Gli scacchi di Calvino per riflettere…

Gli scacchi -Italo Calvino-

Tornando dalla sua ultima missione Marco Polo trovò il Kan che lo attendeva seduto davanti ad una scacchiera.

Con un gesto lo invitò a sedersi di fronte a lui e a descrivergli col solo aiuto degli scacchi le città che aveva visitato.

Il veneziano non si perse d’animo. Gli scacchi del Gran Kan erano grandi pezzi d’avorio levigato:

disponendo sulla scacchiera torri incombenti e cavalli ombrosi, addensando sciami
di pedine, tracciando viali diritti o obliqui
come l’incedere della regina, Marco ricreava le prospettive
e gli spazi di città bianche e nere nelle notti di luna.

Al contemplarne questi paesaggi essenziali, Kublai rifletteva sull’ordine invisibile che regge
le città, sulle regole cui risponde il loro sorgere e prender forma e prosperare e adattarsi alle
stagioni e intristire e cadere in rovina.

Alle volte gli sembrava d’essere sul punto di scoprire un
sistema coerente e armonioso che sottostava alle infinite difformità
e disarmonie, ma nessun modello reggeva il confronto con quello del gioco degli scacchi.

Forse, anziché scervellarsi a evocare col magro ausilio dei pezzi d’avorio visioni comunque destinate all’oblio, bastava giocare una partita secondo le regole, e contemplare ogni successivo stato della scacchiera come una
delle innumerevoli forme che il sistema delle forme mette insieme e distrugge.

Ormai Kublai Kan non aveva più bisogno di mandare Marco Polo in spedizioni lontane:

lo tratteneva a giocare interminabili partite a scacchi.

La conoscenza dell’impero era nascosta nel disegno tracciato dai salti spigolosi del cavallo, dai varchi diagonali che s’aprono alle incursioni dell’alfiere, dal passo strascicato e guardingo del re e dell’umile pedone, dalle alternative
inesorabili di ogni partita.

l Gran Kan cercava d’immedesimarsi nel gioco: ma adesso era il perché del gioco a sfuggirgli.

Il fine d’ogni partita è una vincita o una perdita: ma di cosa? Qual era la vera posta?

Allo scaccomatto, sotto il piede del re sbalzato via dalla mano del vincitore, resta un quadrato nero o bianco.

A forza di scorporare le sue conquiste per ridurle all’essenza, Kublai era arrivato all’operazione
estrema:

la conquista definitiva, di cui i multiformi tesori dell’impero non erano che involucri illusori, si riduceva a un tassello di legno piallato:

il nulla…

18 pensieri riguardo “Gli scacchi di Calvino per riflettere…”

      1. 🙂
        Allora leggi “Se una notte d’inverno un viaggiatore”… non so se l’ho consigliato a te o a qualcun altro… nel caso ripetersi non fa male 🙂

        "Mi piace"

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