Pensiero dedicato

Eh che se ci pensi, alla fine sembra pure buffo….

sì, è buffo a volte pensare alle categorizzazioni che facciamo noi esseri umani..

Nel caso specifico pensavo alla categoria dei “malati di mente” ovviamente perchè è quella
che nella mia vita mi ha toccato più da vicino.

Senza addentrarci in confini medici, che per altro non mi competono, in un discorso generale potremmo affermare che le deviazioni mentali sono individuate di riflesso a quelle comportamentali.

Ossia una persona che non si comporta secondo un modello atteso è potenzialmente una persona che potrebbe avere delle deviazioni mentali.

Ci sono diversi modi e casi per cui un individuo può non attenersi ad un modello, quelli considerati poco pericolosi per l’individuo stesso oppure per la società sono considerati tratti o caratteristiche caratteriali… introverso, estroverso, espansivo, egocentrico, narcisista e chi più ne ha più ne metta..

I casi che però superano in eccesso una certa soglia di tolleranza, che forse spesso è più una conoscenza, vengono classificati come casi speciali e di fatto lo sono. Deviazioni dallo standard consentito.

Ovviamente alcuni di essi comprendono reali rischi e la loro classificazione è corretta e permette a tutti gli appartenenti allo standard di sentirsi in qualche modo tutelati. Questo è innegabile, ragionando in termini di grandi numeri, perchè non è possibile fare diversamente.

Ma con la tranquillità e serenità di chi può analizzare una situazione senza doverne poi dichiarare una sentenza finale che impatti con nessuno degli elementi analizzati possiamo vedere come le cose cambino in modo significativo.

Cioè andando nello specifico, le menti “fuori standard” probabilmente posseggono una libertà di confine nei loro pensieri che è maggiore rispetto ad un elemento base.. questa è una considerazione oggettiva non un giudizio positivo o negativo.

La loro mente è abituata a spaziare e saltare senza un filo logico apparente (sì perchè per definire un filo logico bisognerebbe conoscere e comprendere la loro logica non cercarlo nella nostra) e in questo senso io personalmente ci trovo estrema libertà, ecco forse troppa ma forse no..

Queste considerazioni mi portano quindi a cercare una collocazione sociale per i geni, per le genialità, per quelle persone, idee, intuizioni che hanno portato accelerazioni o scoperte alla storia dell’umanità.. spesso queste sono attribuite se non che proprio impersonate a esistenze almeno “borderline”, cioè per superare i confini devi almeno conoscerli, almeno starci sopra altrimenti non c’è verso, non puoi guardare oltre.

Ecco che, quindi, se paragoniamo le menti malate alle menti geniali, la nostra reazione immediata è di associare un simbolico segno meno a quelle malate e un simbolico segno più a quelle geniali… ma tutta la considerazione fatta prima in realtà più che creare segni che le distinguono creano punti di incontro..

ed ecco che quella che viene vista come malattia, come sintomo di cui aver paura, sintomo da isolare produce invece, se solo si trova il coraggio di provare a sedersi assieme a loro in quei punti “borderline”, delle visioni nuove, dei punti di vista e degli scenari che altrimenti non avremmo mai incrociato.

Alla fine di tutta questa storia, di tutta questa riflessione penso di aver capito che mi spaventa molto di più una mente perfettamente focalizzata verso un orizzonte di cui non condivido il fine ma che però ha bisogno anche solo parziale di altre persone per poterlo raggiungere che una mente completamente fuori controllo che con o senza altre persone vivrebbe probabilmente allo stesso identico modo.

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Dedicato a te

che ad un certo punto non hai più accettato le regole del mondo che hai deciso (non scoprirò mai se a tua insaputa o meno) di non conformarti più con gli standard, hai deciso di diventare padrona in tutto e per tutto della tua vita o di affidarla completamente al caso legato all’incedere del tempo ma che allo stesso tempo non hai mai impedito che io potessi sedermi al tuo fianco sulla linea di confine tra il mondo che tutti vediamo e quello che nessuno nemmeno cerca, mi hai permesso in qualche modo di conoscere il “borderline” e quindi di analizzare il mondo e la vita con la consapevolezza che nonostante quello che potranno dirmi o quello che potrò imparare vivendo, forse non è tutto qui, non è tutto solo così…

hai fissato nella mia mente l’immagine dell’infinito, delle infinite possibilità, della determinazione che ciò che non conosciamo o vediamo non è impossibile è solo sconosciuto…

probabilmente hai fatto si che la mia vita sia quella di un ragazzo innamorato della vita e della ricerca e curiosità della stessa, hai probabilmente eliminato il concetto di noia dalla mia esistenza e hai fatto si che in ogni giorno anche in quelli più tristi io possa credere che c’è sempre qualcosa da qualche parte che potrebbe cambiare completamente
ogni mia visione delle cose, alla libertà forse di non aver troppo bisogno di concetti stabili e definiti quanto più di quella di saperli in grado di mutare ed evolvere..

28 pensieri riguardo “Pensiero dedicato”

  1. “le menti “fuori standard” probabilmente posseggono una libertà di confine nei loro pensieri che è maggiore rispetto ad un elemento base”: è l’eterna storia del delta più e delta meno, cioò che è fuori il range standard non si riesce più a valutare e si confonde il più e il meno, non distinguendo quelle che sono vere e proprie genialità da una sorta di ebetismo, o disassociazione, o comunque pensiero e comportamento borderline.

    Insomma, dietro alla storia del genio incompreso c’è quella di tanti singoli, la meraviglia della cui diversità non è stata mai capita.

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  2. ciao Erik,
    il pensiero che hai dedicato a tua madre è veramente molto profondo 😉

    sul resto… esistono diverse scuole di pensiero, intanto sarebbe opportuno distinguere le nevrosi dalle psicosi, su alcuni “disagi” mentali capaci di agevolare la genialità si è scritto molto e non solo, ricordo il film “Rain Man” e il telefilm “Monk” ma è difficile stabilire quanto ci sia di vero.

    chi si disconnette dalla realtà ha sicuramente visioni alternative, come sai recentemente ho scritto un post sull’accoppiata “talento/genio-vita deprecabile”. Una comunità, una società, deve necessariamente avere delle linea guida, degli standard comportamentali, delle regole e dei limiti, una “normalizzazione” che appiattisce solo in apparenza, direi in teoria. Si può uscire da questi limiti fin quando non emergono elementi preoccupanti per la comunità e per il soggetto stesso, la chiusura dei manicomi è certamente una conquista di civiltà ma quando sento certe notizie di cronaca mi domando fino a che punto lo sia realmente.

    Il vero problema di fondo sta nei pedissequi cambiamenti, nella troppo accelerata evoluzione dei tempi, non tutti reggono il passo, non tutti hanno la capacità o la possibilità di adeguarsi costantemente. Anche la tecnologia ha responsabilità pesanti, se non la gestisci ti fagocita e ti destabilizza. Saranno sempre più numerose le persone problematiche.

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    1. Grazie per il commento Tads, ora sono mentalmente stanco ma nei prossimi giorni ci torno su perché mi piacerebbe integrarci su qualche pensiero.. ad ogni modo condivido su tutto, specialmente sul finale…

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      1. ti faccio una confidenza ragazzo, io ho anche una laurea in psicologia (non esercito, per vivere faccio altro), l’ho presa per realizzare un progetto mio, fare il referente psicologo volontario in una comunità di recupero. Una esperienza biennale difficile da spiegare, sono cose che ti rimangono dentro, non erano malati di menti, persone sane cadute dal ponte della vita, alcune riesci ad arpionarle, altre no.

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      2. posso immaginare le condizioni di contorno o avvicinarmi a farlo, io ho un desiderio per il mio futuro simile al tuo progetto.. quello di “insegnare” informatica in comunità o in qualche associazione… deve ancora prendere forma.. ma lo farà e lo farò… immagino che non dev’essere facile gestire il proprio io in relazione agli altri io che vedi, anche solo come misura di “ingiustizia” o di “occasioni perse” che puoi intravedere… e riuscire a convincersi che non si può “salvarli” o “aiutarli” tutti o almeno non tutti come si vorrebbe…

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      3. quando ti avventuri in queste situazioni devi far tua una logica, ne salvassi anche solo uno sarebbe comunque un successo. Io non amo parlare della mia vita, lo faccio col contagocce, ho maturato esperienze di volontariato anche all’estero. Se vuoi capire il mondo e la vita devi sguazzare nella merda, non basta solo leggere libri o documentarsi, bisogna toccare con mano certe realtà.

        sei un ingegnere informatico???

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      4. in realtà io ho la terza media, poi ho fatto un pò di tutto ma ho la passione per l’informatica e ho fatto il manager IT, ora mi occupo di ricerca e sviluppo ed in particolare di robotica e automazione

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      5. complimentoni Erik, sei un “self made man”, dovessi avere qualche problema in merito posso disturbarti??? io e l’informatica socializziamo poco 😀

        mi auguro tu possa realizzare il tuo progetto di volontariato, le persone che vivono nel disagio hanno bisogno di passioni, di ancore, per loro credere nel futuro è tutto.
        Recentemente ho visto in tv un servizio molto interessante, ad alcuni carcerati è stata data l’opportunità di imparare ad addestrare cavalli destinati alla ippoterapia… pare con grande successo. Esistono progetti che aiutano su più fronti, purtroppo di questa Nobile parte dell’Italia non se ne parla quasi mai.

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      6. grazie TADS sono onorato… certamente che puoi… per me come hai detto è una passione, quindi ogni domanda è un occasione per ripassare oppure apprendere qualcosa di nuovo… 🙂

        lo studio è probabilmente l’unica cosa che mi rimprovero della mia vita, per questo sono iper focalizzato sui miei figli, sul fargli capire che non è per il pezzo di carta ma per conoscere e capire…

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