PADRI vs PADRI : Filosofie e dintorni

 

L’altra sera si stava discutendo tra alcuni amici (tutti padri) della “filosofia” con cui si affronta il ruolo.

 

L’argomento centrale era quasi un incontro / scontro tra filosofie differenti.

Nell’angolo destro io ed il mio migliore amico (che per me è praticamente un fratello, il fratello che non ho mai avuto) mentre nell’angolo sinistro altri due amici storici del nostro gruppo.

L’incontro riguardava la filosofia del nostro essere padri.

Tutto è nato dalla loro “protesta” ad alcuni nostri rifiuti o rinvii per alcuni incontri da loro proposti.

Questione di filosofie di vita.

 

Loro ogni volta che per qualsiasi motivo si trovano ad esser soli con i figli vanno in paranoia, quindi se la moglie o compagna in quel momento non è in casa o disponibile la loro soluzione al problema è portare i figli dalle nonne/i. Trovano mille motivazioni, dall’andare a corre alla partita con gli amici, dalla stanchezza all’appuntamento per commissioni di più o meno vario genere, dalle visite mediche e affini all’invenzione del momento. Sostengono che lavorando tutto il giorno sia quanto meno dovuto questo o questi momenti di svago per il corpo e per la mente, cosa di fatto non sbagliata, ma che sorprende per la straordinaria concomitanza con i momenti in cui sarebbero stati da soli con i loro figli.

 

Noi siamo dall’altra parte vuoi per un’altra straordinaria non concomitanza dello stesso verificarsi delle situazioni invece rinunciamo all’impegno per stare con i nostri figli, ma lo facciamo senza pensarci su troppo, per il semplice fatto che ci sembra giusto e che passare del tempo con i nostri bambini è un’occasione e non un qualcosa da temere. Di fatto non sarà sempre solo gioco, sempre e solo piacere, ci saranno giorni in cui noi o loro saranno nervosi, altri in cui noi o loro saremmo non allineati sugli intenti ma questo è essere esseri umani, non solo essere padri e figli. Non da meno la considerazione che le nostre mogli debbano e possano avere le stesse nostre esigenze, in quanto crescere dei figli oltre ad essere meraviglioso alle volte ha quel incondizionato riflesso di essere anche snervante, quindi il tempo libero serve tanto a noi quanto a loro.

 

Ora non intendo soffermarmi tra pro e contro delle filosofie ne sullo stilare graduatorie di merito, mi colpiva invece andare a ricercare ciò che sta all’origine della diversità, almeno per quanto mi riguarda e in buona parte per quanto riguarda anche il mio migliore amico, visto che siamo cresciuti praticamente come due fratelli.

Ricercando i motivi su cui potesse basarsi la nostra filosofia ho potuto notare la stessa base costruita su un infanzia particolare..  entrambi abbiamo costruito il nostro futuro allora, presente e passato senza avere delle base solidissime derivanti dalle nostre famiglie per vicissitudini che ora non andrò a raccontare.

Siamo cresciuti assieme ed in pratica per lunghissimi tratti l’uno è stato la famiglia dell’altro, abbiamo sempre dovuto “arrangiarci” per avere le cose che desideravamo.

Gli altri nostri due amici hanno avuto un infanzia più “standard” basata sugli eventi tipici di crescita in famiglie che potrei definire “normali”.

 

Io ho costruito la mia educazione sul giudizio che formavo dalle vite delle persone che vedevo, che mi circondavano (anche esterne alla mia famiglia ovviamente). Ho costruito i punti della mia visione delle cose sottolineando a me stesso le cose che mi piacevano quando osservavo persone comportarsi ed agire in un determinato modo e allo stesso modo ho cercato di inseguire la coerenza quando ero contrario ad alcuni atteggiamenti cercando di non far l’errore di criticarli agli altri ma perdonarli a me stesso.

Non so se per il mio migliore amico sia valsa la stessa “regola di apprendimento” so che siamo simili ma in molte cose anche diversi.

 

Presumo che per i nostri amici invece una percentuale di impatto educativo sia derivata da quanto impartito in famiglia, la parte composta dalla percentuale rimanente potrebbe essere formata da svariate possibilità ed ipotesi.

 

Questo di primo impatto mi ha fatto un po’ preoccupare perché io ho sempre creduto nel valore della famiglia e nelle sue responsabilità educative; di fatto però l’analisi del nostro parallelo mi sottolinea che probabilmente nulla insegna tanto quanto l’esperienza diretta.

 

La soggettività è un aspetto incontrollabile che però gioca un ruolo cruciale.

 

E’ quindi  molto complicato stabilire una sorta di regola o graduatoria di incidenza per l’educazione dei figli o di noi stessi, ma credo che questa difficoltà dovrebbe essere uno stimolo a porre ancora più attenzione invece che una giustificazione per lasciarne ad altri la responsabilità.

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18 pensieri riguardo “PADRI vs PADRI : Filosofie e dintorni”

  1. credo l’idea di famiglia e di quale genitore si vorrà essere arrivi dall’infanzia ma non solo, tutto un bagaglio di esperienza farà sì che il tuo modo andrà in una direzione piuttosto che in un altra… nel senso… due fratelli, cresciuti nello stesso contesto, non saranno necessariamente uguali come genitori… credo..

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  2. Sicuramente il percosso all’interno della famiglia incide sul comportamento, ma quando si cresce si può scegliere…e non posso capire come un padre preferisca lasciare i propri figli per gestire altre situazioni. Sicuramente ci si deve lasciare dei sopazi personali, ma , insomma, quanto è importante condividere con i propri figli? tanto, è fondamentale per loro e per i padri. E’ gioia, è legame duraturo. E’ scuola di vita.

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      1. Si, è successo anche a noi di conoscere famiglie che si “dividono” per interessi personali. Ad esempio una nostra amica fa di solito 10 giorni di ferie (delle 20 che gli aspettano) con le amiche e lascia la figlia e suo marito a casa…la figlia ci soffre, il marito si è abituato. La ragazza un paio di anni fa gli ha chiesto di poter andare con lei”…siete tutte donne…” (la ragazza ha 16 anni come la mia), la mamma ha risposto “E no, tesoro, queste sono le mie vacanze.” Ti immagini?

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  3. Io vivo con il senso di colpa di non fare abbastanza per mio figlio.
    Il fatto di tornare a casa alle 18:00, ed avere comunque anche altri impegni familiari e domestici da seguire, limitano il tempo che posso dedicare a mio figlio.
    Ed allora cerco di trovarlo, questo maledetto tempo. Rinuncio al mio tempo, rinuncio a qualcosa di mio per stare con lui, come per esempio ieri quando l’ho aiutato per due ricerche scolastiche da svolgere con il PC.
    Mai “sbolognato” mio figlio a parenti per indolenza, solo in caso di urgenza.

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  4. Son daccordo anche io con te e tati….
    Ognuno fa il genitore come puo e crede… Diverso è invece essere completamente assenti e non farsi sentire mai come figura…Probabile che pero sia influenzato da come ha vissuto i suoi di genitori…
    Mi piace il tuo modo di esserlo pero….

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    1. si, ci sono buone probabilità che sia lo specchio del loro vissuto… non so, io penso sempre che arriva il giorno in cui i genitori rimpiangono di non aver dedicato tempo ai figli, che ora ne hanno forse meno bisogno, in termini se non altro di quantità… ecco con quel pensiero in mente spero che quel giorno arrivi ma senza troppi rimpianti egoistici o egocentrici… 🙂

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