Ustmamò -Cosa conta-

è quieto ritornare alla memoria
di mondi gia’ stati di modi gia’ usati
per dire spiegare cercare intuire
cosa conta davvero

Sto pensando a camminare
non m’importa di arrivare
non ho un posto ne’ una meta
una mia stella cometa

Ustmamò – Cosa Conta –

pietra dura se sei cosa che cura
libera me dal male e dalla mia paura
pietra dura tu sai cos’e’ che cura
insegnami a capire aiutami a vedere
cosa conta davvero
che cos’è che conta davvero

Dimmi dov’è il posto
l’ora il tempo giusto
mettimi nel tempo giusto
dammi un segno e un posto
stella cometa
la notte si fa quieta
è calmo respirare
è quieto ritornare alla memoria
di mondi gia’ stati di modi gia’ usati
per dire spiegare cercare intuire
cosa conta davvero

Sto pensando a camminare
non m’importa di arrivare
non ho un posto ne’ una meta
una mia stella cometa

Sfinge impassibile
di fronte ad un tramonto
statua di cera
che cola di sudore
sentire vedere toccare
finire per sempre oppure durare
mistero così vuoto e presente
io sono respiro
mistero così vuoto e presente
io sono ci sono respiro
mistero così vuoto e presente
io sono respiro
mistero così vuoto e presente
io sono ci sono respiro

Sto pensando a camminare
non m’importa di arrivare
non ho un posto nè una meta
una mia stella cometa

Sto pensando a camminare
non m’importa di arrivare
non ho un posto nè una meta
una mia stella cometa

Sto pensando a camminare
non m’importa di arrivare
non ho un posto ne’ una meta
una mia stella cometa

..sfinge impassibile di fronte ad un tramonto, statua di cera che cola di sudore, sentire vedere toccare, finire per sempre oppure durare, mistero cosi’ vuoto e presente, io sono respiro, mistero cosi’ vuoto e presente, io sono, ci sono, respiro…

L’uomo senza qualità

Da: Robert Musil, L’uomo senza qualità (1930)

Solo allora Ulrich s’accorse che Stumm von Bordwebr s’era portato dietro una borsa d’ufficio, e l’aveva appoggiata ai piedi della scrivania; era uno di quei grandi zaini di vitello, che si possono portare sulle spalle mediante solide corregge, e servono a trasportare documenti da un ufficio all’altro nei vasti edifici ministeriali, o anche fuori. Evidentemente il generale era venuto con un attendente che aspettava sotto e che Ulrich non aveva veduto, perché solo con fatica si tirò sulle ginocchia la pesante borsa e fece scattare la piccola serratura d’acciaio che aveva tutta l’aria di un ordigno di guerra. – Non son rimasto in ozio, da quando assisto alle vostre riunioni, – sorrise, mentre la sua giubba celeste si tendeva, nella posizione curva, intorno ai bottoni dorati, – ma sai, ci son cose di cui non vengo a capo -. Tirò fuori dalla borsa un gran fascio di fogli sciolti, coperti di strani segni. – Tua cugina, – egli spiegò, – ho avuto con lei un colloquio esauriente, ella vorrebbe, giustamente, che dai suoi sforzi per elevare al nostro Eccelso Sovrano un monumento spirituale emergesse un’idea che fosse, come dire, la più alta, che occupasse il primo posto fra tutte le idee del giorno d’oggi; io però ho osservato, pur ammirando le personalità da lei invitate, che la cosa presenta infernali difficoltà. Se uno dice una cosa, l’altro afferma il contrario – l’hai notato anche tu? – ma c’è di peggio, secondo me; lo spirito borghese mi sembra proprio ciò che noi diciamo di certi cavalli: un cattivo mangiatore. Ti ricordi? Son bestie che non vogliono saperne di ingrassare, nemmeno con doppia razione di foraggio! Oppure diciamo, – si corresse a una lieve protesta del padrone di casa, – sì, diciamo pure che ingrassano, ma le ossa non crescono e la pelle rimane opaca; gli viene soltanto un pancione pieno d’erba. Ecco, vedi, la cosa mi interessa e vorrei approfondire la questione, come mai non si possa regolare la faccenda!

Stumm, sorridendo, porse al suo ex tenente il primo dei fogli. – Si dica pure tutto ciò che si vuole, – dichiarò, – ma di ordine noi militari ce ne intendiamo. Ecco, qui ho consegnato le idee principali esposte dai partecipanti alle riunioni di tua cugina. Vedi, se gli parli a quattr’occhi ciascuno ritiene essenziale una cosa diversa -. Urich esaminò il foglio con stupefazione. Era diviso in quadrati mediante linee orizzontali e verticali, come un foglio d’anagrafe o un registro militare, e nei quadrati c’erano parole che contrastavano parecchio con quella suddivisione, infatti egli lesse in bei caratteri burocratici i nomi: Gesù Cristo; Budda Gotama, e anche Siddarta; Lao-Tse; Lutero Martino; Goethe Volfango; Ganghofer Ludovico; Chamberlain, e molti altri, che evidentemente continuavano su un altro foglio; poi nella seconda casella le parole cristianesimo, imperialismo, secolo delle comunicazioni, eccetera, e accanto v’erano altre colonne di parole in altre caselle.

– Potrei anche chiamarlo il foglio catastale della cultura moderna, – illustrò il generale, – perché poi l’abbiamo ampliato, e ora contiene il nome delle idee, e dei loro agitatori, dell’ultimo venticinquennio. Non immaginavo che costasse tanta fatica! Poiché Ulrich voleva sapere come era stato compilato l’elenco, gli spiegò volentieri il procedimento da lui ideato. – Mi ci son voluti un capitano, due tenenti e cinque sottufficiali per fare così presto. Se avessimo potuto usare un sistema del tutto moderno, avremmo mandato a ogni reggimento la domanda: “Chi considerate il più grande uomo dei nostri tempi?” come fanno oggi i giornali e simili, sai, insieme con l’ordine di comunicare il risultato della votazione con le percentuali; ma nel mondo militare, la cosa non andava, perché naturalmente nessun corpo dell’esercito può rispondere altro che: Sua Maestà. Allora avevo pensato di far chiedere quali sono i libri più letti e con le più alte tirature, ma s’è visto subito che, oltre alla Bibbia, sono i libriccini di capodanno con le tariffe postali e le vecchie barzellette, distribuite a tutti, dai portalettere che vanno a far gli auguri e a riscuoter la mancia; e questo ci ha fatto di nuovo riflettere com’è difficile lo spirito borghese, perché in generale son ritenuti migliori quei libri che si adattano a ogni lettore, o almeno, mi hanno detto, bisogna che un autore in Germania abbia molti che la pensano come lui per esser considerato un grande ingegno. Dunque, anche questa via non era possibile; e come abbiamo finito per fare non te lo posso dire sul momento, è stata un’idea del caporale Hirsch insieme col tenente Melichar, ma ci siamo riusciti.

Il generale Stumm posò il foglio e con un viso che annunziava una grave delusione ne prese un altro. Fatto l’inventario delle scorte di idee esistenti nell’Europa Centrale, aveva non solo stabilito con rincrescimento che erano costituite da contraddizioni, ma anche scoperto con stupore che quelle contraddizioni incominciavano a confondersi l’una nell’altra. – Che tutte le celebrità in casa di tua cugina mi rispondessero cose opposte quando la pregavo di ammaestrarmi, passi, c’ero già abituato; ma che dopo aver parlato lungamente con loro mi sembri che dicano tuttavia le stesse cose, ecco, non riesco proprio a intenderlo, e forse la colpa sarà del mio comprendonio d’ordinanza, che non ci arriva! – Ciò che sgomentava in tal modo il cervello del generale Stumm non era una bagattella, e in fondo non la si sarebbe dovuta attribuire soltanto al Ministero della Guerra, benché si potesse dimostrare che con la guerra intratteneva ottimi rapporti. Sono state donate a questo nostro secolo grandi idee in quantità, e per uno speciale favore della sorte ogni idea ha pure la sua contro-idea, di modo che individualismo e collettivismo, nazionalismo e internazionalismo, socialismo e capitalismo, imperialismo e pacifismo, razionalismo e superstizione vi si trovano tutti ugualmente bene come a casa loro; e per giunta ci sono anche i resti non ancora consumati di innumerevoli altre contraddizioni di uguale o minore valore attuale. La cosa sembra così naturale come il fatto che vi siano il giorno e la notte, il caldo e il freddo, l’amore e l’odio, e che nel corpo umano ogni muscolo flessore abbia il suo contrario in un muscolo estensore, né il generale Stumm, come chiunque altro, si sarebbe mai sognato di vederci nulla di straordinario, se l’amore per Diotima stimolando la sua ambizione non l’avesse precipitato in quell’avventura. L’amore infatti non s’accontenta che l’unità della natura riposi sui contrasti, ma, incline com’è alla soavità, alla delicatezza, vorrebbe un’unità senza opposizioni, e così il generale s’era sforzato in tutti i modi di ottenere tale unità. – Ho fatto fare – raccontò a Ulrich, mostrandogli il foglio relativo, – un elenco dei condottieri delle idee, vale a dire che contiene tutti i nomi di coloro che negli ultimi tempi hanno guidato alla vittoria notevoli contingenti di idee; quest’altro qui è un ordine di battaglia; questo un piano dello schieramento strategico; questo un tentativo di identificare i depositi e gli arsenali donde si effettua il rifornimento delle idee. Ma se tu osservi uno dei gruppi di idee impegnati in combattimento, vedi subito – e ho voluto che risultasse ben chiaro dal disegno, – che esso attinge i suoi rinforzi di truppe e di materiale ideologico non soltanto dal proprio deposito ma anche da quello dell’avversario; vedi che cambia continuamente di fronte e senza nessun motivo, combatte tutt’a un tratto col fronte rovesciato, contro le proprie posizioni; ma vedi altresì che le idee disertano tutti i momenti, di qua e di là, sicché le trovi ora in questa ora nell’opposta linea di battaglia. Insomma, non si può stabilire né un regolare piano di dislocamento, né una linea di confine, né niente, e il tutto è, parlando con rispetto, – eppure d’altra parte non lo posso credere! – quello che da noi ogni superiore chiamerebbe un branco di porci impazziti! – Stumm cacciò in mano a Ulrich una dozzina di fogli in una volta. Eran coperti di direttive di marcia, linee ferroviarie, reti stradali, calcoli di portata, contrassegni di corpi, dislocamenti di truppe, circoli, quadrati, zone tratteggiate; il tutto come in un regolamentare rapporto di stato maggiore, intersecato da linee rosse verdi azzurre e gialle e disseminato di bandierine dei più vari tipi e significati, quelle che un anno più tardi sarebbero diventate così popolari. – Ma non serve a niente! – sospirò Stumm. – Ho cambiato modo e provato ad affrontare il problema dal punto di vista della geografia militare invece che da quello della strategia, sperando di ottenere almeno un campo d’operazioni ben articolato, ma non c’è verso! Ecco qui le descrizioni orografiche e idrografiche! – Ulrich vide segnate sulla carta vette di montagna da cui partivano diramazioni che più in là si riammassavano, sorgenti, reti fluviali e laghi. Negli occhi vivaci del generale scintillava qualcosa come irritazione o esasperazione. – Ho tentato in cento modi, – egli disse, – di riportare il tutto a un’unità; ma sai com’è? Come viaggiare in seconda classe in Galizia e prendersi i pidocchi! E’ la più schifosa sensazione d’impotenza che si possa immaginare. Quando sei stato un pezzo in mezzo alle idee, ti prude tutto quanto il corpo e non hai pace se non ti gratti a sangue!

Il più giovane non poté trattenersi dal ridere di quell’energica descrizione. Ma il generale pregò: – No, non ridere! Io ho pensato che tu sei divenuto un borghese eminente; nella tua posizione devi capire la questione, e devi capire anche me. Son venuto a chiederti aiuto. Ho troppa reverenza per tutto ciò che rappresenta lo spirito, e perciò non posso credere di aver ragione!

– Tu prendi troppo sul serio il pensiero, signor colonnello, lo consolò Ulrich. Involontariamente aveva detto “colonnello”, e se ne scusò. – Mi hai così piacevolmente ricondotto al passato, signor generale, quando mi comandavi certe sere a filosofare in un cantuccio del circolo. Ma, ti ripeto, non bisogna prendere tanto sul serio lo spirito come tu stai facendo!

Non bisogna, – gemette Stumm. – Ma io non posso più vivere senza una regola superiore nella mia testa! Non lo capisci? Io rabbrividisco se penso quanto tempo son vissuto senza di essa, sui campi di manovre e nelle caserme, fra barzellette militari e storie di donne!

A scuola senza voti

girovagando di qua e di la ho trovato questo articolo:

http://www.skuola.net/news/scuole-medie/addio-voti-scuola.html

dove in pratica si racconta che in una scuola media di Pesaro per “concezione ispiratrice” dell’istituto è diverso da tutte le altre scuole e istituti italiani..

l’idea sembra prendere spunto da due testi di Fernando Ciani e precisamente “la scuola di pinocchio” e “a scuola senza profitto”

Ora, mi sorgono due domande, di cui una forse banale e nel caso chiedo scusa per la mia ignoranza:

1) Cosa ne pensate?

2) E’ legalmente possibile??

Io sono da sempre piuttosto ostile al mondo della scuola in generale e ormai da un sacco di tempo piuttosto lontano dalla stessa, non ho mai fatto mistero di questo come non ho mai fatto mistero che lo considero probabilmente l’unico vero rimpianto della mia vita;

so che ci sono tra voi persone legate, in un modo o nell’altro, al mondo scolastico e quindi sono curioso di sentire la vostra opinione, se vi va….

La ragazza delle arance

La-ragazza-delle-arance-Jostein-Gaarder

La storia di un padre che conosce il suo futuro e la sua data di scadenza, che decide di raccontarsi
per lasciare al figlio una parte di se e della sua vita anche dopo la sua scomparsa.

La storia di un figlio che ritrova una lettera del padre scomparso prematuramente e che grazie alla quale
ha la fortuna di passare un pò di tempo assieme allo stesso e se vogliamo di conoscere un pò quella persona
che non potrà conoscere mai.

La storia di un amore sfuggevole, rincorso, inseguito, voluto e vissuto tra sogno e realtà, tra gioie e
dolori e di due esistenze che divise si troveranno a seguire la loro direzione tra rabbie e rancori,
tra soppravivenza ed esistenza.

A mio modo di vedere se dovessi riassumere la storia del libro una qualsiasi di queste tre storie potrebbe
andar bene ma nessuna in singolo descriverebbe il libro.

Narrativa e riflessione.

Il rischio di veder interpretato il libro come una sorta di saggio alla vita, di normativa del sentimento a
mio avviso esiste ed è concreto, credo che per godersi questo testo sia neccessario andare oltre, leggerlo
senza volerlo giudicare, gustarselo senza volerlo interrogare, viverlo volendoci pensar su perchè di spunti
per pensare te ne regala parecchi.

La semplicità reale della vita in sè contrapposta alla difficoltà della quotidianità messe a nudo dalla
realtà della morte, ogni volta, mi riavvicinano alla vita stessa.

Una delle cose che più di altre mi ha fatto soffermare con i pensieri leggendo il libro è questa:

credo che troppo spesso, per tutti i svariati motivi del mondo che volete trovare, dedichiamo il nostro tempo
a parlare con i nostri figli, amici, mogli o chi che siano.. non a parlare di cose di ogni giorno, non a parlare
di argomenti di vita generale, a parlare di noi, dei nostri pensieri, dei nostri ideali, dei nostri
lati più profondi e nascosti, delle nostre paure, delle nostre impressioni. Lasciare che gli altri conoscano
chi siamo e cosa magari può differenziarci dagli altri, conosca la nostra storia che non è meno interessante
della storia di nessun altro, e come spesso si dice conoscere la storia per comprendere il presente e
pensare al futuro si parla di uno dei più grandi segreti della vita. Comprendere il presente per pensare al futuro,
cosa c’è di più interessante da fare???

A volte mi rattristo pensando a chissà quanti figli, padri, nonni non conoscano praticamente nulla della storia
della vita dei loro figli, padri e nonni. Quanto tempo trascorso nella vita senza aver il tempo di raccontare,
di raccontarsi o di capire e di capirsi. Quante occasioni perse per conoscere, per migliorarsi o semplicemente
per prendere atto di gesti fatti o non fatti, nel passato o nel futuro.

Ritrovare il piacere di raccontare e di ascoltare, riscoprire quel sentimento che si cela dentro le parole di chi
parla e che si percepisce negli occhi e negli sguardi. La tonalità, il timbro e l’emozione che si esprime quando
si parla di se, di episodi che passati i giorni, i mesi e gli anni, rimangono lì intatti nella memoria
indissolubili e incancellabili; scambiarsi l’emozione e ritrovarla negli sguardi e negli occhi di chi ti ascolta,
capendoti o solo traducendo l’empatia è una di quelle cose che fa salire a dismisura il senso della vita, la
bellezza della vita.

In questo momento mi sentirei di sbilanciarmi in una sorta di teorema matematico che potrebbe definire che:
“Il valore o la bellezza di un esistenza è determinata dal numero di volte un cui ci si è emozionati”

“i fattori che determinano questi momenti di emozione sono soggettivi e non qualificabili o quantificabili quindi ai fini
del teorema in un applicazione generale si possono ritenere trascurabili.”

Non vorrei andare oltre sulle considerazioni o riflessioni che la lettura di questo libro mi ha portato ad affrontare
perchè altrimenti mi sentirei di svelare troppo della trama stessa e spero che questo commento vi abbia invogliato alla sua
lettura.

Voglio concludere con una domanda che il libro (e non solo.. )
ti pone ma senza citarla…

vorrei solo rispondere così, a voce alta, urlando:

“SI!!! Senza se e senza ma..”

per tutti i motivi descritti sopra e per molti, moltissimi altri.