Always leave your office on time

LASCIA SEMPRE IL TUO UFFICIO IN TEMPO

1. Il lavoro è un processo senza fine. Esso non potrà mai essere completato.

2. Gli interessi del cliente sono importanti, così come quelli della tua famiglia.

3. Se avrai un problema nella tua vita, nessuno, no il tuo capo, no i tuoi clienti, no la tua azienda ti offriranno un
aiuto; la tua famiglia e i tuoi amici probabilmente saranno disposti ad aiutarti.

4. La vita non è riguarda soltanto il lavoro, l’ufficio e i clienti. C’è molto di più nella vita.
Tu hai bisogno di tempo per socializzare, divertirti, rilassarti e fare esercizio.
Non lasciare che la tua vita sia priva di significato.

5. Una persona che sta sempre fino a tardi in ufficio non è una persona che lavora duro.
invece è un pazzo che non sa come gestire il lavoro entro il tempo stabilito.
È un perdente che non ha una vita personale o sociale. E’ probabilmente incapace ed incompetente nel suo lavoro.

6. non hai studiato duro e lottato nella vita per diventare una macchina.

7. se il tuo capo ti obbliga a lavorare fino a tardi,può essere inefficace e avere anche una vita senza senso;

 

Dr. Abdul Kalam

27 pensieri riguardo “Always leave your office on time”

  1. Sono pienamente d’accordo.
    A me fanno sorridere alcuni colleghi che rimangono in sede (gratis) oltre l’orario quasi per farsi belli davanti agli occhi altrui. Per carità, il senso del dovere ce l’ho anch’io ed anche elevato (spero) ma avrai pur una vita fuori dall’ufficio!
    Un collega in pensione (ex responsabile) che a 80 anni continua ogni mattina a venire al lavoro… ma stai a casa! Fai il nonno, fai volontariato, gioca a carte o a bocce, vai a pesca, leggi, fai un puzzle! Niente, lui deve venire, sbrigare pratiche (per un patronato con il quale collabora) fare mail, stampare documenti.
    Mah, che dire?

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      1. da qualche anno non mi fanno più sorridere… perchè se è pur vero ciò che dici lo è altrettanto ciò che questo loro comportamento crea e ha creato nel corso del tempo nelle aziende… cioè la perdita di alcuni diritti fondamentali… rimanere al lavoro dopo l’orario gratis, oppure fare tanti straordinari che non servono sono un arma enorme per le aziende che non hanno un etica… e il discapito di questo va ai lavoratori onesti e anche a quelli bravi… a me non fanno più sorridere, purtroppo…

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      2. Ma qui il fatto è un po’ differente: l’azienda (tranne rari casi) non chiede assolutamente al dipendente di rimanere. E’ gente che forse per farsi vedere, o forse perché a casa non ha una vita, decide spontaneamente di stare in ufficio.

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  2. Non so chi sia il Dr. Abdul Kalam, ma sono totalmente d’accordo con lui.
    Attualmente la paura di perdere il lavoro costringe ad accettare situazioni assurde, sottopagate, assolutamente non gratificanti,
    Abbiamo perso molti dei diritti conquistati ed altri ne perderemo se non si cambierà direzione,
    Poi ci sono i drogati del lavoro, quelli che lo mettono al primo posto sempre, che trascurano affetti e si sentono autorizzati a farlo.

    un pò di tempo fa scrissi un post intitolato: il lavoro rende liberi o lavorare stanca? ovviamento un titolo provocatorio

    Un caro saluto
    M_

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    1. fare tardi può capitare ma come dici tu deve esserci una motivazione legittima, invece non solo spesso diventa routine, ma le aziende non capiscono che quello è uno spreco di denaro e lo confondono con volontà e dedizione.. quando invece è esattamente l’opposto.

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    1. mah sai, io onestamente credo in questo principio… credo meno nelle sue modalità di applicazione. Ci nobilita nel momento in cui attraverso esso ci miglioriamo o riusciamo ad esprimere qualcosa di noi, magari portando una qualche forma di valore aggiunto. Lo fa molto meno nel momento in cui è solo l’unico modo che abbiamo per mantenerci in vita. Quindi se eliminiamo i termini economici dal contesto, il lavoro nella sua espressione che forniamo mediante la nostra interpretazione dovrebbe nobilitarci… almeno io l’ho sempre vista in questa forma…

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  3. E’ vero, ma è soprattutto vero che oggi senza clienti non si ha lavoro e molto spesso si è costretti a chiudere. Il discorso di Abdul Kalam vale per il dipendente, o vale fino ad un certo punto, per lo meno per la società di oggi e non quella di ieri. oggi molte imprese chiudono perché non hanno clienti e non hanno clienti abbastanza da supportare le spese che comporta un’azienda.
    E ancor più spesso la colpa è del dipendente. Però, metto le mani davanti e ti racconto questo aneddoto.

    Ho lavorato come promoter per un’importante centro commerciale ed in 3 anni ho visto il declino principalmente per i dipendenti. Avevano tutto questi, ferie, orari flessibili, lavoro sotto casa che bastava uscire dal portone ed andare al negozio. Nonostante tutto quando un cliente andava per chiedere consiglio su mobili o elettrodomestici, non trovava quasi mai qualcuno pronto a collaborare. Quelli ”protetti” si nascondevano tutto il giorno nei magazzini per fumare o pomiciare (si, c’erano anche le tresche, tipo che uno ha mollato moglie e figli per una ragazzina), quelli non raccomandati avevano l’incombenza di gestire tutto dalla sistemazione degli scaffali fino all’assistenza cliente. Si è sparsa la voce e molti consumatori hanno preferito andare al negozio distante qualche chilometro più avanti. Meglio spendere di più ma ricevere cortesia che risparmiare e trovarsi un repartista scorbutico. Poi si ci è messa la crisi e il colpo finale è stato inferto dal propiretario dello stabile dove c’era il centro commerciale. Tempo due mesi e tutti a casa. Ora non dico che uno deve stare fino a tardi al lavoro, ma per lo meno cercare di tenerselo stretto.

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    1. io credo che il testo sia assolutamente dedicato a chi svolge un lavoro da dipendente…

      detto questo comprendo ciò che dici ed il mio concordare con il testo è dettato dalla mia esperienza pratica, in 20 anni di lavoro da dipendente ho “girato” 4 aziende, dalla piccola alla media alla grande organizzazione. Io mi riferisco a quelle persone che si fermano fino a tardi senza produrre nulla per far piacere al capo, perchè sono costrette a farlo oppure per un loro puro interesse economico, gli straordinari (se retribuiti) sono il mezzo più semplice e veloce per migliorarsi lo stipendio. In tutti i casi citati rimangono un costo per l’azienda che se non è “controllato” sul bilancio mensile alla fine pesa più di ciò che si crede, perchè al di là dell’esborso economico diventa spesso un attitudine per cui per otto ore si produce al 20% e per le ore fuori orario magari al 60%.
      Questo può anche impedire all’azienda nuove assunzioni o aumenti, nel caso di grandi numeri.

      E’ vero che oggi molte aziende chiudono per mancanza di clienti, ma le spese di cui parli molto spesso (te lo posso assicurare) sono date dai costi “nascosti” e dall’assurdo valore di produttività dei dipendenti, oltre che dal minimo (per i più fortunati) investimento che si fa per innovare. Se l’azienda vive un periodo prospero, tranne pochissimi casi, stai certa che ritiene che lo status che ha portato a questo periodo rimarrà inalterato nel tempo, quindi non cambierà di una virgola il suo workflow e dopo qualche anno sarà automaticamente fuori mercato… chiuderà e darà la responsabilità alla crisi, ai pochi clienti ma difficilmente investirà in un indagine interna per scoprire come il settore produttivo sia evoluto negli ultimi 10 anni…

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      1. Sicuramente non si innoveranno e crederanno di vivere nella bambagia per tutta la vita. Un’indagine interna servirebbe anche a tutti quei dipendenti che, nonostante il futuro non prometta molto, pensano “ah, vabbè, tanto io sono pagato, che mi frega se faccio meo del mio dovere”. Sicuramente l’articolo è rivolto a quelli che si spezzano la schiena per poi scoprire che il pivellino di turno gli ruberà il posto, ma nella realtà sappiamo come vanno le cose.

        Quali sono i costi nascosti di un’azienda?

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      2. Per quello che posso dire dalla mia esperienza sono la disorganizzazione, la poca produttività, la comunicazione, la dispersione di risorse umane… non sono “costi nascosti” nel senso economico del termine ma lo sono nel senso che generano un costo del quale l’azienda non trae beneficio…
        Ho sempre pensato che “il posto fisso” abbia creato più danni che benefici, visto a lungo termine…

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      3. in realtà non sono completamente d’accordo con la tua affermazione, perchè anche per chi non aveva le spalle coperte alla lunga ha creato il vantaggio di permettergli di crearsi una vita, una famiglia e un esistenza sul piano economico ma ha anche contribuito a ridurre tutte le ricerche di nuovi stimoli, obiettivi, interessi per dei cervelli che hanno “accettato” (anche inconsciamente) di sedersi e lasciar correre la vita.. ma è una mia visione, probabilmente che non prende in considerazione i fattori giusti, non lo so..

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      4. Tempo addietro mi occupai dell’innovazione nel settore delle risorse umane e scoprii da molte fonti che le imprese italiane poco fanno per quanto riguarda la riqualificazione del personale. Molte tendono ad imitare il modello delle imprese estere con i brainstorming o quelle cavolate fatte in gruppo (tipo terapia di yoga e compagnia bella), ma in pochi organizzano corsi di preparazione e di evoluzione volti ad incentivare il know – how: addirittura avevo dimostrato come la teoria di Akerlof (in economia Akerlof spiega come funziona il mercato delle assicurazioni auto in presenza di persone ad elevato rischio di sinistri) fosse applicabile anche al mondo del lavoro.

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      5. Non conosco questa teoria ma mi interessa, andrò a documentarmi… per quel che vale, per quel che scrivi, io una come te l’assumerei subito.. hai idee e argomenti per motivarle e difenderle… però sono un dipendente e nn ho una gran rubrica… se non che di tecnici…

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      6. In sintesi Akerloff diceva che il costo di un’assicurazione aumenta in quanto mnon è possibile sapere fin da subito il rischio di ciascun guidatore. Ergo chi provoca maggiori incidenti cpsta di più, ma il relativo costo viene spalmato su tutti e quindi chi è prudente deve sobbarcarsi il pericolo di chi è negligente. La stessa teoria fu applicata al mondo delle auto usate. Se il mercato decide il prezzo di una vettura, quelle in buono stato escono dal mercato, in quanto i proprietari non si sognerebbero mai di svendere l’auto a prezzi stracciati se sanno che vale il doppio. Anche nel mondo del lavoro vale così. se io so di valere più di un raccomandato, di certo non vado a farmi assumere come commessa al supermercato, ma andrò fuori dove qualche azienda mi remunerà a seconda delle mie competenze. Ecco perché la gente espatria, ed ecco dimostrato come una donna laureata (è successo davvero) qui in Italia non era stata presa neanche come bidella. oggi dirige un centro di ricerca in america.
        http://www.ilgiornale.it/news/cronache/storia-sabrina-berretta-italia-neanche-bidella-ad-harvard-1375001.html
        Questo è il link della donna che ti dicevo.

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      7. Si, ieri poi mi sono documentato… asimmetrie informative… mi tornerà sicuramente utile… purtroppo di esempi come quello che hai citato ce ne sono molti… dove lavoro ho esempi quotidiani purtroppo… credo che più l’azienda è istituzionale e politicizzata più diventa esponenziale il numero di casi…

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