile, però generalmente se alle loro risposte seguiva un altra domanda che portasse a mettere in discussione quando da loro appena affermato, la maggior parte delle volte la risposta era liquidatoria…

ancora più veloce della risposta precedente..

era, di solito, una non risposta..

“perchè si, perchè è così, è la natura, è la scienza, sono gli esseri umani, è sempre stato così” e via dicendo.

Non mi sono mai piaciute queste risposte, e mi hanno sempre lasciato il senso di chi si sente preso in giro, ho sempre avuto l’amaro in bocca perchè pensavo stessero mentendo.

Era un loro segreto, una loro proprietà, la risposta a quelle domande non si doveva conoscere.

Ma perchè?? era pericoloso???

E così, piano piano, smisi di cercare le risposte nelle persone e iniziai a cercarle nella vita stessa, negli eventi, nelle situazioni, nelle reazioni delle cose.

Era affascinante, anche se in fondo un pò di quell’amaro in bocca mi restava sempre, perchè non riuscivo a capire come mai si dovesse arrivare a questo utilizzando molto del tempo che avevamo a disposizione quando magari riuscendo a recuperarne un pò si sarebbe potuto evitare qualche sbaglio, qualche sofferenza e qualche faticosa ricerca.

Ancora oggi non so rispondere a questa domanda, forse gli adulti non hanno tempo da dedicare ai più piccoli, forse le persone non hanno interesse a cercare risposte che non si possono trovare rapidamente, forse non siamo portati ad analizzare le cose mettendo in preventivo che la base della nostra analisi potrebbe essere parziale, forse soffriamo
il tempo che ci impedisce di rimanere sereni in attesa di una risposta, di una conclusione.

Ci sono sempre un sacco di domande a cui rispondere è difficile, perchè quella risposta potrebbe avere un senso oggi ma non averlo domani oppure viceversa, perchè quella risposta non determina una certezza ma un possibile traguardo o  soddisfazione personale, che se non riusciamo a condividere assume il sapore di una sconfitta.

Forse una cultura diversa ci porterebbe a non avere fondamenta e, senza punti fissi, stabili e sicuri anche se fatti più da una consistente illusione che da una misurabile (r)esistenza, ma al tempo stesso ci permetterebbe di vivere più serenamente senza dover determinare sempre tutto, anche ciò che non siamo in grado di fare.

E quindi quello che ho potuto imparare è che non tutte le domande possiedono una risposta, ci sono certe risposte che valgono in eterno e altre che sono soggette a cambiamenti, ci sono certe domande che evolvono nel tempo e certe risposte che invertono la loro polarità a seconda del magnetismo di chi le trova.

Ci sono certe domande a cui è bello non poter rispondere con la serenità di chi pensa che in ogni nostro giorno possa avere senso cercare una risposta diversa.

Il vecchio saggio che non c’è

Quando ero un ragazzino, quando qualcosa mi turbava fuggivo di casa e andavo a passeggiare tra i sentieri e le rocce.
Li mi sentivo al sicuro.
Sedersi su un enorme e spigoloso masso che era più comodo di un cuscino, guardare la città dall’altro con il rumore del vento e delle foglie, con il calore del sole e con il silenzio e la tranquillità attorno mi ha fatto sempre sentire al sicuro.
Non sono mai stato in pericolo, nemmeno in città, nemmeno tra la gente ma la ero al sicuro.
Forse non c’è differenza tra sentirsi al sicuro e non sentirsi in pericolo ma io la percepivo, e anche bella forte. Mi sentivo più solo in città che li.

Guardare la vita che scorre dall’altro senza che in nessun modo nessuno guardasse la mia mi faceva sentire libero.

Poi, il pensiero di poter incontrare lui, quel signore anziano con la lunga barba bianca ed il tempo e la voglia di ascoltare i pensieri e le paure, i problemi ed i sogni di un giovane ragazzo.
Quell’anziano signore di cui non si conosceva nemmeno il nome, tanto da non essere importante, che aveva anche la voglia ed il tempo per nascondere nei suoi racconti di vita i consigli per i problemi ascoltati in precedenza.

Beh, quell’anziano signore non esiste e non esisteva.

Era una proiezione della mia mente, era una figura che avevo creato probabilmente per attribuirgli un pò di responsabilità della mia vita.

Pensare che esistesse e che un giorno lo avrei incontrato per parlargli ed ascoltarlo in qualche modo gli ha dato forma e sostanza.

Non averlo incontrato mai, probabilmente ha fatto si che io mi sforzassi di renderlo reale e mi sostituissi a lui, pensando a quello che gli avrei detto, a quello che avrebbe pensato ascoltandomi e a quello che avrebbe potuto dirmi.

Pensare a creare storie e mascherarci dentro consigli nascosti per stuzzicare il me la voglia di cercare altri modi per vedere e altri modi per ascoltare mi ha portato a cercar sempre di leggere tra le righe.

Se ci penso oggi ciò che vedo è un ragazzo che cercando di fuggire dalle responsabilità e dai fatti della vita è finito per affrontarle in nome di un immagine che poi alla fine era sempre la sua.

Cercavo quel vecchio saggio gentile perchè non sono mai stato bravo a parlare di me con gli altri ma molto spesso lo sono stato cercando di vestire i panni di quel vecchio quando rivedevo negli altri me stesso. Dare consigli è sempre molto più facile che riceverli.

Alla fine il desiderio di conoscere ed incontrare quel vecchio lo sento ancora, la voglia ed il bisogno di raccontare ed ascoltare li sento dentro di me, ed in qualche modo sento che quel vecchio saggio esiste e prima o poi lo incontrerò.

Probabilmente dovrò prima sentirmi veramente pronto, sì, perchè infondo se dovesse presentarsi davanti a me e se in questi anni sono riuscito a conoscermi un pò so che non gli racconterei nulla, sperando sappia già tutto, e sperando che magari sia lui ad avere qualcosa da raccontarmi che risponda a domande di cui probabilmente non sono pronto a ricevere risposte.
in realtà se avessimo qualcuno o qualcosa in grado di rispondere e risolverci i problemi che senso avrebbe vivere la nostra vita??

Quindi caro vecchio saggio, sposto il desiderio di incontrarti e conoscerti più in la, tra molti anni… quando magari sarò pronto e quando forse sarà qualcun altro a cercarti, intanto però ogni tanto, quando serve, potremmo incontrarci ancora per parlare del più e del meno, su quel enorme e spigoloso masso che è ancora più comodo di un cuscino, là dove mi sono sempre sentito al sicuro.

 

Sesso e/o/u/i amore, senza se senza ma..

Mi è capitato spesso, come a tutti voi immagino,  di imbattermi in quest’argomento senza capire poi il reale senso della discussione.

Esiste il sesso senza amore??

Mah, mi sembra una domanda molto retorica, credo che sia indiscutibile il fatto che esista mentre non capisco quale sia l’aspettativa dietro alle persone che si pongono questa domanda.

Secondo me, a livello di aspettativa, risulta molto più interessante questo ritocco:

Esiste il sesso senza passione?

Perchè di fatto, il sesso senza amore non è altro che l’istinto senza ragione, cioè quel qualcosa di primitivo che abbiamo dentro che si libera senza permettere la valutazione di cause e conseguenze. E’ un impulso, un istinto.

In realtà non è anche sempre e solo quello, grazie al potere della nostra mente, il sesso senza amore è anche un enorme e potentissimo mezzo sociale, molto più spesso di distruzione probabilmente ma, ad ogni modo, esattamente come sopra rimane uno strumento che una persona dalla mente dominatrice può utilizzare per i suoi scopi.

A fronte di queste piccole assunzioni personali poi, secondo me, va eventualmente analizzato chi decide consapevolmente o inconsapevolmente di praticare sesso senza amore e quali sono le ragioni della scelta.

Anche in questo caso gli scenari sono molteplici, anche citando quelli che potrebbero venirmi in mente sono sicuro che ne tralascerei molti. Ma perchè arrivare a giudicare quella scelta?? Per invidia, competizione, sport, noia??

Il giudizio sulla scelta cosa potrebbe portarci a noi come singoli individui?? quindi perchè farsi quella domanda?

Non lo so, in tutta onestà non trovo nemmeno l’argomento troppo stimolante.

Invece pensando alla revisione, le cose sembrano cambiare, almeno in pieno ambito personale..

Esiste il sesso senza passione??

Qui la risposta probabilmente non mi riesce così immediata e spontanea, anche se di fatto, non cambia rispetto alla risposta precedente.

Sicuramente esiste, ma l’immagine di contorno che ne esce è decisamente più triste di quella del sesso senza amore.

Esiste il sesso per lavoro, quello per dovere, quello fatto per noia.. però senza passione che piacere è??

Perchè ciò che ci piace del sesso è il piacere che ci restituisce, senza passione quel piacere riesce veramente ad esistere?? probabilmente sì, però…

Però la passione è fondamentale.

La passione è ciò che genera piacere, l’attesa del piacere è essa stessa piacere dicono in una famosa pubblicità e di fatto è verità, perchè la mente che disegna, che pensa al piacere, genera piacere.. e il piacere smuove la passione, che richiede a sua volta, in un circolo vizioso ancora altro piacere, o altre forme di piacere.

Perfino le perversioni non esisterebbero senza passione, senza piacere.

Quindi più che preoccuparmi se possa esistere il sesso senza amore mi preoccuperei se a mancare fosse la passione, che per come la vedo io è ciò che rende il sesso così fondamentale per le nostre vite, perchè ho la sensazione che chi chiede se esiste il sesso senza amore ha in realtà un altra domanda nella sua mente:

Ma il mio partner mi ama ancora??

Ecco, se non si riesce a fare questa domanda al proprio compagno/a oppure non si è pronti ad accettare la risposta evidentemente il problema e la soluzione non è di tipo sessuale.