Uno dei giorni che cambiò la mia vita

Non ricordo che giorno era, non ricordo mai le date, non ricordo mai bene il passato… non amo farlo ma allo stesso tempo non posso permettermi di non farlo, alle volte ritorna e fa male, alle volte ritorna e fa estremamente bene.

Non so se ho mai applicato la volontà nei ritorni del mio passato, o forse mi piace pensare di non saperlo.

Fatto sta che di quel giorno ricordo molto bene alcuni momenti, ricordo maledettamente le sensazioni e in maniera molto lucida i pensieri che esse scaturirono in me.

Ricordo che da quel giorno tutto non fu più come prima.

Non ricordo quanti anni avevo, ero piccolo di certo, forse 8 forse 10, non ricordo nemmeno se era prima o dopo la manifestazione della malattia di mia madre, non lo ricordo perché forse non ha così importanza..

Diciamo che sono cresciuto in un ambiente un po’ particolare, ciò che potevo identificare come l’esempio di una vera famiglia era molto distante dai miei parenti più stretti… era la famiglia di mia nonna materna.

In quella famiglia io vedevo l’unico vero emblema nel quale potevo riconoscere i valori di quel nome: FAMIGLIA

C’è sempre stato in loro qualcosa che mi ha attratto, qualcosa che mi predisponeva in modalità “serenità” ed “allegria” nelle volte in cui andavamo a trovarli, modalità che non ero così abituato a ritrovare nei parenti più vicini.

Non so se la composizione, 6 sorelle e 3 fratelli con rispettive famiglie in un abitazione di un tempo, se il dialetto veneto, se il fatto di non vivere la quotidianità o che altro contribuivano ad agire nel mio essere interiore ogni volta che arrivavo da loro, ma come una reazione magnetica, come varcavo quel cancello io mi sentivo felice. Mi sentivo libero di essere il bambino che ero.

Anatre, pozzanghere, il giardino immenso, frutta e verdura da cogliere e mangiare, il lago dove pescare o scappare con i bambini della zona.. la casa con le scale e le verande e le sorelle di mia nonna… quando andavo li ero circondato dai sorrisi delle persone, sorrisi di labbra ma soprattutto di occhi.

Li ho scoperto che quando ridi in maniera sincera e profonda, gli occhi si illuminano.

I pranzi e le cene li erano di quelli che avevo conosciuto solamente in qualche cartone animato o in qualche libro, tavola imbandita, 20/30 persone a tavola e l’aria leggera del casolare di campagna.

Questo è il ricordo che ho io… questa è l’armonia che è rimasta nella mia testa. Questo è il concetto di famiglia che posso riconoscere come tale, e non intendo il numero di persone ma il peso dell’aria…

Quest’immagine mi ha portato a stabilire che il valore della famiglia lo posso stabilire dal peso dell’aria che si respira tra i suoi membri.

 

Un giorno però, in cui dovevamo recarci a far visita a questa immagine idilliaca, fin dalla partenza, tutto sembrava diverso.  Persino l’odore che si respirava in auto era diverso, forse solo una sensazione, ma c’era un’altra luce nel cielo dove cercavo i miei pensieri.

Dovevamo recarci la perché c’era un funerale a cui presenziare.

Non avrei mai immaginato che quell’evento potesse cambiare tutto in maniera così stupida, eppure fu così.

Quell’immagine, quell’aria, quella magia non c’era più, non esisteva più, tanto che sembrava non fosse mai esistita.

Ora c’era soltanto la guerra, la battaglia dei rimpianti e dei rimorsi, la lotta delle accuse e delle scuse, tutto distrutto in nome di un eredità, in nome di qualche denaro.

Io non capivo, o forse capivo ma non volevo farlo, non accettavo il fatto che tutto ciò che avevo visto e vissuto fino a quel momento non ci fosse più e che magari non ci sia mai stato.

Due famiglie o meglio, una famiglia divisa in due o più fazioni, in guerra per questioni di eredità, di denaro, di soldi.

E il dolore per chi non c’è più?? E la mancanza?? E il ricordo?? E il silenzio??

Niente, tutti erano concentrati sul denaro, sull’eredità, tutto il resto non contava.

Io non capivo, o forse capivo ma non volevo farlo, non accettavo il fatto che le persone potessero dimenticare o passare sopra alla vita in nome del denaro.

Io non capivo, o forse capivo ma non volevo farlo, non accettavo il fatto che anche l’unico esempio concreto di famiglia che avevo potuto incontrare nella mia vita fosse in realtà solo una facciata.

Io non capivo, o forse capivo ma non volevo farlo, non accettavo il fatto che la morte fosse vissuta esclusivamente dal lato pratico.

 

Quel giorno cambiò per sempre la mia vita.

 

La cambiò perché rivalutai il senso della famiglia, delle persone e soprattutto del denaro.

Rivalutai il senso del tempo e soprattutto il modo di valutare i rapporti dal presente verso il passato.

 

Rivalutai le famiglie che non consideravo tali perché di fatto con tutti i loro problemi e la loro apparenza forse più altalenante nel tempo alcune di loro mi portarono a pensare che probabilmente non c’è una regola o un immagine che stabilisca o che permetta di valutare la bontà di un rapporto o meno, c’è il fatto di affrontare assieme un problema e di accettare i lati negativi di ogni individualità, di sentire nonostante tutto il bisogno l’uno dell’altro o semplicemente di sapere che c’è chi c’è stato e probabilmente ci sarà.

 

Rivalutai il mio modo di giudicare l’integrità dei rapporti riferendomi dal futuro o dal presente al passato. Li rivalutai nel senso che questa esperienza mi fece pensare che non è così garantito che un rapporto che è stato meraviglioso nel passato e interrotto bene o male nel presente debba per forza esser stato falso quando era meraviglioso. La vita evolve, le cose cambiano e con esse anche le persone. Spesso siamo portati a rinnegare il passato e a rivalutare ciò che è stato in base all’emozione del momento oppure a quella dal più fresco ricordo, ma altrettanto spesso forse non è così giusto, non è detto sia così algebrico.

 

Rivalutai il mio desiderio verso il futuro, il desiderio di vivere in una famiglia tutta mia e di come immaginavo la composizione di questa famiglia; rivalutai il mio modo di vivere, i miei valori, i miei principi.

 

Quel giorno cambiò per sempre la mia vita, penso di poter dire, in meglio…

50 pensieri riguardo “Uno dei giorni che cambiò la mia vita”

  1. Ho vissuto una cosa simile con la differenza che quelle persone per me non erano il significato di famiglia, ma di felicità, di serenità, di benessere. Era la sorella maggiore di mio padre, con i figli e i nipoti e quando si andava lì si respirava l’aria della felicità. Un odore che ricordo è la saponetta Dove che usava mia zia nel bagno, o quello del sapone fatto col grasso di maiale. E’ bastata una morte, quella di mio nonno, e quell’atmosfera si è spezzata per questioni di soldi. Non vado da lei che sono quasi quindici anni e di quell’atmosfera mi mancano le serate trascorse davanti al caminetto quando i grandi parlavano e i ragazzini immaginavano il loro futuro e i loro amori… lo facevo con mia cugina, immaginavamo le nostre prime volte, le nostre esperienze… Questo mi manca. Forse sei cambiato perchè da adulti si vedono le cose sotto un altro aspetto… Un aspetto più maturo e ponderato, e non ingenuo…

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    1. si forse, io l’ho raccontato oggi ma cambiai allora o pochi mesi dopo… tutto ciò per dire che spesso ciò che è negativo diventa il miglior insegnamento positivo per la nostra vita..

      capisco la tua malinconia nel ricordo..

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      1. sai che in linea di principio generale non posso dire di esser in accordo in questo caso… nel senso che è un affermazione che posso considerare sensata se considero sensato il “senno di poi”.. in caso contrario invece io penso che non si debba mai rinunciare ad essere se stessi e a vivere secondo quello che è il vero nostro essere più profondo… se una persona per sua natura è portata ad affezzionarsi non dovrebbe mai evitare di farlo per paura di soffrire un giorno o per aver dato se stessa a qualcuno che non lo meritava… questo perchè in ogni caso questa scelta non cambierebbe il destino e di fatto snaturerebbe il suo io più profondo (cosa che non fa mai bene anche se spesso siamo portati ad ignorarne i sintomi). Io credo che noi dobbiamo essere noi stessi, essere consci che potremmo sbagliare o soffrire ma che per vivere veramente la nostra vita non possiamo evitare farlo nel nostro essere più sincero, altrimenti in qualsiasi caso non potremmo mai dire di essere stati felici anche solo per pochi istanti…

        ovviamente si tratta solo del mio pensiero… ma quando un giorno mi guarderò indietro non vorrei vedere gioie e dolori qualcuno di diverso da me… solo così penso potrò non soffrire dei miei sbagli e delle mie eventuali delusioni

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      2. Tu dici di vivere senza essere troppo prevenuti e magari adattarsi secondo le esperienze che non sono tutte uguali o tutte negative. Allora credi nel destino se dici che dobbiamo lasciarci andare visto che se una cosa deve succedere succede lo stesso.

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      3. allora.. io credo molto nel destino.. in realtà non volevo proprio dire di vivere senza essere prevenuti perchè penso sia quasi impossibile, però ecco di cercare di farlo il meno possibile e di essere noi stessi nella manifestazione della nostra essenza (che potrebbe essere anche opposta al lasciarci andare).. ovviamente scelte e comportamenti influenzano il destino ma credo non possano invertirne l’andamento… perchè quello dipende da cose che non possiamo dominare… in qualche modo questo intendevo…

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  2. Quando il denaro o comunque una ragione d’interesse finanziario diventa priorità rispetto ai sentimenti è una circostanza che si fa fatica ad assorbire, si resta increduli davanti ad uno scenario che non si era minimamente supposto.
    La vita evolve, hai ragione, e non sempre si scrivono le pagine che vorremmo leggere. Per fortuna da ogni esperienza possiamo trarre il meglio scrivendo noi giorno dopo giorno le nostre opzioni e le nostre priorità in una scala di valori dentro la quale riconoscerci … fino alla fine.
    Un caro saluto

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  3. Ho vissuto una cosa simile alla tua, ma non così diretta perchè di fatto sono persone distanti e che non frequento.
    Però ho visto mia madre, quasi ignorata e messa da parte dai fratelli, visto che distante dalla Sicilia e quindi con difficoltà a sapere le cose, per fare in modo che sapesse poco o niente dell’eredità di suo padre.
    Solo solo che qui sono arrivati pochi spicci e che c’è gente che si è venduta dei terreni.
    Mia mamma non è quel tipo di persona, non ne ha fatto né una questione né una tragedia.
    A me sono girate un po’ le palle perchè: mio nonno era un pezzo di merda, l’ho visto solo una volta e della sua morte me n’è importato poco, perchè i fratelli di mia madre sono tutti benestanti e fanno lavori ben pagati, mentre i miei tirano avanti a fatica, soprattutto perchè mia madre allora rinunciò a tutto per crescersi i fratellini e che loro abbiano fatto i furbetti anche in questo caso non mi è andato proprio giù.

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    1. con le riserve del caso penso di poter capire cosa provi… purtroppo il mondo ci misura su scale economiche.. ma la fierezza di essere figli di sacrifici fatti per amore non sarà mai in vendita..

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      1. sai, evidentemente appartengono a quelle categorie di persone che pensano che quello che ha fatto tua madre non sia una scelta ma una sorta di obbligo sociale… la donna doveva badare alla famiglia e l’uomo al mantenimento della stessa mediante il lavoro… è la tipica mentalità su cui si basava quasi l’intera società di qualche anno fa.. la cosa che trovo personalmente disgustosa e il decidere di non voler ragionare sull’assurdità e lo squilibrio di fondo di questa ideologia..

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      2. sai, per quel che posso dire dalla mia esperienza dove lavoro costantemente con persone plurilaureate è che quel tipo di intelligenza viaggia su un altro binario, si tratta di visione globale del mondo, delle persone e del pianeta, di apertura mentale non influenzata dall’economia… e nessuna laura o plurilaurea alla base è priva di concetti economici… purtroppo… quindi si può essere intelligenti ed ignoranti..

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  4. Io non ho mai vissuto in prima persona esperienze simili (cioé di dissidi legati a soldi o eredità). Mi reputo fortunato, perché anche sui giornali si leggono notizie davvero incredibili legate ai soldi, che dividono tra loro fratelli e sorelle.
    Ricordo con affetto e tenerezza la fattoria dei miei nonni, che andavo a trovare ogni domenica, ma per fortuna alla loro morte non seguirono lotte per denaro.
    Anche con i suoceri nessun problema alla loro morte, anche perché non avevano nulla, solo qualche debito da saldare.
    Io e MDM (Mia Dolce Metà) veniamo da famiglie non dico povere, ma certamente non ricche e nemmeno benestanti.
    Ogni giorno ancora adesso si lotta per il presente e per il futuro.

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  5. io credo… che l’importanza di un rapporto ( nel bene e nel male) siano le emozioni che ci dà… nel senso : ad un rapporto più “profondo” ( come può essere normalmente inteso quello famigliare…) non coincide necessariamente con l’importanza che può effettivamente avere, in termini di insegnamenti ed emozioni…
    ( si capirà cosa intendo?)

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  6. Ho letto il tuo racconto e mi è parso un deja vu…si andava tutti in Emilia, dagli zii, tutti nella grande fattoria, tavolate, cibo e risate…campi di angurie…

    Poi è morta la zia….poi è rimasto solo lo zio con una badante… vicino alla fine anche lui…

    Mio zio ha fatto una grande cosa, nessun litigio…ricordo di aver sentito la telefonata fatta a mio padre poco prima di morire, ricordo mio padre dire che era l’idea migliore del mondo…mio zio ha lasciato tutto alla sua badante e alla sua bambina di 8 anni…e il resto del parentado che se ne vada pure affancu@#[.

    Gente con soli che litiga per i soldi…litigano ancora per i soldi, dopo quasi un anno….

    Quando penso a mio zio, penso al suo sorriso, alle tremila parolacce che dicevano lui e la zia, penso alla vita che hanno regalato alla signora Olga e alla sua piccola bambina…e sono fiera di essere stata loro nipote.

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    1. lo sarei stato anch’io… molto… queste sono persone di un altro livello, forse ignorate dalla scala sociale ma non da chi ha la fortuna di conoscerle veramente… cedono ricchezza d’animo che aggiunge valore alla vita di chi li incontra..

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  7. ecco beh… bella la descrizione dell’idillio… ed è bello che ci sia stato e tu l’abbia respirato. perchè anche se alla fine c’è stato quello che c’è stato per l’eredità, secondo me il prima non è stata una facciata.. come dici te si evolve e si muta il modo di provare emozioni!
    il peso dell’aria sai che mi rende moltissimo l’idea…
    le famiglia che si unisce per far fronte ad un problema, o che gioisce davanti ad un successo… o semplicemente la famiglia…!
    io non ho avuto mai questo tipo di esperienze… ma certo che è brutto pero anche questo purtroppo fa parte della vita…

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    1. infatti, come ho scritto se in una prima fase la “delusione” mi portava a pensare che ci fosse stato del “falso” o della “facciata” prima, l’esperienza della vita mi porta oggi a non pensarla così… pensiero che poi, mi accorgo, diventa applicabile a tutte le logiche della vita stessa… anche se tendiamo spesso a non applicarlo… sembra come se rinnegando ci curassimo.. ma non è così…

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  8. Manco da parecchio, ma ti ritrovo con un post stupendo dall’inizio alla fine!
    Purtroppo, in quasi tutte le famiglie, c’è sempre una facciata che maschera il resto…
    Ed è straordinario, come si sia passati dall’idillio allo sfacelo in un secondo…
    Ironicamente bella e amara, la chiusa

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      1. nemmeno io, nel senso che ho letto la replica sulle notifiche, essendo che avevo scritto “alcuni dicono” e che tu mi hai dato ragione [in differita evidente in senso temporale, almeno della mia lettura] ho scritto che la ragione era di quei “alcuni” che avevo citato… poi però mi son ricordato del resto del commento ed in effetti.. aveva poco senso… :)))

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