Monologhi: da Waking Life

Non lo avete visto?? rimediate…

Ci sono due tipi di sofferenti a questo mondo: quelli che soffrono per una carenza di vita e quelli che soffrono per una sovrabbondanza di vita. Io mi sono sempre ritrovato nella seconda categoria. Se ci pensi un attimo, quasi tutti i comportamenti dell’uomo e le sue attività in sostanza non sono diverse da quelle degli animali. Le più avanzate tecnologie e la nostra abilità artigiana ci portano al livello dei super-scimpanzè, non di più. In realtà la differenza fra, diciamo, Platone e Nietzsche e l’uomo medio, è maggiore di quella che esiste fra lo scimpanzè e l’uomo medio. Il regno del vero spirito, del vero artista, del santo, del filosofo, sono in pochi a raggiungerlo. Perché così pochi? Perché la storia del mondo e l’evoluzione non sono esempi di progresso ma piuttosto un’infinita e futile addizione di zeri? Non si sono sviluppati i valori più importanti. Diamine, i Greci 3000 anni fa non erano certo meno progrediti di noi. Allora quali sono le barriere che impediscono all’essere umano di arrivare per lo meno vicino al suo vero potenziale? La risposta a questa domanda la si può trovare in un’altra domanda. Qual è la caratteristica umana più universale? La paura. O la pigrizia.

Io credo che il veicolo debba essere un estensione della propria personalità.

Questa è la mia finestra sul mondo, ogni istante è uno spettacolo diverso.

Io magari non lo capisco, magari non sono neanche d’accordo con questo mondo, ma sai una cosa? Lo accetto e continuo a a galleggiare.

Il viaggio non richiede una spiegazione, ma solo dei passeggeri.

È come arrivare su questo pianeta con una scatola di pastelli, c’è chi ha la scatola da otto pastelli e chi quella da sedici. Ma quello che conta è quello che fai, con i pastelli, con i colori che ti hanno dato. Non state a preoccuparvi di colorare fuori dai contorni, colorate fuori dai contorni, dico io, ma anche fuori dalla pagina! Non mettetevi limiti!


Ogni volta che parli di una persona come di una costruzione sociale […]non fai altro che aprire le porte ad una marea di giustificazioni.

Quando Sartre parla di responsabilità, non parla di qualcosa di astratto, non sta parlando di quel genere di io o di anima di cui discuterebbero i teologi; ma di qualcosa di molto concreto.

Come io e te che parliamo, prendiamo decisioni, facciamo cose e ne accettiamo le conseguenze.

È vero che nel mondo siamo 6 miliardi di persone e stiamo aumentando.

Ciò nonostante, quello che fai, fa la differenza.

Fa la differenza in termini materiali, fa la differenza per le altre persone e crea un precedente.

Insomma, io credo che non dobbiamo mai chiamarci fuori, e credere di essere vittime di una concomitanza di eventi.

Siamo sempre noi a decidere chi siamo.


«La nostra critica cominciò come ogni critica, con il dubbio. Il dubbio divenne la nostra narrazione. Eravamo alla ricerca di un nuovo racconto, il nostro. Ci aggrappammo ad un nuovo passato, spinti dal sospetto che il linguaggio comune non potesse narrarlo. Il nostro passato appariva congelato e remoto, ed ogni nostro gesto, ogni accento, esprimeva la negazione del vecchio mondo e l’anelito ad uno nuovo. Il nostro modo di vivere creò una situazione nuova, fatta d’esuberanza e amicizia, la realtà di una micro-società sovversiva nel cuore di una società che la ignorava (…). L’arte non era il fine, ma il pretesto e il metodo per individuare il nostro ritmo specifico e le possibilità nascoste del nostro tempo, la scoperta di una nuova comunicazione, di questo si trattava, o almeno, la ricerca di tale comunicazione, l’avventura di trovarla e di perderla. Noi insoddisfatti continuammo, però, a cercare, riempiendo i silenzi di desideri, di paure, di fantasie, sospinti dal pensiero che per quanto vuoto sembrasse il mondo, per quanto degradato ed usurato ci apparisse il mondo, sapevamo che tutto era ancora possibile e che, in circostanze appropriate, un nuovo mondo era tanto probabile quanto uno vecchio».

Mancia o non mancia!??! Questo è il dilemma

Stimolato nell’argomento da questo post di Carloninsigna http://carolinsigna.com/2014/09/18/come-contribuire-how-to-contribute/

oggi volevo sentire la vostra opinione, di chi volesse condividerla ovviamente riguardo a questa questione:

La mancia.
Da un bel pò di anni ho preso una decisione riguardo al gesto della Mancia.
Io ho deciso di non dare la mancia a nessuno.
e così da diversi anni cerco di tenere fede a questa decisione, confesso che viaggiando all’estero non è sempre una scelta facile, ma almeno la ritengo motivata, giusta o sbagliata che sia.
Qualche tempo prima di prendere la decisione di non lasciare mancie a nessuno eravamo con diversi componenti della famiglia in vacanza all’estero.
Un giorno uno dei componenti della famiglia che era li con noi, chiamò un camerire da parte, gli diede una somma di denaro chiamandola mancia ed in cambio da quel momento in avanti ricevette diversi piccoli vantaggi rispetto a tutti gli altri presenti nella stessa struttura, noi compresi.

La sera discutendo di questo fatto ci rimproverò di non farci furbi e si lamentò perchè alcuni dei vantaggi che aveva così acquistato venivano resi meno “vantaggiosi” dal nostro comportamento in quanto in qualche modo impedivano a lui di sfruttarli a pieno.

Premesso che il concetto di “mancia” non mi ha mai convinto in termini assoluti penso che visto che solitamente si tratta di lavoro, professionalità che in ogni caso è retribuita il concetto di “mancia” sia molto più pericoloso che “segno di approvazione” perchè io che faccio quel tipo di lavoro dovrei farlo al meglio per il rispetto che porto per la mia persona, per il concetto di cliente, per il principio di professionalità e non cambiarlo a seconda di quanto una persona acquista o meno la mia simpatia.

Film: K-Pax

una discussione da follia celebrale tra fisica quantistica e teorie sull’indeterminazione delle cose avuta con Bloom grazie a questo post

http://bloom2489.wordpress.com/2014/09/13/questione-di-principio-di-indeterminazione/   mi ha portato ad andarmi a rivedere i ricordi avuti dopo la visione di questo film K-Pax che vi ripropongo qui:


k-pax

Fino a dove riusciamo a credere?

La verità è ciò in cui crediamo, ciò che vediamo oppure è rappresentata da ciò, fin cui possiamo riuscire a credere e/o a vedere?

I limiti della nostra mente, della nostra visione delle cose sono i limiti della nostra realtà, ma questi limiti variano di persona in persona, giusto?

Qual’è il confine?
ma sopratutto qual’è il nostro interesse a scoprirlo?

Queste sono le domande che la visione di questo film mi ha lasciato.

E su questi quesiti adatterò la mia personale recensione.

La storia del film non ve la racconto, come sempre parlerò di emozioni, sensazioni immagini per finire con un giudizio complessivo.

Tutta la parte iniziale del film la trovo geniale, non mi soffermo a criticare come hanno fatto in molti i dettagli e la loro credibilità ma voglio soffermarmi sui confini citati sopra, sulla superba creazione del personaggio interpretato con grande classe dal Kevin Speacy.
Un personaggio che con calma ed eleganza rimpicciolisce le grandi e illustri menti della nostra società e riavvicina la vita alla semplicità che ne compone la struttura di base, complicata troppo spesso dalla volontà e dalla realtà vista da quelle menti che hanno a carico l’esistenza dei loro simili.

La cosa che mi fà più pensare, durante e dopo la visione del film non è innovativa ma è molto stimolante, se ne parla da decenni probabilmente nei testi delle canzoni, nel libri, nei film, nelle associazioni di pensiero e in questo film sembra essere nascosta alla base della storia che racconta
ed è la ridicolizzazione di tutte le fondamenta della nostra attuale società civile.

Una società basata sulla distinzione, decisa da qualcuno qualche secolo fa, tra bene e male, tra dottori e pazienti, tra vincoli e libertà, tra società e famiglia e non per ultimo tra intelligenza e stupidità.

Su questo ultimo punto mi sembra che il film denunci, nemmeno in maniera troppo velata la “stupidità” degli esseri umani indicandola proprio come responsabile della poca gioia e felicità delle nostre vite. Conflitti, regole, dettami che ci sono imposti fin da piccoli sono i confini della nostra libertà e con essa rinchiudiamo serenità, gioia e allegria.

Un ipotetica società dove non c’è bisogno di stato, polizia persone che decidano quale sia la giustizia, dove non c’è bisogno di un istituzione chiamata famiglia per crescere i bambini ma gli stessi sono cresciuti nell’insieme da questa forma evoluta di società (“imparando un pò da uno e un pò da un altro” citando Prott) che solo un intelligenza superiore potrebbe permetterne l’esistenza ma sopratutto la convivenza.

Nella seconda parte invece mi ha colpito la riflessione sul rapporto tra essere umano e malattia e medico e paziente. La traccia che mi rimane è quella di riflettere sul fatto che molto spesso la soluzione ai nostri problemi di salute o umorali non si trova ne con le medicine, ne con i medici ma semplicemente dentro di noi, dentro la nostra storia. Medici e medicine ti possono avere in cura per anni senza ottenere risultati perchè la cura di cui abbiamo bisogno è dentro di noi, dentro la nostra storia e non si può trovare soluzione se non si ascolta, non si cerca di capire, non si indaga sulla quella che è ed è stata la nostra vita.
Prott ci dimostra come la cura per i suoi compagni di malattia sia proprio strettamente legata con la loro vita e con i vincoli di cui abbiamo scritto sopra, vincoli imposti da una società sbagliata.

Un altra cosa che il film ti fa notare è la differente capacità di affrontare e di vivere la vita a seconda della cultura e conoscenza che abbiamo.
Conoscenza e cultura non vuol dire titolo di studio o posto di lavoro, ci sono persone che hanno alti titoli e alti ruoli in società e nonostante ciò hanno poca conoscenza e poca cultura, ci sono persone che rivestono ruoli trasparenti ma che hanno conoscenze sconfinate, ne gli uni ne gli altri sono indispensabili per la nostra sopravvivenza ma con un maggior peso degli uni la nostra vita peggiora, con maggior peso degli altri la nostra vita migliora.

Ecco forse, la parte finale del film, il messaggio che traspare alla fine, è l’unica parte che mi ha un pò deluso perchè scesa un pò in banalità è che l’amore e l’amicizia sono qualcosa di più profondo della nostra sola esistenza.

Alla fine consiglio assolutamente la visione del film, che rischia però di annoiare o deludere chi si aspetta di vedere un film con una storia dove non è necessario altro che una visione ed un ascolto distratto.
E’ un film di spunti, di contorni, di stimolazioni e inoltre è un film con una colonna sonora sicuramente indovinata.

Spero di rivedervi tutti un giorno lontano su K-Pax!!!


Voglio dirti una cosa Mark,una cosa che ancora non sai.Noi K-Paxiani abbiamo vissuto abbastanza da averlo già scoperto…l’universo si espanderà poi tornerà a collassare su se stesso e poi si espanderà di nuovo ripetendo questo processo all’infinito.Ciò che non sai è che quando l’universo si aspanderà di nuovo tutto quanto sarà come adesso,qualunque errore commetterai in questa vita lo ripeterai nel tuo prossimo passaggio ogni errore che commetterai sopravviverà ancora e ancora,per sempre.Quindi il consiglio che ti do è fare le scelte giuste questa volta,perchè questa volta è tutto ciò che hai…

Monologhi: The Big Kahuna

Goditi potere e bellezza della tua gioventù. Non ci pensare.
Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite.
Ma credimi tra vent’anni guarderai quelle tue vecchie foto.
E in un modo che non puoi immaginare adesso.

Quante possibilità avevi di fronte
e che aspetto magnifico avevi!
Non eri per niente grasso come ti sembrava.

Non preoccuparti del futuro.
Oppure preoccupati ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un’equazione algebrica.

I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente, di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.

Fa’ una cosa ogni giorno che sei spaventato: canta!

Non essere crudele col cuore degli altri.
Non tollerare la gente che è crudele col tuo.

Lavati i denti.

Non perdere tempo con l’invidia: a volte sei in testa, a volte resti indietro.
La corsa è lunga e, alla fine, è solo con te stesso.

Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti.
Se ci riesci veramente, dimmi come si fa…

Conserva tutte le vecchie lettere d’amore,
butta i vecchi estratti-conto.

Rilassati!

Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita.
Le persone più interessanti che conosco a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita.
I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno.

Prendi molto calcio.

Sii gentile con le tue ginocchia,
quando saranno partite ti mancheranno.

Forse ti sposerai o forse no.
Forse avrai figli o forse no.
Forse divorzierai a quarant’anni.
Forse ballerai al tuo settantacinquesimo anniversario di matrimonio.
Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso,
ma non rimproverarti neanche: le tue scelte sono scommesse,
come quelle di chiunque altro.

Goditi il tuo corpo,
usalo in tutti i modi che puoi,
senza paura e senza temere quel che pensa la gente.
E’ il più grande strumento che potrai mai avere.

Balla!
Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.

Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai.
Non leggere le riviste di bellezza:
ti faranno solo sentire orrendo.

Cerca di conoscere i tuoi genitori,
non puoi sapere quando se ne andranno per sempre.
Tratta bene i tuoi fratelli,
sono il miglior legame con il passato
e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro.

Renditi conto che gli amici vanno e vengono,
ma alcuni, i più preziosi, rimarranno.
Datti da fare per colmare le distanze geografiche e gli stili di vita,
perché più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.

Vivi a New York per un po’, ma lasciala prima che ti indurisca.
Vivi anche in California per un po’, ma lasciala prima che ti rammollisca.

Non fare pasticci con i capelli: se no, quando avrai quarant’anni, sembreranno di un ottantacinquenne.

Sii cauto nell’accettare consigli,
ma sii paziente con chi li dispensa.
I consigli sono una forma di nostalgia.
Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio,
ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte
e riciclarlo per più di quel che valga.

Ma accetta il consiglio… per questa volta.

Primo giorno di scuola

E io mi sento piccolo piccolo…

E se provo a voltarmi indietro, ti vedo così grande forte rispetto a com’ero io
a come mi ricordo io.. e sono felice, fiero, spaventato, orgoglioso.

Lunedì, primo giorno di elementari. Tu sei pronto, tu sei o almeno sembri felice,
e a me scendono le lacrime, di felicità e speranza.

Un vero padre non si commuove, quella è roba per le madri, mi dicono gli altri padri.
Sarà così?? non me ne frega poi molto, io mi commuovo e di certo non lo reprimo.

Mi commuovo perchè mi sembra che la tua vita adesso sia più serena e felice del sapore che
io ricordo della mia alla tua età.

Non so se è verità o solo ricordo, però questo c’è e solo su questo posso basarmi.

La cosa che è più importnate di tutte per te è che tu sia felice, per me è che tu sia più
sereno e felice possibile.

Mi sento orgoglioso nel vederti affrontare la tua vita senza troppa paura, mi sento sereno
anche se nascondo un pò di paura per il futuro, ma mi sento felice perchè io ricordo di aver
vissuto quei periodi come una sorta di incubo.

Dell’asilo non ricordo quasi nulla, ricordo che mi dicevano che non è stato un periodo felice,
che piangevo perchè i bambini mi tiravano i miei lunghi capelli ricci. Ricordo che mi dicevano
che passavo le giornate abracciato alla maestra Alessandra, di cui ricordo solo il nome.
Tutto qui.

Del tuo asilo ricordo tantissimi bei momenti, bei racconti che tu stesso ci hai fatto, ricordo
che non ricordo di racconti tristi o di bambini che ti abbiano particolarmente scosso.
Ricordo tanti sorrisi, tanti giorni in cui ci raccontavi come un treno espresso le tue giornate
pieno di emozione. Ricordo quanto hai legato con i tuoi compagni e il bene che volevi alle maestre.
Ricordo che non hai mai chiesto di non andare all’asilo. Nemmeno i primi giorni.

Delle elementari ricordo poco, pochissimo, ma il motivo mi è noto, del periodo che va dai miei 8 anni
ai 14 ricordo poco e niente, quel poco che ricordo è che ciò che mi ha dato dignità è stato il calcio.
Ero bravo e questa era la mia pubblicità, tutti volevano giocare con me, ero sempre quello scelto per
primo e questo mi ha dato una reputazione…
in tutto il resto non ricordo, ricordo che avevo paura.. paura di parlare, paura di andare alla lavagna
terrore di sbagliare, di far sapere agli altri che avevo sbagliato o che non capivo, e allora evitavo
tutto e tutti… ero dannatamente timido, ricordo che quelle difficoltà non sono state facili da superare
e quell’aparecchio ai denti non facilitava le cose.. ero forse l’unico della scuola a porarlo, mi vedevano
diverso, ero diverso, forse non solo per quell’aparecchio..

Delle medie meglio non parlarne proprio, e poi è ancora presto, alle superiori tutto cambiò ma anche questo
è un altro discorso.

Tornando a te, a lunedì, al primo giorno di elementari… sono contento, fiero, orgoglioso ed emozionato
perchè per ora sembrea che i problemi che ho vissuto io siano lontani.. anche tu sei timido ma in un modo
normale, come altri bambini della tua età, e poi con l’arrivo di Simone anche questa timidezza è diminuita.

L’altro giorno quando siamo andati a fare la lezione di prova di Wutsu non conoscevi nessuno, c’erano tanti bambini
e tanti genitori, alcuni bambini piangevano, tu eri li, sempre con il sorriso, ci cercavi con lo sguardo, ci trovavi
e ci ridevi… nascondevi un pò di paura ed emozione ma hai fatto la tua lezione di prova. A Karatè abbiamo assistito,
hai detto che: “mi piace, ma io non lo voglio fare, qui non ci vengo” categorico.
A wutsu hai detto che “mi piace, si mamma, si papà, voglio fare wutus, iata, u io ecc, posso??”
sempre con quel sorriso non solo sulle labbra ma anche nei tuoi occhi…

e con lo stesso sguado ci guardi quando cerchiamo di sondare il tuo stato d’animo rispetto l’inizio della scuola elementare
sembri felice e sereno…

e io, con gli occhi pieni di lacrime mi sento felice e fortunato…
Buon primo giorno di scuola Nicholas!

La buona notizia del venerdì: Asilo nel bosco: finalmente anche in Italia

Rebloggo il post di Laurin42, che ringrazio per aver diffuso la notizia:

le emozioni sono complicate da tradurre a parole…

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E’ nato il primo “asilo nel bosco”italiano, una realtà sempre più diffusa” ed oggi possiamo dire che è una realtà diffusa anche in Italia.

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Fare scuola a contatto con la natura, usando pigne, sassi, foglie e bastoni al posto dei giochi che si prestano a trasformarsi in oggetti che riempiono la mente con la fantasia, che stimolano l’immaginazione e l’esperienza.

Questo modello di educazione alternativaentra a far parte della realtà italiana grazie alla collaborazione con l’associazione Manes (www.associazionemanes.it).

Il progetto è nato da un’idea di Ella Flatau, che realizzò il primo asilo in Danimarca, ad oggi ci sono più di 1000 a Søllerød, negli anni ’50 e si è sviluppato in tutta Europa.

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I bambini dai 2 ai 6 anni hanno bisogno di vivere all’aria aperta, di rimanere in contatto con la natura di esplorare, di sentirsi dei piccoli avventurieri che “imparano facendo”. Chi è cresciuto in città più di…

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