Cambiano i tempi: Pomeriggi d’estate

Durante il mio periodo di ferie, quando non ero nella magnifica Croazia,
mi è capitato più volte uscendo o rientrando a casa di imbattermi in una situazione che
mi ha causato diverse riflessioni ed un sentimento di tristezza addosso che con difficoltà
sto cercando di allontanare.

E’ capitato che a svariate ore del giorno io scendessi per recarmi verso la mia auto, nell’attraversare
il vialetto ho sentito moltissime volte il figlio diecenne di alcuni nostri vicini che “parlava a voce
molto alta” e complici le finestre aperte della sua camera le sue “parole” arrivavano scandite alla perfezione
tanto da permetterti di comprenderle anche senza espressa volonta.

In pratica questo ragazzo stava giocando a qualche gioco online con altri amici, e nelle sue parole c’erano anche
un numero considerevole di parolacce e bestemmie.

Ora, chi mi conosce sa che io non sia molto vicino alla chiesa e a tutto ciò che la circonda, ma non sono nemmeno
in guerra con essa o cerco di oppormi ai suoi principi e/o al suo credo.

Ciò che mi ha colpito maggiormente e che mi ha dato quel senso di vuoto e tristezza è che io credo di poter dire
che questo ragazzino passa più o meno 6-8-10 ore al giorno in questo modo… in camera sua, immagino con le cuffie,
a giocare a qualche gioco online con qualche amico.

Ora io comprendo che direttamente non siano affari miei, e che bla bla bla

ma questa persona un domani sarà uno dei membri della nostra società e con esso anche chi sta con lui condividendo
questo tempo.

E non sono solo questioni di tempo e di scelte ma sono tutte le condizioni e le reazioni che portano questo ragazzino
a dire ciò che dice nel modo in cui lo dice.. non mi spaventa il fatto che “ti ucciderò bastardo” “maledetta puttana ho perso”
e cose simili ma mi spaventa l’assoluta mancanza di controllo che ha in quello che dice e fa…

si sarà mai chiesto se quello che sta facendo è giusto?
si sarà mai chiesto se non sia il caso di provare a guararsi da fuori e di farsi un idea di se stesso?

io intanto mi sono chiesto dove sono i suoi genitori quando urla in quel modo e pronuncia quelle frasi… sono in casa con lui,
purtroppo, e di conseguenza acconsentono…

forse pensaranno che sia una fase della sua vita, della sua crescita, forse sono perfettamente in controllo e sanno quello che fanno
e sono io ad esagerare, non voglio escludere la possibilità…

io a mio figlio non permetterò mai di fare così, ma questo non fa di me un padre migliore.. o non impedisce in maniera garantita
che mio figlio sarà una persona migliore…

però in me rimane un profondo senso di tristezza ogni volta che sento la voce di questo ragazzo, ogni volta che urla
parole di cui probabilmente non conosce nemmeno il significato, e men che meno di preoccupa di ricercarlo..

ogni volta che mi fermo a pensare ad un ragazzo di 10 anni che passa interi pomeriggi d’estate nella sua camera ad
urlare ed imprecare contro qualcosa che esiste fintanto che non si spegne un monitor, contro qualcosa o qualcuno
che da passatempo si trasforma in un altra realtà…

forse saranno solo sensazioni di un tempo che cambia, di una società che evolve, di un qualcosa che non conosciamo
e che quindi valutiamo in base alla nostra esperienza

forse saranno preoccupazioni e tristezze inutili… ciò però non basta a farle svanire..

19 pensieri riguardo “Cambiano i tempi: Pomeriggi d’estate”

  1. Eik, quello che mi sconcerta sono le ore trascorse al chiuso. Alla sua età io ero giù in strada a giocare a nascondino con gli amici del cortile. Non ad un videogioco. ho avuto anche io il videogioco, ma mia madre mi ci faceva stare massimo un paio di ore (da dividere con mio fratello), mai una giornata intera. Si andava al mare e quando si tornava si stava con gli amici anche solo a chiacchierare (che poi a 10 anni di cosa chiacchieri?) ma di sicuro non stavo davanti alla televisione.
    Se avessi bestemmiato mi sarei beccata un ceffone, con tanto di scuse al Padre Eterno che poteva punirmi. Oggi la cosa mi fa ridere ma se mi scappa (mi scappa purtroppo) sento un magone dentro che neanche immagini. E’ come se avessi disturbato un morto in una tomba o avessi commesso un crimine.

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    1. a me quello che sconcerta è l’apparente stato di “abbandono”… non ci sono regole, non c’è supervisione, non ci sono limiti… se non si impongono regole l’abitudine sarà quella di non rispettarlo, se non si capisce anche con dolore, delusione e rabbia che esistono dei confini comportamentali allora non si potrà pensare di richiederli in futuro..

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      1. Infatti oggi è il videogioco, domani sarà la maestra delle medie, dopodomani il proprio capo o il professore universitario e la sfrontatezza, l’arroganza vanno lisci come l’olio. Le regole oggi sembrano essere un lusso perché si segue alla lettera quello che la legge prescrive: assecondare le aspirazioni del figlio. Poi c’è chi sostiene che le regole fanno male, come fanno male le restrizioni e le famose punizioni del tipo “non ti do il cellulare per una settimana” e intanto ci troviamo dinanzi a dei pischelli senza alcun freno.

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  2. I ragazzini imparano e “copiano” quello che sentono e vedono… e non solamente dai proprio genitori…
    Ho parecchi amici cresciuti in ugual misura a videogiochi, cartoni animati e corse nei campi. Una cosa non esclude l’altra.
    La rabbia del mondo intorno si ripercuote e riflette sui bambini e sui ragazzi e purtroppo ( secondo me, ovviamente) è una rabbia differente da quella che potevo provare io e in qualche modo devono farla uscire, una corsa non basta… a volte credo sia più complicata da gestire di quello che ci immaginiamo…

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  3. In discolpa dei tempi che passano posso dire che anche il mio moroso da ragazzino (e non solo) passare parecchio tempo con i videogiochi, ed è proprio giocando online che ha imparato l’inglese (ha una pronuncia magnifica e ora gli serve per lavoro) e lui ha quasi 40 anni.
    Però chiaramente non imprecava come uno scaricatore di porto. C’è anche da dire che passava molto tempo fuori (andando con lo skateboard e con i pattini, saltando sui muretti e dai gradini, pratica molto pericolosa).
    Io non sono madre e non voglio esserlo per cui non mi posso permettere di criticare, ma ammetto di averlo fatto quando vedo i miei nipotini rintanati in casa (sono ancora piccoli) o i miei cuginetti (anche loro incollati davanti allo schermo del pc o della TV)
    A casa mia avevo un tempo limitato da poter passare davanti alla TV, e non mi hanno mai comprato videogiochi, il pc potevo usarlo solo sotto supervisione è per le ricerche di scuola.

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    1. ma infatti, non è il tempo ne le parolacce come singoli eventi a preoccuparmi, è l’apparente (come ho scritto sotto) assenza di supervisione… cioè a me preoccupava lo stato di abbandono….
      che poi è lo stesso in cui sono cresciuto io, quindi non è detto che il risultato sia matematicamente un disastro (spero) però ecco… ho sentito tristezza dentro di me…

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  4. Situazione dove la colpa ricade principalmente sui genitori, che non hanno educato il figlio e sono nei suoi confronti troppo permissivi.
    Non esiste che mio figlio dica parolacce e addirittura bestemmi, figurati poi se lo facesse ad alta voce per ore ed ore mentre perde tempo con stupidi giochi on-line. Mi arrabbio per molto meno.

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    1. nemmeno il mio, poi ovviamente non è detto che questo si possa considerare “il metodo” perchè se penso a me stesso in parte, potenzialmente, io sono cresciuto come lui… con altri mezzi… ma senza grandi supervisioni… che mi sono costruito vivendo..

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  5. I bambini/ragazzini del mio condominio passano ore a giocare fuori casa, mai rintanati eppure sono estremamente maleducati. Urlano a qualunque ora e con toni di voce improponibili, dicono parolacce, usano espressioni con noi adulti o più grandi da far impallidire chiunque per non parlare di ciò che si dicono tra di loro. E tutto questo sotto l’occhio(o orecchio) indifferente dei genitori. Crescendo diventeranno membri della società e io, che sono ventenne, mi chiedo che fine faranno, se potranno migliorare o sono ormai destinati a peggiorare e crescendo diventeranno i maleducati e arroganti del futuro. Se ora che sono piccoli o in fase di crescita pensano che tutto gli sia dovuto e concesso perché in seguito dovrebbero migliorare o capire che è un comportamento sbagliato?
    Mi fanno rabbia a volte e mi danno da pensare, non penso serva essere genitore per rendersi conto che qualcosa non va perché il concetto di educazione e convivenza civile è chiaro a tutti, o almeno dovrebbe…

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    1. ma infatti, come ho scritto negli altri commenti, io pure sono cresciuto per strada, senza grosse supervisioni e da ragazzino non ero di certo quello che si definisce santo… per questi motivi non volevo puntare il dito come su una questione aritmetica ma su un riflesso di uno stato d’animo che ho sentito sorgermi dentro… credo si possa fare molto

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      1. È un sentimento condiviso secondo me, ci si sente tristemente impotenti. Credo che i bambini oggi ricevano input differenti, siano più ricettivi di anni fa e per questo non essere controllati abbastanza genera situazioni di questo tipo. Magari quando eri piccolo tu si poteva crescere bene anche senza essere seguiti h24, oggi le esigenze sono cambiate ed i genitori dovrebbero capire che i bambini necessitano di attenzioni o regole differenti.
        Ovviamente nessuno punta il dito su nessuno, Però tutti notiamo che la situazione sembra essere sfuggita di mano e interrogarsi su cosa accadrà a lungo termine credo sia normale 🙂

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    1. a volte mi viene il dubbio di osservare solamente attraverso la mia vita, forse non stiamo perdendo tutto, però di certo se perdiamo il contatto con il mondo perdiamo buona parte di quel tutto…

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