Libri: Il cigno Nero (Nassim Nicholas Taleb) Parte I

Da qualche tempo non sono molto costante con i post, in genere non sono mai stato
persona da post a raffica, perchè non mi viene sempre facile raccontare e
raccontarmi.. molto più semplice commentare e confrontarsi su basi e questioni
fornite da altri, quindi derivate dall’ascolto o dalla lettura e conseguenti ad
un approccio di ragionamento.

Oltre alla vita quotidiana e all’impegno dello studio da apprendista genitore
e oltre all’impegno del lavoro che prosciuga energie mentali, nell’ultimo periodo
mi sto perdendo nei ragionamenti che la lettura di un libro, che definiscono saggio,
mi sta stimolando.

Di fatto è una cattura non totalmente positiva, nel senso che non è una di quelle letture
che ti fa sentire bene, che profuma di primavera, che ti spinge obbligandoti a proseguire.
Non è una di quelle letture che ti fa viaggiare con la mente e di mette tra le mani la
tavola dei colori e ti pone difronte ad un foglio bianco.

E’ una di quelle letture che ti scava dentro o che ti fa scavare dentro, a volte destabilizza
altre interroga, altre ancora risponde.

La prima cosa che mi sento di dire è che forse come mai prima (non che avessi affrontato mai chissà che letture, ai tempi scolastici ero il classico ragazzo che leggeva solo sotto tortura oppure solo “gazzette dello sport”) è che ho riconosciuto descritto nel libro quello che il mio consueto approccio alle questioni della mia vita.

Ho riconosciuto quello che passa nella mia mente ogni volta che mi trovo ad affrontare, analizzare una situazione qualsiasi della vita, sia empirica, sia logica, morale, di cuore o professionale.

Il libro definisce questo approccio, che trovo molto mio così: da “Scettici pirroniani”

Ecco, diciamo che non mi era mai capitato prima di ritrovare illustrata la mia filosofia in maniera così vicina a quella che sento essere la mia applicazione della stessa.

Potrei arrivare a dirmi di sentirmi uno “Scettico pirroniano” almeno per definizione globale, sento che si avvicina moltissimo al mio me stesso di oggi.

ovviamente per affermarlo con maggior senso dovrei, prima finire il libro, e poi documentarmi bene sui confini di questi termini di cui fino a pochi giorni fa ignoravo pure l’esistenza.

Come al solito ci sono alcuni passaggi del libro che ho appuntato nel mio quaderno delle frasi, ve ne voglio lasciare alcuni di seguito, perchè credo che mi servirà più di un post per questa lettura..

Ecco le frasi che mi hanno colpito di più:

• Prima della scoperta dell’Australia gli abitanti del Vecchio Mondo erano convinti che tutti i cigni fossero bianchi: una convinzione inconfutabile, poiché sembrava pienamente confermata dall’evidenza empirica.
La vicenda evidenzia un grave limite del nostro apprendimento basato sulle osservazioni e sull’esperienza, nonché la fragilità della nostra conoscenza.
Una sola osservazione può confutare un’asserzione generale ricavata da millenni di avvistamenti di milioni di cigni bianchi. Basta un solo (e, a quanto pare, piuttosto brutto) uccello nero

• L’idea centrale di questo libro riguarda la nostra cecità al caso, e in particolare alle grandi deviazioni. Perché noi, scienziati e non scienziati, persone dotate e persone normali, siamo portati a osservare i dettagli invece che il quadro generale? Perché continuiamo a concentrarci sulle minuzie e non sui grandi eventi possibili, nonostante la loro enorme influenza sia evidente?

• Un altro limite umano deriva dall’eccessiva attenzione che riserviamo a ciò che sappiamo: tendiamo ad apprendere lo specifico, non il generale.

• Il problema sta nella struttura della nostra mente: non apprendiamo regole ma fatti, solo fatti. Pare che non siamo molto bravi a recepire le metaregole (come la regola per cui abbiamo la tendenza a non apprendere le regole). Disprezziamo appassionatamente ciò che è astratto.

• I libri non letti sono molto più preziosi di quelli letti. Una biblioteca dovrebbe contenere tutti i libri su argomenti sconosciuti che i nostri mezzi finanziari, le rate del mutuo e le difficoltà del mercato immobiliare ci consentono di acquistare.

• La categorizzazione causa sempre una riduzione della complessità reale.

• Pensate a un tacchino a cui viene dato da mangiare tutti i giorni. A ogni pasto si consolida la sua convinzione che una regola generale della vita sia quella di essere sfamati quotidianamente da membri amichevoli della razza umana.
Poi però, il pomeriggio del mercoledì che precede il giorno del Ringraziamento, al tacchino succede una cosa imprevista, che lo spinge a rivedere le sue idee.

Dubitando delle conseguenze di un risultato, potete rimanere imperturbabili. Gli scettici pirroniani erano cittadini tranquilli che, per quanto possibile, seguivano gli usi e le tradizioni, ma cercavano di imparare a dubitare sistematicamente di tutto e di raggiungere così un certo livello di serenità. Erano prudenti nelle loro abitudini, ma accaniti nella lotta contro il dogma

• Uno degli acronimi utilizzati nella letteratura medica è «Ned», che sta per «No Evidence of Disease», ossia «nessuna prova di malattia». Non esiste una «prova di nessuna malattia»

• È fuorviante costruire una regola generale sulla base di fatti osservati.

• Mille giorni non possono dimostrare che avete ragione, ma un solo giorno può dimostrare che avete torto.
• Se siete terribilmente assetati, una bottiglia d’acqua aumenta decisamente il vostro benessere. Più acqua significa più piacere. E se vi dessi una cisterna d’acqua? Ovviamente il vostro benessere diventerebbe rapidamente
insensibile a quantità ulteriori. Infatti, se vi facessi scegliere tra una bottiglia e una cisterna, preferireste la bottiglia. Il piacere, quindi, diminuisce con l’aumentare della quantità.

34 pensieri riguardo “Libri: Il cigno Nero (Nassim Nicholas Taleb) Parte I”

  1. Ciao Erik.
    Hai toccato molti temi in un solo giorno.
    Lo sviluppo scientifico si è sempre basato dapprima sulla osservazione poi sulla misurazione dei fatti. Logico che la conoscenza parta dunque da un fatto ‘piccolo’ per poi passare alla sua astrazione (per esempio la legge fisica che sta alla base dell’evento osservato).
    Ovvio altresì che un solo evento che non risonda alla regola la possa mandare in frantumi, è capitato migliaia di volte, basti pensare alla sfericità della terra (che si riteneva piatta) o alla sua orbita attorno al sole.
    Io comunque sono scettico di natura (ormai un po’ mi conosci), ma non saprei se sono anche “pirroniano”, dovresti definirne meglio il significato.

    "Mi piace"

    1. Ma eri finito nello spam anche da me…chissà perchè…

      ho visto solo ora questo commento.. detto questo.. sto cercando di scavare anch’io bene nel significato dei termini però:

      “Dubitando delle conseguenze di un risultato, potete rimanere imperturbabili. Gli scettici pirroniani erano cittadini tranquilli che, per quanto possibile, seguivano gli usi e le tradizioni, ma cercavano di imparare a dubitare sistematicamente di tutto e di raggiungere così un certo livello di serenità. Erano prudenti nelle loro abitudini, ma accaniti nella lotta contro il dogma.”

      Il pensiero di Pirrone
      Il principio essenziale del suo pensiero è espresso nella parola acatalepsia, che implica l’impossibilità della conoscenza delle cose nella loro intima natura. Contro ogni affermazione, un principio contraddittorio può essere espresso con egual ragione. Secondariamente, è necessario per questo fatto mantenere un atteggiamento di sospensione dell’intelletto, o, come espresse il concetto Timone, nessuna proposizione può essere conosciuta come migliore di un’altra. In terzo luogo, questi risultati sono applicati alla vita in generale. Pirrone conclude che, dato che nulla può essere conosciuto, l’unico atteggiamento adatto alla vita è l’atarassia, “libertà dalle preoccupazioni”.
      L’impossibilità della conoscenza, anche riguardo alla nostra stessa ignoranza o dubbio, dovrebbe indurre l’uomo saggio a ritirarsi in sé stesso, evitando qualsiasi eccessiva propensione o partecipazione per una attività particolare, e praticando il controllo sulle emozioni, che non hanno fondamento nella realtà e appartengono al mondo delle vane fantasie. Questo scetticismo drastico è la prima e più totale interpretazione di agnosticismo nella storia del pensiero. I suoi risultati etici possono essere confrontati con la tranquillità ideale degli stoici e degli epicurei.
      La via propria del saggio, diceva Pirrone, è di farsi tre domande. Per prima cosa dobbiamo chiederci cosa sono le cose e come esse sono costituite. Secondariamente, ci chiediamo come noi siamo legati a queste cose. In terzo luogo, ci domandiamo come dovrebbe essere il nostro atteggiamento nei loro confronti. Riguardo a cosa sono le cose, possiamo solo rispondere che non sappiamo nulla. Noi sappiamo solo come le cose ci appaiono, ma sulla loro essenza intrinseca siamo ignoranti.
      La stessa cosa appare differentemente a persone differenti, e di conseguenza è impossibile sapere quale opinione è corretta. La diversità di opinioni fra i saggi come fra gli ignoranti, dimostra ciò. Noi possiamo avere opinioni, ma la certezza e la conoscenza sono impossibili. Di conseguenza il nostro atteggiamento verso le cose (la terza domanda) deve essere la completa sospensione del giudizio. Non possiamo essere certi di nulla, neanche delle affermazioni più banali.

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      1. Abbastanza simile al mondo delle idee di Platone.
        Vista così, in effetti, mi ci ritrovo anch’io, dato che sono scettico di natura e sono convinto che l’essenza delle cose (e delle persone) non sia conoscibile, se non dal punti di vista fisico/chimico.
        Però il mio scetticismo non è una contrapposizione ferrea al mondo reale, bensì un tentativo di capirlo in base allo studio ed all’esperienza, altrimenti apparirei come un semplice “signor no” che nega tutto a priori.
        Ciao Erik e buona settimana

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  2. Qualche anno fa Taleb mi apri porte su un universo sconosciuto… Non lo ho finito quel libro… l’ho sul comodino. La lezione più grande me la aveva data: ero antifragile… Mi piace assai molto perché fa pensare, apre voragini e ti obbliga a riempirle… Un abbraccio: buon pomeriggio 😀

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      1. Lo avevo letto nel 1984. Avevo 20 anni e stavo leggendo fantascienza, questo era il mio sentire… Ora lo leggo e mi sembra fantascienza ciò che vivo… quando la realtà supera (in negativo) la fantasia. Oppure il tipo la sapeva lunga… In ogni caso me lo sto assaporando parola su parola e non c’è frase dalla quale non tragga un “insegnamento”… 😀

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      1. Il mio obiettivo per ora è recuperare un po’ di classici… L’altro giorno ho rimandato l’acquisto di un libro che ho nella wishlist da tempo e tratta della teoria dei giochi applicata alla psicologia. Serve un altro tipo di stato d’animo per queste cose 😀

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  3. a pero! quando ci si sente pronti o credere di essere al momento giusto è da leggere… veramente per me deve essere il momento giustio per ogni libro, anche il piu stupido….
    e mi piace quando leggendo ci si obbliga a pensare ed interiorizzare e capire… anche se sicuramente ad una come me, poi fa male…

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    1. nemmeno io, anche perchè un saggio penso abbia come requisito una certa conoscenza generica o specifica dell’argomento e io in questo pecco da ogni lato… detto questo, io lo sto leggendo come se fosse una riflessione di un amico, un parlare di ciò che pensiamo.. e devo dire che ho trovato stimoli per un sacco di pensieri e revisioni di pensieri già fatti in passato…

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