Il vecchio saggio che non c’è

Quando ero un ragazzino, quando qualcosa mi turbava fuggivo di casa e andavo a passeggiare tra i sentieri e le rocce.
Li mi sentivo al sicuro.
Sedersi su un enorme e spigoloso masso che era più comodo di un cuscino, guardare la città dall’altro con il rumore del vento e delle foglie, con il calore del sole e con il silenzio e la tranquillità attorno mi ha fatto sempre sentire al sicuro.
Non sono mai stato in pericolo, nemmeno in città, nemmeno tra la gente ma la ero al sicuro.
Forse non c’è differenza tra sentirsi al sicuro e non sentirsi in pericolo ma io la percepivo, e anche bella forte. Mi sentivo più solo in città che li.

Guardare la vita che scorre dall’altro senza che in nessun modo nessuno guardasse la mia mi faceva sentire libero.

Poi, il pensiero di poter incontrare lui, quel signore anziano con la lunga barba bianca ed il tempo e la voglia di ascoltare i pensieri e le paure, i problemi ed i sogni di un giovane ragazzo.
Quell’anziano signore di cui non si conosceva nemmeno il nome, tanto da non essere importante, che aveva anche la voglia ed il tempo per nascondere nei suoi racconti di vita i consigli per i problemi ascoltati in precedenza.

Beh, quell’anziano signore non esiste e non esisteva.

Era una proiezione della mia mente, era una figura che avevo creato probabilmente per attribuirgli un pò di responsabilità della mia vita.

Pensare che esistesse e che un giorno lo avrei incontrato per parlargli ed ascoltarlo in qualche modo gli ha dato forma e sostanza.

Non averlo incontrato mai, probabilmente ha fatto si che io mi sforzassi di renderlo reale e mi sostituissi a lui, pensando a quello che gli avrei detto, a quello che avrebbe pensato ascoltandomi e a quello che avrebbe potuto dirmi.

Pensare a creare storie e mascherarci dentro consigli nascosti per stuzzicare il me la voglia di cercare altri modi per vedere e altri modi per ascoltare mi ha portato a cercar sempre di leggere tra le righe.

Se ci penso oggi ciò che vedo è un ragazzo che cercando di fuggire dalle responsabilità e dai fatti della vita è finito per affrontarle in nome di un immagine che poi alla fine era sempre la sua.

Cercavo quel vecchio saggio gentile perchè non sono mai stato bravo a parlare di me con gli altri ma molto spesso lo sono stato cercando di vestire i panni di quel vecchio quando rivedevo negli altri me stesso. Dare consigli è sempre molto più facile che riceverli.

Alla fine il desiderio di conoscere ed incontrare quel vecchio lo sento ancora, la voglia ed il bisogno di raccontare ed ascoltare li sento dentro di me, ed in qualche modo sento che quel vecchio saggio esiste e prima o poi lo incontrerò.

Probabilmente dovrò prima sentirmi veramente pronto, sì, perchè infondo se dovesse presentarsi davanti a me e se in questi anni sono riuscito a conoscermi un pò so che non gli racconterei nulla, sperando sappia già tutto, e sperando che magari sia lui ad avere qualcosa da raccontarmi che risponda a domande di cui probabilmente non sono pronto a ricevere risposte.
in realtà se avessimo qualcuno o qualcosa in grado di rispondere e risolverci i problemi che senso avrebbe vivere la nostra vita??

Quindi caro vecchio saggio, sposto il desiderio di incontrarti e conoscerti più in la, tra molti anni… quando magari sarò pronto e quando forse sarà qualcun altro a cercarti, intanto però ogni tanto, quando serve, potremmo incontrarci ancora per parlare del più e del meno, su quel enorme e spigoloso masso che è ancora più comodo di un cuscino, là dove mi sono sempre sentito al sicuro.

 

30 pensieri riguardo “Il vecchio saggio che non c’è”

  1. Sono davvero poche le persone che si rifugiano nella natura per trovare una risposta alle loro domande. Tu lo fai con la montagna, io con il mare e appena mi capita cerco di interrogarlo su quella che potrebbe essere la soluzione al mio problema. A differenza di te immagino una donna dai lunghi e folti capelli che mi avvolge in acqua e che riesce a leggermi nel pensiero non appena mi immergo.
    Il senso della vita non può spiegarcelo nessuno: credo sia un pensiero soggettivo che cambia a seconda delle nostre necessità. Saper rispondere alle domande che riguardano noi stessi significa anticipare quello che c’è di bello nell’esistenza: la curiosità dell’incertezza.

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  2. Io non avevo il “vecchio saggio” ma il “me razionale”, cioè cercavo di estraniarmi guardando le cose da un punto di vista differente e mi dicevo “ma in termini razionali, cosa sarebbe meglio fare?”.
    Una specie di aiuto interiore cui ancora oggi mi rivolgo, nel tentativo di evitare le mie ansie che spesso mi spingono verso l’errore.

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      1. Vedi Erik, io soffro di attacchi d’ansia, ultimamente con il corollario della disfagia.
        Solo se agisco “razionalmente” posso lentamente star meglio, perché se mi faccio prendere dal panico è finita.
        Allora seguo la “vocina” che mi dice di star tranquillo, di andare in bagno, di alzare le braccia, di respirare profondamente con la bocca…

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      2. ma ti assicuro che non voleva essere una critica o niente di simile… ma una cosa strettamente personale… cioè la razionalità si basa su ciò che ci conosce e sugli effetti azione/reazione che sono preventivabili… a me questi concetti da soli fanno paura.. ho bisogno di tenere sempre a mente che esiste anche altro e che non sempre c’è o serve una spiegazione… ma ripeto considerazione strettissimamente personale.

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  3. come ti capisco… io lo facevo andando nel bosco col mio cane… entrambe anime libere riuscivamo a parlarci senza parole grazie al potere empatico della natura… e la i nodi si scioglievano, o no… ma tutto parlava e suonava nel silenzio. bello 😊

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  4. Bello questo post.. Anch’io a volte ‘mi racconto’ mentalmente ad una persona di riferimento per chiarirmi le idee e darmi soluzioni immaginando cosa potrebbe dirmi.. Solo che non è mai stata una sola figura e nemmeno immaginaria. Ho avuto diversi punti di riferimento negli anni, anche se queste persone magari nemmeno lo sapevano. E’ una cosa che mi fa stare bene 🙂

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  5. ciao ragazzo,

    riporto questo tuo passaggio.
    “Non averlo incontrato mai, probabilmente ha fatto si che io mi sforzassi di renderlo reale e mi sostituissi a lui, pensando a quello che gli avrei detto, a quello che avrebbe pensato ascoltandomi e a quello che avrebbe potuto dirmi.”…

    bene, questa è la celeberrima idealizzazione Prustiana, a volte non è importante conoscere e sapere come realmente sia una persona, l’importante è continuare a credere che sia come la immaginiamo.

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  6. Davvero stupendo tornare qui e leggere tutto questo…
    Quello che mi è accaduto durante questo tempo, mi porta a dire che in realtà non abbiamo bisogno di un saggio in cui riporre le nostre domande o cercare le nostre risposte… anche se quel saggio dovesse essere una nostra autoproiezione.
    Ho camminato lungo uno di quei sentieri nascosti, che non si vedono e che spesso non si vogliono vedere o accettare, cercando me stessa… l’immagine che in tutto questo tempo ho avuto di me stessa o che credevo di avere o che pensavo che gli altri avessero di me… per capire che in fondo non ha nessuna importanza e che la via era da sempre chiara in me… e che ho sempre saputo chi fossi.
    Magari l’immagine di un saggio barbuto che rimira la vista meravigliosa di un ambiente bucolico, può essere rassicurante e può servire, se ci si sente talmente smarriti da non sapere nemmeno da dove cominciare… ma io credo che, una volta incontratolo faccia a faccia, quel saggio scomparirà o assumerà le nostre stesse sembianze… perché allora avremo capito che vivere è vivere, non cercare risposte…
    Scusa, è un commento molto molto personalizzato, ma in questo pezzo non ho potuto fare a meno di vedere me…
    Bello ritrovarti 😉

    Lucia

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  7. Sembrerà fuori luogo ma…ho sorriso leggendo questo tuo scritto. Ho sorriso perchè da subito, mi è venuta in mente una persona a me molto cara. Io ce l’ho avuta la fortuna di conoscere e di avere accanto la mia ” vecchia saggia” . Colei a cui affidavo i miei pensieri, i miei dubbi, le mie domande e un pò anche la mia vita…e lei di risposte e di consigli ne aveva sempre per me. Fino a poco tempo fa.

    Vedi, come un semplice scritto, può creare nelle persone emozioni diverse…grazie mille! 🙂

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  8. Io trovo che avere un vecchio saggio in se stessi sia magnifico…una proiezione fantastica ma sensibile, anche se sembra un’esclusione al mondo. credo sia il gradino per arrivare alla consapevolezza di se stessi con intelligenza, razionalità, ma anche con sensibilità e innocente voglia di vivere…

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