IL METODO INQUISIZIONE

Ieri altro episodio “simpatico” sul lavoro.

Vengo chiamato assieme ad una collega dal grande capo per fare il punto
su un paio di lavori che ci sono stati assegnati, ognuno per la parte
di sua competenza.

Dopo qualche minuto di conversazione di anteprima il capo inizia a fare
domande tecniche alla collega.

Vedendola in leggera difficoltà o in ogni caso non sicura nelle risposte
inizia una serie di domande a raffica, stile interrogatorio.

La collega accusa i toni e le modalità dell’inquisizione e il capo notata
la difficoltà infierisce di brutto, domande su domande e senza lasciare il tempo
di rispondere, alla fine la mia collega riesce a cavarsela discretamente con le risposte.

Poco dopo quando terminiamo il colloquio e usciamo dall’ufficio del capo
ha un crollo.

Ora il punto della questione è…

E’ fuori dubbio che le domande fatte dal capo erano pertinenti e giuste,
e che le risposte ma sopratutto gli “appunti” alle risposte date, fatte
dallo stesso erano corrette e molto utili, per chi ha subito questa sorta
di terzo grado accusatorio

E’ fuori dubbio che questo metodo “anni 50-60” sia funzionale e a suo modo
prepari il “soldato” al “campo di battaglia”

però passatemi il termine… che metodo del “c****”

Io credo che un superiore verso un sottoposto debba capire intanto il livello
di conoscenza, il tipo di approccio che lo stesso ha sul lavoro, nel lavoro
e verso il lavoro e in seguito debba contribuire eventualmente ad una crescita
globale o settorializzata della persona per quelli che dovrebbero essere i suoi
compiti o le sue competenze.

Questo metodo non restituisce di certo il livello di chi lo subisce, specie
se chi lo subisce magari ha un carattere mite o timido.

Io credo che bisognerebbe capire chi si ha difronte e metterlo nella condizione
di dare il suo meglio… solo così si sfruttano le risorse che si hanno a disposizione.

E’ vero che una volta per insegnarti a nuotare ti prendevano e ti buttavano a mare…
è vero anche che molti hanno imparato così… io so per certo che se ho imparato a nuotare
dopo i 18 anni è perchè sono stato a lungo traumatizzato dal giorno in cui mi hanno
buttato a mare…

14 pensieri riguardo “IL METODO INQUISIZIONE”

    1. Beh si, ho trascorso tutto il 2012 quindi il primo anno in questa azienda a scornarmi con il mio capo sui suoi metodi e la sua filosofia.. ora abbiamo trovato il nostro equilibrio (o almeno io il mio nei suoi confronti) e lui ha più volte ribadito che non cambierà metodo. Detto questo non l’ha offesa o le ha mancato di rispetto sul personale, erano solo domande tecniche a raffica di argomenti per altro di cui io non avrei saputo rispondere. Quello che ho fatto e parlarle e dirle la mia dopo lo sfogo.. ti assicuro che è “routine” in ufficio a turno capita o è capitato a tutti.. e infatti in 12 persone nessuno ha fiatato… per altro dal punto di vista tecnico ci sono colleghi che hanno fatto figure ben peggiori… lui ha oltre 15 anni di anzianità in questa azienda (per altro solo in questa) è non c’è molto spazio per la discussione…

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  1. Mah, dove lavoro io ci sono i ‘responsabili’ che amano infierire nei confronti dei colleghi più ‘deboli’ (di rango, di esperienza, di carattere). Io li considero delle mer*e: forti con i deboli ma deboli con i forti.
    E’ capitato anche a me, ovviamente nel ruolo di ‘debole’. Ma con gli anni ho iniziato a rispondere per le rime, anche (a volte) facendo brutta figura.

    Kikkakonekka

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    1. Concordo, infatti c’ho messo un anno a trovare il mio equilibrio, il conflitto era dovuto al fatto che io non condividevo metodo e soluzioni ma lui era ed è il mio capo e visto che risponde per me con le alte sedi mi sembrava professionalmente corretto fare come mi diceva lui anche se non ero per nulla in accordo. Quindi non capivo cosa fosse più corretto fare, se assecondare od oppormi… alla fine ho deciso di fare come diceva lui, dopo aver però messo ogni volta per iscritto il mio disaccordo… ad oggi non so se sia la scelta migliore ma rimango convinto che professionalmente sia la più corretta..

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  2. Io invece qui il mio equilibrio non lo trovo, anche perché con le persone intelligenti non ho mai avuto problemi ma con le altre (c’è qui una le cui osservazione non sono né giuste, né intelligenti, né corrette, né pertinenti, rompe l’anima e basta perché è una frustratona con uno spiccato e palese complesso d’inferiorità) non m’interessa neanche trovarlo!

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    1. Però anche se non ti interessa trovarlo, per come ho letto io il commento, ne risenti… nel senso che provi comunque un fastidio… e secondo me, forse (e scusa se mi permetto) dovresti provarci ancora a trovarlo, fino ad eliminare quel fastidio (o quella persona 🙂 )… immagino che anche il semplice ignorare, per esigenze lavorative, sia impossibile…gisuto?

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      1. Giusto, ma per eliminare il fastidio dovrei eliminare lei, cosa moralmente comprensibile, ma pare che da un punto di vista giuridico sarebbero meno comprensivi… 😉

        Per ora meglio il fastidio della mosca tzè tzè. 😉

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      2. Non la sopporto più… ogni tanto mando una bella relazione ai capi, le fanno la lavata di testa, per tre giorni diventa normale, ma poi è più forte di lei!

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      3. ti chiedo scusa in anticipo perchè leggendo mi sono messo a sorridere (fortunatamente ora son solo in ufficio e nessuno mi prende per cretino, almeno non per quel motivo) perchè si evince chiaramente il tuo stato di fastidio e quando sia elevata questa intolleranza… in ogni caso.. farle qualche scherzo/dispetto o ripagarla con la stessa moneta, nel senso di farle continuamente appunti del “piffero” tanto per… rompere l’anima… immagino tecnica già provata!?!?

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      4. Tecnica da asilo infantile, che consiste nel mettersi al suo livello, ovvero, una trappola nella quale non ho intenzione di cadere. Mi limito a manifestare in maniera subliminale ma chiaramente percepibile tutto il mio disprezzo.

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      5. Io che sono un fun della legge del taglione putroppo applico spesso la tecnica infantile, non riesco ad alterare quel mio pensiero che presuppone che una persona che si trova difronte al suo stesso “difetto” riesce non solo a riconoscerlo e a soffrirne ma pure a limintarne l’applicazione futura… utopistico.

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