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La sconfitta è uno stato mentale

amici di blog

Capita che manchi dal tuo blog e dalla vita da blogger per qualche tempo e poi capita che ad un certo punto decidi di passare a fare un saluto a tutte quelle persone che magari non conosci di persona ma con cui hai condiviso attimi tra letture e scambi di idee, opinioni, punti di vista che nonostante sia passato diverso tempo custodisci sempre con grande piacere e perchè no un pò di affetto ed emozione.

E’ strano perchè ogni giorno condividi fisicamente momenti ed attimi con tantissime persone e spesso di tutto quel tempo non ti rimane nulla, viceversa capita che con persone fisicamente sconosciute attraverso lettura e scrittura condividi pezzi d’anima, pezzi di quella che forse è la cosa più bella che abbiamo, la nostra stessa profondità privata dai contorni di una vita basata sui sensi concreti e concentrata sullo scambio di una parte di noi, del nostro io più profondo.

E quindi niente, è stato bello risentire tanti amici di blog e ripercorrere diversi ricordi e sensazioni condivise con voi…

mi colpisce sempre molto il potere di questo tipo di comunicazione

tutto qui per oggi… 🙂

 

di Pensieri statici

Ed è così che in questi giorni tra panico e fastidio sembra che il tempo stia perdendo di significato.
Mi sono sempre fatto molte domande e ho sempre cercato mille risposte alle stesse domande, risposte che potessero contrastare con la prima che davo d’impulso.
Questo giochino mi ha sempre portato ad analizzare ciò che mi succedeva attorno dal mio punto di vista in prima battuta ma immediatamente dopo da quello di tante altre persone immaginarie che pensavo potessero vederla e pensarla in modo diverso.

In questi giorni particolarmente ma negli ultimi mesi questa attitudine abitudine si è inceppata drasticamente, le domande arrivano ma manca la voglia di risposte, di cercarle di darle di pensare che siano in qualche modo interessanti e utili.

Forse complici i due anni di grandissimo impegno (che avevo ovviamente sottostimato) che la vita dedicata allo sport per i ragazzi mi ha posto davanti. Un impegno che fino ad oggi (o a qualche settimana fa a volerla raccontar bene) è stato principalmente un piacere, stancante ma una gran bella gioia.

Ora da un paio di settimane (un paio d’ore per una buona media di illuminati e standardizzati italiani) tutto si è fermato, così, senza avviso, bruscamente. Nel senso di chaos generale, nel modo che non ti permette anche volendo facili riflessioni. Difficile trarre conclusioni che possano avere un senso concreto in assenza di elementi certi e se vogliamo anche di precedenti.

Non scrivo da tempo ma non ho mai smesso di leggere, e forse, proprio ciò che leggevo mi impediva di scrivere. C’è stato un tempo in cui ciò che leggevo mi illuminava, mi apriva occhi e pensieri.. ora tra lavoro e vita generale sono un po’ nella situazione opposta. Periodi, mi dico sempre;
la vita dev’essere un po’ come il flusso delle onde, delle maree… ci sono momenti e momenti.

Quello che ci sta succedendo ora dovrebbe portarci a fermarci anche mentalmente un attimo, ad osservare, pensare e riflettere molto prima di portarci a parlare. Io sento che la mia anima ora è in silenzio.

Però tra le tante cose che ho letto ed ascoltato ora alcuni pensieri iniziano a girarmi per la testa, stanno iniziando a germogliare nuove domande che stanno a loro volta facendo sbocciare alcune nuove risposte.

Tra tutte, in ordine sparso, questi i primissimi pensieri dopo un periodo terribilmente arido.

Ci sorgerà il dubbio che probabilmente nel modello sociale ed economico che stavamo utilizzando come filo conduttore della nostra società c’è probabilmente qualcosa che non funziona più come prima??? Osserviamo quello che è successo nelle ultime settimane, senza dare la colpa a singole persone ma osservando la società in generale forse c’è qualcosa da rivedere?? Io mi sento responsabile come istruttore sportivo di diversi gruppi di bambini prima ancora del loro andamento sportivo di quello sociale.

Perché è vero che i genitori ci affidano i loro ragazzi per svariati motivi, ma lo è altrettanto che in un futuro prossimo questi ragazzi probabilmente non faranno lo sport che stanno facendo assieme a noi ad un livello tale da potersi mantenere o forse non lo faranno proprio più ma lo è altrettanto che il nostro compito in questo momento non è quello di formare degli atleti ma di formare prima di tutto dei ragazzi e delle ragazze che domani vivranno nella società che loro formeranno e i valori che noi cercheremo di trasmettere loro saranno quelli che avranno un impatto importante su questo disegno che faranno.

Lo sport per sua natura insegna la costanza, il sacrificio, la determinazione, il rispetto, la caduta, il rialzarsi, la vittoria e la sconfitta, la vita vera non è forse fatta degli stessi elementi?
Cosa centra questo con il modello economico e sociale?? Beh, tutto a mio modo di vedere, non lo determina ma potrebbe anche farlo.
Ridare peso ai valori nei percorsi educativi dei nostri ragazzi e ragazze, forse, è la cosa più concreta che noi adulti possiamo fare nei confronti non solo dei giovani ma anche in quelli dei nostri padri e nonni e della vita che stiamo vivendo.

Ci sorgerà il dubbio che ci stiamo arrabbiando troppo con tutti e troppo facilmente?? Siamo sempre pronti ad additare gli sbagli degli altri, siamo sempre in prima linea a dire a parole l’opposto di quello che sentiamo, che vediamo, che viene fatto ma quasi mai siamo disposti a seguire le nostre parole con i nostri fatti.

 

Siamo sempre pronti a non giustificare un errore di un’altra persona e anzi che cercare di rimediare dove possibile poniamo tutta l’attenzione sull’errore con il solo risultato di fossilizzare il tempo e la spazio su di esso, ma non siamo mai altrettanto pronti e decisi ad assumere la nostra responsabilità su un nostro errore. Se sbagliamo noi o non era importante oppure la colpa e la responsabilità è sempre destinata ad un’altra direzione o a fattori astrali come se sbagliare non fosse più umano.
Ci sorgerà il dubbio che ora che siamo costretti a casa, forse dovremmo essere tutti un po’ più sereni e consapevoli di quanta meraviglia abbiamo attorno che forse non è così scontata e dovuta come ormai siamo portati a pensare??? E allora ripenso a cosa si prova se si libera la mente per un attimo dai mille pensieri quando si passeggia in montagna o in riva al mare, quando si corre su un prato o quando ci si ferma a fare un selfie su uno sfondo meraviglioso di un qualsiasi paesaggio naturale o monumento artistico, cosa rende così speciali questi momenti???

Non siamo noi, è ciò che ci circonda ed è ciò che ci circonda a farci sentire migliori.
In quei momenti non pensiamo alle discariche o ai fumi delle ciminiere, non ci facciamo i selfie negli scarichi abusivi e allora perché non riusciamo a rispettarci e a dare il giusto credito al nostro prossimo??

Dobbiamo cercare di sfruttare questo momento per capire come far rivivere il sentimento, è un bene essenziale che necessita di determinate condizioni per poter esistere, queste condizioni sono frutto delle nostre scelte e non cerchiamo scuse, sono le nostre scelte a determinare il nostro presente e di conseguenza il nostro futuro.

REDDITO DI CONNESSIONE

Stavo riflettendo in generale, senza una meta nel mio pensiero e mi è venuto in mente questo concetto:

Se invece di reclamare il reddito di cittadinanza e pattuire una quota retributiva pensassimo di richiedere il reddito di connessione???

Di fatto ognuno di noi con la sua attività online produce guadagno per un sacco di società alle quali invece in qualche modo diretto o indiretto versiamo pure parte dei nostri soldi ricevuti svolgendo la nostra occupazione (almeno in teoria)

Ma la nostra navigazione viene tracciata e controllata per indirizzare su essa tutta una serie di informazioni che potenzialmente ci spingono ad investire sui nostri interessi i nostri soldi.

Ecco che a questo punto, senza fare nulla, ognuno di noi in ogni momento passato online diventa veicolo per le società pubblicitarie e di varie forme di marketing.

Questo veicolo però non viene retribuito ma di fatto genera in ogni istante una fonte di guadagno per tutte le compagnie che ne sfruttano appunto unicamente il fatto di essere connesso.

Quindi perché non decidiamo di richiedere qualcosa che ci è dovuto?? Ovvero il reddito di connessione?

Forse, il vero motivo è…

Perché ho iniziato ad allenare i bambini??

Potrei descrivere tantissimi motivi e probabilmente se dovessi riscrivere questo post lo farei ogni giorno includendo qualcosa di diverso.

Oggi, adesso, mi sento di dire che probabilmente il motivo principale è perché molto spesso non mi piaceva quello che vedevo. Alcune di queste volte mi permettevo di criticare ciò che vedevo, ciò che non mi piaceva ma ogni volta poi, dopo pochi istanti mi convincevo che ero io a sbagliare… non tanto nel concetto quanto nel applicarlo.

Criticare, trovare qualcosa che non va, ipotizzare soluzioni diverse è sempre abbastanza facile.

Esistono molti modi per fare qualsiasi cosa, spesso non esiste un metodo migliore, spesso esistono metodi che funzionano e altri che non funzionano, ma allo stesso modo molto spesso i metodi che funzionano dipendono dal modo e dal contesto in cui si applicano, lo stesso vale per quelli che non funzionano.

Quindi se è vero tutto ed il contrario di tutto, ci sarà sempre qualcosa o qualcuno da criticare e quasi mai ci sarà la controprova dell’effetto della critica. Questa situazione rende la critica potenzialmente infallibile e per proprietà trasitiva (tanto cara in un era in cui c’è sempre poco tempo per ogni cosa) anche il “criticante” inattaccabile.

A seguito di queste considerazioni mi sono detto: “se vuoi permetterti di contestare e criticare almeno prova a fare di meglio… basa le tue osservazioni sulla tua esperienza, non ti sta bene così, prova a far qualcosa per cambiare. Altrimenti stai in silenzio”  o qualcosa di simile.

Ecco quindi, dopo un paio d’anni passati ad osservare attentamente diversi contesti sportivi ed educativi senza intromettermi in alcun modo, ho iniziato ad interessarmi per considerare il punto di vista di chi si trova anche dall’altra parte, dalla parte di quelli che si prendono delle responsabilità e che hanno un idea, un progetto o che sentono di poter esser utili e fare del bene, oppure dalla parte di quelle persone che hanno una passione smisurata per uno sport o per un attività tanto da sentire il bisogno di restituire parte di quello che hanno ricevuto in dono da questa forma d’arte ed amore, sofferenza e soddisfazione, sorrisi e lacrime che gli esseri umani riescono a fornire quando inseguono assieme un obiettivo.

Ho quindi deciso di seguire tutti questi pensieri, pieno di dubbi e di paure, ma altrettanto fermamente convinto di avere qualcosa da dare, da trasmettere dalle tante cose che ho ricevuto e fermamente convinto che molte volte dove uno sguardo approssimativo vede solo nero, uno più paziente magari vede un sacco di colori mescolati e nascosti che magari hanno solamente bisogno di non esser lasciati li, rinchiusi dentro un cassetto abbandonato.

La mia esperienza è ancora giovanissima in questo senso ma ad oggi posso già affermare di aver capito che

molto spesso il fatto di non spiegare e raccontare le cose significa impedirgli di esistere;

non esistono concetti scontati esistono occhi da dare in prestito;

non si tratta di speranza da affidare al vento ma di determinazione a cui affidare il buon senso

Di robot, intelligenze artificiali e prospettici punti di vista

Sempre più spesso mi capita di ascoltare alla radio o di leggere sul web discussioni in merito alla robotica e all’intelligenza artificiale.
Due temi che mi sono molto cari dal momento che riguardano direttamente anche il mio lavoro che è tale perchè fortunatamente una passione mi ha permesso di renderla anche retribuita.

Spesso leggo di visioni nelle quali i robot e l’intelligenza artificiale sono dipinte come dei pericoli che minano l’occupazione umana.

I robot al posto dell’essere umano nelle catene di montaggio garantiscono prestazioni notevolmente superiori di conseguenza il generico operaio di linea che svolgeva un lavoro ripetitivo e considerato banale potrebbe essere sostituito da questi insieme di ferro ed elettronica creando così la disoccupazione del settore.

L’intelligenza artificiale potrebbe prendere il posto dell’essere umano come comune operatore di sportello, come di fatto sta già succedendo, dalle casse automatiche nei supermercati ai dipendenti dei caselli autostradali per fare alcuni esempi.

Lo scenario descritto è quindi reso concreto anche da esempi tangibili e reali. Non sono certo qui per smentire questo anche se questa visione mi risulta essere piuttosto parziale, perchè se è vero quanto appena descritto è anche vero che robot ed intelligenza artificiale non si sono create da sole e che per renderle concrete sono nate
società, lavori e componenti che qualcuno ha prodotto.

Ma non era questo il punto che volevo trattare nel post.

La mia esperienza lavorativa e la mia visione dell’industria moderna, delle logiche che gestiscono i flussi di lavoro e l’organizzazione generale ogni giorno che passa mi porta una visione sempre più concreta che destina robot ed intelligenza artificiale come sostituti naturali di un altro tipo di figure, ritenute probabilmente più nobili e protette
ed intoccabili, che però di fatto secondo il mio punto di vista risultano perfettamente sostituibili da questo tipo di tecnologia con vantaggi ben più notevoli in un bilancio generale. Provo a spiegarmi.

L’utilizzo di un robot al posto di un operaio di linea nasce dal fatto che il robot può lavorare continuamente con una precisione garantita nel corso del tempo senza conoscere cali salvo rotture o malfunzionamenti.
Risparmio = Stipendio di 1 o 3 dipendenti (nel caso di produzione di linea su tre turni)
Vantaggi = Efficenza e produttività
Svantaggi = Non sempre in azienda nel caso di malfunzionamenti ci sono persone in grado di risolverli, quindi tempo di risoluzione fermo.

Banalmente potrebbe essere un riassunto generale attendibile.

Domanda: C’è qualcosa che il robot non può fare rispetto a quello che faceva l’operatore di linea, che magari in queste analisi non viene considerato?
Risposta: Assolutamente si.

Per quanto i livelli prestazionali di un robot non siano paragonabili a quelli di nessun essere umano, nessun robot di linea generalmente possiede l’intuito e la reattività per gestire l’imprevisto.

Il robot è una macchina programmata e come tale esegue ciò che è stato previsto che debba eseguire. Qualsiasi deviazione può rendere inoperativo il robot al momento l’intelligenza artificiale applicabile a queste macchine non è paragonabile a tutte quelle considerazioni ed interventi che un operatore umano può fare mescolando esperienza ed intelligenza. Ma questo solitamente non viene considerato.

Quindi nelle considerazioni di bilancio questo punto generalmente è considerato trascurabile.

Proviamo ora ad utilizzare lo stesso criterio di osservazione applicandolo però alla sostituzione di un manager di medio livello.

Cosa fa un manager o un capo di medio livello?? gestisce risorse, non lavora in linea o in catena di montaggio, gestisce tempi e metodi di altri lavoratori suoi sottoposti.

Come potrebbe un robot essere utilizzato al posto di un manager ed essere vantaggioso per l’azienda??

Beh, tranne in rare eccezioni cosa fa solitamente un manager, il vostro manager o il vostro capo?
Nella mia piccola esperienza ho sempre riscontrato questo tipo di filosofia che sostiene che il manager non sia in grado di conoscere e capire i dettagli del lavoro che fa la sua squadra, che sia però in grado di supervisionare le performance
con i modi più svariati e di rispondere a qualcuno che si trova sopra di lui dei risultati ottenuti.

Cioè questa figura applica degli algoritmi matematici, esegue dei calcoli e delle statistiche e si relaziona con altre persone.
Di fatto raramente prende in carico azioni concrete o segue un attività dall’inzio alla fine, spesso direziona tencici, impiegati o commerciali posizionandosi però su un livello superiore.

Perchè i computer sono diventati parte integrante delle nostre vite? perchè elaborano e gestiscono dati ed algoritmi con una precisione ed una velocità inarrivabile per un essere umano.

Ma quindi questa abilità sembra sposarsi completamente con quelle che vengono applicate da queste figure di gestione, questi manager. E allora perchè non si pensa o non si presume che queste tecnologie non possano essere destinate a sostituire
non tanto gli operativi quanto piuttosto i gestionali???

L’utilizzo di un intelligenza artificiale al posto di un manager potrebbe essere considerata definendo gli algoritmi di gestione e valutazione delle performance delle operazioni di linea.
Risparmio = Stipendio di 1 persona che spesso equivale o supera le 3 di linea (considerando di norma 10 ore al posto delle 24 dell’esempio precedente).
Vantaggi = Assenza di empatia e incorruttibilità, probabile rispetto dei criteri di meritocrazia.
Svantaggi = Assenza di empatia, tempi di adeguamento tecnologico, definizione di criteri complicata.

Ovviamente anche l’intelligenza artificiale è programmata e come tale fallibile e non esiste nessuna garanzia rispetto a quanto descritto che è volutamente provocatorio ma che, secondo me, contiene considerazioni plausibili.

Di fatto una figura che ti assegna un lavoro, che ti chiede quanto tempo ti serve per realizzarlo, che non è in grado di valutare se quello che tu stimi
possa avere un senso o meno, che regolarmente ti chiede aggiornamenti su quella previsione incrementando la costanza di questa richiesta esponenzialmente
quanto la data della tua previsione si avvicina a quella attuale, che ripete la stessa sequenza per tutti i suoi sottoposti perchè non può essere sostituita
da una semplice routine di un banalissimo google mini home o alexa presi in offerta da unieuro??

Chissà che tutto questo lavoro sull’intelligenza artificiale non sia poi in realtà mirato a creare dei sostituti artificiali non tanto per gli operativi quanto piuttosto per tutta un altra specie di professionisti che al momento non si sentono messi in pericolo da questo tipo di tecnologia e che guardano dall’altro quelli che per anni hanno subito unicamente la loro forza politica?

Concludo sostenendo che io credo fermamente che il successo di una qualsiasi organizzazione sia fortissimamente dettato dalla somma dei valori umani che la
compongono, a scanso di ogni tipo di equivoco.

Volgarità, senso e ragione

E’ la semplicità con cui scorre volgarità che mi disturba più di ogni altra cosa.

Nell’ultimo periodo scrivo poco nel blog perchè di fatto leggo anche poco, sempre meno.
Perchè??

Perchè non riesco più a farlo.

Mi è sempre piaciuto leggere e documentarmi attraverso la lettura, mi piacciono il contraddittorio e i confronti, mi piace l’opposizione perchè molto spesso da due punti di vista distanti o addirittura opposti se ne ricava almeno un terzo.

Mi piace parlare con chi non la pensa o vede come la vedo io perchè dal suo pensiero spesso traggo spunti per condire o rivalutare il mio. Ho cercato sempre di motivare il pensiero e di cercare elementi che lo sorreggano o che lo stravolgano per riuscire a dargli un peso, una sostanza.

Spesso mi capita di leggere o ascoltare confronti tra persone e di avere poi bisogno di un pò di tempo per capire la visione di entrambi o almeno per cercare di farlo, prima di formulare poi la mia personalizzazione del pensiero altrui.

Sempre più spesso però quando leggo o assisto a questi confronti l’unica cosa che sento di potermi portare via è il mio tempo, smettendo di ascoltare o di leggere.

Il confronto di pensiero, fatto o ideologia ben presto lascia spazio a diverse esibizioni di volgarità.

Espresse in varie forme, ma che tendono sempre a spostare l’attenzione dall’oggetto del confronto.

Chi usa il sarcasmo come dato oggettivo e fa leva sulla sua presunta ironia per auto decretarsi superiore all’altra persona

Chi usa la saccenza come dato inconfutabile e fa leva sulla sua personalità dominante per auto decretarsi superiore all’altra persona

Chi usa le certificazioni come dato si suprema sovranità e fa leva sui decibel o sui follower per autodecretarsi superiore all’altra persona

Chi non ha nessun elemento se non che la volgarità espressiva e fa leva sull’insensatezza per auto decretarsi superiore all’altra persona almeno in un confronto vocale o da tastiera.

Poi c’è chi interviene in difesa o accusa di uno o dell’altro e che quindi automaticamente ne assume i gradi di appartenente o meno e che molto spesso non conosce nemmeno il contesto originale.

C’è chi prova ad inserirsi aggiungendo elementi interessanti del contesto  e viene ignorato da entrambi gli schieramenti perchè chi si estranea dalla lotta….

Moltissimi di loro nelle loro gare d’appalto si dimentica presto dell’argomento per andare a ricercare dal privato al sociale ragioni per sentirsi migliore della persona che si trovano difronte come se questa sorta di giudizio universale auto decretato potesse trasformare ogni loro pensiero in verità assoluta ed incontestabile.

Inizi con il trovare un titolo, un argomento, una questione che ti può interessare e finisci dopo pochissimo per assistere ad una sorta di videogioco virtuale in cui vince chi si insulta meglio o chi raccoglie più consensi pubblici. Figata.

La cosa più triste che questo gioco da un semi solitario diventa un gioco di società dal sicuro successo sociale praticamente immediato.

 

E allora di primo istinto rimango così:

senza nulla da dire, senza forza e voglia di scrivere

 

Perchè è vero che la vita non va presa sempre troppo sul serio, che la leggerezza è anche una qualità molto positiva, ma dovrebbe esserlo almeno altrettanto è che in certi casi non si può pensare che la leggerezza sia sempre la soluzione.

E allora non ti resta che pensare, deviare l’attenzione e aspettare che quel fuoco, quella passione quella voglia di comunicare e confrontarti con gli altri torni a farsi sentire, infondo nessuno ti obbliga a farlo, lo fai perchè ti fa piacere e perchè nel farlo ci vedi
un senso, una ragione.

cit. Scuola di educazione motoria e sportiva

Posto questo testo perchè l’ho trovato… semplicemente PERFETTO:

 

Scuola di educazione motoria e sportiva

 

Ci fu un tempo che gli animali decisero che bisognava fare qualcosa per risolvere i problemi dell’Educazione Motoria e Sportiva nel mondo. Si doveva creare un corso di studi che soddisfacesse tutti, così fu creata una Scuola di Educazione Motoria e Sportiva, fu nominato un Consiglio Sportivo costituito da un tasso, un castoro e da una tigre, coordinati da un ghiro come Supervisore. Si iscrissero 12 animali, alle prove di ammissione tutti superarono i test e si decise di far partire la Scuola. Furono assunti Insegnanti competenti e fu preparato un programma tecnico-didattico che prevedeva lezioni:

– di corsa;

– di arrampicata;

– di volo;

– di nuoto.

Le tasse d’iscrizione alla Scuola erano molto elevate e tutti gli animali, naturalmente, dovevano applicarsi in tutte le materie e la frequenza era obbligatoria. L’anatra era molto brava nel nuoto. Ottenne dei voti sufficienti nella corsa e nel volo, ma era pessima nell’arrampicata, così dovette abbandonare il nuoto per esercitarsi nell’arrampicata, mentre tutti seguivano lezioni di nuoto. Dopo un po’ di tempo i suoi piedi palmati si rovinarono e di conseguenza ottenne voti bassi anche nel nuoto. L’aquila era considerata un elemento disturbatore del gruppo. Nell’arrampicata batteva tutti nell’arrivare sulla cima degli alberi, ma aveva il suo modo particolare di arrivarci, che era però contro le regole. Doveva sempre fermarsi dopo le lezioni e scrivere: “Imbrogliare è sbagliato”. Per il suo comportamento anomalo fu messa in una classe speciale con un Insegnante di sostegno. L’orso fu bocciato perché dicevano che era pigro, specialmente d’inverno. La sua stagione migliore era l’estate, ma allora le scuole non erano aperte e quindi non poteva praticare le attività sportive. La zebra bigiava le lezioni di motoria e faceva un sacco di assenze, perché i pony la prendevano in giro per le sue strisce e questo la rendeva molto triste. Il canguro era tra i migliori nella corsa, ma si scoraggiò quando gli dissero che doveva muoversi velocemente su quattro zampe, come facevano i suoi compagni di classe. Il pesce abbandonò la scuola perché si annoiava. Per lui tutte le materie erano la stessa cosa, ma nessuno lo capì. Lo scoiattolo ricevette un 10 in arrampicata, ma il suo Insegnante di volo lo fece partire da terra, invece che dalla cima degli alberi. Le sue gambe erano così indolenzite ad esercitarsi in quei decolli che cominciò a prendere 7 in arrampicata e 6 nella corsa. Il coniglio all’inizio correva molto veloce, ma poi fu colpito da una crisi nervosa a causa delle lezioni di nuoto e abbandonò la scuola. L’ape era il problema più grande di tutti, così l’Insegnante la mandò dallo psicologo per un consulto. Lo psicologo disse che le ali dell’ape erano troppo piccole per volare ed erano poste nel posto sbagliato. L’ape non vide mai la relazione dello psicologo e continuò ugualmente a volare. L’anguilla era brava nel nuoto, si muoveva bene, sapeva volare un poco, non era una “cima” ma faceva quasi bene tutto e di conseguenza ottenne la votazione migliore alla fine dell’anno e fu promossa. Il cane della prateria non frequentò mai la scuola perché tra le materie proposte non c’era lo scavare. Si associò con il cinghiale e fondarono una scuola privata di motoria con nuove materie e fu un grande successo. Con il passare degli anni la Scuola di Educazione Motoria e Sportiva che avrebbe dovuto risolvere i problemi motori e sportivi dell’umanità fu chiusa e tutti vissero felici e contenti, perché dell’Educazione Motoria e Sportiva non gliene importa niente a nessuno!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  

Considerazioni finali

L’anatra è il bambino che possiede scarse capacità motorie, va bene nella corsa e male in arrampicata e gli si assegnano esercizi di recupero in arrampicata, mentre i suoi compagni stanno facendo la corsa; in questo modo perde il suo vantaggio nella corsa. L’aquila è il bambino che si trasforma in un “disturbatore” perché ha il “proprio stile” di fare le cose. Anche se non sta facendo niente di male, il suo anticonformismo è percepito come un disturbo ed è per questo che spesso subisce punizioni. E’ il bambino iperattivo che deve essere seguito e ascoltato e non messo in disparte, nelle attività motorie e sportive si muove bene, ma spesso è sopra le righe. L’orso è il bambino che sta benissimo a casa coricato sul divano. Gioca a play-station, mangia di tutto e a tutte le ore, alla Scuola Calcio fa il portiere perché così si muove poco e può giocare con le macchinine che ha in tasca, quando la palla è lontana dalla porta. La zebra è il bambino insicuro, sovrappeso, basso e pochi si rendono conto che il suo insuccesso nelle attività motorie e sportive è dovuto alla sua percezione di essere socialmente inadeguato; spesso è deriso dai compagni e a volte reagisce in malo modo. Il canguro è colui che invece di insistere nei salti dove è molto bravo, rinuncia e diventa un bambino scoraggiato perché non è apprezzato, possiede grandi capacità, ma non è seguito e ascoltato e quindi dopo un po’ di tempo abbandona. Il pesce è il bambino che ha veramente bisogno di essere seguito più degli altri e non riesce a brillare perché non ha la volontà di insistere e di applicarsi. Lo scoiattolo, a differenza dell’anatra che “ce la fa”, diventa un fallimento, cambia sport continuamente, i suoi genitori credono che sia un campione, ma lui non crede nei suoi mezzi e nelle sue qualità e si scoraggia. Il coniglio è il bambino che all’inizio corre benissimo, ma siccome deve anche arrampicarsi, nuotare e volare, non lo invogliano ad applicarsi maggiormente dove lui riesce meglio e quindi abbandona lo sport. L’ape è il bambino che la Società Sportiva pensa non ce la possa fare e invece, malgrado tutto, con l’appoggio dei suoi genitori, ha abbastanza motivazioni interiori per fare bene; deve essere motivato e seguito continuamente. L’anguilla è il bambino che sa fare tutto e non si specializza in niente, però va bene così per tutti, è bravo, ma non eccelle in nessuno sport anche se possiede capacità motorie eccellenti. Il cane della prateria è il bambino che voleva fare skateboard ma i suoi genitori non hanno voluto perché è uno sport pericoloso e l’hanno iscritto ad una Scuola Calcio vicino a casa e dopo un anno ha abbandonato. Il cinghiale è il bambino ribelle, anticonformista, il padrone del mondo, che non rispetta le regole, ma è un talento che spesso perdiamo per strada.

“Caro Insegnante ascolta: i bambini sono una miscela unica di doti naturali, personalità e ingredienti che non si trovano da nessun altra parte. Alcuni bambini sono dotati intellettualmente, altri hanno la fortuna di essere dotati sul piano emotivo e sul piano motorio, sono creativi e fantasiosi, altri sono meno dotati. Ma sono tutti bambini che hanno bisogno di essere educati e seguiti da Insegnanti preparati. Ogni bambino è unico, come le sue impronte digitali e possiede la sua propria esclusiva collezione di doti naturali; un diamante scintillante di impareggiabile bellezza! Ricordati che i bambini non nascono forniti di un libretto di istruzioni. Gli Insegnanti competenti ed efficaci continuano sempre a imparare, a studiare e a personalizzare le istruzioni per i loro allievi. La meritocrazia aiuta i bambini a trovare nuovi stimoli per migliorare. Non permettere che i bambini diventino dei canguri!”

prof. Maurizio Mondoni

 

link:

https://www.basketnet.it/scuola-educazione-motoria-sportiva-prof-mondoni/

Tra stadio, palazzetto e porcili

Questo weekend appena trascorso è stato dedicato ad una sorta di tour sportivo attorno al Friuli.
Sabato sera ho accompagnato mio figlio piccolo, praticamente un Ultras del Sassuolo a vedere la partita allo stadio dei suoi beniamini… avevo fatto una promessa qualche mese fa dicendogli “ma si, visto che giocano quasi in aprile non farà freddo, se vuoi ti porto allo stadio a vedere la partita”.

Qualche giorno fa, previsioni meteo alla mano ho provato a convincerlo che il clima non sarebbe stato quello atteso ma non c’è stato verso di farlo dissuadere… una promessa è una promessa e quindi siamo andati assieme allo stadio.

Ieri invece abbiamo portato tutti e due i bambini a vedere la partita di pallacanestro (il loro sport) dell’ALMA.
Quindi Sabato a Trieste e domenica a Udine. Almeno al palazzetto non faceva freddo. Inoltre abbiamo portato anche un compagno di squadra così erano ancora più felici.

E’ stato un bellissimo weekend di sport e di freddo, perchè a Trieste la bora non risparmia, però quello che ho mi è rimasto e per cui ho deciso di scrivere questo post è stata un immagine che mi ha dato parecchio fastidio da sabato a domenica.

Ovvero le condizioni in cui a fine partita versavano sia lo stadio che il palazzetto.

Io capisco che a fine partita ci sono gli addetti ai lavori e persone pagate per pulire l’ambiente, però questo non dovrebbe giustificare il fatto di lasciare un vero porcile nel posto dove si stava seduti.

Non lo so, forse sbaglio io, forse esagero però ieri e l’altro ieri ho visto i segni di un inciviltà di base che andrebbe sottolineata perchè basterebbe veramente poco, da parte di ognuno di noi, per elevare il grado di civiltà ma sopratutto per dare un messaggio ai
tantissimi bambini che erano presenti, invece ciò che inconsapevolmente resterà nella loro mente e diventerà un gesto automatico è che allo stadio e al palazzetto si può buttare per terra qualsiasi cosa e lasciarla li, tanto ci sarà chi pulirà il nostro cesso…

 

Lettera ad un papà

Da qualche giorno nella palestra dove si allenano i miei figli hanno appeso questa lettera in bacheca…  che dire… niente, mi piaceva condividerla..

 

Lo sai papà, che quasi mi mettevo a piangere dalla rabbia, quando durante una partita ti
sei arrampicato sulla barriera di recinzione del campo, urlando contro l’arbitro?
Io non ti avevo mai visto così arrabbiato!
Forse sarà anche vero che lui (l’arbitro) ha sbagliato, ma quante volte io ho fatto degli
errori senza che tu mi dicessi niente ……………
Anche se ho perso la partita “per colpa dell’arbitro”, come dici tu, io mi sono divertito lo
stesso.
Ho ancora molte gare da giocare e sono sicuro che se non griderai più con l’arbitro
sbaglierò di meno ………
Papà, capisci, io voglio solo giocare, ti prego lasciamela questa gioia, non darmi
suggerimenti che mi fanno solo innervosire: “tira” , “passa” , “gioca duro” …. Mi hai sempre
insegnato a rispettare tutti, anche l’arbitro e gli avversari e di essere sempre educato …… e
se giocassero duro su di me quante parolacce diresti ?
Un’altra cosa, papà: quando il Coach mi sostituisce o non mi fa giocare, non arrabbiarti.
Io mi diverto anche a vedere i miei amici stando seduto in panchina. Siamo in tanti ed è
giusto far giocare tutti (come dice il Coach).
Scusami papà, ma alla fine non dire alla mamma al ritorno dalla partita “oggi ha vinto” o
“ha perso”; dille solo che mi sono divertito tanto e basta. E poi non raccontare ti prego che
ho fatto un canestro bellissimo: non è vero, papà ! Ho buttato il pallone dentro il canestro
perché il mio compagno mi ha fatto un bel passaggio e perché assieme agli altri compagni
ci siamo impegnati moltissimo; per questo abbiamo vinto (ce l’ha detto il Coach).
E ascoltami papà: al termine della partita non venire nello spogliatoio per vedere se faccio
bene la doccia e se so vestirmi; che importanza ha se mi metto la maglietta storta? Papà
devo imparare da solo! Sta sicuro che diventerò grande anche se ho la maglietta
rovesciata, ti sembra? E lascia portare a me il borsone: vedi c’è stampato sopra il nome
della mia squadra e mi fa piacere far vedere a tutti che io gioco a basket.
Non prendertela, papà, se ti ho detto queste cose, lo sai che ti voglio tanto bene……..ma
adesso è gia tardi. Devo correre in palestra per l’allenamento.
Se arrivo in ritardo il mio “Coach” non mi fa giocare la prossima volta.

Riassunto Politico degli ultimi 40 anni

Un essere umano A possiede un anguria.

Raggruppa un insieme di persone, facciamo 50 e a loro dice:

Dividerò questa anguria in due parti, parte 1 e parte 2.

A chi piace il verde darò parte 1

A chi piace il blu darò parte 2.

 

 

Un essere umano A possiede un anguria.

Raggruppa un insieme di persone, facciamo 50 e a loro dice:

Dividerò questa anguria in 4 parti, parte 1 parte 2 parte 3 e parte 4.

A chi piace il verde darò parte 1.

A chi piace il blu darò parte 2.

A chi piace il giallo darò parte 3.

A chi piace il viola darò parte 4.

 

 

Un essere umano A possiede un anguria.

Raggruppa un insieme di persone, facciamo 50 e a loro dice:

A chi piace il verde darò un arancia.

A chi piace il blu darò un limone.

A chi piace il giallo darò una pera.

A chi piace il viola darò una pesca.

 

 

Un essere umano A possiede un anguria.

Raggruppa un insieme di persone, facciamo 50 e a loro dice:

A chi piace il verde acido darò un arancia e un bastoncino di liquirizia.

A chi piace il verde olivastro darò un arancia e una foglia di basilico.

A chi piace il blu savoia darò un limone e un tozzo di burro.

A chi piace il blu mare darò un limone e una fragola.

A chi piace il giallo citrino darò una pera e un gambo di sedano.

A chi piace il giallo paglierino darò una pera una foglia di rosmarino.

A chi piace il viola darò una pesca e una pianta di rabarbaro.

A chi piace il fucsia darò una pesca e una pianta di zenzero.

 

Un essere umano A possiede un anguria.

Raggruppa un insieme di persone, facciamo 50 e a loro dice:

A chi piace il verde acido e ama i giorni di sole darò un arancia e un bastoncino di liquirizia e una foglia di basilico.

A chi piace il verde acido e ama i giorni di pioggia darò un limone e un tozzo di burro e una fragola.

A chi piace il verde acido e ama i giorni nuvolosi darò una pera una foglia di rosmarino e un tozzo di burro.

A chi piace il verde acido e se ne frega del tempo darò una pesca, una pianta di rabarbaro e un gambo di sedano.

 

 

E con una tendenza all’infinito la domanda sorge spontanea:

 

 

Di tutte quelle 50 persone nessuno si chiede nemmeno più “che fine ha fatto l’anguria???