Volgarità, senso e ragione

E’ la semplicità con cui scorre volgarità che mi disturba più di ogni altra cosa.

Nell’ultimo periodo scrivo poco nel blog perchè di fatto leggo anche poco, sempre meno.
Perchè??

Perchè non riesco più a farlo.

Mi è sempre piaciuto leggere e documentarmi attraverso la lettura, mi piacciono il contraddittorio e i confronti, mi piace l’opposizione perchè molto spesso da due punti di vista distanti o addirittura opposti se ne ricava almeno un terzo.

Mi piace parlare con chi non la pensa o vede come la vedo io perchè dal suo pensiero spesso traggo spunti per condire o rivalutare il mio. Ho cercato sempre di motivare il pensiero e di cercare elementi che lo sorreggano o che lo stravolgano per riuscire a dargli un peso, una sostanza.

Spesso mi capita di leggere o ascoltare confronti tra persone e di avere poi bisogno di un pò di tempo per capire la visione di entrambi o almeno per cercare di farlo, prima di formulare poi la mia personalizzazione del pensiero altrui.

Sempre più spesso però quando leggo o assisto a questi confronti l’unica cosa che sento di potermi portare via è il mio tempo, smettendo di ascoltare o di leggere.

Il confronto di pensiero, fatto o ideologia ben presto lascia spazio a diverse esibizioni di volgarità.

Espresse in varie forme, ma che tendono sempre a spostare l’attenzione dall’oggetto del confronto.

Chi usa il sarcasmo come dato oggettivo e fa leva sulla sua presunta ironia per auto decretarsi superiore all’altra persona

Chi usa la saccenza come dato inconfutabile e fa leva sulla sua personalità dominante per auto decretarsi superiore all’altra persona

Chi usa le certificazioni come dato si suprema sovranità e fa leva sui decibel o sui follower per autodecretarsi superiore all’altra persona

Chi non ha nessun elemento se non che la volgarità espressiva e fa leva sull’insensatezza per auto decretarsi superiore all’altra persona almeno in un confronto vocale o da tastiera.

Poi c’è chi interviene in difesa o accusa di uno o dell’altro e che quindi automaticamente ne assume i gradi di appartenente o meno e che molto spesso non conosce nemmeno il contesto originale.

C’è chi prova ad inserirsi aggiungendo elementi interessanti del contesto  e viene ignorato da entrambi gli schieramenti perchè chi si estranea dalla lotta….

Moltissimi di loro nelle loro gare d’appalto si dimentica presto dell’argomento per andare a ricercare dal privato al sociale ragioni per sentirsi migliore della persona che si trovano difronte come se questa sorta di giudizio universale auto decretato potesse trasformare ogni loro pensiero in verità assoluta ed incontestabile.

Inizi con il trovare un titolo, un argomento, una questione che ti può interessare e finisci dopo pochissimo per assistere ad una sorta di videogioco virtuale in cui vince chi si insulta meglio o chi raccoglie più consensi pubblici. Figata.

La cosa più triste che questo gioco da un semi solitario diventa un gioco di società dal sicuro successo sociale praticamente immediato.

 

E allora di primo istinto rimango così:

senza nulla da dire, senza forza e voglia di scrivere

 

Perchè è vero che la vita non va presa sempre troppo sul serio, che la leggerezza è anche una qualità molto positiva, ma dovrebbe esserlo almeno altrettanto è che in certi casi non si può pensare che la leggerezza sia sempre la soluzione.

E allora non ti resta che pensare, deviare l’attenzione e aspettare che quel fuoco, quella passione quella voglia di comunicare e confrontarti con gli altri torni a farsi sentire, infondo nessuno ti obbliga a farlo, lo fai perchè ti fa piacere e perchè nel farlo ci vedi
un senso, una ragione.

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46 pensieri riguardo “Volgarità, senso e ragione”

  1. Scrivere su un blog ‘per forza’ secondo me non ha senso.
    Si percepirebbe la forzatura, e renderesti scontento sia te che i lettori.
    Meglio farlo quando se ne ha voglia e, soprattutto, tempo. Io per fortuna 20 minuti al giorno riesco a ritrovarli, ma bisogna anche avere la mente sgombra. A volte, semplicemente cambiano le priorità.

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    1. Sono perfettamente daccordo con te, infatti sui blog fortunatamente si riesce ancora a stare in modo piacevole… io mi riferivo principalmente ai social o ai commenti sui vari siti di informazione, e solo come effetto finale verso i miei scritti al blog… non riuscendo più a leggere siti e social ho meno informazioni e quindi magari meno commenti da scrivere o storie da condividere…

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      1. Io sui social a furia di nascondere pagine/ gruppi/persone non vedo più molto (per fortuna) anche se in questi giorni con la scusa della politica la gente sta tirando fuori il peggio di se… io preferisco passare da ignorante e dire che non so nulla di politica e che non guardo la televisione

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      2. vero, in questi giorni c’è un mostruoso incremento di mostri… il problema è che tutto torna… applico una pratica molto simile alla tua, si tratta di sopravvivenza…

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  2. Sono d’accordo sia con kikkakonekka sia con Hadley, scrivere per forza oltre a essere difficilissimo produce risultati che ci appartengono solo a metà… io sui social sono solo su instagram e mi basta e mi avanza, spesso si leggono commenti di persone che si attaccano senza conoscersi nemmeno, e senza provare a ragionare sull’argomento… il che è molto triste…

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      1. ecco, la seconda precisazione mi piace di più, i social senza gli utilizzatori sarebbero spazi vuoti… essi sono veicolo… chi veicolava ha permesso, e ognuno di noi è “chi veicolava”…

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  3. Umberto eco disse che i social avrebbero dato il diritto di parola ad una legione di imbecilli. Gente che, non soddisfatta nella vita ed in assenza di appagamenti morali – sociali – lavorativi, sfoga le frustrazioni sui social. In queste persone manca quell’ingrediente che si chiama “delicatezza” nel trattare gli altri secondo un comportamento rispettoso. Ho notato che molti provano una certa invidia, o forse un senso di soddisfazione nell’insultare. Come se on quell’insulto avessero dato aria ai propri polmoni. Personalmente all’inizio mi offendo, ma poi mi rendo conto che all’ignoranza non bisogna poi dare troppa importanza!

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    1. ho notato anch’io la stessa reazione chimica e psichica all’insulto… più di una volta… è sorprendente l’effetto che fa, tanto che studiarlo potrebbe diventare molto interessante… Eco ancora una volta è stato visionario…

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      1. Una volta ad uno che mi insultò gli chiesi se con quel suo comportamento avesse raggiunto l’agognato orgasmo che non riesce a provare fisicamente con un partner. Non ha risposto. 1 a 0 per me.

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      2. magari lo stava vivendo in quel momento e non ti ha risposto per quello… 🙂 beh, però non hai usato delicatezza (di qualche commento fa) in questo caso nel rispondergli… 😛 [scherzo ovviamente]

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      3. Orgasmo non è una parolaccia, rispetto all’insulto ricevuto. Sentirsi dire “per quanto sei ignorante è già una buona cosa non aver preso una laurea in medicina…” non è una bella cosa. Soprattutto se spiattellata davanti a tutti. Come anche dubitare come io mi sia presa la laurea.

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      4. ma io non ho parlato di parolacce… tu hai “irriso” la sua mascolinità senza sapere se poi quello che dici corrisponda alla verità con l’intento di vendicarti o offendere per ribadire a quello che avevi subito… lui ora che hai citato il caso è semplicemente un idiota, una persona dal valore morale infimo che a mio modo di vedere non meritava nemmeno tanto interesse… il davanti a tutti ha valore ininfluente, perchè se quei tutti sono arroganti e idioti come lui avranno riso, se sono persone con una certa tranquillità civica lo avranno visto come un poveretto.. .a te di fatto cosa cambia?? sai che ciò che ha detto non è la verità, quello che penseranno gli altri saranno problemi loro perchè qualsiasi sia il loro pensiero non cambierà ciò che sei e ciò che sai di essere.. io penso sempre che dovremmo preoccuparci molto di più dei giudizi dati dalle persone che conosciamo, che ci conoscono, che rispettiamo e che sono autorevoli in ciò di cui discutono… tutti gli altri, si possono ascoltare per interesse, noia o educazione..

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      5. La questione non riguardava tanto gli altri (anche se sembra così), ma va a toccare un tasto dolente, anni e anni di sacrifici, rinunce e una vita passata oggi a casa ad oziare non per mio volere. Non è bello tutto questo.

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      6. ma quello che cerco di dirti io è… non è bello per chi?? immagino per te… ma tu sai benissimo che quello che è stato detto non risponde a verità.. e allora cosa te ne frega?? la persona che l’ha pronunciata è quella che decide e deciderà della tua vita??
        il peso che quelle parole hanno avuto su ti te è in buona parte attribuito dal peso che tu gli permetti di avere… non so se sono riuscito a spiegarmi…

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  4. A me sembra che si parli più sui social che tra persone. E alla tele si parla cpn una buona dose di volgarità che ormai è un must. peccato!
    Ma sono convinta che molti giovani stiano riscoprendo la bellezza della parola usata appropriatamente.

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    1. devo dire che da questo punto di vista concordo perfettamente con te… solo che l’immagine che ho io è di una minoranza anche piuttosto netta, ma forse mi sbaglio e se così fosse è uno degli errori di valutazione più belli che ho fatto negli ultimi tempi..

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    1. Concordo, di fatto io non sono molto social… sono iscritto ovunque ma per motivi lavorativi per il resto sono discretamente riservato e selettivo… Il fatto è che a volte la si trova in ogni angolo anche della vita reale.. anche li si può selezionare ovviamente ma a volte è un pò più complicato specie quando nella tua vita rispondi anche per conto di altri, siano essi figli oppure qualche altra forma di esistenza vitale… 🙂

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    1. A volte la routine è richiesta.. il fatto è che una cosa come un blog, per chi lo usa come noi, come un estensione del proprio io.. Non ha senso senza sentimento… 🙂

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  5. Ciao, Erik. È un po’ che non mi faccio vivo sul tuo blog, né d’altronde lo sono sul mio. Peccato, mi riferisco a quello che mi sono perso non passando di qui. Leggendo il tuo post mi hai fatto riflettere, o forse dovrei dire più che una riflessione, ho provato una sensazione, altri ‘piani’ quindi. Un senso di svuotamento, ma non di perso, che in qualche modo riconosco e mi è familiare. Passerà, è già successo.
    È sempre un piacere leggere quello che hai da dire 🙂

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  6. È curioso, chiamano social quei luoghi pubblici di incontro virtuale che da anni sono diventati la quintessenza della asocialità, mentre non fanno rientrare in questo termine il mondo dei blog che mantengono uno spirito civile di confronto oltre che un discreto livello di cultura. A me sembra che se si vuole evitare la volgarità di certi ambienti l’unica sia non frequentarli e semmai approfondire la frequentazione dei blog. Ed è quello che da anni personalmente faccio.
    Ciao,
    ml

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    1. ” se si vuole evitare la volgarità di certi ambienti l’unica sia non frequentarli ” dopo questa frase non mi sento di dover aggiungere nulla, se non che la condivido al 1000%

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