di un anno che se ne va..

La cosa positiva è che ho una buona sensazione per questo nuovo anno, non so se sia
legata a una qualche forma mentale di speranza di buon auspicio oppure a qualche inconscia vibrazione positiva dalle origini sconosciute.

Fatto sta che il duemiladiciasette è alle spalle, finalmente, non so se lo ricorderò in futuro
ma ora che la memoria è ancora fresca posso sicuramente affiancarlo al 2011, cioè come uno degli anni più duri e pesanti di quella che sarà un giorno la mia storia.

Non amo lamentarmi, mi disturba chi lo fa sempre e di conseguenza cerco di non farlo quasi mai, però ecco non posso dire sia stato un anno facile, e il periodo di festività tradizionale non poteva ribaltare il mood dell’anno appena trascorso.

Per carità, ci sono migliaia di persone che se la passano peggio di me, che hanno mille e più motivi per non essere sereni.. non intendo paragonarmi o cercare di entrare nel gruppo però di fatto è finito un anno molto impegnativo e stancante.

Un anno pieno di parole e di lunghi tempi di attese, un anno troppo fermo per i miei gusti, un anno di progetti calati dal cielo a cui è stato obbligatorio affidare parte delle mie risorse energetiche e mentali.
Un anno obbligato, lo chiamerei così… un anno in cui il tempo era scandito da situazioni ed eventi che in un  modo o nell’altro erano forzati, e io faccio da sempre stramaledettamente fatica ad accettare le forzature.

Ma si deve, in certi casi, non ci si può opporre… o ci si rende conto che si potrebbe pure ma ciò che si ricaverebbe da una scelta così anarchica sarebbe solamente inutile polvere di anticonformismo fine a se stesso.

Spero che sia un anno di energia, un anno dove dedicare le forze a costruire qualcosa per le persone care, un anno su cui poter sfruttare il tempo per le cose in cui credo, per le cose che per me hanno un senso… è un desiderio ma anche un bisogno.

Non credo che la vita sia inseguire uno stato di felicità eterno, credo che sia un percorso di sali e scendi ma sempre mirato in direzione della salita, credo che la serenità sia un buon compromesso per affrontarla così come credo che la curiosità sia il veicolo
su cui salire e l’energia il motore che la muove.

Chi mi conosce bene lo sa, il periodo delle feste solitamente non lo vivo con entusiasmo tranne che nei momenti dedicati alla mia famiglia solitamente i miei ricordi sono per lo più malinconici e di momenti noiosi e di rifiuto. Non riesco a non guardare con diffidenza e tutte le esibizioni di gioia e felicità espresse verso il prossimo, specialmente se semisconosciuto, e nello stesso istante proiettare i miei pensieri verso le reali sensazioni che sono celate perchè così vuole la tradizione.

Mi rendo conto che la mia è una sorta di fissa probabilmente smisurata però allo stesso tempo è ciò che proviene dal mio interno più profondo.

Persone che si fanno gli auguri in comitiva e che dopo pochi passi sparlano uno dell’altro, sorrisi regalati dietro a facce imbronciate o sguardi di confronto conditi da riflessi di invidia o giudizio.

Così io cerco come sempre di saltare nell’ombra, di evitare le situazioni imposte, di voltarmi dall’altra parte della faccia chiara della luna bianca
preferendo quella oscura della luna nera ma sincera (semi-cit. FRKNRG).

E così come ogni anno passo, ad assoluta ragione, per quello solitario per quello che rasenta la maleducazione che si pone contro il sistema. Ho rifiutato di partecipare alla cena di lavoro, quando nella raccolta delle adesioni l’organizzatore ha affermato “è una cena nella quale conviene molto di più esser presenti che assenti” e al mio commento “perfetto, motivo in più per non esserci” qualcuno ha riso qualcuno mi ha guardato con spregio.

Ho rifiutato di fare gli auguri, di stringere la mano, di regalare sorrisi a persone che non conosco e che non conoscono me, a gente che viene a lavorare con la 24ore vuota pur di presentarsi con la valigetta.

Mi sono sentito triste in chiesa, durante gli incontri dedicati al percorso di catechismo di mio figlio, quando ho visto per la messa della vigilia persone, genitori, che non si sono mai presentati negli altri appuntamenti atteggiarsi da pilastri della comunità per poi riunirsi a branco a stilare la classifica dei genitori più eleganti e facoltosi.

Ho sentito la solitudine delle persone che si presentano in chiesa 3 o 4 volte all’anno e che per il restante tempo imprecano contro religioni e destino a cui attribuiscono solo i lati dei loro fallimenti.

Ho sentito silenzio e vuoto durante i canti in quelle persone che ridevano commentando chissà quale piccolo dettaglio invece di ascoltare i suoni e magari anche se stessi.

Ho sentito sconforto nell’immaginare quanti di qui bambini che in quel momento erano concentrati ed attenti, domani saranno come gli adulti che siamo noi oggi.

A Natale non è stato diverso, ho pensato a quanti regali sono stati fatti perchè lo richiede la tradizione, a quanti beni superflui riempiranno i nostri armadi
e bidoni delle immondizie nel corso del nuovo anno che si preparava ad arrivare.

Ho pensato agli adulti che ritengono infantile far credere ai loro figli a Babbo Natale ma non ritengono altrettanto stupido quanto descritto sopra.

Ho pensato ai bambini che fortunatamente se ne fregano di tutto quanto accade attorno a loro e giocano felici tutti assieme, senza giudizi, senza gare ne classifiche
e così ho ritrovato un pò di buon umore.

Lo so che il Natale porta con se anche molte cose buone, ma io ogni anno mi imbatto in pensieri come questi, questa è la mia storia, questi sono i miei natali e capodanno e ormai ne sono abbastanza abituato che anche il senso di malinconia è praticamente un sottofondo nemmeno sgradevole.

IN tutto questo peraltro trovo la forza per credere in quello che penso, in quello che faccio e per cercare nei restanti giorni dell’anno di essere coerente con me
stesso, con quelle sensazioni che mi rattristano per cercare di non fare ciò che critico negli altri, cambiando unicamente i contesti…

non so se ci riesco, ma infondo, per quel che mi riguarda ogni piccolo traguardo in questo senso è raggiunto soltanto grazie a questo periodo, che ciclicamente
si ripete di anno in anno… e forse porta con se uno dei traguardi più importanti per quel me stesso che immagina di guardarsi allo specchio tra tanti anni e di avere
qualche storia da raccontare a chi la vorrà ascoltare.

14 pensieri riguardo “di un anno che se ne va..”

  1. Erik, ti sei messo proprio a nudo senza neanche un velo, e a quest’ora qualcuno potrebbe rimanerne scandalizzato!!! Mi ritrovo in ogni tua parola, soprattutto quando parli delle cerimonie in Chiesa e di quei genitori che sifingono paladini per quelle quattro o cinque volte che entrano in Chiesa per dovere… delle chiaccheire che si fanno, dei vestiti indossati, ecc… A proposito di ciò io vivo il Natale serenamente, ma con una punta di malinconia. L’angoscia mi prende a Capodanno quando mi sento dire “ma tu non fai nulla alla vigilia?” No, non faccio nulla, non mi unisco al gregge che spende più di 100 euro solo per ballare o si piazza in centro per il concertone. Si, sono stata ai veglioni ed ai concerti il 31 dicembre, ma ora non posso, non posso farlo anche se vorrei tanto. mi piglia l’angoscia perché poi mi viene da pensare male delle persone che mi circondano e della vita che mi ritrovo a fare, perché non è come quella degli altri ma è un tantino diversa, forse fin troppo. Però poi penso che sono unconventional, perchè io il capodanno lo festeggio il giorno dopo, facendo cose che mi piacciono come ad esempio andare al cinema, fare una partita al biliardo e trascorrere quanto più tempo possibile con chi amo. Mi spiace che ci sia tanta cattiveria in giro e che molti premono affinché ci si litighi o ci si faccia del male l’un l’altro, ma lottare affinché il male non ci coinvolga è difficile, anche se si può.

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    1. esatto si può e in qualche modo è ciò che il nostro inconscio ci dice di fare… poi, certamente qualcuno ha altre “Missioni”.. ad ognuno la sua vita, senza che serva per forza paragonarla per attribuirle un valore.

      Per il mettersi a nudo credo di aver raggiunto un equilibrio nella mia vita che mi consente di farlo senza grossi timori…

      poi, ovviamente non si sa mai, perchè anche l’equlibrio è un filo, spesso, sottile..

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  2. Io non mi sono vergognata delle lacrime che hanno incorniciato il mio volto durante la messa scolastica,ho ascoltato con il cuore carico di calore le melodiose stonature dei bambini…cori divini ancora capaci di incantare. Ho vissuto con un pizzico di malinconia queste feste,un po’ delusa dal malessere noioso di queste nuove generazioni….troppo “civilizzate” per accontentarsi,per trovare gioia anche in una semplice “scatolina”…a malincuore ho già disadornato la vivacità delle decorazioni e ora…quieto in questo stadio di nuove avventure tutte da narrare

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    1. e fai bene a non vergognartene… ci mancherebbe, l’unica vergogna dovrebbe essere quella di reprimere i propri sentimenti per paura del giudizio altrui…

      fortunatamente io nelle nuove generazioni (forse perchè ancora abbondantemente giovani) colgo ancora, infondo, la gioia per le piccole cose.. almeno nel mio piccolo orticello di vita…

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  3. Direi che hai descritto un perfetto spaccato di questa società falsa,ipocrita e consumista. Ci credo che poi venga voglia di isolarsi e si diventi malinconici perché non ci sentiamo in sintonia con il resto del mondo. Per questo io e la mia famiglia viviamo in un bosco sui monti con tanti animali!

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  4. Per me le feste sono il filo che si riannoda con un passato che mi ha fatto diventare ciò che sono. Le amo. Ma ammiro molto chi ha il coraggio di dire no e però ha il coraggio di mantenere questo no. Mi da fastidio l’ipocrisia.
    Mi spiace per il tuo anno difficile, il mio lo è stato e lo sarà anche questo nuovo arrivato. Ma non è un problema, la lotta con la vita ormai è parte di me. Ma accanto alla lotta ci sono anche tante piccole importanti meraviglie, mia figlia in primis (per me la meraviglia delle meraviglie)…comunque.ti auguro un anno migliore, e che tu possa mantenere sempre l’onestà con cui ti ho conosciuto.
    Ti abbraccio Erik.

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