Non si può più sbagliare

Questo recente post di Aida mi ha fatto tornare alla mente una questione su cui mi imbatto spesso…

Non possiamo più sbagliare.

Un errore è un dramma

Una disattenzione è una tragedia

Uno sbaglio diventa insostenibile

se questa mancanza viene evidenziata da qualcuno nei nostri confronti nella nostra testa avviene l’apocalisse..
una critica???

inacettebile, offensiva, irriguardosa, dannosa.. la reazione è quella che di solito si attribusice ad un ingiustizia, ad
un soppruso, ad una violenza.. e questo avviene automaticamente, istantaneamente, meccanicamente.

Non siamo esseri perfetti ma ogni piccola nostra imperfezione mette in gioco l’intero nostro io, l’intera nostra esistenza.

One shoot one kill!!!

La cosa che non capisco è come mai nella nostra testa è attivo un meccanismo che mi sembra avere queste caratteristiche:
– Un osservazione, se condita da elementi negativi è un offesa personale

– Una critica non va ascoltata e nemmeno valutata, a critica si risponde con altra critica

– Se riceviamo una critica che arriviamo a definire giusta il nostro primo impegno è quello di sollevarne una, se possibile
ancora più grossa e pesante a chi ci ha criticato

– Se riceviamo una critica che arriviamo a definire sbagliata ne soffriamo per delle ore fino a rimettere in gioco il valore
stesso della nostra vita, e del nostro operato e non ne usciamo fino a quando in maniera reale o fasulla non screditiamo
in qualsiasi modo ma sopratutto contesto il criticante.
Questi punti non li capisco perchè:

– Un osservazione, se condita da elementi negativi non è un offesa personale ma è una valutazione su un azione e suoi suoi contorni, l’oggetto non è il nostro essere ma il nostro “fare”. Come tale dovrebbe essere quantomeno valutata e se verificata dovrebbe essere qualcosa tra lo stimolo e l’occasione per modificare la nostra abitudine sia essa pratica o meno e condurre quindi il nostro “fare” in un “fare meglio”.

– Una critica va ascoltata e valutata e non è necessita di giustificazione ma, eventualmente, di “azione”… rispondere ad una critica con un altra critica, potrebbe anche esser utile ma aggiunge condizioni al problema e non contribuisce in nessun modo alla sua risoluzione, si può anche fare ma forse sarebbe meglio farlo in un momento successivo, dopo aver “risolto” i motivi della critica subita.

– Se constatiamo la reale concretezza della critica l’unica azione da fare è cercare di porvi rimedio, successivamente dovremmo trovare il modo di ricordarla e con essa anche la soluzione intrapresa per evitare che accada nuovamente.

– Screditare la persona che ha criticato non risolve la critica, ma sposta l’attenzione sul “fuoco” dell’argomento.. purtroppo spesso ci sentiamo sollevati nel dimostrare (troppo spesso al prossimo, che magari non ha nemmeno nulla a che fare con la questione) che chi ci ha criticato sbaglia in questo, in quello o in quell’altro… in realtà così facendo distogliamo solamente l’attenzione su noi stessi e sul nostro possibile errore.. ci solleva moralmente ma ci fossilizza intellettualmente..
ma sopratutto se riteniamo, dopo attenta e onesta analisi, la critica errata di cosa dobbiamo preoccuparci ancora??
Scrivendo mi rendo conto di come probabilmente siano concetti banali che sono facilmente esposti quando si analizza la vita degli altri ma che spesso diventano complicati o noiosi quando analizziamo le nostre vite.. però spesso queste situazioni comportano disordine e stress a noi e quel che è peggio a tutto l’ambiente che ci circonda…

Perchè non possiamo essere più sereni quando ci valutiamo o ci valutano?? Specialmente quando valutiamo i nostri errori, mancanze, lacune??
Quello che facciamo è parte di noi, ma non rappresenta il nostro insieme, possiamo fare cose giuste e cose sbagliate senza che queste cose determinino in maniera assoluta il nostro valore complessivo..

Io credo che siano abitudini che ci sono “imposte” dalla società, media, tv, scuole e posti di lavoro.

Dobbiamo ragionarci sopra per capire se hanno senso, se questi meccanismi automatici siano veramente quelli da adottare senza pensare..

Vi faccio un esempio, da quando sono arrivati americani e giapponesi nell’azienda dove lavoro la modifica più sostanziale che hanno apportato è quella sulla “filosofia di lavoro” (a detta loro, ovviamente).

Stanno abituando il personale ad approcciare al lavoro e al senso critico dello stesso sia dal lato personale sia da quello globale.

Tra i tanti metodi c’è ne uno che mi crea disagio se non altro per il concetto che “protegge” o “nasconde” a seconda dei punti di vista, provo a sintetizzarvelo:

Metodo delle observation

In pratica si sostiene che, singolarmente o in gruppo, si osservi una volta alla settimana una postazione di lavoro, si compili un modulo nel quale si analizzano diversi fattori, dal processo, alla qualità, dalla sicurezza alla pulizia.. per farla breve la regola dice che per ogni osservazione negativa devono corrispondere 3 osservazioni positive.

Perchè???

Perchè così l’operatore non si sente “criticato” ma “coccolato” e spinto al miglioramento… cioè c’è questo che non va bene ma in queste tre cose sei bravo…
ecco, pur comprendendo il senso positivo e propositivo del metodo io mi sento “offeso” (tra virgolette sia chiaro) da questo metodo… sia che sia indirizzato a me, sia che sia io ad utilizzarlo…

non sono un cretino che ha bisogno di predisporre la mia mente ad un argomento perchè questo venga recepito.. così come non credo lo siano gli altri..

non devo fornire una alibi per una critica così come una scusa per un complimento, nelle valutazioni porto la mia oggettività all’argomento senza che essa sia definita a priori da qualcun’altro.

Accetto che la mia eventuale critica venga definita sbagliata o superflua (dopo discussione combinata) così come accetto che una critica evidenzi una mia lacuna o carenza senza che nessuno mi prepari psicologicamente al fatto… accetto di sbagliare così come accetto di fare cose giuste, questo non comporta in me stravolgimenti.

Spesso i miei colleghi compilano gli aspetti positivi scrivendo sempre le stesse cose, alcuni hanno già compilato i moduli per quei 3 punti, mentre tutti si sbizzarriscono per quelli negativi, quasi nessuno li tralascia, sorvola…

questo a mio avviso è il metodo degli alibi, del proforma, del vivere senza ragione..io penso che non siamo capre e che spesso dovremmo volere che ci sia riconosciuto, altrimenti finiamo per convincerci del contrario o peggio ancora per trattare l’argomento con indifferenza (riferimento chiaro a qualche post fa)…

37 pensieri riguardo “Non si può più sbagliare”

    1. ma non è solo quello, la cosa che mi indispettisce di più è che ci sono un sacco di persone che studiano metodi per “prepararci ad accettare alcune notizie” per “abituarci a non pensare” per “trattarci da idioti” è questo che più di ogni altra cosa mi rende intollerante, allergico…

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      1. Sì,è una cosa assurda! Io sono una persona molto diretta,e questo è un difetto,perchè spesso e volentieri le persone le faccio chiudere a riccio.. ma preferisco essere schietta e arrivare al nocciolo che girarci intorno

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      2. Giustissimo, la paura a volte è fondamentale, sbagliato aver paura come la intendevo io nel contesto era per dire che è sbagliato temere di scoprire il nostro valore.. e per farlo evitare quindi di conoscere pregi, difetti e limiti… 🙂

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  1. Sai Erik le tue considerazioni mi sembrano cosi legate a quello che pensavo ed ho scritto stamattina. Per un perverso senso dell’ edonismo “abbiamo” bisogno di piacere a tutti… senza l approvazione degli altri ci sembra di non essere nessuno e infelici. Ed è su questo che fa leva questa società ed il sistema malato nel quale viviamo:se non piaci sei out, se non prendi sei out, se non hai approvazione sei un reietto. Ci valutano, ci calcolano, ci
    pesano e noi dobbiamo correre per vincere la gara… una gara che porta a vincere il premio per l infelicità… paradossale ma è così…

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    1. Concordo, quando sono gli altri a stabilire il tuo valore corri inevitabilmente il rischio del conflitto di interessi, il giudizio esterno dovrebbe servire a confermare o smentire e non come base..

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  2. Guarda Erik, il mese scorso ho avuto uno scontro verbale con uno dei miei capi, diciamo quello dell’area contabile.
    Lui, a digiuno di conoscenze PC, mi sottolineava un problema al computer di una collega. Io ho tentato di risolvere il problema, al primo colpo non ci sono riuscito, ma al secondo sì.
    Lui cercava di ‘incolparmi’ per il malfunzionamento proprio perché non capiva le mie spiegazioni tecniche.
    Ad un certo punto gli ho detto: “Guarda che stai solo cercando di dare la colpa a qualcuno perché il PC non funziona. Invece di cercare il colpevole (che tra l’altro non c’è) perché non ti focalizzi sulla soluzione del problema? Perché ancora questo vecchio metodo del ‘dare la colpa a qualcuno’?”.
    Lui si è incavolato, ma io sono convinto che i problemi vadano visti da un’altra prospettiva (soluzione e analisi della cause).
    Le critiche di solito cmq ci arrecano fastidio perché innanzitutto sono personali, poi perché nella società odierna dove l’EGO di ognuno è smisurato e posto al centro dell’universo, ogni spallata sbilancia le nostre certezze.
    Ciao

    K.

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      1. ah guarda non mi sembra affatto una divagazione… quando i capi non hanno il coraggio di affermare o far affermare ai loro sottoposti secondo me sono dei falliti… come capi si intende…

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  3. E’ sicuramente giusto non sorvolare sulle critiche e nemmeno accettarle come oro colato, da chiunque esse derivino. Le critiche ci possono dare qualche informazione in più per noi stessi, per migliorarci in come siamo o in cosa stiamo facendo. Questo dovremmo cercare di tenerlo presente.
    Però completo la vista con… “l’altro lato”, ovvero quello di chi la critica la fa’. Se è vero che qualunque critica può fornirci elementi sui quali riflettere, è indubbio che spesso noi non reagiamo all’argomento della critica, ma al modo con il quale essa viene portata.
    Ad esempio, io posso anche rendermi conto che la critica coglie nel segno, ma se la persona me la “sbatte in faccia” con iprocrisia (nel senso che lui fa ben di peggio), egocentrismo e superbia, con – direi – evidente desiderio di ferire, a proprio vantaggio, per dimostrare la propria presunta superiorità o solo per stupidità, bé…sarà difficile rimanere impassibili. Anche se bisognerebbe coglierla come una prova, un test per dimostrare a sé stessi che non si cade nella trappola.
    Di fatto ci sono molti “corsi” che insegnano, nei rapporti intra-aziendali, come trattare con il prossimo. Ricordo uno dei primi, ancora agli albori degli anni ’80, nei quali si suggeriva di non ribattere mai con un “però” o un “ma”, piuttosto di usare frasi come “è vero ciò che dici, si potrebbe perfino fare meglio se…”, in modo da non dare l’idea di contraddire, piuttosto di tentare una collaborazione a fini migliorativi.
    Certo, quando si ha a che fare con persone egocentriche e presuntuose, modello “so tutto io, non c’è bisogno di altre parole”, è però davvero difficile perché è evidente che l’altro non ti sta nemmeno ascoltando, e questo, giorno dopo giorno, forse finirebbe per logorare perfino il Buddha Sakyamuni 😀

    http://www.wolfghost.com

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    1. verissimo, condivido, però ecco è proprio il “dover cercare un metodo per” che in qualche modo giustifica l’esistenza di quest’incomprensione… per assurdo se una persona di buona volontà con il suo operato sopperisce alle carenze di un altra persona ne consegue che quella persona quelle carenze nemmeno le noterà e sarà quindi portata a ripeterle… è una situazione molto complicata ma è ciò che a mio avviso troppo spesso accade…

      in ogni caso wolf logorerebbe perfino lui, ne sono certo pure io… :))

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      1. Bé, anche l’altra persona dovrebbe avere altrettanta buona volontà: apprezzare il gesto e, soprattutto, imparare osservando l’operato del primo 🙂 E’ così che in Natura funziona, gli animali imparano tramite esempio. Ma noi siamo troppo egocentrici per ammettere che abbiamo qualcosa da imparare dagli altri 😉

        http://www.wolfghost.com

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      2. vero, evidentemente ci vuole serenità ed equilibrio oppure trasparenza morale per essere disposti ad osservare e osservando imparare

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  4. Capisco che magari alla fine diventa tutto un pro-forma, un obbligo pesante e inutile, ma secondo me quel metodo potrebbe non essere così malvagio… Le tre cose positive non servono ad addolcire quella negativa perché non è detto si bilancino ad esempio… Poi credo che sia quasi più difficile elencare le tre qualità perché laddove c’è competitività e una certa rivalità non ci si scambia mai un complimento, non si fanno osservazioni carine e se pure si notano non si dicono. Premettendo che è tutto falsificabile, scambiarsi pareri positivi può aumentare la complicità e il lavoro di squadra…
    Poi tutto è relativo… puoi trovare il collega che s’offende per quell’unico difetto ignorando tutto il resto, un altro che si sente così gratificato dal persistere nel difetto che tanto non gliene frega niente… I modi di reagire possono essere così tanti… dagli una possibilità 🙂
    Ps: non c’entra nulla, ma ho finalmente visto Sliding Doors… grazie grazie grazie infinitamente per avermelo consigliato, è riuscito a migliorare il mio umore un po’ spento ultimamente e mi ha fatto riflettere e prendere coscienza di alcune cose… *_*

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    1. wow, per l’ultima parte.. ne sono davvero felice… ma… ti confesso, non mi farai mica preoccupare vero?? è da un pò di tempo che ti sento parlare di alti e basse e di umore così… devo mica intervenire io?? :)))

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    2. sulla prima parte invece non sono troppo daccordo, cioè in linea di massima si ma mi sembra sempre un metodo “furbetto” pensato presupponendo che le persone non son sincere e non son disposte ad accettare la verità.. non mi piacciono le regole, men che meno quelle che indirizzano le persone ad uno standard, probabilmente sono troppo “infetto” dal virus degli ambienti di lavoro dove ho lavorato… e non son ecqulibrato ne nell’analisi ne nel giudizio

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      1. Guarda la mia opinione ha il difetto di non essere basata su una qualche esperienza di tipo lavorativo, quindi capisco che tu abbia delle riserve… Però non vederla come una questione di sincerità… Credo che semplicemente miri a migliorare la produttività facendo emergere i problemi, ma anche ad aumentare la stima che potrebbe esserci tra voi…

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